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PABA Paba è tipicamente sardo, di Aritzo nel nuorese, di Cagliari e Selargius nel cagliaritano di Sassari e Bonorva nel sassarese e di Tramatza ed Oristano nell'oristanese, dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine sardo Paba (Pontefice).
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PABA: “su paba”, è la variante sarda di il papa (pontefice), ma qui in nel Medio Campidano e nel Sulcis Iglesiente esiste la voce “sa paba”, che è la variante di “sa pala” intesa come spalla e come pendio di montagna (vedi PALA): il fenomeno del betacismo è frequente nelle parlate della Sardegna meridionale: s’obìa per s’olìa (l’oliva), su sòbi per su soli (il sole), sa sabìa per sa salìa (la saliva), s’àkibi per s’àkili (l’aquila), su cobòru per su colòru (la biscia), s’arjòba per s’arjòla (l’aia), etc. Tale fenomeno è però recente, poichè non si registra nei documenti medioevali, dove invece è presente, ed anche profusamente, Pala, come cognome e come toponimo. Per tali motivi, siamo convinti che il cognome Paba sia la variante sarda di papa – pontefice (vedi PAPA), dato al capostipite come soprannome, ad esempio. Attualmente il cognome Paba è presente in 78 Comuni italiani, di cui 37 in Sardegna: Aritzo 85, Cagliari 57, Sassari 26, Oristano 24. Nella penisola è Roma con 43 ad avere il numero più alto.
PACCA Pacca è tipicamente campano, di Pannarano nel beneventano e di Napoli, potrebbe derivare da un soprannome o nome medioevale basato sul termine longobardo pakka (carne salata), forse ad intendere che il capostipite fosse stato un vivandiere.
PACCADUSCIO Paccaduscio, molto molto raro, è specifico di Perugia, di origine etimologica oscura.
PACCAGNA
PACCAGNI
PACCAGNINI
PACCAGNINO
Paccagna, estremamente raro, ha un ceppo nel sudmilanese e lodigiano, Paccagni, quasi unico, parrebbe del varesotto, Paccagnini  ha un ceppo nel milanese a Castano Primo, Milano e Buscate, un ceppo nel pistoiese a Pistoia, Quarrata e San Marcello Pistoiese ed a Montalcino nel senese, un piccolo ceppo è presente anche ad Alghero nel sassarese, Paccagnino, praticamente unico, parrebbe del novarese, dovrebbero tutti derivare, direttamente o tramite ipocoristici, da soprannomi originati dal termine dialettale paccagna (colpo, botta, ma anche nespola).
PACCAGNELLA Paccagnella è tipicamente veneto, di Padova, Rubano, Albignasego, Vigodarzere, Limena, Sant'Angelo di Piove di Sacco, Cadoneghe, Selvazzano Dentro, Rovolon, Villafranca Padovana, Abano Terme, Curtarolo e Vigonza, del veneziano, di Venezia e Dolo, e del vicentino, di Torri di Quartesolo, Vicenza e Bolzano Vicentino, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale arcaico basato su di un'alterazione del termine veneziano arcaico paccagnesso (cicaleccio, ma anche chiasso e baccano), forse ad indicare nei capostipiti delle persone molto solite alle ciarle. (vedi comunque anche PACCAGNA)
PACCHIANI
PACCHIANO
Pacchiani ha un ceppo nel bergamasco, in particolare a Bossico, uno a Parma e nel parmense ed uno toscano, a Siena, Massa e Firenze, Pacchiano è tipico del napoletano, di Cimitile, Nola, Pomigliano d'Arco e Marigliano, dovrebbero derivare da soprannomi originati dal vocabolo pacchia nella sua accezione arcaica di cibo, pasto abbondante, con il significato forse di crapulone o ingordo, forse a sottolineare una particolare ingordigia o smodatezza nei consumi da parte dei capostipiti.  Troviamo tracce di queste cognominizzazioni in Emilia nel 1700 quando un certo Don Pietro Pacchiani è arciprete a Bazzano nel bolognese.
PACCHIARINI Pacchiarini ha un ceppo nel lodigiano, a Lodi e Massalengo, a Milano ed a Pavia, ed uno molto piccolo tra reggiano e modenese, a Palagano nel modenese in particolare, dovrebbe derivare dal nome medioevale Pacchiarino, con questo nome ricordiamo il Capitano di Ventura del 1500 Pacchiarino, nome derivato da un soprannome originato da una forma ipocoristica del termine pacchia (mangiata e bevuta memorabile), che sembrerebbe essere a sua volta derivato dal vocabolo tardo latino pacho (porco all'ingrasso), il termine pacchiarino dovrebbe aver voluto dire sia ghiottoncello che pasticcione.  Il Capitano di Ventura Pacchiarino è citato ad esempio nell'Assedio di Firenze di Mambrino Roseo da Fabriano: "..Trascorrea il campo il signor Mario Ursino // come crudo serpente o fiero drago, // quivi combatte forte Pacchiarino // che della pugna sempre è stato vago, // lommetto sembra nuovo paladino // e brama ognor veder di sangue un lago, // li soldati al combatter son sì chiusi // eh' oprano senza fuoco li archibusi. ..".
PACCHIAROTTA
PACCHIAROTTI
PACCHIERI
PACCHIEROTTI
Pacchiarotta, molto raro, è specifico dell'aquilano, di Celano e di Avezzano, Pacchiarotti è tipicamente laziale, di Roma e di Grotte di Castro e Blera nel viterbese, con piccoli ceppi anche a Sorano ed Orbetello nel grossetano  e nel ternano, Pacchieri, molto molto raro, è tipico di Grosseto, Pacchierotti è specifico di Casole D'Elsa nel senese, dovrebbero derivare da soprannomi, forse legati al mestiere dei capostipiti, originati dal termine arcaico pacchiaro o pacchiero, cioè chi da da mangiare ai pacchi (porci all'ingrasso), o per estensione chi mangia smodatamente, ma anche sempliciotto e grossolano. (vedi anche PACCHIARINI)
PACCHIONE
PACCHIONI
Pacchione è tipico abruzzese, della zona tra teramano e pescarese, di Silvi (TE) e Pescara, Pacchioni ha un ceppo lombardo tra Bagnolo Cremasco e Crema nel cremasco, Lodi e Corte Palasio nel lodigiano e Milano, ed un ceppo emiliano nel modenese, tra Modena, Carpi e Cavezzo.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Il cognome Pacchione deriva probabilmente dall'antico italiano pacchione, col significato letterale di mangione, che mangia molto (dal verbo pacchiare, che nel linguaggio familiare significa appunto mangiare molto, ingordamente); in questo caso, infatti, si tratterebbe di una rara variante del molto più comune Mangione (che presenta un ulteriore variante in Mangiante), un cognome diffuso un po' in tutta Italia (soprattutto nel sud, con forti concentrazioni in Sicilia e Puglia). Va inoltre aggiunto che, al di là di un'origine diretta da un soprannome, questi cognomi potrebbero anche derivare da vecchi nomi di persona, da intendere forse come varianti dei nomi medievali Grasso e Grosso: nella Siena del secondo '200, infatti, compare il nome di messer Mangiante da Pietra della Casa Pannocchieschi e, nel corso dei secoli successivi, questo nome si ritrova spesso fra i membri della stessa famiglia. In conclusione, dunque, si tratta della cognominizzazione o del nome personale del capostipite o di un soprannome a questi attribuito.
PACCI
PACCIO
Pacci, assolutamente rarissimo parrebbe dell'area toscano, umbro, marchigiana, Paccio è praticamente unico, dovrebbero derivare da forme aferetiche di modificazioni peggiorative del nome Iacopo, ma non è impossibile anche una derivazione dal praenomen latino Paccius di cui abbiamo un esempio negli Annales di Tacito: "...Interim Corbulo legionibus intra castra habitis, donec ver adolesceret, dispositisque per idoneos locos cohortibus auxiliariis, ne pugnam priores auderent praedicit. curam praesidiorum Paccio Orfito primi pili honore perfuncto mandat....".
PACCIANI
PACIANI
Pacciani è tipico della zona tra Firenze e Siena, Paciani èassolutamente raro, probabilmente si tratta di un errore di trascrizione di Pacciani, dovrebbero derivare dall'aferesi di una trasformazione del nome  Jacopo - Jacopaccio - Paccio.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pacciani è frequentissimo in Toscana e nel Lazio. Viene dal personale latino Pac[c]ius. Toponimo Pacciano (SI ) Pieri 122.
PACCIARDI Pacciardi è tipicamente toscano di Livorno e del livornese e di Cascina e Pisa nel pisano, si dovrebbe trattare di una forma di appartenenza in -ardi, riferita al fatto di essere del gruppo dei Pacci (vedi PACCI), probabilmente un ramo cadetto di questa famiglia.
PACE
PACI
PACIONE
PACIONI
Pace è assolutamente panitaliano, Paci è diffuso in Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio e nella Sicilia meridionale, Pacione ha un ceppo nell'area che comprende l'aquilano, il romano ed il frusinate ed un ceppo nel barese, Pacioni ha un ceppo marchigiano tra maceratese e Piceno, ed uno laziale nel romano, latinense e frusinate, derivano, direttamente o tramite accrescitivi, dal nome augurale medioevale Pace di una certa fama fu, nel 1500 Giulio Pace, professore all'università di Genova, di Heidelberg e di Valencia.
PACECO
PACHECO
Paceco, molto molto raro, è tipico dell'agrigentino e dovrebbe derivare dal toponimo Paceco nel trapanese, ma è pure possibile una derivazione dal nome latino Paciaecus di cui abbiamo un esempio in una lettera di Cicerone ad Attico: "Cicero Attico sal. hic rumores tamen Murcum perisse naufragio, Asinium delatum vivum in manus militum, L navis delatas Uticam reflatu hoc, Pompeium non comparere nec in Balearibus omnino fuisse, ut Paciaecus adfirmat. sed auctor nullius rei quisquam. habes quae, dum tu abes, locuti sint. ludi interea Praeneste. ibi Hirtius et isti omnes. .." e che ha dato probabilmente origine al nome e cognome spagnolo Pacheco.
PACELLA
PACELLI
PACELLO
PACIELLI
PACIELLO
Pacella è molto diffuso nel Lazio, nell'aquilano e nel teatino, nella Campania costiera, nel potentino ed in Puglia, in particolare nel leccese, Pacelli ha un nucleo laziale tra la provincia di Roma ed il frusinate ed un ceppo campano soprattutto nell'avellinese, Pacello, molto raro, è tipico della zona di Monopoli (BA), Pacielli è quasi unico, Paciello ha un ceppo tra casertano, napoletano e salernitano, uno pugliese nel barese e soprattutto nel foggiano ed uno nel potentino, dovrebbero tutti derivare dal nome medioevale Pacella o Pacellus di cui abbiamo un esempio nell'elenco degli impiegati della zecca del Regno di Napoli nel 1401, dove viene citato un certo Pacellus Cutungnius.
integrazioni fornite da Tiziano Venti
La derivazione esatta è da un nome originato dalla frase latina pax coeli cioè la pace dei cieli.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pacella è cognome leccese derivato, secondo Minervini 361, dal cognome base Paci che ha alla base il personale Pace dal latino pax, pacis, dato a un figlio con significato augurale.
integrazioni fornite da Vincenzo Pacelli
Esiste un ceppo notevole di Pacelli nel nord del Lazio (provincia di Viterbo) con un nucleo centrale fra Vignanello, Vallerano e Fabrica di Roma. Inoltre Onano è il paese di origine di Eugenio Pacelli, papa Pio XII.
PACERA
PACIERA
Pacera ha un ceppo a Palermo ed uno a Gragnano nel napoletano, Paciera è praticamente unico, dovrebbero derivare dal nome arcaico Paciera, o Pacera, nome attribuito in passato in quanto attributo di Maria Vergine: "Ipsa reperit pacem inimicis, salutem perditis, indulgentiam reis, misericordiam desperatis...".
PACESCHI Paceschi, molto raro, ha un ceppo nel perugino a San Giustino, potrebbe derivare da una forma patronimica arcaica in -eschi, per indicare i figli di un non meglio identificato Pace (vedi PACE), ma non si può escludere che possa invece trattarsi di una modificazione del nome latino Paciaecus (vedi PACECO), con l'inserimento di una esse epentetica, o che possa derivare da un soprannome o nome medioevale. Tracce di questa cognominizzazione si trovano nell'alta Toscana fin dagli inizi del 1600, in un atto del 1635 si legge di un certo Don Petronio Pacesco Pistoriensi.
PACHER
PACKER
Pacher è specifico del trentino, di Levico Terme, Roncegno e Grigno, Packer è praticamente unico, dovrebbero derivare, direttamente o tramite una forma dialettale, dal termine tedesco packer (operaio addetto al confezionamento ed all'imballaggio), forse il mestiere del capostipite.
PACHINI
PACHINO
Pachini è quasi unico, Pachino, molto raro, parrebbe tipico di Naro (AG), dovrebbero derivare dal toponimo Pachino nel siracusano.
PACIARIELLO Paciariello, molto molto raro, sembrerebbe specifico di Stigliano nel materano, potrebbe derivare da una forma ipocoristica del praenomen latino Paccius (vedi PACCI), ma potrebbe anche derivare da un soprannome originato dal fatto che il capostipite fosse un mangione.
PACIFICI
PACIFICO
Pacifici è tipico della fascia centrale che comprende Umbria, Lazio ed aquilano, Pacifico è propriamente campano e pugliese, derivano dal nome tardo latino Pacificus, di cui abbiamo un esempio nella seconda metà del 1300 a Firenze con il notaio Pacificus de Pacificis, a Roma agli inizi del 1500 opera un notaio Pacifici.
PACINI
PACINO
Pacini è tipico della fascia centrale, Toscana, Marche, Umbria e Lazio, con massima diffusione in Toscana, Pacino, molto meno diffuso, ha un nucleo in Sicilia ed uno nel cosentino, derivano dal nome augurale medioevale Pacinus, secondo altri potrebbe derivare dal nome troiano Pacinos, tracce di queste cognominizzazioni le troviamo ad esempio nell'elenco degli scolari dell'Università di Perugia sotto l'anno 1576 dove è menzionato un certo Ioannes Baptista Pacinus.
PACIOSI Molto raro sembra essere tipico della zona tra perugino e rietino, potrebbe derivare dal toponimo Paciano (PG).
PACIRDI Pacirdi, assolutamente unico, potrebbe trattarsi di un cognome di fantasia attribuito ad un trovatell, o di un'errore di trascrizione del cognome Pacciardi (vedi PACCIARDI).
PACIULLI Specifico dell'area tra Bari e Taranto, deriva da alterazioni dialettali del nome augurale medioevale Pace.
PADALINA
PADALINI
PADALINO
PATALINI
PATALINO
Padalina, Padalini e Patalino sono assolutamente rarissimi, Patalini ha un piccolo ceppo a Todi (PG), Padalino ha un grosso ceppo pugliese a Foggia con punte molto minori nel foggiano ed a Carovigno (BR), Bisceglie (BA) e Taranto, ed un ceppo minore in Sicilia, a Catania e nel catanese, a Carini e Palermo nel palermitano, a Casteltermini (AG) ed a Messina.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Padalina, quasi unico, sembra essere originario della Sicilia, Padalini, anch'esso quasi unico, è specifico di Brindisi, Padalino, presente da nord a sud del paese, è più tipicamente pugliese e siciliano, con ceppi maggiori nel foggiano e, in misura minore, nel catanese, Patalini, quasi unico, è originario del perugino, Patalino, anch'esso quasi unico, si riscontra maggiormente nell'avellinese, tutti questi cognomi derivano dalla metatesi del nome medievale Paladino o Palatino, col significato letterale di abitante del palazzo (di solito si intende il palazzo reale o imperiale); la diffusione di questo nome di persona, tuttavia, si deve probabilmente alla fama assunta dai paladini di Carlo Magno, dodici nobili scelti dallo stesso sovrano, che combattevano a fianco di re Carlo (le loro gesta furono rese note dall'epica cavalleresca, tant'è che il termine paladino assunse anche il senso figurato di uomo intrepido, valoroso). Per quanto riguarda i cognomi in questione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni dei nomi personali dei capostipiti.
PADDEO
PADDEU
Paddeo, assolutamente sardo, sembrerebbe specifico dell'oristanese, Paddeu, è tipico del sassarese, di Alghero e Sassari, ma con presenze anche nel nuorese a Nuoro ed Orani, potrebbero derivare da soprannomi collegati con il vocabolo sardo padda (paglia), forse ad indicare che il capostipite vivesse in un pagliaio.
PADEDDA Padèdda ha un piccolo ceppo a Bolotana nel nuorese e nel sudovest della Sardegna, dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine sardo meridionale padèdda (pentola, pignatta), forse ad indicare che il mestiere del capostipitefosse quello del cuoco, o dell'addetto di cucina.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PADEDDA; PADELLA: deriva dal latino patella (vassoio per i sacrifici), che è il diminutivo di patera (vedi Paderas). In tutto il territorio italiano il termine “padella”, come il sardo padedda, designa un utensile da cucina, di forma rotonda, largo e poco profondo, usato soprattutto per friggere i cibi. Se è di ceramica qui in Sardegna (ma anche in altre parti dell’Italia meridionale), lo chiamiamo solitamente, “tiano/u” (vedi anche il cognome Tiano) = tegame, dal greco τηγάνον o τήγανον. Attualmente il cognome Padedda è presente in 17 Comuni italiani, di cui 9 in Sardegna: Bolotana 15, Vallermosa 12, Sedilo 8, Carbonia 5, etc. Il cognome Padella è presente in 42 Comuni Italiani, ma non in Sardegna. Nella penisola è Roma, con 37, ad avere il numero più alto.
PADELLA
PADELLI
PADELLO
Padella ha un piccolo ceppo a Padenghe sul Garda nel bresciano, uno a Pisa e Livorno ed uno, il più consistente, a Roma, Padelli ha un ceppo a Rogolo nel sondriese, uno nell'aretino, ad Arezzo, Capolona e Cortona, Padello, assolutamente rarissimo, sembrerebbe piemontese, dovrebbero derivare da un soprannome basato sul termine italiano padella, o su sue alterazioni dialettali, probabilmente attribuito a capostipiti, che di mestiere facessero i cuochi o gli addetti di cucina.
PADERA
PADERAS
Padera è unico ed è probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione di Paderas, che è assolutamente rarissimo ed è tipico del cagliaritano.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PADERAS: deriva probabilmente dal latino patēra (deverbale da patēre = essere aperto), col significato proprio di vassoio per i sacrifici, patera, tazza,  piatto o anche padella. (Vedi pure Padéri, Pattéri e soprattutto Padèdda). Non è presente nei documenti antichi della lingua e della storia della Sardegna. Si tratta di un cognome molto raro, presente oggi in 9 Comuni italiani, di cui 6 in Sardegna: Carbonia 11, Sassari 6, Teulada 5, Iglesias, Cagliari e Carloforte con un solo nucleo familiare.
PADERI Paderi è abbastanza comune nel cagliaritano e nel Campidano, dovrebbe derivare da soprannomi originati o dal vocabolo sardo padda (paglia) o da un vocabolo campidanese arcaico che fa riperimento allo stalliere, dovrebbe quindi trattarsi di cognomi relativi al mestiere del capostipite.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PADERI: non ne conosciamo né il significato, né l’etimologia. Si può tentare un accostamento a  Pa(t)téri (vedi il cognome Patèri). Potrebbe derivare da palla, padda, padza,  = paglia; padéri = addetto alla stalla; o da pardu = aia: pardéri = addetto all’aia, arjolaiu. Non sappiamo altro. È presente nei documenti medioevali della lingua e storia della Sardegna. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, figura Padéri Petro, ville Nuruci, * Nuruci...odierno Nureci, ** Laconi…et Contrate Partis Alença et etc. seu Atara Barçolo, officiali Curatorie de Parte Alença. In posse Penna Ambrosii et filii Guiducii (Penna) notari...die XII januarii 1388.( nisi pastores bestiarium et etc.). Della storia moderna ricordiamo Paderi Domenico, di Oristano. A lui si deve il primo ed interessante tentativo di bonifica nei suoi terreni, negli ultimi decenni del ‘700, probabilmente ispirandosi alla grande idea di riforma dell’agricoltura in Sardegna, proposta dal conte Giambattista Lorenzo Bogino(vedi nel Web – Giuseppe Concas Almanacco di Maggio: il Bogino). Nella storia contemporanea citiamo Paderi Concas Giuseppe, di Villaputzu (1826 – 1906): fu il secondo vescovo della nuova Diocesi di Ogliastra, oggi Lanusei, dal 1900 al 1906. Il cognome Padéri è attualmente presente in 97 Comuni d’Italia, di cui 35 in Sardegna: Cagliari 75, Quartu 50, Quartucciu 39, Sanluri 35, etc.
PADERNI
PADERNO
Paderni ha un ceppo nel milanese, uno nel bresciano ed uno in Emilia nell'area che comprende il reggiano, il modenese ed il bolognese, Paderno, tipicamente lombardo è specifico dell'area bresciana, dovrebbero tutti derivare da nomi di località come Paderna nel parmense e nel reggiano, Paderno Franciacorta nel bresciano, Paderno di Bologna, Paderno d'Adda nel lecchese, Paderno Ponchielli nel cremonese e Paderno Dugnano nel milanese, tutti questi comuni dovrebbero derivare la comune radice Paderno dal termine latino paternus ager o paternus fundus  (terreni del padre, probabilmente ad individuarli come lascito paterno). Un principio di queste cognominizzazioni lo troviamo in una Notitia consulum Laude (sentenza consolare lodigiana) del 1143 a Lodi: "Anno ab incarnacione domini nostri Iesu Christi millesimo centesimo quadragesimo tercio, mense aprilis, indicione sesta. Dum in Dei nomine consules Laudenses, videlicet Lafrancus de Trixino et Trancredus de Paderno et Otto Morena et Arialdus de Gavazo et Adam de la Pusterla et Manfredus Bellotti et Albertus Muscleto, residerent ad iusticias faciendas ac deliberandas, venit ante eos domnus Iohannes Vacca, missus domni Iohannis, Dei gratia Laudensis episcopi, conquestus ac laumentatus est a parte suprascripti episcopatus de Iohanne Asdenti quod detinebat eidem episcopatui iniuste et sine racione iugera quattuordecim in loco Sancti Mathi que fuerunt olim feodum de scutherio Grimerii Agustino...".
PADOA
PADOAN
PADOANI
PADOANO
PADUA
PADUANI
Padoa. Padoani, Padoano e Paduani sono assolutamente rarissimi, ma probabilmente sono attribuibili all'area veneto friulana, Padoan è diffusissimo nelle tre Venezie, nel Veneto e nel veneziano in particolare, Padua ha un nucleo a Scicli nel ragusano ed uno tra le province di Roma e Latina, dovrebbero derivare dal toponimo Padova, Padua in latino medioevale o dal suo etnico paduano, ma è pure identificabile un Padoano nome proprio medioevale, come si evince da questa Carta venditionis dell'anno 1199 a Cortenova (LC): "Anno dominice incarnacionis milleximo centeximo nonageximo nono, ultimo die aprilis, indicione secunda. Investivit per mercatum nomine vendicionis Guifredus de Osa civitatis Mediolani, pro se et Padoano et Lodorengo atque Uberto fratribus suis de eadem civitate Mediolani, presbiterum Guilielmum offitiallem ecclesie Sancti Alexandri que est sita in Curtenova...", tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Roma nel 1380: "...Domina Ioanna uxor Aleonti Ypoliti, dicti alias Paduani de parochia sancti Laurentii de piscibus...".
PADOVAN
PADOVANI
PADOVANO
Padovan è tipicamente veneto, Padovani è molto diffuso in Veneto, Lombardia ed Emilia, Padovano è specifico di Puglia e Campania, derivano tutti dall'etnico padovano, originario o proveniente da Padova.
PADRONAGGIO Assolutamente rarissimo, potrebbe essere originario dell'agrigentino, tracce di questo cognome si trovano a Bivona (AG) verso la fine del 1700.
PADUANO
PADULANO
PARUANO
PARULANO
Paduano, tipicamente campano, è del napoletano in particolare di Napoli, Torre del Greco, Torre Annunziata, Boscoreale, Boscotrecase, Trecase, Pompei e Castellammare di Stabia, di Scafati nel salernitano e di Ariano Irpino nell'avellinese, Padulano è specifico di Napoli e Torre Annunziata, Paruano e Parulano sono quasi unici, dovrebbero derivare da soprannomi originati dal mestiere dei capostipiti, o dal nome delle località di provenienza come Padula nel salernitano, o Paduli nel beneventano.
integrazioni fornite da David Nacar
paduano o anche padulano, paruano, parulano in napoletano vogliono dire ortolano. Padula o padua, significa orto.
PADULA
PADULI
PADULO
Padula è tipico del sud peninsulare, particolarmente concentrato in Basilicata, dovrebbe derivare da uno dei molti toponimi con questo nome, come ad esempio Padula (SA), Padula di San Pietro (CS), Paduli è quasi unico, Padulo, molto raro, è specifico del Molise, zona di Campobasso e dintorni, anch'esso potrebbe derivare da un toponimo come Padulo (AP) o Padula di Monteroduni (IS).
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Padula, panitaliano, frequentissimo nel sud. Cognome derivato dal termine latino 'palus, paludis', da cui il nostro "palude" nonché il sinonimo 'padule' = "pantano", derivato per metatesi, con un senso alquanto diminutivo. In napoletano "parule". Il cognome può derivare da toponimi omonimi come ad es. Padula (SA).
PADULLI Quasi unico, probabilmente milanese, :dovrebbe derivare, da palude o padule. Le prime notizie risalgono al 1234, quando li troviamo tra i notabili del milanese.
PADUS Quasi unico.
PAES
PAESE
PAESI
Paes è assolutamente rarissimo, sembrerebbe ligure, ma è più probabilmente di origine portoghese e sarebbe una variazione del cognome galiziano Paez, Paese, molto raro dovrebbe essere cosentino, Paesi quasi unico parrebbe del sudmilanese e pavese, potrebbero derivare da toponimi recanti l'attributo Paese, come ad esempio Linate Paese (MI) o simili.
PAESAN
PAESANI
PAESANO
PAISSAN
Paesan, assolutamente rarissimo sembrerebbe del padovano, Paesani è della fascia che comprende Marche, Abruzzo e Lazio, Paesano ha un ceppo ad Isola del Liri nel frusinate ed a Roma, ed un grosso nucleo a Napoli e nel napoletano e salernitano, Paissan, molto raro, è tipico della zona di Trento e Torlago (TN), derivano da soprannomi dialettali originati dal termine stante ad indicare una provenienza dal paese in un ambiente di gente di campagna.
PAFFUMI
PAFUMI
Pafumi è tipico di Messina e del messinese e di Catania, Bronte, Linguaglossa e Giarre nel catanese, Paffumi, rarissimo, dovrebbe essere originario della provincia di Messina, secondo alcuni si tratterebbe di una modificazione dialettale del nome greco Pachymios.
PAFUNDI
PAFUNDO
Pafundi ha un ceppo a Napoli ed uno a Pietragalla nel potentino, con presenze, sempre nel potentino, ad Acerenza, Potenza ed Oppido Lucano, Pafundo, quasi unico, è del potentino, dovrebbero derivare da una forma etnica della città di Paphos sull'isola di Cipro, ed essere probabilmente arrivato in Italia portato da profughi ciprioti a seguito degli scontri con i turchi nel 1500.
PAGANA
PAGANELLI
PAGANELLO
PAGANETTI
PAGANETTO
PAGANI
PAGANIN
PAGANINI
PAGANO
PAGANONI
Pagana molto raro è tipico della provincia di Enna, Paganelli è della zona tra l'Emilia e la Toscana appenninica, Paganello ha un ceppo siciliano a Palagonia (CT) e Palermo ed uno veneto, Paganetti, molto raro, è della provincia di Sondrio, Paganetto sembrerebbe genovese, Pagani è del norditalia con un ceppo importante in Lombardia, Paganin è tipicamente veneto ed è diffuso in tutta quella regione, Paganini sembra avere almeno tre ceppi, nella Liguria orientale, nella Lombardia occidentale, in Emilia e Romagna, Pagano è assolutamente panitaliano, Paganoni è originaro dell'area che comprende il lecchese e la Bergamasca. Tutti questi cognomi fanno ipotizzare un'origine non cristiana delle famiglie, infatti era usanza medioevale il definire i barbari non cristiani o saraceni, con l'appellativo e quindi  il soprannome di pagano, ma è pure possibili che derivino da uno dei tanti toponimi con radice Pagan...come a solo titolo di esempio Pagani (SA), un'ipotesi non trascurabile è che derivino dal termine latino pagus (villaggio) intendendo perciò una provenienza dal contado indicando la famiglia come appartenente al villaggio e non alla città. Circa l'antichità del cognome Pagani, in un atto di cessione di terreni, risalente all'anno 1136, leggiamo: "Duodecima iacet in via de Cario et est pertice .V.; ab una parte terra Bernardi Braga, ab alia Pagani clerici, a tercia via de Aqua Longa. Tercia decima petia iacet in via de Cario, in loco Candiani et est pertice .X.; ab una parte terra Bernardi Braga, ab alia Pagani clerici, a tercia Sancte Marie.".  Personaggio famoso è stato nel 1700 l'insigne giurista Francesco Mario Pagano nativo di Brienza, in Basilicata.
integrazioni fornite da Aldo Piglia, Milano
Esiste anche la possibilità che questi cognomi derivino dal nome Pagano, con gli alterati Paganello e Paganino. Attestazioni: Pagano Della Torre (Torriani), capostipite della dinastia, nel XIII secolo; Pagano Doria nel XIV secolo.
PAGETTA
PAGETTI
PAGETTO
Pagetta è veneto, di Curtarolo e Padova nel padovano, Pagetti è tipicamente lombardo, di Milano, di Casalpusterlengo nel lodigiano, di Cremona e di Mortara e Landriano nel pavese, Pagetto, molto molto più raro, sembrerebbe piemontese, dovrebbero derivare da soprannomi originati dal mestiere dei capostipiti, basati sul termine medioevale pagettus, una forma diminutiva del termine latino medioevale pagius (servo, paggio).
PAGGI
PAGGINI
PAGGINO
PAGGIO
Paggi ha ceppi in Piemonte e Lombardia, nel bolognese, e nella fascia che comprende l'anconetano, il maceratese, il perugino, il ternano, il viterbese ed il romano, Paggini ha un ceppo toscano ad Arezzo ed uno a Livorno, Paggino, praticamente unico, sembrerebbe napoletano, Paggio ha un ceppo nel vercellese, uno molto piccolo nel rovigoto, uno nel ternano, a Roma ed a Napoli, dovrebbero derivare, direttamente o tramite un ipocoristico, dal termine paggio (giovane di nobile famiglia con funzioni di servitore di nobili e cavalieri).
PAGGIARO
PAGIARI
PAGIARO
Paggiaro è tipicamente veneto, di Venezia e Santa Maria di Sala nel veneziano, di Padova, Camposampiero e Vigonza nel padovano e di Treviso, Pagiari è unico, Pagiaro, sicuramente veneto anch'esso, ha un ceppo a Santa Maria di Sala nel veneziano ed uno ad Abano Terme nel padovano, dovrebbero derivare da un soprannome basato sul termine veneziano arcaico pagiaro (pagliaio), probabilmente ad indicare nei capostipiti dei contadini.
PAGIN
PAGINI
Pagin è tipicamente veneto, di Padova, Piove di Sacco, Codevigo e Campodarsego nel padovano e di Venezia, Noale e Martellago nel veneziano, Pagini ha un ceppo a Vigonza nel padovano ed ha qualche presenza nel pesarese, dovrebbero derivare da soprannomi basati sul termine latino pagus (villaggio), indicando probabilmente il fatto che i capostipiti provenissero non dalle campagne, ma da un villaggio, esiste anche se molto mneno probabile l'ipotesi che possa trattarsi di forme dialettali venete di ipocoristici del termine paggio (vedi PAGGI).
PAGINATI Paginati, estremamente raro, è bolognese, di origine etimologica oscura, potrebbe trattarsi di un cognome di fantasia attribuito ad un trovatello.
PAGLIA
PAGLIAI
PAGLIARI
PAGLIARINI
PAGLIARO
PAGLIARULO
Paglia è presente a macchia di leopardo in tutt'Italia, Pagliai è tipico toscano, Pagliari ha un nucleo tra Lombardia ed Emilia ed uno nell'Italia centrale, Pagliarini è della zona centrale dell'Italia settentrionale con un ceppo anche nel Piceno, che dovrebbe derivare dal toponimo Pagliare (AP), Pagliaro è specifico del sud, Pagliarulo ha un ceppo nel barese ed uno nell'avellinese, tutti questi cognomi derivano da soprannomi legati al vocabolo paglia o per il mestiere o per vicinanze a località caratterizzate dalla presenza di fienili o pagliai. Tracce del cognome Pagliaro si hanno in un atto del 1600 stilato in Cassino (FR): "...Capomastri d'Achi della Città di S. Germano da una parte, ed Benedetto Pagliaro della medesima Città da un'altra parte;...".
PAGLIACCIO Rarissino, potrebbe essere o del litorale abruzzese o di quello molisano, deriva da un soprannome legato alla paglia, o per il mestiere o per episodi che vi facciano riferimento.
PAGLIALONGA
PAGLIALUNGA
Paglialonga è specifico delle Puglie, in particolare dell'area foggiana e del vicino avellinese, con un importante ceppo nel leccese, Paglialunga ha un ceppo nella fascia centrale che comprende le Marche centromeridionali, l'Umbria ed il Lazio centrosettentrionale, ma presenta inoltre un ceppo importante nella penisola salentina, in particolare nel leccese, dovrebbero derivare da nomi di località, come se ne individuano molte in Italia, tracce molto antiche di queste cognominizzazioni le troviamo in un atto del 1614 ad Ispica nel ragusano dove viene citato un non meglio identificabile Mastro Giovanni Paglialonga.
PAGLIANA
PAGLIANI
PAGLIANO
Pagliana, molto molto raro, è tipico della zona tra basso cuneese ed imperiese,di Ormea nel cuneese in particolare, Pagliani ha un piccolissimo ceppo a Padova, uno molto più consistente in Emilia, nel modenese a Modena, Formigine, Carpi, Finale Emilia e Sassuolo, ed a Reggio Emilia, Fabbrico e Bagnolo in Piano nel reggiano, ed un ceppo a Roma ed a Magliano Sabina nel reatino, Pagliano è tipicamente piemontese, di Torino, di Mondovì nel cuneese e di Rosignano Monferrato nell'alessandrino, con un ceppo anche a Napoli, dovrebbero derivare dal nome dei moltissimi paesi italiani contenenti la radice Paglia-.
PAGLIARICCI
PAGLIARICCIA
PAGLIARICCIO
PAGLIERICCI
PAGLIERICCIO
Pagliaricci è della zona centrale, ha picccoli ceppi nel maceratese, nel perugino e nel ternano, nel pescarese e nel romano, Pagliariccia, assolutamente rarissimo, è del pescarese, Pagliariccio, molto raro è specifico del Piceno, di Montegranaro, Porto Sant'Elpidio e Sant'Elpidio a Mare, Pagliericci e Pagliericcio, praticamente unici, dovrebbero essere dovuti ad errate trascrizioni dei precedenti, che dovrebbero derivare da nomi di località come Pagliariccio nel pistoiese e nell'aretino.
PAGLIARISI Molto molto raro è tipico siciliano, dovrebbe derivare dall'etnico del toponimo Pagliara (ME).
PAGLIONE
PAGLIONI
Paglione ha un ceppo nel bolognese, uno nell'area che comprende il romano, il latinense, l'Abruzzo, il Molise ed il foggiano, con massima concentrazione nel teatino ed iserniese, Paglioni, molto più raro, ha un ceppo tra anconetano e maceratese ed uno nel romano, questi cognomi dovrebbero derivare da una modificazione del cognome Baglione per una trasformazione della consonante occlusiva bilabiale sonora iniziale (B) in sorda (P) (vedi BAGLI), dislalia tipica nellea pronuncia italica dei popoli germanici.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Paglione è cognome foggiano che deriva dalla forma base Paglia. (cfr.)
PAGLIOSA Pagliosa è specifico del vicentino, di Valli del Pasubio e Schio, dovrebbe derivare da un soprannome basato su di un termine dialettale arcaico per pagliuzza, pagliucola, forse con un riferimento alla parabola del Vangelo che recita: "...Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non t'accorgi della trave che è nel tuo? ..".
PAGLIUCA Pagliuca è tipico del centrosud, molto diffuso soprattutto in Campania, con un ceppo a Roma, uno nel pescarese ed uno nel potentino, potrebbe derivare da un soprannome grecanico originato dal termine πάγκαλος  pagkalos (bellissimo), ma non si può escludere che possa anche derivare da un soprannome originato dal vocabolo italiano arcaico pagliuca (pagliuzza), forse a sottolineare una struttura fisica minuta e secca del capostipite.
PAGNANELLI
PAGNANI
PAGNI
PAGNINI
PAGNO
PAGNONI
PAGNOZZI
PAGNOZZO
Pagnanelli è del centro Italia, Pagni è tipico toscano, Pagno, molto molto raro, è bellunese, Pagnani ha diversi ceppi, nel ravennate, a Fabriano (AN) e nel frusinate, Pagnini sembra avere un ceppo pistoiese ed uno pesarese, Pagnoni ha un nucleo nel bresciano, nel bolognese, nel pesarese e nel Piceno, Pagnozzi è tipico di Napoli e di Pannarano (BN) nel beneventano, Pagnozzo è praticamente unico, dovrebbero tutti derivare da modificazione dell'aferesi di nomi medioevali come Compagno e Boncompagno, di cui abbiamo un esempio a Bologna nel XII° secolo: "...Boncompagno da Signa, civis Bononiensis, natus est circa annum 1170, obiit circa annum 1240, rhetor et vir doctus Italicus....", dell'uso di questo nome contratto abbiamo un esempio in uno scritto del 1332 ad Arezzo: "...Et scriptus per nos Pucciorinum domini Pagni de Aritio..." e a Firenze nel 1432 dove nei verbali dell'Opera del Duomo si legge di.un tal Cristofano di Niccolò di Pagnozzo, ser - notaio fiorentino fideiussore del popolo di S. Martino alla Palma o nelle Storie fiorentine del Guicciardini nel dicembre del 1494: "...e cosí si levassi el divieto a Francesco dello Scarfa gonfaloniere di giustizia, di potere essere accopiatore; non si pagassino piú le gabelle di monete bianche; creassinsi e' dieci di balía per potere attendere alla guerra di Pisa, con la consueta autorità secondo gli ordini della città, l'uficio de' quali durassi mesi sei. Fatto el parlamento sanza tumulto, furono l'altro dí eletti e' venti uomini che furono questi: messer Domenico Bonsi, Ridolfo di Pagnozzo  Ridolfi,...".
integrazioni fornite da Alessio Bruno Bedini
Pagnanelli è diffuso in modo quasi esclusivo in Italia diviso in due ceppi: uno nella regione Lazio, con prevalenza specifica nella zona Sora (FR) - Isola del Liri (FR)  e uno nelle Marche con fortissima diffusione nella città di Macerata.  Da dati in mio possesso risulta una antica famiglia Pagnanelli di Sora (FR) originaria però di Castelliri (FR).
PAGNOTTA Pagnotta è molto diffuso in Umbria, nel romano, in tutta la Campania e la Calabria ed in Sicilia, in alcuni casi può derivare da toponimi come Tor Pagnotta nel romano, ma è pure possibile una derivazione da soprannomi, tracce molto antiche di questa cognominizzazione le troviamo ad Anagni (FR) nel 1330: "...So bene l'Abbate Ughelli nel Tomo primo della sua Italia Sagra in Ecclesia Anagnina col. 341, num. 42 parlando di Francesco Giovanni Pagnotta Vescovo della detta Città, e nostro Religioso (la di cui promototione alla sudetta Chiesa d'Anagni registrassimo noi sotto l'Anno di Christo 1330) dice, che fu da Papa Benedetto XII nell'Anno primo del suo Pontificato alli 7 Marzo, cioè nell'Anno 1335 creato suo Pontificio Vicario in Roma; e soggiunge poi anche, che lo stesso Pontefice nell'Anno terzo del suo Pontificato, li concesse altresì gratia speciale di potere conferire li Beneficj Ecclesiastici della sua Diocesi...".
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pagnotta, molto frequente in tutta l'Italia peninsulare (maggiormente nel Lazio). Potrebbe derivare, come il sostantivo italiano 'pagnotta', dal latino 'panis' = pane, ma anche essere un alterato del cognome PAGNI che è aferetico di BONCOMPAGNI.
PAGOGNA Pagogna, assolutamente rarissimo, quasi unico, è dell'area bellunese ed udinese, dovrebbe derivare dal nome del paese di Pagogna, una frazione di Mel nel bellunese, ma non si può escludere la possibilità di una derivazione da un soprannome basato sul termine dialettale arcaico pagogna, che individua l'arbusto della lantana, una verbenacea odorosa dai semi usati per il loro gusto amarognolo e gradevole.
PAGOT
PAGOTTO
Pagot ha un ceppo nel trevisano ad Ormelle, Vittorio Veneto e Conegliano, ed in Friuli, Pagotto è caratteristico dell'area veneto, friulana, del trevisano, di Arcade, Spresiano, Vittorio Veneto, Conegliano, San Fior, Fontanelle, San Vendemiano, Orsago e Treviso, del veneziano, si Santa Maria di Sala, Venezia e Noventa di Piave, del pordenonese, di Pordenone, Fontanafredda, Sacile, e Cordenons e di Codroipo nell'udinese, dovrebbe originare da un soprannome legato al vocabolo latino pagus (circoscrizione territoriale rurale secondo l'antica definizione romana), dovrebbe perciò indicare che il capostipite proveniva da una zona rurale non inurbata.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pagot, Pagotto è cognome veneto che significa 'oriundo di Alpago (BL)'. Olivieri 167.
PAIALUNGA Paialunga è tipicamente marchigiano, di Senigallia e Chiaravalle nell'anconetano e di Mondavio  nel pesarese, dovrebbe derivare dal nome di Paialunga una località situata nel comune di Morciano di Romagna nel riminese.
PAIANI
PAIANO
PAJANI
PAJANO
Pajano, quasi unico, dovrebbe essere una forma arcaica del cognome Paiano, che ha un ceppo a Bojano in provincia di Campobasso, un ceppo nel leccese, soprattutto ad Ortelle, Lecce, Spongano, Maglie, Otranto, Giuggianello, Taurisano, Ruffano, Matino e Uggiano La Chiesa ed uno ad Oppido Mamertina nel reggino, Paiani, molto molto raro, è invece tipico dell'udinese, come l'altrettanto raro Pajani, dovrebbero tutti derivare dal cognomen grecolatino Paianus di cui abbiamo un esempio in Areius Paianus Arconte di Atene.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Paiano, Pajano è cognome presente in tutta Italia ma particolarmente frequente in Puglia e nel Salento. E' uno dei tanti derivati del cognome Paglia, dal latino 'palea' = paglia.
PAIARO
PAIER
Paiaro, abbastanza raro, ha un ceppo padovano ed uno nell'udinese, Paier è specifico di Vittorio Veneto nel trevisano e di Cordenons e Pordenone nel pordenonese, dovrebbero derivare da soprannomi legati al vocabolo dialettale indicante sia il pagliaio, o il pagliericcio, sia chi lavora la paglia, probabile occupazione dei capostipiti.
PAIELLI
PAIELLO
PAJELLO
Assolutamente rarissimo, Paielli è tipico della fascia centrale, della provincia romana in particolare, Paiello, quasi unico, è forse calabrese, Pajello altrettanto raro, parrebbe emiliano, potrebbero derivare dal nome medioevale Pagellus. Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nel 1500 a Bergamo con il Giudice Alexander Paiellus.
integrazioni fornite da Luigi Colombo
Paiello dovrebbe essere un cognome di origine albanese, scritto pajelli in lingua "arbresh". E' quasi certo che venga da un soprannome.
PAILLARD
PALLARD
Paillard è unico, Pallard è tipico del torinese, di Giaveno e Luserna San Giovanni, entrambi di origine francese, dovrebbero derivare dal cognome francese Paillard che a sua volta può derivare dal mestiere di pagliaro o da un soprannome originato da una condizione miserevole del capostipite.
PAINA
PAINI
PAJNI
Paina, molto raro, ha un ceppo nel sudmilanese ed uno nell'alto vicentino, Paini ha più di un nucleo, uno nel parmense e reggiano, uno nel sondriese e uno nel bresciano, Pajni, quasi unico, è lombardo, dovrebbero derivare da un soprannome dialettale legato all'origine contadina della famiglia, paini da pagini (villani) da pagus (villaggio) e si tratterebbe di un epiteto sgradevole, è pure possibile una derivazione dal termine medievale paina inteso come pezzo di terra (area coltivabile), di quest'uso abbiamo un esempio nel Codice Diplomatico della Lombardia medioevale in una Cartula venditionis del 1028 redatta a Calusco (BG): "...Et bergamena cum actramentario de terra levavimus, me paina Petri notarius et iudex tradidit et scribere rogavit in qua subter confirmans testibusque obtulit roborandum. Actum suprascripto loco Calusco....", non si può escludere anche un possibile collegamento con la paglia, o per il mestiere o per episodi che vi facciano riferimento. Personaggio famoso fu Ferdinando Paini, compositore, nato nel 1773.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Paini è un derivato centro-meridionale e veneto di Paglia, abbreviato di Pagliarini.
PAINO
PAJNO
Paino ha un ceppo napoletano, a Napoli e Torre del Greco, ed ha alcuni ceppi in Sicilia, in particolare sull'isola di Lipari, ad Agrigento, Messina, Catania e Palermo, ed a Condofuri nel reggino, Pajno ha un ceppo a Lipari, dovrebbero derivare da un soprannome dialettale basato sul termine siciliano pajno (persona vacua e frivola, ma per la quale l'eleganza è fondamentale), secondo un'altra ipotesi deriverebbe invece dalla contrazione del nome Paglino, un ipocoristico di Paglia. I Paino godettero del titolo di barone di Luccoveni e di Duca di Verdura.
PAIOTTI Paiotti è tipicamente toscano, del lucchese, di Stazzema, Seravezza e Pietrasanta, con qualche presenza anche a San Salvo nel teatino, dovrebbe derivare dal nome medioevale Paiotus, nato da un soprannome, basato sul termine medioevale toscano paiottus (uno dei due gemelli), di cui abbiamo tracce in uno scritto dell'anno 1144: "De calumpnia Goslini, filii Goslini de Leugis, ante episcopum Gaufridum super terra de Campo Fauno nobis quiete ac libere dimissa. Presentibus et sequentibus representemus presente scripto, qualiter Goslinus, filius Goslini de Leugis, quietas clamavit omnes calumpnias quas faciebat nobis de rebus, de terris, de hominibus nostris, ubicunque eas faciebat sine ullo retinaculo....Testes qui tunc fuerant in capitulo nostro sunt hii: Gollinus de Merevilla, Menerius; Garinus de Alona ....Guillelmus Qui non bibit aquam, Paganus Paiotus, Hubertus de Curva Villa, Amalricus...".
PAIRETTI
PAIRETTO
PEIRETTI
PEYRETTI
Pairetti, molto molto raro, è del torinese, Pairetto, quasi unico, è del torinese, Peiretti è tipico di Torino e del torinese, di Carignano, di Collegno, di Osasio, di Rivalta di Torino e di None, Peyretti, molto raro, è tipico del torinese, di Torino e Collegno, ed è probabilmente una forma arcaica del precedente, dovrebbero tutti derivare da forme ipocoristiche del nome franco Pair, ricordiamo con questo nome il Santo Pair vescovo di Avrances in Gallia nel sesto secolo, ma è pure possibile una derivazione dal nome Payret, forma ipocoristica provenzale del nome Pierre (Pietro).
PAIS Pais è tipico del sassarese, di Sassari ed Alghero, con presenze significative anche a Usini, Ploaghe e Tissi nel sassarese ed a Nuoro e Macomer nel nuorese.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PAIS: in linguaggio fonetico abbiamo pàîs, con nasalizzazione della "i" = panis = pani (vedi Pani) Sta ad indicare l'appartenenza al ceppo familiare dei Pani. Diciamo comunemente: "Esti de is Pa(n)is"! è del ceppo dei Pani. O semplicemente, "de is Pa(n)is". Con cui si indica anche un terreno, un negozio, un luogo ben preciso: "su de is Pa(n)is". Nelle carte antiche lo ritroviamo tra i firmatari della Pace di Eleonora, *LPDE del 1388: Pais Comita, ville Cerchillo(odierno Berchidda - già appartenente alla Curatoria de Costa de Valls). Nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, *CSMB, XI°, XIII° sec., troviamo: Pais Comita, armentariu de iudike(85). L'armentariu de iudike era amministratore o sovrintendente generale della corte del Giudice. In una lite tra la chiesa di Bonarcado e la corte di Arborea, per l'appartenenza ( della servitù) dei figli di Luxuri Meloni. Pais Comita, vescovo di Uellus (87, 93, 110, 122, 125, 176), più volte citato come teste, nelle spartizioni di servi. Nella storia ricordiamo: Francesco Pais Serra (Bitti 1837 - Roma 1924), generale, giornalista e politico. Deputato dal 1896 al 1919. si interessò soprattutto dei problemi sardi. Collaborò alla redazione della "Relazione dell'inchiesta Parlamentare sulle condizioni economiche e della sicurezza in Sardegna" , sotto il governo Crispi. Attualmente il cognome Pais è presente in 117 Comuni d'Italia, di cui 37 in Sardegna: Sassari 182, Alghero 126, Nuoro 21, Macomer 20, Usini 19, Cagliari 19. Nella penisola è Roma al primo posto con 43, Genova 18, Torino 8, Milano7.
PALA Assolutamente sardo, potrebbe derivare dal vocabolo dialettale pala (busto, corpetto) o dal nome di alcune località, come Pala di Scivu (CA) o Pala Cotta (OR) o Sa Pala e Su Frassu di Ploaghe, secondo altri deriverebbe dal termine pala in sardo antico che starebbe per piccola collinetta o declivio ed individuerebbe le caratteristiche del luogo in cui abitava la famiglia del capostipite.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PALA: pala = attrezzo per smuovere e caricare materiali incoerenti, come sabbia, carbone, etc. o anche per infornare o sfornare il pane: pala da forno; dal latino pala. In lingua sarda, oltre a questi, assume altri significati, ad esempio is palas o pabas sono le scapole, le spalle. Is palas o pabas de su monti sono i pendii, le falde della montagna. A palas o a pabas significa dietro, alle spalle. Qui in Campidano la pala nel senso di vanga o pala da forno è comunemente detta sa pabia, sa pabia de su forru; mentre per indicare le spalle diciamo comunemente is palas o pabas, come is palas o pabas de su monti. Pala è un cognome diffuso in maniera quasi omogenea nel territorio dell’isola. È presente nei documenti antichi della lingua e della storia  della Sardegna, anche come toponimo, col significato di pendio o falda di monte. Sono numerosi quelli presenti tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE de 1388:  Pala Andrea, jurato ville Barumela; * Barumela…forse Mogorella? Partis de Montibus; Pala Anthonio – de Bosa,  ** Bosa: omnibus civibus et habitatoribus civitatis Bose…nisi pastores…congregatis intus Ecclesiam Beate Marie Virginis …die XV Januarii 1388; Pala Basilio, ville Macumerii, ** MACUMERII et Curatorie de Marghine de Gociano…Macomer etc.  In posse Chelis Simonis, notarii publici...die XII Januarii 1388; Pala Dominico, majore(amministratore di giustizia, sindaco) ville Calcargia, * Calcargia…villaggio distrutto (Contrate Partis Milis); Pala Dominico, majore(amministratore di giustizia, sindaco) ville Ruinas, * Ruinas ...distrutto (Ogliastra) Contrate Partis de Guilcier. (da non confondere con Ruinas Contrate Laconi; Pala Francisco, jurato ville Sedilo, * Sedilo…odierno Sedilo. Contrate Partis de Guilcier; Pala Gavino, ville Lecy, * LECY...odierna Lei. Curatorie de Marghine de Gociano; Pala Guantinus – de Aristanni, *** Aristanni: elenco dei nomi dei firmatari della PETIZIONE. Omnes cives mercatores et habitatores dicte civitatis…nisi pastores bestiaminum et quorum dificulter demorari non poterant…congregati. Porta la data : die XIIII mensis Januarii M°. CCC°. LXXXVIII° et etc. ; Pala Guillelmo, jurato ville Borone, * Borone…odierno Boroneddu. Contrate Partis de Guilcier; Pala Juliano, ville Sorradili. * Sorradili…odierno Sorradile. Contrate Partis Varicati – Barigadu; Pala Murronus – de Aristanni; Pala Nicolao, majore ville Sedilo; Pala Nicolao, ville Curchuris, * Curchuris…Curcuris: Partis de Montibus; Pala Parisono, ville Moddaminis, * Moddaminis…distrutto. Contrate Partis Varicati – Barigadu; Pala Philipo, jurato ville Iscano, * ISCANO…attuale Scanu M. Ferro. Contrate Castri Montis de Verro; Pala Serafino, majore ville Urri, * Urri…odierno Nurri. Contrate Partis de Guilcier; Pala Tado, jurato(guardia giurata, collaboratore del maiore) ville Bauladu, * Bauladu…odierno Bauladu(Contrate Partis de Milis). Nel Condaghe di San Nicola di Trullas, CSNT, XI, XIII secolo, al capitolo 288 è citato Palas Goantine, proprietario di terra in Pelago (in agro di Cossedin – odierno Cossoine) : Ego Petru Manno comporaili (ho comprato) terra  a so donnu meo, adonno Andrea de Castra et a sa muiere Vera de Carvia, termen a pari con sa donnica mea de Pelago, et termen a pari con sa de Goantine Palas et ass’atera parte con sa de Petru de Serra Boe…Al capitolo 223, sempre del CSNT, troviamo Palas Gomita, teste in un acquisto di terra : comporaili a Petru de Capaçennor, in su saltu de valle de Ruinas sa parçone sua cantu bi li ditabat ; e deibili .VI : ebas. Testes…(il CSNT a cura di Paolo Merci. Ed. Delfino). Il cognome, nelle varianti Pala e Palas, compare anche nel Condaghe di San Pietro di Silki, CSPS, XI, XIII, secolo: al capitolo 33, avente per oggetto una lite per la spartizione della servitù (kertu de servis), figura una intera famiglia, Pala Jorgi, Jorgia, Aravona, Iscurthi, Janne, Leo, figli di Barbara Rasa: > Ego prebiteru Jorgi Maiule(di San Pietro di Silki) ki ponio in ecustu condake, pro ca tenni corona cun Gunnari d’Oiun e cun Gunnari de Nureki e cun Baru de Castavar, pro fiios de Barbara Rasa…Al capitolo 29 è citata Justa Pala: > Ego prebiteru Elias ki ponio in ecustu condake de scu. Petru de Silki pro ca li pettii muiere a Janne Rasu, ki fuit servu de scu. Petru de Silki (ho chiesto moglie per Janne Rasu, servo di San Pietro); pettiila a Justa Pala, a Gosantine d’Erthas et a Donotho d’Urieke, et issos derunilos appare e coiuvamusilos a boluntade de pare(ho chiesto Justa Pala – ai padroni - Gosantine d’Erthas et a Donotho d’Urieke, ed essi l’hanno data di comune accordo e così li abbiamo sposati col loro consenso). Al capitolo 100, sempre del CSPS, è citata Palas Barbara, in una lite per la spartizione della servitù (kertu de servis): > Ego prebiteru Ithoccor de Fravile, ki kertai cun Furatu de Gallu e cun Mariane de Lella e cun frates suos pro fiios de Furatu Tranpas ki furun de scu. Petru; et isse kertaimi: “ Fiios de Barbara Palas levastis vois”! (Voi levaste i figli di Barbara Palas – che era serva intera di San Pietro)…Nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, CSMB, XI, XIII secolo, ai capitoli 174/175 figura Iorgi Pala donnu, prima in una lite per la spartizione della servitù e poi come teste in una spartizione di terre; (174) > Coniugai (ho unito in matrimonio) Lughia Cuperi ankilla de Sanctu Serghi de Suei (San Sergio di Suei – villaggio scomparso già appartenente alla Curadorìa di Guilcièr – la sua parrocchia storica, intitolata a san Sergio, fu donata nel 1211 ai monaci Camaldolesi), cun Trogodori Nechi et fecerunt kimbe fiios(hanno generato 5 figli)…continua e si arriva alla lite: > et osca posit iudike Mariane a Dorgotori de Sogos et a Iorgi Pala a daremi s’ankilla con sos fiios ke erant in domo di Dorgotori de Sogos…il capitolo termina con la data – anno Domini MCCXXVIIII (1229); al capitolo 175 Iorgi Pala, donnu (nobile – proprietario terriero) è citato come teste in una lite per la spartizione di terre…> Ego Nicolaus prior et etc. Al capitolo 126, sempre del CSMB,  è citato Pala Terico – donnu – teste  in una spartizione di servi (kertu – lite) > Coiuvedi (ho unito in matrimonio) Grega Pasi, ankilla de Sanctu Iorgi de Calcaria( villaggio scomparso, sito in agro di Milis – rimane ancora la chiesa campestre di San Giorgio) cun Terico de Paule serbu de Sancta Maria de Norgillo (Norbello). Fra i testes è citato donnu Terico Pala. Nel Condaghe di San Michele di Salvennor, CSMS, XI, XIII secolo, sono citate diverse persone col cognome Pala: Andria Pala – al cap. 118; 152 (Andria Pala maior de bulbare = preposto ai chiusi comunali in cui si raccolgono armenti e greggi); 325 figlio di Juan Pala e fratello di Elene; Comine Pala, ai capp. 287, 288, 291, 294 – mandatore de liberos > era il rappresentante dei liberos o lieros – liberi cittadini – in un dipartimento amministrativo o territoriale); Cristoforo e Gavino Pala, al cap. 34; Dorgotori Pala al cap. 211; Furadu Pala ai capp. 36, 64; Gantine Pala, al cap. 23; Gavine Pala ai capp. 31,34, 47, 62, fratello di Jorge, et etc.(vi sono ancora 10 persone con questo cognome); infine al cap. 33 sono citati los Palas: Compre(compro: il testo è in spagnolo) de Gosantin Sago su parte dela tierra con la higuera que tenia con “los Palas” > probabilmente ad indicare l’intera famiglia(il CSMS – a cura di Virgilio Tetti – Ed. Delfino). Il Dizionario Storico Sardo di Francesco Cesare Casula, ricorda inoltre: Pala Alibrandino, personaggio sassarese, che partecipò nel 1325 alla rivolta antiaragonese del Capo del Logudoro; Pala Dantone, sassarese, uno dei firmatari della convenzione del 1294 della Repubblica di Sassari con la Repubblica di Genova; Pala Domenico, cagliaritano, coinvolto nella congiura antigovernativa del 1799; Pala Salvatore, cagliaritano, anche lui membro del movimento democratico antigovernativo del 1799. Attualmente il cognome Pala è presente in 606 Comuni italiani, di cui 186 in Sardegna: Sassari 330, Cagliari 262, Nuoro 259, Oristano 164, Olbia 124, Marrubiu 119, etc. Nella penisola è Roma con 321, ad avere il numero più alto.
PALADINI
PALADINO
PALLADINI
PALLADINO
Paladini ha più ceppi, nel sudmilanese e lodigiano, in Toscana, da Firenze a Massa e nel Salento, Paladino è presente in tutto il sud, Palladini presenta più ceppi, nel sudmilanese e lodigiano, nel modenese, nella fascia litoranea abruzzese e nel basso Lazio, Palladino è specifico della zona che comprende la Campania, il Molise, il potentino, il foggiano e l'alto barese.  Tutti questi cognomi derivano dal nome medioevale Paladinus, diffusosi con l'avvento della Chanson de Geste, il cui primo esemplare fu La "Chanson de Roland" databile all'anno 1098. cognominizzato dal 1400 lo troviamo frequentemente negli atti, nel 1523, a Montoro (AV), un tal magistro Francesco de Paladino di Montoro, viene incaricato di un lavoro edile, a titolo di esempio, riportiamo uno spezzone da un atto datato 25 novembre del 1532: "Sindicato della vicinanza del Comune di Tovo (SO), sulla pubblica piazza, su mandato di Pietro fu Giovanni detto Mazonus de Resonata, decano, ed esecuzione del saltaro Antonio fu Giacomino de Cariola, presenti un consigliere e trentatrè vicini, con cui vengono nominati procuratori Stefano fu Gaspare de Venosta di Mazzo e Armanasco detto Manolus fu Romerio, detto Paladino de Armanasco di Tovo, per 5 anni, al fine di decidere circa i confini tra i due comuni di Tovo e Mazzo. Notaio Giovanni fu ser Cassiano de Armanaschi di Tovo.".
PALADO
PALLADI
PALLADIO
PALLADO
Palado è unico, si tratta probabilmente di una forma alterata di Pallado, che, quasi unico, è sicuramente veneto, probabilmente del padovano, Palladi, molto molto raro, è specifico del reggiano, di Reggio Emilia e Carpineti, Palladio, anch'esso rarissimo, sembrerebbe avere un ceppo lombardo ed uno nel napoletano, dovrebbero derivare direttamente o tramite alterazioni ed errori di trascrizione dal nome medioevale Palladius, a sua volta derivato dal nome greco Pallade (vergine), un attributo della dea Athena (Minerva).
PALAMARA
PALAMARI
PALAMARO
Palamara è specifico del reggino, di Africo, Bova Marina, San Lorenzo, Roccaforte del Greco e Palizzi, con un ceppo anche nell'isola di Lipari ed a Messina, Palamari è praticamente unico, mentre Palamaro, assolutamente rarissimo, ha un piccolo ceppo nell'isola d'Ischia, a Barano d'Ischia, questi cognomi dovrebbero derivare da soprannomi dialettali, originati probabilmente da alterazioni del termine greco πολΰμιτος polèmitos (molti fili), con il senso di produttori di cordami marini, gomene o cime, probabile occupazione delle famiglie.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Palamara è cognome siciliano dal cognome greco Palamáras. Rohlfs 141.
PALAMEDI
PALAMIDES
PALAMITESSA
PALMITESSA
PALMITESTA
Palamedi, quasi scomparso, sembrerebbe del parmense, Palamides è un cognome tipico di Faleria, Civita Castellana e Calcata nel viterbese, e di Roma, Palamitessa, quasi scomparso, è del barese, Palmitessa è molto diffuso nel barese a Barletta e Monopoli in particolare, Palmitesta ha un ceppo abruzzese a Francavilla al Mare ed Ortona nel teatino, ed uno pugliese nel tarentino a Massafra, Taranto e Ginosa, tutti questi cognomi dovrebbero derivare, anche attraverso modificazioni dialettali od alterazioni eufonetiche, dal nome greco Palamedes, Palamede è un personaggio della mitologia greca, figlio di Nauplio e Climene. Re dell'isola di Eubea, esperto nell'arte bellica e valoroso guerriero, questo nome venne utilizzato anche nelle Chansons De Geste, nel ciclo arturiano per indicare un nobile e valorosissimo cavaliere saraceno, figlio del re Esclabor e nemico giurato di Tristano.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Palmitesta: sembra probabile che si tratti di una variante del cognome Palmitessa, molto diffuso nell'area del barese: la variante Palmitesta, a mio parere, nascerebbe da un accostamento paretimologico fra il suffisso -tessa e il termine 'testa', come avviene talvolta nei cognomi di stampo popolare. Ora, però, lo stesso Palmitessa è un cognome di difficile interpretazione, soprattutto perché si tratta di un cognome molto locale. Azzardando un'ipotesi, viene da pensare al cognome Palamidessi (con una variante in Palamides), che, molto probabilmente, deriva dal nome greco Palamedes o Palamides, appartenente alla mitologia greca; in epoca medievale, inoltre, il nome Palamede fu ripreso nei racconti della Tavola Rotonda, in cui Palamede era un guerriero saraceno convertitosi più tardi al Cristianesimo.
A mio parere, quindi, i cognomi Palmitesta, Palmitessa, Palamidessi, Palamides e Palamedi derivano tutti dal nome greco Palamedes, reso popolare dalla mitologia greca o dal ciclo arturiano (un po' come è accaduto coi cognomi Ulisse, Enea, Lancellotto, Perciavalle, etc): da quanto ho notato, molti di questi nomi venivano adattati alla pronuncia popolare - ad esempio, dal francese Perceval si passa all'italiano Perciavalle/Percivalle/Percivaldo o, ancora, dal francese Lancelot si arriva all'italiano Lancillotto/Lancellotto/Lanzellotto/Lanzarotto - per questo motivo penso che Palmitessa e Palmitesta risentano di un adattamento popolare.
PALAMIDESSI Palamidessi è tipicamente toscano, dell'area che comprende le province di Lucca, Pisa, Livorno e, soprattutto, Pistoia, dovrebbe derivare dal nome medioevale Palamidesso, di cui abbiamo un esempio  in epoca dantesca nel Libro di Montaperti con il poeta fiorentino guelfo Palamidesso di Bellindoti del Perfetto, vessillifero dei balestrieri di Porta del Duomo; il cognome potrebbe anche derivare da un soprannome originato dal termine medioevale palamidone (sorta di pastrano molto lungo), forse per sottolineare una particolarità dell'abbigliamento tipico del capostipite (vedi anche PALAMEDI).
PALAMUSO Assolutamente rarissimo, probabilmente originario dell'agrigentino.
PALANDRA
PALANDRANI
PALANDRI
PALANDRINI
PALANDRO
Palandra, assolutamente rarissimo, sembrerebbe emiliano, Palandrani, tipico del centro Italia, ha un ceppo a Giulianova e Mosciano Sant'Angelo nel teramano ed uno a Roma, Palandri è specifico dell'area che comprende il modenese appenninico e l'alta Toscana, Frassinoro nel modenese, Pistoia, Livorno, Firenze e Pisa, Palandrini, che sembrerebbe unico, parrebbe romano, Palandro, molto molto raro, probabilmente campano, ha un piccolo ceppo a Portici nel napoletano, tutti questi cognomi dovrebbero derivare da soprannomi originati dal termine italiano arcaico palandra o palandro, un'imbarcazione fluviale scoperta per il trasporto di merci, indicando così, probabilmente, che i capostipiti manovrassero o guidassero questo tipo di naviglio.
PALAVANCHI Palavanchi, molto molto raro, è tipicamente emiliano, forse di San Giovanni in Persiceto, e della frazione di Decima in particolare, è molto difficile individuarne l'origine etimologica, si potrebbe proporre a puro titolo di ipotesi una derivazioni da modificazioni del nome germanico Perelant.
PALAVICINO Praticamente unico, dovrebbe trattarsi di un errore di trascrizione del cognome Pallavicino. (vedi Pallavicini)
PALAZZESE
PALAZZESI
Palazzese ha un ceppo nel teramano a Roseto degli Abruzzi, Teramo, Notaresco, Colonnella e Giulianova, un piccolo ceppo a Roma e Monterotondo nel romano ed uno a Monopoli nel barese, Palazzesi è della fascia centrale che comprende la Toscana meridionale, Grosseto e Siena, le Marche, soprattutto il maceratese, con San Severino Marche e Treia, e Roma, dovrebbero derivare dal nome di paesi come Palazzese nel teramano, o da forme etniche riferite agli altri paesi chiamati Palazzo o che hanno il termine Palazzo nel loro nome.
PALAZZI
PALAZZINI
PALAZZO
Palazzi è del centro nord, Palazzini sembra avere un nucleo nelle Marche uno nell'aretino ed uno nel Lazio, la presenza in Lombardia è significativa, ma non sembrerebbero esserci nuclei originarii, Palazzo è presente in tutta l'Italia centromeridionale con ceppi autonomi anche in Piemonte e Liguria. Derivano o da soprannomi legati all'abitare in prossimità di palazzi, o all'appartenenza, in qualità di servitù, ad un certo palazzo, è pure possibile, in alcuni casi che derivino da toponimi, molto diffusi in Italia, contenenti la radice Palazz.., come Palazzo Canavese (TO), Palazzo d'Arcevia (AN), Palazzo del Pero (AR), Palazzo Pedrengo (BG) e moltissimi altri.
PALAZZOLI Parrebbe avere un nucleo nel perugino nella zona di Umbertide e Città di Castello, ed uno nel milanese, che potrebbe derivare dal toponimo Palazzolo Milanese (MI).
PALAZZOLO Abbastanza diffuso, ha un nucleo importante in Sicilia, che potrebbe derivare da toponimi come Palazzolo Acreide (SR), ceppi nell'area che comprende torinese, vercellese, alessandrino e genovese, che potrebbero derivare da toponimi come Palazzolo Vercellese (VC) e un piccolo nucleo in Friuli che potrebbe derivare dal toponimo Palazzolo dello Stella (UD), è pure possibile che in alcuni casi derivino da soprannomi legati al fatto di abitare nelle prossimità di un palatiolus, o piccolo palazzo.
PALEARI
PALIARI
Paleari è tipicamente lombardo, del milanese, soprattutto, di Monza, Milano, Pogliano Milanese, Cerro Maggiore, Brugherio, Rho, Besana in Brianza, Muggiò, Lainate, Lissone, Seregno, Biassono, Villasanta e Cologno Monzese, Paliari, praticamente unico, dovrebbe essere dovuto ad un'alterazione del precedente, casato milanese, il cui nome dovrebbe essere derivato dalla toponomastica, forse dal nome di località come Pagliaro nel bergamasco o Pagliaro Superiore nell'alessandrino, ne troviamo tracce fin dal 1400, dopo la quale data, li troviamo in qualità di ingegneri militari, di Podestà e di Castellani.
PALENA Palena ha un ceppo nel teatino ad Atessa, Cupello, Villa Santa Maria e San Salvo, ed uno, più consistente nel foggiano a Manfredonia, Monte Sant'Angelo, Vieste e Foggia, dovrebbe derivare dal nome della città di Palena nel teatino, città il cui nome dovrebbe derivare dal popolo dei Paleni, i Palhnoi citati da Diodoro Siculo, popolo confluito poi nei Peligni, secondo un'altra ipotesi deriverebbe dal nome di un monte teatino dedicato al dio romano Iovis Palenus, nella città di Palena vi era, in epoca tardo medioevale, un fiorente mercato della lana e dei tessuti di lana, quindi è probabile che con questo cognome si indicassero anticamente dei commercianti lanieri, tracce di questa cognominizzazione si hanno fin dal 1200, un esempio lo troviamo negli atti di fondazione del Convento di Santa Chiara a Sulmona, dove troviamo citata la fondatrice Floresenda da Palena.
PALENI Paleni è tipicamente lombardo del bergamasco, di Cusio, Bergamo, San Pellegrino Terme e calcinate, dovrebbe derivare da un nome medioevale originatosi da una forma alterata del nome del dio celta Balenus, o dal nome del dio romano Iovis Palenus.
PALEOLOGO Paleologo ha un ceppo a Reggio Calabria ed uno a Messina, dovrebbe derivare da un soprannome grecanico paleologos (conoscitore di cose antiche), basato sul termine greco antico palaios (antico, vecchio), unito al termine logos (parola, discorso, ragionamento), ad indicare il mestiere dell'antiquario probabilmente svolto dal capostipite.
PALERMI
PALERMO
Palermi  è tipico della fascia centrale che comprende il Piceno, il teramano, l'Umbria ed il romano, Palermo è estremamente diffuso in tutto il sud, derivano ovviamente dal toponimo omonimo, in qualche raro caso può essere di origini ebraiche.
PALESE Sembra avere due nuclei, uno nel Salento ed uno nel potentino, dovrebbe derivare dal nome greco Pales, anche se in alcuni casi potrebbe derivare dal toponimo Palese una frazione della città di Bari, tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Potenza fin dal 1600.
PALESTINI Tipico abruzzese di Pescara e di Silvi (PE), il cognome dovrebbe denotare un'antica origine ebraica o un riferimento ad una residenza o ad operazioni in Palestina da parte del capostipite, anticamente gli ebrei venivano appunto chiamati Palestini.
PALESTRI
PALESTRO
Palestri è tipicamente milanese, Palestro ha un ceppo piemontese e nel vicino pavese ed uno in Sicilia a Siracusa ed a Catania, dovrebbero derivare dal nome della città di Palestro nel pavese, il cui nome molto probabilmente deriva dal latino paludestris (palustre), indicando che la località fosse stata molto paludosa. La presenza in Sicilia potrebbe essere stata una conseguenza dell'arrivo di truppe piemontesi sull'isola al seguito del Ventimiglia.
PALETTA Paletta ha un ceppo a Perugia, uno a Scanno nell'aquilano, uno a Roma ed uno in Calabria, nel crotonese, a Cirò, Savelli, rucoli, Verzino, e Crotone, nel cosentino a Roggiano Gravina, Cetraro, Cariati, Santa Caterina Albanese, Mandatoriccio e Cosenza, ed a Serrastretta nel catanzarese, potrebbe derivare da un soprannome basato sul termine paletta (piccola pala), tipica quella usata per pulire il focolare o l'aratro, forse ad indicare che i capostipiti avessero sempre in mano quel tipo di strumento, ma, molto più probabilmente deriva da una forma contratta di un ipocoristico del nome Paola (vedi PALETTI).
PALETTI
PALETTO
Paletti ha un ceppo lombardo nel bresciano, a Brescia, Rezzato, Gussago, Pontevico, Coccaglio e Collebeato, un ceppo a Preore in Trentino, un ceppo a Resia nell'udinese, uno molto piccolo a Parma, uno altrettanto piccolo a Fucecchio nel fiorentino ed a Bientina nel pisano, ed uno nel Lazio, a Roma, a Pontinia nel latinense ed a Scandriglia nel reatino, molto probabilmente derivano da forme contratte di un ipocoristico del nome Paolo.
PALINA
PALINI
PALINO
Palina è praticamente unico, Palini ha un ceppo nel bresciano, a Polaveno, Ome, Gardone Val Trompia, Lumezzane e Rovato, un piccolo ceppo ad Urbania nel pesarese ed uno in Umbria, a Bevagna e Foligno nel perugino ed a Terni, Palino, estremamente raro, ha qualche presenzanel napoletano e nella Sicilia sudorientale, potrebbero derivare da forme contratte dell'ipocoristico del nome Paolo, mentre in qualche caso potrebbero derivare da alterazioni del nome slavo Balin (Valentino).
PALITTA Palitta è tipicamente sardo, di Olbia, Trinità d'Aqultu e Vignola in Gallura e di Sassari e Pattada nel sassarese, dovrebbe derivare dal termine sardo settentrionale palitta (cazzuola), probabilmente ad indicare nel capostipite un muratore.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PALITTA: palìtta è il corrispondente sardo di paletta. Sa palìtta po su fogu = la paletta per il fuoco; sa palìtta de su mest’’e muru = la cazzuola del muratore; su palittòni > per raccogliere la polvere, nella pulizia delle case, etc. Non l’abbiamo trovato nelle carte antiche della lingua e della storia della Sardegna, evidentemente si tratta di un cognome moderno. Lo troviamo anche come toponimo ad esempio in agro di Gonnosfanadiga (prov. VS), nelle pendici settentrionali de Monte Linas si trova una località denominata “sa Roja de is Pobìttas” (ròja = rivolo de is palìttas). Attualmente il cognome Palìtta si trova in 34 Comuni italiani, di cui 19 in Sardegna: Olbia 46, Sassari 17, Trinità d’Agultu 15, Pattada 14, etc.
PALLA Palla ha vari ceppi sparsi per l'Italia, uno nel bellunese e trevigiano, uno nello spezzino, massese, lucchese e pisano, uno nel grossetano, viterbese, romano e reatino, uno molto piccolo nel casertano, uno nel catanese ed uno nel cagliaritano, potrebbe derivare dall'italianizzazione del nome greco Pallas, nome il cui uso era diffuso in epoca medioevale anche in Toscana, come possiamo evincere da questo scritto del 1432 a Firenze: "..Item deliberaverunt quod notarius Opere teneatur facere bullettinum relapsationis et liberationis staggimenti facti ad instantiam operariorum dicte Opere penes superextites Stincharum Communis Florentie de Antonio de Davizis, si et in quantum Pallas de Davizis fideiusserit pro dicto Antonio de solvendo Opere debitum ad quod dictus Antonius obligatus est pro eius patre et non pro aliis coniunctis suis pro quibus etiam fuit staggitus, actento quod ipse non tenetur pro eis. ..".
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PALLA: in italiano significa “palla” = sfera usata in vari tipi di giochi e di sport: di gomma, piena e vuota; di cuoio, con camera d’aria; di stracci e simili; di dimensioni e peso variabili et etc. Il termine viene dal longobardo “palla” e corrisponde al franco “balla” In lingua sarda la palla è detta “sa bòccia” e si tratta di un italianismo; cambia soltanto l’accento della “o” > da acuto diventa grave. Invece “sa palla” in lingua sarda campidanese è la paglia; sa páğğa in logudorese, sa paža nelle parlate centrali, e viene dal latino “palea”. La Via Lattea in campidanese è sa “‘Ia de sa Palla”. Appallài = dare la paglia alle bestie. Quando una persona ci assilla con i suoi discorsi, per farla smettere usiamo l’espressione:” Ses appallendimì”! = “Mi stai dando la paglia”! Il cognome è presente nei documenti antichi della lingua e della storia della Sardegna. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, figura un certo, Palla Francesco, ville Macumerii, ** MACUMERII et Curatorie de Marghine de Gociano…Macomer etc.  In posse Chelis Simonis, notarii publici...die XII Januarii 1388. Come toponimo lo troviamo in agro di Gonnesa: Portu Palla (Porto Paglia), nel quale, in vicinanza della spiaggia, sorgeva una torre antibarbaresca, che oggi è ridotta a rudere. Attualmente il cognome Palla è presente in 219 Comuni d’Italia, di cui 29 in Sardegna : Cagliari 138, Quartu 52, Capoterra 26, etc.
PALLANTE
PALLANTI
Pallante è specifico della provincia di Roma e di Avellino, Pallanti è decisamente toscano, della zona che comprende il fiorentino e l'aretino in particolare, derivano entrambi dal nome latino di origine greca Pallans, Pallantis: "Euander Arcas fuit, nepos Pallantis, regis Arcadiae. hic patrem suum occidit, suadente matre Nicostrata, quae etiam Carmentis dicta est..".
PALLARA
PALLARI
PALLARO
Pallara ha un ceppo a Ferrara ed uno, molto consistente, nel leccese, a Monteroni di Lecce, Lecce, Lequile, Carmiano e Lizzanello, Pallari è tipicamente toscano, di Montalcino nel senese e di Grosseto e Campagnatico nel grossetano, Pallaro ha un ceppo nel varesotto a Varese, Busto Arsizio e Carnago, ed uno, il più consistente, nel padovano a Loreggia, Camposampiero, San Giorgio in Bosco, Villa del Conte, Padova, Piombino Dese e Trebaseleghe, potrebbero derivare da nomi di località o da soprannomi basati sul termine tardo latino medioevale pallarus (pagliaio).
PALLAVICINI
PALLAVICINO
Pallavicini è tipico del genovese e alessandrino con un ceppo probabilmente secondario tra pavese e sudmilanese, Pallavicino, molto raro sembrerebbe specifico di Sant'egidio Del Monte Albino (SA), con presenza significativa anche nell'alessandrino, dovrebbero derivare dal nome medioevale Palavicinus o Pallavicinus, "... Quod audientes Eccelinus et Palavicinus Ecclesie inimici, frustrati spe sua, sunt non modicum conturbati....". Troviamo già nel 1000 questo cognome con l'antipapa Honorius II° (1061-1072) il Cadalus Pallavicinus fatto Papa dal re dei francesi; nel 1226 viene scritto il Codex Pallavicinus dal Vescovo Guglielmo Pallavicino; verso la fine del 1400 la signoria di terre parmensi è esercitata dal marchese Giovan Francesco Pallavicino; nella seconda metà del 1500 è arcivescovo di Genova Cyprianus Pallavicinus.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pallavicini, Pallavicino è cognome diffuso nel Nord Italia e particolarmente in Lombardia e Liguria, Pallavicini viene (con un accorgimento di scaltra alterazione) da un soprannome medievale di valore spregiativo "Pelavicini", dal latino "pelat vicinum" che equivaleva a ladro, usuraio.
PALLINI
PALLINO
Pallini oltre al ceppo toscano, sembra averne anche in Abruzzo e Lazio, Pallino molto raro sembrerebbe salernitano, è possibile che derivi da una modificazione del nome Paolo, in alcuni casi potrebbe derivare dall'aferesi dell'etnico del toponimo Capalle (FI).
integrazioni fornite da Fabrizio Pallini
il cognome Pallini è presente anche come ceppo a Parma in Emilia Romagna derivante anticamente da Lentigione ora in provincia di Reggio Emilia.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pallini, Pallino derivano da "palla" con il significato di pallottola.
PALLITTA
PALLITTO
Sia Pallitta che Pallitto sono assolutamente rarissimi potrebbero essere originari del potentino, potrebbero derivare dal nome etnico greco Pallis.
PALLOTTA
PALLOTTI
PALLOTTO
Pallotta è molto diffuso nella fascia che comprende le Marche, l'Umbria, il Lazio, l'Abruzzo, il Molise, la Campania, la Puglia centrosettentrionale ed il materano, Pallotti ha un ceppo tra modenese e bolognese, uno tra maceratese e Piceno ed uno nel romano e viterbese, Pallotto ha un ceppo nel maceratese, uno nell'iserniese ed uno nel romano, questi tre cognomi dovrebbero derivare da soprannomi, probabilmente originati da un aspetto non magro dei capostipiti.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pallotta è un cognome panitaliano ma specialmente diffuso nel Centro-Sud. E' la cognominizzazione del soprannome 'pallotta' che deriva da "palla" ed era probabilmente usato per indicare una persona grassa. Oltre a questa interpretazione P. Minervini, 365, ne aggiunge anche un'altra: dal dialetto calabrese 'pallotta' = castagna sbucciata e lessa; zolla; melone'. Per l'analogo cognome Pallotti Rohlfs indica invece la derivazione da 'pallottola'.
PALMA Palma è assolutamente panitaliano, può derivare sia dal nome tardo latino Palma, di cui abbiamo un esempio d'uso nell'Historia Augusta: "...in adoptionis sponsionem venit Palma et Celso, inimicis semper suis et quos postea ipse insecutus est...", sia da toponimi come Palma (AG), (PA) o (NA).
PALMACCI
PALMACCIO
Entrambi tipicamente laziali, Palmacci, il più diffuso dei due ha un grosso ceppo a Terracina nel latinense ed uno secondario a Roma, Palmaccio è di Formia, sempre nel latinense, dovrebbe trattarsi di forme ipocoristiche peggiorative del nome medioevale Palma (vedi PALMA), probabilmente portato dai capostipiti, ma è pure possibile una derivazione da nomi di località.
PALMAS Tipico del sud della Sardegna, dovrebbe derivare dal toponimo Palmas nel cagliaritano o Palmas Arborea nell'oristanese.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PALMA; PALMAS: Palma è diffuso in tutta l’Italia (raro in Sardegna); Palmas è propriamente sardo. Il significato della voce è palma. Palma è la superficie ventrale della mano, detta anche palmo; palma è un albero di medio o alto fusto, appartenente, in botanica, alla famiglia delle “Arecaceae”: derivano dalla stessa voce latina, “palma”. In lingua sarda la palma della mano si dice “sa pranta de sa manu”; la palma (albero), è detta “pràma”. Ma un palmo, inteso come unità di misura, si dice “u’ pràmu” (7, 39 cm.) e corrisponde a un quarto di piede; e misurare a palmo, a palmo, si traduce, mesurai a pràmu, a pràmu.  Anche il cognome Palmas è comunemente pronunciato, “Pramas”: ad esempio, il tal signor Giovanni Palmas è meglio conosciuto come “tziu Juànni Pràmas”. Le voci “palma” ed ancor più “palmas”, sono toponimi comuni in tutto il territorio dell’isola. Palma, abitato scomparso, detto anche San Pietro, in agro di Villasor, di origine romana. In periodo medioevale appartenne alla Curadorìa di Gippi, nel regno giudicale di Càlari. Nel 1324 entrò a far parte del Regno catalano aragonese di Sardegna; poi fu territorio oltremarino della repubblica di Pisa. Alla fine del XIV secolo, per effetto della guerra tra il giudicato d’Arborea e gli aragonesi, il centro fu definitivamente abbandonato. Palmas “Arborea” (semplicemente Palmas sino al 1862), centro abitato di origine medioevale. Come “villa – bidda” appartenne alla Curadorìa di Simaxis, nel regno giudicale di Arborea. Dal 1410, in seguito alla sconfitta delle truppe arborensi a Sanluri e la caduta del giudicato, andò a far parte del Regno catalano aragonese  di Sardegna. Palmas Suergiu o semplicemente Palmas, attualmente è frazione di San Giovanni Suergiu, nella provincia di CI. Ha origini antichissime deducibili dai numerosi resti  preistorici e poi punici e romani. In periodo medioevale appartenne alla Curadorìa di Solci o Sulci, nel regno giudicale di Càlari. Dal 1324 andò a far parte del Regno catalano aragonese di Sardegna. Appartenne di nuovo ad Arborea dopo il 1354 e poi definitivamente al Regno di Sardegna, dal 1410. La Torre di Palmas è una fortificazione antibarbaresca costruita nel periodo del Regno catalano aragonese di Sardegna. Nel 1911 fu demolita perché pericolante. Come cognomi sia Palma che Palmas sono documentati nelle carte antiche della lingua e della storia della Sardegna. Fra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, abbiamo: Palmas (de) Barcolo, ville Gemussi, * Gemussi, villaggio scomparso, detto anche Gamussi o Genusi, in agro di Simala; Palmas (de) Deodato, jurato ville Nulvi, * Nulvi...odierno Nulvi. Contrate de Anglona- Chiaramonte; Palmas (de) Margiano, ville Selluri, *** Selluri – Sedduri – Seddori: odierno Sanluri. Et ego Capula Marcus …sindicus, actor et procurator ville Selluri…seu a Petro De Castay, locuntenente capitanei et Margiano Costa, locuntenente potestatis terre Selluri et omnibus habitatoribus dicte terre, congregatis. X die januarii 1388. Nel Condaghe di San Michele di Salvennor, CSMS, XI, XIII, secolo, al capitolo 327, figurano Dorgotori de Palmas, Mariano de Palmas e Pedro de Palmas, citati come testimone in una donazione (il codice è segnata con numero romano – CLXXIV – 174)…Yo llame por testigos(chiamo per testimoni), a Dorgotori de Palmas, Andres Turdu, y Marian de Palmas y Pedro de Palmas, etc. Nel Condaghe di San Nicola di Trullas, CSNT, XI, XIII, secolo, al capitolo 163 troviamo citata come serva una certa Palma, ma sembra nome più che cognome: Levatinke(ha preso) Gosantine d’Athen sa parçone(la parte) dessa connata…Ego levai pede(un quarto, del servizio s’intende) de Simione, etc… et remanserun a in comone latus (la metà)de Margarita et pede de Palma et etc. Al capitolo n. 139 figura Torbeni de Palmas, testimone in un acquisto di terra, in Balles (Sanctu Pedru de Balles, in agro di Bonnannaro). Al capitolo 154 è citata Elene de Palmas, moglie di Comita Icalis, erede di Petru Muçucu etc. i cui beni  di Nuracucuma (Noragùgume) sono donati a San Nicola. Nella storia medioevale ricordiamo inoltre Palmas fra’ Elia, arcivescovo dell’archidiocesi, oggi chiamata di Oristano, un tempo di Arborea, dal 1414 al 1447. Sardo di origine, fu priore nel monastero di Bonarcado. Nel 1410, dopo la “capitolazione di San Martino “extra muros” fu ambasciatore del giudice reggente Leonardo Cubello, davanti al vincitore catalano aragonese Pietro Torrelles( riuscì ad ottenere il rispetto dei beni ecclesiastici già posseduti prima della caduta del giudicato), etc. (Di. Sto. Sa. di F. C. Casula). Nella storia moderna figura un certo Luigi Gualpes, cagliaritano, che nel 1616, in periodo iberico del Regno di Sardegna, ricevette il titolo di conte di Palmas, elevato a marchesato nel 1627. Attualmente il cognome Palma è presente in 1113 Comuni italiani, di cui 11 in Sardegna: Sassari 20, Olbia 6, Tempio 6, etc. Nella penisola  è Giugliano (Napoli) ad avere il numero più alto con 1188; seguono, Roma con 1092, Napoli 598, Milano 183, Torino 181, etc. Il cognome Palmas è presente in 270 Comuni d’Italia, di cui 117 in Sardegna: Cagliari 200, Sinnai 133, Assemini 111, Sassari 92, etc. Nella penisola è Roma con 48 ad avere il numero più alto.
PALMENTERI
PALMENTIERI
PALMINTERI
PALMINTIERI
Palmenteri, quasi unico è probabilmente dovuto ad errori di trascrizione, Palmentieri, molto raro, è tipico di Napoli, Palminteri è tipico della Sicilia occidentale, dell'agrigentino in particolare, Palmintieri è quasi unico ed è anch'esso causato da errori di trascrizione, dovrebbero derivare da un soprannome legato o al mestiere di mugnaio, il palmento è un tipo di macina per il grano, o al mestiere di vignaiolo, nella zona si chiama palmento una specie di tino per la raccolta, pigiatura e fermentazione del vino. In epoca tardo medioevale esisteva nella zona di Melfi un feudo chiamato Palminteri.
PALMERI
PALMIERI
Palmeri è decisamente siciliano, Palmieri è un cognome assolutamente panitaliano, dovrebbero derivare dal termine medioevale palmerius, attribuito a quanti avevano effettuato il pellegrinaggio in Terra Santa. Nella Cronica delle cose occorrenti ne' tempi suoi di Dino Compagni si legge nel diario del dicembre 1294: "...Rimasono quivi i congiurati contro a Giano; i quali furon messer Palmieri di messer Ugo Altoviti, messer Baldo Aguglioni giudice, Alberto di messer Iacopo del Giudice, Noffo di Guido Bonafedi, e Arriguccio di Lapo Arrighi. I notai scrittori furono ser Matteo Biliotti e ser Pino da Signa. Tutte le parole dette si ridissono assai peggiori: onde tutta la congiura s'avacciò di ucciderlo; perchè temeano più l'opere sue che lui.", nel 1406 un Matteo Palmieri è fra i sostenitori dei Medici, nel 1432 nell'Archivio dell'Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze, in un atto si legge: "...Stanziaro a Matteo di Marcho Palmieri lire 191 soldi 16. 6 ...", tracce di una famiglia Palmieri a Prato si trovano già nel 1400, un atto del 1496 sancisce la successione di tal Palmieri Antonio, nel 1520 Vescovo di Matera è un Palmieri, nel 1700 legato imperiale a Poggio Imperiale (AV) è un certo Don Carmine Palmieri. Personaggi famosi sono stati il pittore Giuseppe Palmieri (1674-1749) di Genova ed il marchese Giuseppe Palmieri di Martignano (LE) famoso economista del 1700.
integrazioni fornite da Fabio Paolucci
A Colle Sannita si individua, grazie alla documentazione parrocchiale, un ceppo Palmieri molto ricco e distinto già dalla fine del Cinquecento, che diede i natali a molti colti personaggi di spicco della storia politica e culturale del nostro Paese: ricordo, a titolo di curiosità, che Donna Carmela Palmieri, appartenente a questo nobile ceppo, era la madre dell'illustre matematico, astronomo e poeta Remigio del Grosso.  Anche la mia trisavola, la nobildonna Maria Teresa Palmieri, moglie del nobiluomo Dottore delle Leggi Cavaliere Don Francesco Maria Paolucci, discendeva da questo distinto Casato (tutta la genealogia dei Palmieri in questione è stata da me ricostruita e sarà poi pubblicata nel Memoriale della Famiglia Paolucci di Colle Sannita).
PALMESANO
PALMISANI
Palmesano è tipico di Pignataro Maggiore nel casertano, Palmisani ha un ceppo ad Alatri nel frusinate, un ceppo a Monopoli nel barese ed uno a Cisternino nel brindisino ed un piccolo ceppo a Sant`Ilario dello Ionio (RC), potrebbero derivare dall'etnico di Palmi (RC), ma è pure possibile che si tratti di forme alterate del cognome Palmisano (vedi PALMISANO).
PALMIANI
PALMIANO
Palmesano è tipico di Pignataro Maggiore nel casertano, Palmisani ha un ceppo ad Alatri nel frusinate, un ceppo a Monopoli nel barese ed uno a Cisternino nel brindisino ed un piccolo ceppo a Sant`Ilario dello Ionio (RC), potrebbero derivare dall'etnico di Palmi (RC), ma è pure possibile che si tratti di forme alterate del cognome Palmisano (vedi PALMISANO).
PALMIERO Tipico della fascia che comprende il napoletano, il casertano, il beneventano ed il Molise.
integrazioni fornite da Fabio Paolucci
da I Cognomi di Colle Sannita - cognomi ancora in loco (di prossima pubblicazione)
Diffuso a macchia di leopardo nella nostra Penisola, con picchi di intensità maggiore a Napoli, a Roma e nel Molise ai confini con la Campania, Palmiero è uno dei cognomi tipici di Colle Sannita, dove risulta attestato con alta frequenza già dagli ultimi decenni del Cinquecento.  Il cognome deriva dal termine Palmiere, appellativo che nel basso medioevo veniva attribuito a chi era stato in pellegrinaggio in Terra Santa ed era rientrato in Patria con un ramo o una foglia di palma come simbolo della pace cristiana. Il nome, poi cognome, Palmerius è attestato in Italia e in Francia già dal XII° secolo: la diffusione di tale nome è imputabile alle Crociate.
I ceppi Palmiero di Colle Sannita risultano del tutto estranei al nobile Casato Palmieri di Colle (la cui genealogia è accertata), anche se non mancano errori di trascrizione anagrafica da Palmiero a Palmieri.  Tra i Palmiero vanno ricordati i nomi di due briganti del periodo post-unitario: Antonio Raffaele Palmiero fu Giovanni e Vito Palmiero fu Damiano. Dal registro dello Stato delle Anime dell'anno 1861 (archivio parrocchiale della chiesa di San Giorgio Martire di Colle Sannita) risulta che "a palazzo Paolucci in via Fontenuova" (attuale corso Umberto) tra coloro che svolgono l'attività di "domestici" risultano anche "Palmiero Filomena, di anni 18" e "Palmiero Damiana, di anni 14". Nello stesso anno a palazzo Palmieri tra i domestici risulta una tale "Palmiero Maddalena, di anni 16, serva". Nel Libro dei defunti degli anni compresi tra il 1775 e il 1809 nell'elenco (scritto dall'Arciprete di Colle "Magnifico Don Giovanni de Paullis") delle 42 vittime che "morirono sotto il flagello del terremoto" del 26 luglio 1805 risultano anche i seguenti nominativi: "Grazia PALMIERO di Giovanni e Libera Nigro, di anni 5" "Anna Maria PALMIERO di Giovanni e Libera Nigro,di anni 4" "Giovanni Finella di Giorgio e Maria PALMIERO, marito di Anna Elena Di Pinto, di anni 29" "Crescenza PALMIERO di Domenico e Angela Iamarino, moglie di Pasquale Tedesco, di anni 66".
PALMIOLI Palmioli è tipico della fascia centrale che comprende Marche Umbria e Lazio, con piccoli ceppi a San Severino Marche, Cingoli e Montelupone nel maceratese, a Cannara e Bevagna nel perugino ed a Roma e Monterotondo nel romano, potrebbe derivare dal nome del paese Palmiolo di Cascia nel perugino, probabile località d'origine dei capostipiti.
PALMIOTTA
PALMIOTTI
PALMIOTTO
Palmiotta, assolutamente rarissimo, è del barese, Palmiotti è tipico barese, di Molfetta in particolare, Palmiotto, oltre al nucleo principale a Giovinazzo (BA) ha un ceppo forse non secondario a Cerignola (FG), potrebbe derivare dall'etnico grecanico palmiota, che vale cittadino di Palmi nel reggino, secondo un'altra ipotesi, che prende sempre comunque in considerazione la desinenza in iotta, potrebbero essere cognomi di origine albanese.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Palmiotti è un cognome originario calabrese, riconoscibile dalla tipica desinenza in -otto, che indica origine, provenienza. Significa "originari di Palmi (RC)". Il suffisso è di origine neo-greca.
PALMISANO Si identificano perlomeno due ceppi originari, uno nella zona che comprende il barese, il tarantino e il brindisino, l'altro sul percorso che dal reggino, tramite il messinese, il catanese, Enna e Termini Imerese, arriva fino al palermitano e di lì ad Ustica. Chiaro esempio di concorrenza di derivazione multipla, da luogo ad una ridda di ipotesi, che varia a seconda della località. Il Ceppo siculo, probabilmente deriva dal nome della cittadina di Palmi (RC), ma potrebbe pure derivare dal nome greco Palmys o da un aggettivo tardo latino palmisanus, che dovrebbe significare portatore di palme.  Il ceppo pugliese probabilmente ha più origini, data l'alta concentrazione e diffusione, l'ipotesi più probabile è che prenda il nome da un clan (la gens Mesia) che dovrebbe aver dato il nome a vari casali e toponimi, in Puglia e nel centro e sud Italia, o da una regione dalla quale sarebbero emigrati in modo abbastanza massiccio, come potrebbe essere la Mesia (nei Balcani) o la Misia (in Anatolia zona di Pergamo), esiste anche un'ipotesi più romantica che vuole che il capostipite fosse  Paolo di Tommaso (Pali-Misani), principe epirota al seguito di Demetrio Reres che si distinse quale condottiero nella lotta contro i feudatari che nel 1435 combatterono Alfonso d'Aragona dal quale Pali Misani venne investito del governatorato di Casale San Giorgio, poi chiamato Locorotondo il 20 maggio 1456. Tra gli uomini illustri di questa famiglia si ricorda il primo Sindaco di Locorotondo di nome Feliciano Palmisano che esercitava anche la professione di dottore in legge;  Palmisano di Palmisano arciprete e Donato Antonio Palmisano procuratore dell'Università di Locorotondo.  Nel 1613  Feliciano Palmisano divenne arciprete ed  insignito della seconda dignità della Collegiata di San Giorgio Martire in Locorotondo;  Nel 1821, il Regio Cancelliere don Giuseppe Giorgio Palmisano insieme ad altri concittadini, partecipò ai moti mazziniani promossi dalla Giovane Italia.
PALMISCIANO Specifico campano, potrebbe essere connesso con il nome di località Miscianus di cui abbiamo tracce dal febbraio del 1042, quando in un atto vediamo donate alcune terre di Montoro (AV), una delle quali confina con la bia caba e col ribus siccum. "... Ideoque nos leo filius quondam giaquinti et comitissa filia quondam iohanni, qui sumus vir et uxor, clarefacimus nos abere rebus in locum montorum ubi miscianus dicitur, rotense finibus ...".
PALMITESSA Specifico di Barletta e Monopoli nel barese.
PALOMBA
PALOMBELLA
PALOMBELLI
PALOMBI
PALOMBIERI
PALOMBO
PALOMMELLA
PALUMBA
PALUMBELLA
PALUMBI
PALUMBO
Palomba è tipicamente campano, soprattutto del napoletano, con ceppi anche nel tarantino, nell'iserniese, a Roma ed in Sardegna, Palombella, molto raro, è tipico del barese e tarentino, Palombelli, molto molto raro, è laziale, Palombi è comune nella fascia centrale che comprende Marche, Umbria e Lazio, Palombieri, assolutamente rarissimo, è tipico della fascia che comprende Umbria Lazio e teramano, Palombo è tipico laziale, con ceppi anche in Abruzzo e Molise, Palommella è quasi unico e sembrerebbe della fascia centrale, Palumba, assolutamente rarissimo, è del sud, Palumbella, assolutamente rarissimo, è pugliese, Palumbi, molto raro, è tipico del teramano, Palumbo è difusissimo in tutto il centro sud, derivano tutti da soprannomi legati a diminutivi o vezzeggiativi del vocabolo dialettale palumbo (colombo) usato anche come nome, come si può desumere da questo scritto del 1300 a Pescara: "...Est profecto quaedam villa vocata Superclo, in Sancti Valentini Castello translata, quam a Tederamo et Palumbo germanis fliis quondam Reparati legaliter ad profectum Piscariensis Ecclesiae triginta solidis emit. ..", ma è pure possibile che molti ceppi derivino da nomi di località come Roccapalumbia (PA), Cessapalombo (MC), Colpalombo (PG), Santa Palomba (RM) e molte altre.  Troviamo tracce di queste cognominizzazione, in Campania a Solofra (AV) nel 1500 con il fiscale regio Tomase Palumbo,  in Calabria nel 1600 con 1mons. Paolo Palumbo, vescovo di Cassano Jonio (CS).
integrazioni forniti da Massimiliano Palombi
Palombi di Monte San Martino (MC), nobili di Monte San Martino, sono presenti nel comune dal Rinascimento.
PALOPOLI
PAOLOPOLI
Palopoli, oltre al piccolo ceppo secondario romano, ha un ceppo nel cosentino, a Rossano, Cassano allo Jonio, Longobucco, Crosia e Spezzano della Sila, Paolopoli, praticamente unico, è anch'esso del cosentino.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
D'origine arbëreshë (più probabilmente greco-albanese), i cognomi Palopoli e Paolopoli sembrano nascere da un adattamento del cognome greco Pavlopoulos, che, composto dalla radice Pavlos (l'italiano Paolo) e dal suffisso -opoulos (con valore d'appartenenza), può essere tradotto come figlio di Paolo (vedi Di Paola). In conclusione, dunque, si tratterebbe delle cognominizzazioni dei nomi personali dei capostipiti.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Palopoli  è un cognome calabrese che potrebbe essere derivato dal greco Paleòpolis = città antica.
PALOSCHI Originario delle province di Brescia, Bergamo e Cremona, deriva dal toponimo Palosco (BG), tracce di questa cognominizzazione le troviamo ad esempio agli inizi della seconda metà del 1600 con Michele Paluscus, fu Santo, agrimensore pubblico di Soncino che in un atto certifica la misurazione di due terreni in Calcio (BG), dati in enfiteusi alla famiglia Paloschi dal conte Antonio Secco Suardo Comneno.
PALTERA Paltera, molto raro, sembra tipico di Bari.
PALUCCI
PALUCCIO
Palucci è tipicamente abruzzese, Paluccio, più raro sembra essere di Crotone, dovrebbero derivare da modificazioni del nome Paolo.
PALUDETTI Dovrebbe essere specifico dell'opitergino.
PALUDI
PALUDO
Paludi è estremamente raro, ha un ceppo nel chietino ed uno nel cosentino, Paludo è assolutamente rarissimo, sembra tipico della provincia di Venezia.
PALUSCI Palusci, molto molto raro, è tipico di Pescara e in particolare di Bisenti nel teramano, potrebbe derivare dall'antico nome paluscus attribuito forse ad un capostipite che proveniva da località palustri come Le Pantane situata appunto nei pressi di Bisenti.
PAMBIANCO
PANBIANCO
PANEBIANCO
PANIBIANCHI
Pambianco sembra specifico della fascia marchigiano, umbro, laziale con massimaconcentrazione nel perugino, Panbianco è assolutamente rarissimo, Panebianco è molto diffuso al sud, in particolare in Sicilia, Calabria e Puglia, Panibianchi è unico, tutti questi cognomi dovrebbero derivare dal nome tardo medioevale Panis cui l'aggiunta di bianco attribuisce un maggior valore di bontà, rientrano tutti nella grande famiglia dei nomi augurali attribuiti ai capostipiti.
PAMIO Pamio,  molto raro, è tipico di Scorzè nel veneziano, di Venezia e di Noale, dovrebbe derivare dal nome celta Pamius, ma potrebbe anche derivare da un nome di località ora scomparso, luogo chiamato come quello citato in un Breve recordationis terre del 1189 nel milanese: "..Campi et silve et vinee et sedimina et prata insimul tenente iugera .XVI. et pertice .VIIII. et tabule .II., a mane et monte illorum Fontana, a sero illorum de Caprino, a meridie suprascripta terra; silva dicitur Rio Avostano, a mane Pacialo, a monte Carabio, a sero rio, pertice .VII. et tabule .VIII.; pratum donegum dicitur Affosato, a mane Fontana et Navino, a meridie Pamio, a sero Sovrengo, a mont flumen, pertice .IIII. et dimidia; campus dicitur a Longa, a meridie via illorum de Pamio, pertice .II. ..", troviamo tracce di questa cognominizzazione a Treviso nella seconda metà del 1600 con un tale Gottardo Pamio "publico agrimensore di Commun" e nello stesso periodo, sempre nel trevisano troviamo Don Lodovico Pamio Pievano di Peseglia.
PAMPANA
PAMPANI
PAMPANO
Pampana ha un ceppo toscano nell'area livornese, pisana, ed uno laziale, in particolare nel viterbese, Pampani, assolutamente rarissimo, parrebbe dell'area emiliano, romagnola, Pampano è specifico di Ascoli Piceno, potrebbero derivare da soprannomi originati dal termine dialettale toscoemiliano pampana o pampano (pampino, tralcio d'uva), forse a sottolineare caratteristiche comportamentali dei capostipiti.
PAMPARATO Pamparato, assolutamente rarissimo è di origini liguri, del savonese in particolare, dovrebbe derivare dal toponimo Pamparato in provincia di Cuneo nelle vicinanze di Albenga, Finale Ligure e Pietra Ligure nel savonese dove è presente il cognome.
PAMPINTO
PANEPINTO
Pampinto, praticamente unico, è la forma contratta di Panepinto, che è tipicamente siciliano, dell'agrigentino, in particolare di San Giovanni Gemini, ma anche di Casteltermini, Cammarata e Bivona, di Palermo, Valledolmo e Caccamo nel palermitano e di Caltanissetta, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine pane pinto, cioè pane scuro, pane dozzinale, riferito ad un capostipite di cui evidentemente non si avesse una buona opinione (vedi in antitesi PAMBIANCO).
PAMPURA
PAMPURI
PAMPURINI
PAMPURO
Pampura è quasi unico, Pampuri è tipico di Milano e della zona tra Milano e Pavia, con un ceppo forse secondario a Prevalle (BS), Pampurini, assolutamente raro, è di Piacenza, Pampuro, altrettanto raro, sembrerebbe dell'alessandrino, dovrebbero derivare dal nome Pampurio, ricordiamo San Riccardo Pampuri (1897-1930) di Trivolzio (PV).
PANACCIULLI
PANNACCIULLI
Panacciulli, estremamente raro, sembrerebbe specifico del barese, forse di Conversano, e del foggiano, Pannacciulli, leggermente meno raro, è tipico del barese, di Castellana Grotte in particolare, potrebbero derivare da forme ipocoristiche relative al nome greco Pannakios, latinizzato in Pannachius, (vedi PANNACI).
integrazioni fornite da Francesco Panacciulli
l'origine di questo cognome è dal cognome greco Panagulis, dovrebbe essere arrivato in Puglia dalla Grecia nel 1200, stabilendosi nella zona di Triggiano nel barese, in seguto Josepo Panacciulli si trasferì nella vicina Conversano. Si trovano ancora nell'archivio della curia scritti riferentesi a tali personaggi. In America risalta tra gli altri il professor Louis Panacciulli maestro e direttore della Nassau orchestra sinfonica fino al 1984.
PANADA Panada è tipico del bresciano, di Brescia, Castenedolo e Mazzano, dovrebbe derivare da soprannomi originati dal termine di lingua veneta panada (pancotto), cognome antico, già citato da Teofilo Folengo (1491 - 1544) nel Baldus: ".. Non ego deciperem te, mi Zambelle Panada, quae tibi promisi semel, attendenda memento. ..".
PANAGIA
PANAGIS
PANAIA
PANAJA
Panagia, molto molto raro, è dell'estrema punta della Calabria, Panagis è quasi unico, Panaia è specifico della Calabria, di Vallefiorita e Squillace nel catanzarese con un ceppo anche nel crotonese e nel reggino, Panaja, assolutamente rarissimo, è tipico del reggino.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Panaìa è cognome di Catanzaro che viene dal nome locale Panaìa, anch'esso nel Catanzarese. Si tratta della forma sincopata del cognome Panagìa, presente a Reggio Calabria. Entrambi derivano dal greco Panaghìa = santissima, cioè la Vergine Maria. Della stessa famiglia è anche il cognome Panagis.
PANARA
PANARI
PANARIO
PANARO
Panara ha un ceppo a Rosate (MI) ed a Milano, ed uno a Chieti ed a Bucchianico (CH), Panari, molto raro, è tipico di Modena ed Imola, Panario, assolutamente rarissimo, parrebbe del savonese, Panaro ha piccoli ceppi a Genova, Savona e nell'alessandrino a Acqui Terme e Castelletto d`Erro, ha un nucleo campano tra Casal di Principe (CE), Napoli e Pozzuoli (NA), uno a Paola (CS), ma il nucleo più importante è sicuramente pugliese, tra Altamura, Alberobello, Monopoli e Bari nel barese, Foggia e Castelluccio Valmaggiore  nel foggiano ed a Massafra (TA).
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Panara ha ceppi maggiori nel chietino e nel milanese, Panari e Panario, piuttosto rari, sono presenti a bassa frequenza fra il nord e il centro nord del paese, Panaro, molto più comune dei precedenti, è più tipicamente meridionale, con un nucleo principale fra il barese e il tarantino e nuclei secondari nel casertano, nel napoletano e nel cosentino, tutti questi cognomi derivano dall'antico italiano panaro, col significato di panettiere, fornaio; nel caso dei ceppi romagnoli (valido soprattutto per il cognome Panari), non è da escludere, tuttavia, che il cognome derivi dalla toponomastica modenese e, più nello specifico, da comuni quali Marano sul Panaro, San Felice sul Panaro, San Cesario sul Panaro e Savignano sul Panaro oppure direttamente dal fiume Panaro, un affluente del Po che scorre lungo il territorio.
PANARELLI
PANARELLO
PANARIELLO
PANNARELLI
Panarelli è specifico della fascia centrale delle Puglie, Pannarelli, assolutamente rarissimo, è probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione del precedente, Panarello sembra essere specifico del messinese e catanese, con un possibile ceppo nel casertano, dove è comunque probabile che si tratti di trascrizioni errate del locale Panariello, che è specifico del napoletano e salernitano. Questi cognomi derivano da soprannomi originati dal vocabolo pane e stanno ad indicare o un aspetto del carattere del capostipite o il mestiere di fornaio.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Panarello è cognome siciliano che significa 'piccolo paniere' (siciliano 'panaru'). Rohlfs142.
PANARONE
PANARONI
PANERONI
Panarone, assolutamente rarissimo, parrebbe del napoletano, Panaroni è tipico del pesarese di Fano, Pesaro e Piagge, Paneroni è tipico del bresciano, di Rudiano e Roccafranca, dovrebbero derivare da soprannomi originati dal mestiere del capostipite, molto probabilmente un panaropanero (fornaio o panettiere) di una stazza imponente, fatto che avrebbe giustificatoo all'accrescitivo.
PANASCI
PANASCI'
Molto rari, potrebbero essere originari della zona tra il messinese ed il catanese, la forma corretta è quella accentata.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Panascì è cognome della Sicilia orientale, variante fonetica di Panagia (cfr.)
PANATO Panato è tipicamente veneto, del veronese e del vicentino, con un piccolo ceppo anche nel ferrarese, dovrebbe trattarsi di una forma patronimica tipicamente veneta, dove il suffisso -ato stia per il figlio di, riferito a capostipiti i cui padri si fossero chiamati Pane (vedi PANE).
PANATTA
PANATTI
PANATTONI
Panatta è tipicamente laziale, di Roma, Sambuci, Vicovaro e Tivoli, Panatti, molto raro, è lombardo, di Chiavenna nel sondriese e di Porlezza nel comasco, Panattoni ha un ceppo toscano a Montecarlo, Lucca, Altopascio e Capannori nel lucchese, a Livorno, a Castelfranco di Sotto, Pontedera e Santa Croce sull'Arno nel pisano ed a Ponte Buggianese nel pistoiese, ed un ceppo a Roma, Tivoli, Casape e Frascati nel romano, dovrebbero derivare da soprannomi basati sul termine arcaico panata, una specie di zuppa di pane raffermo in uso soprattutto in Toscana e nel Lazio, in epoca medioevale la panata era anche un largo boccale.
PANAZZA
PANAZZI
PANAZZOLO
Panazza, molto molto raro, sembrerebbe del mantovano, di Ostiglia e Viadana in particolare, Panazzi è quasi unico, Panazzolo è decisamente veneto, del trevisano, di Asolo e Pederobba e Cornuda in particolare, potrebbero derivare, direttamente o attraverso una forma ipocoristica, da un soprannome originato dal mestiere di garzone di fornaio svolto dal capostipite.
PANCALDI
PANCALDO
PANCALLI
PANCALLO
PANCOTTI
PANECALDO
PANGALLI
PANGALLO
Pancaldi è tipico del bolognese e ferrarese occidentale, Pancalli, assolutamente rarissimo, sembrerebbe del centro Italia, Pancallo e Pancaldo rarissimi, potrebbero essere della provincia di Reggio Calabria o di Messina, Pancotti è molto raro, dovrebbe avere un nucleo nel milanese, lodigiano ed alto piacentino, un'altro probabile nel bolognese ed uno opinabile nell'anconetano, Panecaldo decisamente raro è specifico del Lazio meridionale, Pangalli, quasi unico, parrebbe veneto, Pangallo ha un ceppo nel verbanese ed uno molto consistente nel reggino e nel vicino messinese, dovrebbero tutti derivare dal nome medioevale Pancaldus già cognominizzato nel 1188, come si evince dal Codice Diplomatico della Lombardia medievale nel quale si può leggere: "Anno dominice incarnationis millesimo centesimo octuagesimo octavo, nono die kallendas marcii, indictione septima.... ....de aliis questionibus nichil scit Petrus Pancaldus iurato dicit quod vidit presbiterum Rubaldum stare in suprascripta ecclesia pro monasterio...".
ipotesi fornita da Enzo Papa
Il cognome Pancallo (e l'alterato Pangallo) è un grecismo (Pan-kallos) del Sud-Italia e significa Tutto bello, molto bello.
PANCERA Specifico del bresciano e mantovano, dovrebbe derivare da un soprannome legato o alle dimensioni abbondanti, o all'essere il capostipite una buona forchetta.
PANCHETTI Panchetti, tipicamente toscano, è specifico di Firenze, Borgo San Lorenzo, Empoli, Barberino di Mugello e Montespertoli nel fiorentino e di San Miniato e Santa Croce sull?Arno nel pisano, potrebbe derivare da un soprannome forse attribuito a capostipiti che facessero i falegnami e producessero panche di mestiere.
PANCIATICHI
PANCIATICI
Panciatichi, molto molto raro, è tipico dell'area romagnola del ravennate e del forlivese, Panciatici è una forma ancora più rara, tipica del senese, ma entrambi i cognomi sono originari di Pistoia, dovrebbero derivare da soprannomi inerenti al mestiere di mercanti di generi alimentari, il casato medioevale dei Panciatici o Panciatichi, mercanti avveduti, che fecero la loro fortuna economica in operazioni finanziarie in terra di Francia, annovera Consoli come Sinibaldus Bartholomeus Panciaticus che Il Granduca Cosimo I° inviò presso la corte francese, ed un Cardinale, Bandinus Panciaticus, creato da Alessandro VIII durante il suo brevissimo pontificato.
PANCINI
PANCINO
PANSINI
PANSINO
PANZINI
PANZINO
Pancini è ha un ceppo nel piacentino a Piacenza, San Giorgio Piacentino e Carpaneto Piacentino, ed uno toscano nell'aretino, ad Arezzo e Castel Focognano, Pancino ha un ceppo nel veneziano a Santo Stino di Livenza e Venezia e di San Giorgio della Richinvelda ed Arzene nel pordenonese, Pansini ha un piccolo ceppo a Napoli, ma il ceppo principale è nel barese a Molfetta, con grandi concentrazioni anche a Bari, Bisceglie, Trani, Giovinazzo, Ruvo di Puglia e Canosa di Puglia, sempre nel barese, Panzini ha un ceppo ad Ancona, nel Lazio a Roma, Subiaco e Canterano nel romano ed a Pontecorvo e San Giovanni Incarico nel frusinate, ed in Puglia a Mola di Bari nel barese ed a Trinitapoli nel foggiano, Pansino è tipico di Lamezia Terme e Marcellinara nel catanzarese, Panzino è specifico del catanzarese, di Marcellinara e Catanzaro, tutti questi cognomi dovrebbero derivare da soprannomi nati da forme ipocoristiche derivate dal termine pancia o da suoi derivati dialettali, come pansa o panza, forse ad indicare nei capostipiti una leggera pinguedine.
PANCIROLI Specifico della zona parmense e reggiana, deriva dal cognome rinascimentale Pancirolus, nel 1507 troviamo a Torino un illustre canonico e storico Guido Pancirolus, nel 1600 Mons. Giovanni Giacomo Panzirolo è segretario del Cardinal Barberini.
PANCRAZI
PANCRAZIO
PANGRAZI
PANGRAZIO
Pancrazi ha un ceppo toscano, soprattutto nel fiorentino e nel pisano ed uno nel Lazio, Pancrazio, molto molto raro, sembrerebbe tipico del meridione, con un possibile ceppo nel catanzarese, Pangrazi è specifico dell'area che comprende le Marche, anconetano ed ascolano in particolare, Umbria, in particolare Terni e Narni nel ternano, il viterbese e Roma e Nerola nel romano, Pangrazio ha un piccolo ceppo nel bresciano e nel veronese ed uno nell'iserniese, dovrebbero derivare, direttamente o tramite alterazioni dialettali, dal nome Pancrazio, originato dal termine greco pankration che significa lottatore.
PANDINI Pandini è tipicamente lombardo della zona al confine tra le province di Milano, Bergamo e Cremona con un ceppo anche nel ferrarese, dovrebbe derivare dal toponimo Pandino nel cremasco.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pandini, secondo D. Olivieri (Dizionario di toponomastica Lombarda), deriva dal nome germanico Panto.
PANDOLFA
PANDOLFI
PANDOLFO
Pandolfa quasi unico è probabilmente dovuto ad errori di trascrizione, Pandolfi è diffuso in tutt'Italia, ha un ceppo importante in Lombardia, nelle Marche, nell'alta Toscana, nel Lazio, nel napoletano e nel cosentino, Pandolfo, meno diffuso, ha un ceppo nella zona che comprende le province di Venezia e quella di Treviso, uno nel Basso Lazio, uno tra napoletano, salernitano e potentino ed uno in Sicilia, derivano dal nome longobardo Pandulf latinizzato in Pandulfus, di cui si hanno tracce ad esempio nel 900 come si legge in Chronicon Salernitanum: "Dum ipso Landulfus prefuisset Samnitis annos..., ab hac luce subtractus est; Beneventanorum principatum eius filii Pandolfum et Landulfum bifarie regebant. Eo tempore sancte Romane sedis preerat papa Iohannes, filius cuidam Alberici patricii. Dum esset adolescens atque huiusmodi viciis detitus, undique hostium congregare iussit in unum, et non tantum Romanum exercitum, sed eciam Tusci Spolitinique in suum suffragiium conduxit, populusque multum nimis, et cum magna virtute Capuam properabat. Ilico princeps Pandulfus consanguineos suos Salernum misit, quatenus eminentissimum principem Gisulfum enixius obsecrarent, ut in eius adiutorium sine dilacione veniret.", o nel 1131 quando nel Codice Diplomatico della Lombardia medievale si legge: "... Nos in Dei nomine Sigeza, relicta quondam Orrici qui fuit dictus Pandulfus, de civitate | Mediolani, et Albertus et Orricus germani, ..." e nel 1210 nella Ryccardi de Sancto Germano Chronica excerpta de Landulfo de Aquino, dove si legge: "...Hic cum gente ipsius Ottonis ivit ad debellandum civitatem Aquini, in qua Landulfus, Thomas, Pandulfus et Robbertus domini Aquini, qui regis fidem servabant, se receperant cum gente sua; et cum non prevaleret in eam, viribus resistentibus predictorum, confusus et non sine dampno recessit ...". Esempio di questa cognominizzazione si ha già alla fine del 1500 a Segni (ROMA) con un tal Cesare Pandolfi citato in un atto dall'Ufficio del Vicario di Roma in qualità di esecutore testamentario.
PANE
PANELLA
PANELLI
PANELLO
PANI
PANINI
PANINO
Pane ha un nucleo importante nel napoletano, e dei ceppi nel catanzarese ed in Sicilia, Panelli sembra avere un ceppo nel bresciano ed uno nel lucchese, Panello, assolutamente rarissimo, è del genovese e spezzino, Pani è tipico del sud della Sardegna, Panini è tipico di Modena, del modenese di Formigine, Sassuolo, Nonantola e Maranello e del reggiano, di Correggio e Reggio Emilia, Panino, quasi unico, sembrerebbe piemontese, dovrebbero tutti derivare, direttamente o tramite ipocoristici, dal nome tardo medioevale Pane, Panis e Panellus o da soprannomi originati dal buon carattere del capostipite; tracce di questo nome si hanno ad esempio in un atto di compravendita redatto a Brescia nel 1172, dove si trova come teste un tal Panello Ferrari: "...Signa manuum Berardi de Madio et Vuithoni de Porta et Panelli et Stefani et Gambari Ferarii et Teutaldi Bosi testium....".  Esempio di questa cognominizzazione si ha ad esempio a Venezia nel 1177, in un atto relativo al trattato tra le repubbliche di Genova e Venezia si legge: "...et per manum Ogerii Panis, notarii et scribe Ianuensis curie conscripta, Venetie  Ianue quoque confirmata ...", in un documento del 1411 leggiamo: "..et  renonciaverunt et juraverunt et oblligaverunt et scilicet dictus procurator bona dicti monasterii et eiusdem domini prioris de Aurelio et dictus Joannes bona sunt et concesserunt litteras domini ducis aquitaniae dominis officialis lemovicensis et [.] nobiliaris in meliora forma presentibus religioso viro domino Petro Panini presbyterus priore de Salviaco et Georgeo Rogeris clerico de Castronovo testibus ad hac vocatis et est subsignatum Joannes clericus. ..".
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
sia Pane che Pani di Sardegna significano pane e derivano dal latino panis. Pane in logudorese, pani in campidanese. Pani e casu (pane e formaggio), il pasto tipico dei pastori della Sardegna; a cui si aggiunge. e binu a rasu (e vino a bicchiere pieno). È un cognome diffuso, nelle due uscite, in tutta la Sardegna sin dai tempi antichi. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, *LPDE, vi sono tre Pane e 5 Pani, tra i quali ricordiamo: Pane (de) Francisco, jurato ville Floxio (Flussio - Contrate Montis de Verro), Pane (de) Gantino, ville de Sancto Gavino (San Gavino Monreale), Pani (de) Andrea, jurato ville Morgogiori, Pani (de) Arsoco, ville Gonnos de Tramacia, Pani Margiano, ville Ecclesiarum (Villa di Chiesa - Iglesias), Pani (de) Nicolao, jurato ville Nurau Albu (villaggio distrutto - Campitani Majoris); infine troviamo, Paniecasu Guantino, ville Mahara. (Villamar - Contrate Marmille). Nel Condaghe di S. N. di Trullas, *CSNT (82, 98, 99), viene citato Pane Torbeni, teste in un acquisto di terra (comporu). Nel Condaghe di S. M. di Bonarcado, *CSMB, sono nominati: Pane Dominige (74, 142), citato in Corona (tribunale - 142) da Comida de Varca per furto di bestiame; Pane Nicola (12, 20.) più volte citato come teste in spartizione di servi (partizione de servis). Pani Bonu è il nome di un villaggio medievale scomparso (Campitano Simaxis). Attualmente il cognome Pani è presente in Sardegna in 131 Comuni su 377.
PANERA
PANERI
PANERO
PANIERE
PANIERI
PANIERO
Panera e Paneri, molto rari, sono probabilmente dell'area lombardo ligure piemontese, Panero, molto diffuso è piemontese, delle province di Torino e Cuneo, Paniere e Paniero sono quasi unici, <<<<<<panieri sembrerebbe toscoemiliano.
ipotesi fornite da Stefano Ferrazzi
Panera e Paneri, molto rari, sono presenti quasi esclusivamente neln nord ovest del paese, Panero, più comune dei precedenti, ha un nucleo principale in Piemonte, fra il cuneese e il torinese, e nuclei secondari sparsi fra il nord e il centro nord del paese, Paniere, unico, si riscontra soltanto a Gioiosa Marea (ME), Panieri, piuttosto raro, è più tipicamente tosco-emiliano, Paniero, quasi unico, si riscontra esclusivamente a Ravenna e a Moggio Udinese (UD), tutti questi cognomi derivano dall'antico italiano panero o paniere, col significato di panettiere, fornaio. Si tratta, dunque, delle cognominizzazioni di nomi di mestiere attribuiti ai capostipiti.
PANETTA Cognome sicuramente originario della zona Siderno (RC) - Locri (RC) - Gerace (RC) (dov'è tutt'oggi il cognome più diffuso) e presente per immigrazione in Piemonte, Liguria e Lazio. Potrebbe derivare dalla radice "pani" (pane)
integrazioni fornite da Alessio Bruno Bedini
PANFILI
PANFILO
Panfili è tipico della zona che comprende le province di Perugia, Terni, Orvieto, Roma e Frosinone, di Gubbio (PG) in particolare, Panfilo ha un ceppo veneto, del veneia particolare, ed uno nel romano e rietino, dovrebbero derivare dal nome greco latino Panphilus o Pamphilus, ricordiamo il martire fenicio Sanctus Pamphilus Caesariensis trucidato nell'anno 309. Il casato dei Panfili ha dato alla chiesa nel 1600 Papa Innocenzo X°.
PANFINI
PANFINO
Panfini, assolutamente rarissimo, sembrerebbe dell'area marchigiana, Panfino è praticamente unico, dovrebbero derivare dal nome tardo medioevale Panfinus, o anche da un soprannome, probabilmente attribuito ad un panettiere.
PANGALLI
PANGALLO
Pangalli è praticamente unico e si tratta di un errore di trascrizione del cognome Pangallo che è tipico del reggino.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Originario del reggino, deriva dal nome di origine greca Pangalos, col significato di molto buono o molto bello (letteralmente tutto buono o tutto bello, dal greco pan = tutto e kalos = buono, bello).
PANGARI
PANGARO
Pangari, quasi unico, ha presenze nel crotonese e nel catanese, Pangaro ha un ceppo nel basso potentino, a Francavilla in Sinni e San Severino Lucano ed un ceppo a Rose nel cosentino, dovrebbero derivare dal nome e cognome sia tracio che turco Pangarus, Pangaros, tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Frascineto nel cosentino nel 1600.
PANICCI
PANICCIA
PANICCIO
Panicci è specifico di Roma, Paniccia è tipicamente laziale, molto diffuso nel frusinate a Veroli, Frosinone, Torrice, Sora, Alatri ed Anagni, a Roma, Civitavecchia e Zagarolo nel romano ed a Priverno, Terracina, Aprilia, Sabaudia e Latina nel latinense, Paniccio è estremamente raro, ed è sempre laziale, dovrebbero derivare da un soprannome originato dal termine dialettale paniccia (un tipo di minestra d'orzo casereccia), derivato dal vocabolo latino medioevale panicia, con il medesimo significato, di cui abbiamo un esempio d'uso in epoca longobarda in un 'atto dell'anno 768: "..per omnem diem in Quadragesima, et habeant ad refectionem ipsi pauperis per unumquaque panem quadra una, uinum ternas fiolas, fabas et panicia ut sufficiat, et in Adsensionem Domini uel in uigilia de Aebefanias uolo ut pascat pauperus eos in istas duas uices, et habeant ad refectionem per unaquaque personam pane medio, lardo et faba..", ma è pure possibile che in qualche caso possano derivare dai nomi latini Panicius, Panicia, cioè dedicati al dio Pan.
PANICHELLI
PANICHI
PANICO
PANICUCCI
Panichelli è specifico di Civitanova Marche (MC), Panicucci è tipico dell'area pisana, zona di Pontedera e aree limitrofe, Panichi è specifico della Toscana e zone limitrofe di Umbria e Marche, Panico è molto diffuso nella Campania litoranea e nel centrosud della Puglia, dovrebbero derivare tutti, direttamente, o tramite modificazioni ipocoristiche, dal nome latino di origine greca Panicus, ricordiamo Panicos aiutante di Ade dio degli inferi,  ma potrebbero in alcuni casi derivare da soprannomi originati dal termine panìco un tipo di graminacea, tracce dell'uso di queste modificazioni le troviamo nel Codice Diplomatico Bresciano sotto l'anno 1184: "..inter Nuvolentum et Suranam terram et in loco Pospencii, et de his eum investivit, se teste presente, in lobia supra scalas, et Panichellus erat ibi et archipresbiter Iohannes de Gavardo et domnus Columbanus camararius et domnus Obizo prior et domnus Macarius et alii plures...".
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Panico è cognome panitaliano ma soprattutto diffuso in Campania e Puglia (prov. di Lecce). Deriva dal soprannome medievale PANE, dalla voce 'pane', latino 'pane(m)' per indicare un mestiere o, in senso figurato 'persona buona'. Con accento diverso: Panìco  deriva invece dalla voce latina 'panìcum' = panìco, pianta erbacea con infiorescenza a pannocchia, coltivata per l'alimentazione degli uccelli. Toponimo Panìco, Asciano, Siena.
PANIGA
PANIGHI
PANIGO
Paniga è decisamente lombardo della provincia di Sondrio, di Morbegno e Talamona, Panighi, decisamente più raro, è specifico di Milano, Panigo è caratteristico del milanese, di Cornaredo, Sedriano, Bareggio, Settimo Milanese e Milano, dovrebbero tutti derivare da un soprannome basato sul termine dialettale panigh (panico o miglio, Panicum miliaceum), un cereale che in epoca medioevale aveva una notevole importanza alimentare per l'uomo, anche se in Lombardia veniva più che altro utilizzato per il foraggio degli animali, i milanesi di una certa età si ricordano il pan de mej o pane di miglio, usato un tempo, magari con aggiunta di zucchero, come dolce.
PANIGADA Specifico della Lombardia occidentale, dovrebbe derivare da panichata (un piatto medioevale vedi ricetta), o anche dal vocabolo milanese panigada , in pratica del pane con fiori di sambuco. Da un libro di ricette del 14° secolo, leggiamo: Panichata con agresta.
Se tu voy fare panichata con agresta, toy lo panico pesto e ben lavata la schorza e ben monda, e toy do libre de mandole ben monde e ben macenate e distemperate con aqua chiara, e toy tre oche e mitile a rosto, e miti a fogo lo late de le mandole, le do parte e 'l panizo ben mondo, e fay coxere, e quando è ben cocto, toy lo grasso de l' ocha e mitillo entro lo panizo ed altro grasso frescho de struto che sia de porcho e una quantitade de zucharo e sale tanto che basta. Questa vivanda vuole essere biancha al piú che tu poi, e volse dare per scudelle e zucharo de sopra e le oche per taiere con uno altro savore, e vuole essere fatto como disse. Chi tolle lo figato de l'ocha e rossi d' ova lessali insieme e quando sono cocti, pestali in mortaro con bone specie fine [e] distempera cum l' alessaúra e con un pocho d' aceto e d' agresta e falo coxere a questo savore vole essere camelino.
PANIGATI
PANIGATTI
Tipici del milanese, Panigatti è abbastanza raro,  due sono le ipotesi, o la fusione dei due cognomi Pani e Gatti o la modificazione da panigatha (vedi Panigada).
PANIGAZZI Assolutamente rarissimo specifico del vogherese, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal vocabolo panigazzi (focacce di grano).
PANIS
PANISI
PANIZ
PANIZZA
Panis è quasi unico, Panisi è specifico del reggiano, di Reggio Emilia, Luzzara, Reggiolo, Fabbrico, Guastalla e Correggio, Paniz, molto raro è tipico della zona di Santa Giustina (BL), Panizza ha un ceppo trentino, ma è presente anche nel resto del nord, dovrebbero derivare da soprannomi originati dal vocabolo dialettale panis, o paniz (panico, un tipo di graminacea che viene brillata come il riso), panizza nella Lombardia, nel Trentino e nel Veneto viene ancora oggi chiamata una minestra fatta appunto con il paniz, tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Bianzone (SO) in un'annotazione del 1685 su di un Registro delle Opere, dove viene citato un pagamento al capomastro Stefano Panizza abitante a Ponte in Valtellina.
PANIZZI
PANIZZO
PANIZZOLI
PANIZZOLO
PANIZZON
PANIZZONE
PANIZZONI
PANOZZO
Panizzi ha tre ceppi, uno tra Sanremo, Taggia e Badalucco nell'imperiese, uno nel reggiano, tra Gualtieri e Boretto, ed uno tra Pisa e Livorno, Panizzo è veneto, con un ceppo a Roncade e Silea nel trevisano ed a Venezia e Meolo nel veneziano, con qualche presenza anche nell'udinese, Panizzoli, abbastanza raro è lombardo, Panizzolo ha un nucleo nel padovano e uno nel comasco e varesotto, Panizzon è sicuramente veneto, con un ceppo in particolare nel vicentino a Malo, Monte di Malo e Schio, Panizzoni, quasi unico, è molto probabilmente dovuto ad un'italianizzazione del precedente, Panizzone, estremamente raro, sembrerebbe piemontese del biellese, Panozzo è specifico del vicentino e veronese. Questi cognomi dovrebbero derivare, direttamente o tramite ipocoristici od accrescitivi, dal nome medioevale Panizo, o anche da soprannomi originati dal vocabolo pane e stanno ad indicare probabilmente un aspetto del carattere del capostipite, o, molto più probabilmente, il mestiere di fornaio.
integrazioni fornite da Huguette Rostagni
Il cognome Panizzi si trova a Badalucco (IM) dal 1644 vi è giunta provenendo da Lucca cambiando il nome da Panichi come era ivi chiamata in Panizzi probabilmente per una modificazione dialettale. I Panichi a Lucca risalgono almeno al 1000. Nel XV° secolo un ceppo di questa famiglia si trasferì in Francia dove vive tutt'ora.
PANNACI Pannaci, assolutamente rarissimo, sembrerebbe di Briatico nella provincia di Vibo Valentia.
integrazioni fornite da Francesco Pannaci Trigona
Antica famiglia calabrese di possidenti e liberi professionisti, presente da remota data nel territorio del Vibonese (un tempo Monteleone calabro) ed in particolare nel Comune di Briatico. Infatti, in alcune pergamene in lingua greca, tradotte poi in latino, riguardanti negozi giuridici svoltisi in "Agro Briatici" (vedi "Sillabus Graecarum Membranarum" di F.sco Trinchera) troviamo già nel 1251 un "Philippus Pannachius iudex civitatis Briatici", nel 1268 un "Gregorius Pannachius.", nel 1269 un "Rogerius Pannachius". L'etimologia del cognome Pannaci, dal greco Pannakios, latinizzato in Pannachius nel \"Sillabus Graecarum\", trova origine da panakis, ossia che sana tutto oppure che guarisce ogni male. Che detta famiglia sia stanziata nel territorio di Briatico da diversi secoli e che la stessa abbia avuto un ruolo attivo nella vita pubblica del posto, lo conferma anche il fatto che il toponimo Pannakonon (lett. dei Pannaci), ossia l'odierno paese Pannaconi (oggi frazione del Comune di Cessaniti, in passato entrambi "casali" di Briatico), già presente per certo nell'anno 1130, trova a sua volta origine dal cognome Pannaci. Del resto, tanti toponimi di paesi tuttora esistenti prendono appunto il nome dalla famiglia che, all'epoca in cui andavasi formando più o meno spontaneamente l'agglomerato abitativo, era proprietaria dei luoghi su cui esso sorgeva, ed ivi esercitava pertanto la propria influenza non solo nella vita sociale del nascente borgo ma anche nell'automatismo del nome che lo stesso abitato doveva assumere.
PANNELLA
PANNELLI
PANNIELLO
Pannella ha un ceppo a Teramo,  uno a Roma ed uno, il più consistente ad Acerra nel napoletano, nel beneventano a Paipisi, Ponte, Benevento, Torrecuso e Colle Sannita, ed a Napoli, Pannelli ha presenze nelle Marche e nel teramano, Panniello ha un ceppo a Napoli ed uno a Foggia, dovrebbero derivare, direttamente o attraverso un'alterazione dialettale, dal nome medioevale Panellus, Panella (vedi PANE).
PANNONE
PANNONI
PANONE
PANONI
Pannone è tipico dell'area che comprende il romano, il frusinate, il latinense, il casertano ed il napoletano, Pannoni, quasi unico, sembrerebbe laziale, Panone ha un ceppo nell'aquilano a Barisciano e l'Aquila ed uno a Roma, Panoni ha un ceppo a Bibbiena nell'aretino ed a Roma, dovrebbe derivare dall'aggettivo latino pannonius (della Pannonia, ungherese) o dal nome Pannonius da esso derivato, di cui abbiamo un esempio nelle Historiae di Ammiano Marcellino: "...tunc et Aequitius Illyriciano praeponitur exercitui, nondum magister sed comes, et Serenianus, olim sacramento digressus, recinctus est, ut Pannonius sociatusque Valenti domesticorum praefuit scholae. quibus ita digestis et militaris partiti numeri.  Et post haec cum ambo fratres Sirmium introissent, diviso palatio, ut potiori placuerat, Valentinianus Mediolanum, Constantinopolim Valens discessit....".  Tracce primeve di queste cognominizzazioni le troviamo riferite all'anno 1297 in questo testo: "...Evolat ad superos Beatus Vitus Panonius, qui Varadini e Regio sanguine natus vitam duxit in omni virtutum exercitio religiosam, claruitque miraculis a morte, et in vita. Ad confirmandam eius sanctitatem Deus renovavit prodigium, quod fecerat cum Elisaeo; dum enim homo tumulandus demitteretur in terram, ubi cadaver Viti attigit, repente est a mortuis suscitatus. Colebatur quondam inter Patronos contra pestem in Hungaria....".
PANNOZZA
PANNOZZI
PANNOZZO
Pannozza è praticamente unico, Pannozzi sembrerebbe specifico di Terracina nel latinense, Pannozzo, il più diffuso, ha un grosso ceppo a Fondi e buone presenze a Lenola, Campodimele, Terracina ed Itri nel latinense, dovrebbero derivare dal cognomen latino Panothius, che dovrebbe derivare da un soprannome greco originato dal fatto che il capostipite avesse delle grandi orecchie: "... dux audivit esse in latere terre illius supra mare nominum genus indomitum et populosum, qui Panothii vocantur. Illud nomen a latitudine aurium mutuaverunt. Nam pan totum, othis auris dicitur. ..".
PANNUNZI
PANNUNZIO
PANNUZZI
PANNUZZO
PANUNTI
PANUNZI
PANUNZIO
Pannuzzi, assolutamente rarissimo, parrebbe umbro, Pannuzzo è specifico della Sicilia meridionale, del siracusano e del ragusano, Panunti, quasi scomparso, parrebbe marchigiano, Panunzi e Pannunzi sono specifici della provincia di Roma, Pannunzio, estremamente raro, è tipico di Agnone nell'iserniese Panunzio è tipico pugliese della zona di Molfetta nel barese e di Lesina nel foggiano, derivano dal nome medioevale Panuntius di cui abbiamo un esempio in un testamento del 1556: "...Item lasso che ogni anno si dia mezo scudo per far dir la messa di San Gregorio per l'anima mia. Item lasso a mastro Panuntio medico una veste di rascia negra da medico che gli sia fatta nuova....".
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Panunzio è un cognome abbastanza diffuso in Italia. È piuttosto comune in Puglia. Secondo Minervini 368 potrebbe avere alla base il termine dialettale napoletano 'panunzio' = grembiule sostenuto da due bretelle in uso nell'Ottocento da parte di contadine. Secondo un'altra ipotesi significherebbe  letteralmente "pane con unto d'arrosto" e si riferirebbe a persone che facevano di solito questo tipo di colazione, specie i frantoiani.
PANSA
PANSI
Pansa, che ha presenze sparse in tutt'Italia, ha un ceppo piemontese, a Moretta, Genola, Savigliano e Cavallermaggiore nel cuneese,  a Torino ed a Villafranca Piemonte nel torinese, ed uno lombardo nel bergamasco, a Bergamo, Suisio e Castelli Calepio, Pansi, assolutamente rarissimo, sembrerebbe del bresciano, dovrebbero derivare dal cognomen latino Pansa, ricordiamo Gaio Vibio Pansa Caetroniano tribuno della Plebe e sostenitore di Cesare, che divenne Console di Roma nell'anno successivo alla morte di Cesare, Svetonio ne parla nel suo De Vita Caesarum - Divus Augustus: "..iussusque comparato exercituii pro praetore praeesse et cum Hirtio ac Pansa, qui consulatum susceperant, D. Bruto opem ferre, demandatum bellum tertio mense confecit duobus proeliis...".
PANUCCI
PANUCCIO
Di origini tipicamente calabresi sia Panucci che Panuccio, Panucci ha un ceppo a Crotone, nel catanzarese a Catanzaro ed Albi e nel cosentino a Rogliano, Panuccio è invece tipico del reggino, di Bagnara Calabra, Palmi, Sant'Eufemia d'Aspromonte, Sinopoli, Gioia Tauro, Taurianova, Seminara e Rizziconi, dovrebbero derivare dal nome medioevale Panuccius, di cui abbiamo un esempio d'uso a Pisa in uno scritto del 1279: "..Ex hoc publico instrumento sit omnibus manifestum quod Panuccius quondam Panuccii de Balneo ex certa et pura scientia et non per errorem dedit et tradidit, concessit et irrevocabiliter inter vivos donavit, ita quod nulla causa ingratitudinis revocari possit, domine sorori Francische, filie quondam domini Bernardini, venerabilis abbatisse dominarum monasterii omnium Sanctorum pisane diocesis. ..", un ipocoristico del nome medioevale Pane, Panis (vedi PANE).
PANTALEO
PANTALEONE
PANTALEONI
PANTALONE
PANTALONI
Pantaleo è tipico pugliese, ma con un nucleo autonomo anche nel trapanese, Pantaleone, decisamente più raro, ha un ceppo abruzzese ed uno palermitano, Pantaleoni è tipico di Emilia, Marche, Umbria e Lazio, Pantalone è decisamente abruzzese, di Francavilla al Mare, Ripa Teatina e Chieti nel chietino e di Pescara, Pantaloni, decisamente più raro è marchigiano, di Fabriano ed Ancona, derivano dal soprannome, nome di origine greca Pantaleo (tutto leone, animoso e coraggioso come un leone). Ricordiamo la maschera Pantalone del teatro dell'arte, originaria di Venezia, incarna la figura del vecchio mercante avaro.
PANTANI
PANTANO
Pantani hn nucleo in Toscana, nel livornese, pisano e provincia di Firenze, ed un probabile ceppo nel riminese, Pantano ha un nucleo nella Sicilia orientale, uno nel Lazio, uno nel genovese ed uno nel padovano, derivano dal cognome medioevale Pantanus, in un atto notarile del 1206 a Pavia compare come testimone "..Interfuerunt Otto Pantanus, Iohannes de Beccaria et Ugo de Castello testes.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pantani è un patronimico dal nome Pantano, frequente nell'antichità. San Pantano, nato in Sicilia nel III sec. d.C., fu dottore della Chiesa; Pantanus fu un filosofo cristiano della corrente stoica che visse nel II sec. d.C. e scrisse dei commenti ai libri del Vecchio Testamento, andati perduti. Il nome si continuò anche nel Medio Evo, come dimostrano alcune cronache e atti notarili. Probabile una derivazione dal sostantivo 'pantano' = palude, di incerta etimologia. Secondo DETI  risale a un vocabolo di origine preindoeuropea che Devoto individua in *palta = fango. Toponimo in Romagna: Pantano (Galeata) Polloni 908.
".
PANTELLA
PANTELLI
Pantella, molto raro, è tipico della zona che comprende l'Umbria, l'anconetano ed il maceratese, Pantelli è praticamente unico e dovrebbe essere dovuto ad un errore di trascrizione del precedente, potrebbero derivare dal toponimo Pantalla (PG), tracce di questa cognominizzazione le troviamo in uno scritto del 1600 con un certo Theophelos Pantellus.
PANTERA
PANTERI
PANTERO
Pantera ha un piccolo ceppo tra massese e lucchese ed uno ancora più piccolo tra ravennate e cesenate, Panteri è decisamente toscano, di Pescia nel pistoiese in particolare, Pantero, praticamente unico, dovrebbe essere dovuto ad un errore di trascrizione di uno dei precedenti, dovrebbero derivare dal nome latino Pantherus o Panthera, probabilmente portato dai capostipiti, di questo nome abbiamo un esempio in un'antica lapide: "AD XII. CAL. FEBRV. CIC. IC. XIC. SOLOMO PANTHERUS F.".
PANTI
PANTINI
PANTINO
Panti è tipicamente toscano, del fiorentino e del senese, con un piccolo ceppo anche nell'anconetano, Pantini è molto raro, sembrerebbe avere un ceppo tra aretino e perugino ed uno nella provincia di Roma, Pantino, molto più raro sembra siciliano, dovrebbero derivare dal nome latino di origini greche Panthus, citato ad esempio da Properzio: "..A quantum de me Panthi tibi pagina finxit, tantum illi Pantho ne sit amica Venus! sed tibi iam videor Dodona verior augur uxorem ille tuus pulcher amator habet! ..", o dalla sua forma ipocoristica Pantinus, di cui abbiamo un esempio con Petrus Pantinus Tiletanus autore del De vita ac miraculis Dominae Theclæ virginis martyris, o come si legge in quest'opera del 1635: "...et perscripsisset quae confessus fuerat, comes ingemuit, subindeque dixit quod Pantinus a cubiculo famulus fassus est...".
PANTE'
PANTO
PANTO'
Decisamente tutti siciliani, Panté, è specifico del messinese, di Barcellona Pozzo di Gotto in particolare, e di Terme Vigliatore, Milazzo, San Filippo del Mela e Messina, Panto, assolutamente rarissimo, è presente nella parte sudorientale dell'isola, Pantò ha un ceppo a Messina e nel messinese ad Alì, Spadafora ed Alì Terme, uno a Catania, Paternò ed Adrano nel catanese, e nel siracusamo a Lentini e Siracusa, tutti questi cognomi dovrebbero derivare da nomi o soprannomi originati dal termine greco antico παντελής  pantelés (completo, perfetto), si può comunque anche ipotizzare possa trattarsi di una dialettizzazione del nome germanico medioevale Bando, Bandus (vedi BANDI).
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pantò è cognome della Sicilia orientale e di Palermo. Ripropone il cognome Pantόs molto diffuso in Grecia. Rohlfs 143.
PANTONI Molto raro, sembra avere due ceppi, uno nel teramense ed uno in provincia di Roma.
PANVINI
PANVINO
Sia Panvini che Panvino hanno presenze sparute sparse qua e là per l'Italia, anche se sembrerebbero maggiormente rappresentati in Sicilia ad Enna e Leonforte nell'ennese ed a Palermo e Catania il primo ed a Caltanissetta il secondo, dovrebbero derivare dal nome medioevale Panvinus, una forma contratta del nome e soprannome medioevale Panis et vinum, che richiamava il Sacramento dell'Eucarestia, di quest'uso abbiamo un esempio in un documento del 1189 nel novarese leggiamo: "...in territorio de Vellate.. ..haeredes Arderici Panisetvini..." ed in un documento del 1138 a Novara troviamo: "...in civitate Novarie interfuerunt.. ..Ugo Panis et vini... ..testes...".
PANZA
PANZIN
Panza è presente al nord ed al sud dell'Italia peninsulare, Panzin, rarissimo potrebbe essere originario dell'alessandrino, dovrebbe derivare da un soprannome legato o alle dimensioni abbondanti, o all'essere il capostipite una buona forchetta.
PANZARDI
PANZARDO
Panzardi è tipicamente lucano del potentino, di Moliterno, Castelsaraceno, Lauria e Senise, Panzardo è praticamente unico, dovrebbero derivare dal nome medioevale Panzardus, di cui abbiamo un esempio a Modena in un atto dell'anno 1188: "In Dei nomine anno eius, millesimo centesimo octuagesimo octavo, secundo die intrante mense augusto, indictione sexta. In presentia domini Rolandi Caritatis.. ..Pegolotus Bibani, Truculus, Panzardus. Actum Mutine in maiori ecclesia feliciter. Ego Paulus, sacri imperii notarius, interfui et hoc auctenticum scripsi.".
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Panzardi è cognome lucano e calabrese cfr. Pansard cogn. in Francia: 'pancione'. Cfr. Rohlfs, Cognomi lucani.
PANZARELLA
PANZARELLO
Panzarella è tipicamente meridionale, ha un ceppo calabrese nel catanzarese a Curinga ed a Lamezia Terme, ed un ceppo siciliano nel palermitano a Palermo, Aliminusa e Montemaggiore Belsito, con un ceppo anche a Sommatino nel nisseno, Panzarello, praticamente unico, è siciliano, dovrebbero derivare da soprannomi basati sul fatto che i capostipiti fossero leggermente grassi ed avessero una pancetta prominente.
PANZERA
PANZERI
PANZERINI
PANZIRONI
Panzera è panitaliano, Panzeri è specifico della Lombardia, Panzerini, assolutamente rarissimo, è della bassa bresciana, Panzironi è specifico del romano, di Roma e Zagarolo in particolare, ma anche di Monteporzio Catone, San Cesareo e Frascati, dovrebbero derivare, direttamente o tramite forme ipocoristiche o accrescitive, da soprannomi originati dalla presenza di una pancia imponente nei capostipiti.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Panzeri, Panzera, riferimento a "chi fabbricava pancere, corazze". Lurati vede però nella variante Panìcera una derivazione da 'panizza', "focaccia", per indicare chi la fabbricava (v. Panizza).
PANZICA Panzica è tipicamente siciliano, di Palermo soprattutto, di Corleone e Termini Imerese nel palermitano e di Resuttano, Caltanissetta e San Cataldo nel nisseno, dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine dialettale siciliano panzicu (pancione, panciuto).
PANZITTA Panzitta ha un piccolo ceppo a Telti in Gallura ed un ceppo più consistente a Joppolo e Rombiolo nel vibonese, che dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine dialettale sia calabrese che sardo  panzitta (pancetta), probabilmente a sottolineare una leggera adipe del capostipite.
PANZOLIN
PANZOLINI
Panzolin, praticamente unico, sembrerebbe del bellunese, Panzolini è tipicamente umbro, del perugino, di Bastia, Foligno e Perugia, potrebbero derivare da nomignoli attribuiti a bambini paffutelli, divenuti poi soprannomi e successivamente identificativi cognominali.
PAOLACCI
PAOLETTI
PAOLETTO
PAOLOCCI
PAOLUCCI
PAULETTI
Paolocci è tipico del Lazio centrosettentrionale e del ternano, Paolacci è specifico del centro Italia, ha un forte nucleo nel Lazio e più ceppi nel lucchese, e ai confini con le Marche e l'Umbria, Paoletti specifico del centro, con una buona diffusione anche al nord del paese, ha ceppi anche nel napoletano, beneventano e foggiano, Paoletto è tipico di Verona e di Sarcedo e Carrè nel vicentino, Paolocci è tipico del Lazio centrosettentrionale e del ternano, Paoluzzi ha un ceppo friulano nell'udinese, a Buttrio, Premariacco e San Giorgio di Nogaro, uno emiliano a Ferrara ed a Carpi nel modenese, uno a Penna in Teverina nel ternano ed uno a Roma ed Albano Laziale nel romano, Pauletti è specifico di Feltre nel bellunese, derivano tutti da modificazioni ipocoristiche o peggiorative del cognomen latino Paulus (piccolo).
PAOLANGELI
PAOLANGELO
Paolangeli, molto molto raro, è specifico del basso Lazio, di Sermoneta e Bassiano nel latinense e di Cerveteri e Roma nel romano, Paolangelo sembra essere specifico di Santeramo in Colle nel barese, nascono probabilmente dal fatto che il capostipite avesse il nome composto Paolo Angelo.
PAOLANTONI
PAOLANTONIO
Paolantoni è tipicamente romano, con piccoli ceppi anche a Castel Sant'Angelo nel reatino ed a Terni ed Orvieto nel ternano, Paolantonio ha vari ceppi, a Roma, nell'aquilano, in Molise, in Campania, in particolare nel salernitano, nel foggiano e nel barese, dovrebbe derivare dal nome composto Paolo Antonio portato dal capostipite.
PAOLI
PAOLICELLI
PAOLINI
PAOLINO
PAOLO
Paoli e Paolini sono presenti in tutto il centronord, con un nucleo principale in Toscana per Paoli, e nella fascia che comprende Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo e Lazio per Paolini, Paolino è tipico del sud, Paolo ha un ceppo nel casertano, uno nel Salento ed uno nel reggino, Paolicelli è diffuso nell'area pugliese, lucana, a Matera in particolare e nel materano, a Barletta ed Altamura nel barese ed a Cerignola nel foggiano, derivano tutti, direttamente o tramite varie forme ipocoristiche, anche composite, del nome medioevale Paolus o Paolo.
PAOLILLO Discretamente diffuso, sembra avere due ceppi, uno nel napoletano ed uno nel barese, deriva da una modificazione dialettale del cognomen latino Paulus (piccolo).
PAOLONI Tipico della fascia che comprende Marche Umbria e Lazio, deriva dal cognomen latino Paulus (piccolo).
PAOLUCCI Paolucci è specifico delle regioni centrali italiane, deriva da modificazioni del cognomen latino Paulus (piccolo).
integrazioni e stemmi forniti da Fabio Paolucci
Antica e nobile famiglia trasferitasi da Todi a Perugia a Spello. Da Perugia il ramo primogenito si stabilì a Pesaro ed indi a Modena. Da Pesaro un ramo si stabilì agli inizi del '600 nel Sannio a Colle Sannita e da lì si trasferì a Salerno, Benevento e Napoli. Secondo la leggenda i Paolucci sarebbero discesi da Paoluccio Anafesto, primo doge di Venezia. Un' altra leggenda li riallaccia ad un Paoluccio d'Agato o Agatone che secondo antichi Annali avrebbe rappresentato la città di Perugia nel 760 d. C. in una vertenza di confini tra le tre città di Perugia, Spoleto e Todi. La genealogia è accertata dal XIII sec. con un Pavoluccio Paolucci vivente a Perugia e bisavolo di Angelo di Paoluccio di Ceccolo creato Conte Palatino da Sigismondo Re dei Romani il 4 ottobre 1414.Oltre al Casato sopracitato esistono altri ceppi aristocratici:  i Paolucci di Calboli, i Paolucci di Calboli Barone, i Paolucci Crognali marchesi di Castelnuovo, i Paolucci Mancinelli nobili di Todi, nonchè un ramo Veneto. Tra i Paolucci di Calboli ricordiamo Rinieri e Fulcieri, due nobili forlivesi menzionati da Dante nel XIV° canto del Purgatorio: "...Questi è Rinier; questi è 'l pregio e l'onore/de la casa da Calboli, ove nullo/fatto s'è reda poi del suo valore...".
(vedi anche Paulucci)
PAONE
PAONI
Paone è tipico del centrosud, di Lazio, Campania, Calabria e Sicilia, Paoni è del centro Italia, forse del ternano, dovrebbero derivare dal nome medioevale Paonus di cui abbiamo un esempio a pavia in una Cartula venditionis, investiture et refutationis dell'anno 1153: "...una cum noticia propinquorum parentum meorum, id sunt Paonus et Rainardus propinqui mei, in corum presencia et testium certam facio profesionem quod nullam me pati violencia...", ma potrebbero anche in alcuni casi derivare da soprannomi originati dal vocabolo pavone, tramite variazioni dialettali, forse ad indicare atteggiamenti vanitosi del capostipite.
PAONESSA Paonessa ha un piccolo ceppo a Napoli ed a Carinola nel casertano, il nucleo principale è in provincia di Catanzaro a Gimigliano ed a Catanzaro, con ceppi anche a Curinga, Pentone, Fossato Serralta, Lamezia Terme e Tiriolo, potrebbe trattarsi di matronimici originati da toponimi come Montepaone (CZ), ma è pure possibile una derivazione dal nome medioevale Paonus, Paona (vedi PAONE).
PAPA Papa è panitaliano, deriva da nomi e soprannomi originati dal vocabolo papa, che a seconda delle regioni assume il significato di padre, zio, sacerdote, padrino, persona di rispetto, ecc.".
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PAPA: in effetti non è un cognome sardo, anche se presente in Sardegna, nella quale il suo corrispondente è Paba. Nelle parlate della Sardegna attuale però il termine “papa” ha sostituito il più tipico paba (vedi PABA). Il cognome Papa è diffuso in tutto il territorio nazionale, in maniera per lo più omogenea. Si tratta di cognome dato al capostipite come nomignolo o soprannome; gli esempi simili non mancano: Re, Conte, Principe, Imperatore, Cardinale, Marchese, Senatore, etc.; un fenomeno non solo italiano; è comune ad esempio in Grecia il cognome Pa(p)pas ( Πά(π)πας), che significa patriarca, padre ed anche papa. Attualmente il cognome Papa è presente in 1294 Comuni italiani, di cui solo 7 in Sardegna: Nuoro 12, Villa San Pietro 3, Villasor 3, Oristano 3, etc. Nel resto d’Italia la presenza più numerosa si registra a Roma, con 938 – più quello vero; Napoli ne conta 629,  Milano 261, etc.
PAPACE
PAPACCI
PAPACCIO
Papacci è tipico del romano, di Velletri e di Roma stessa, Papaccio è specifico del napoletano, di Casoria, Napoli, Brusciano ed Afragola e di tutta la provincia, Papace, molto raro, è di origini napoletane, dovrebbero tutti derivare dal nome medioevale latino Papacius, di cui abbiamo un esempio in una Carta Investiture a Pavia nel 1197, in un atto notarile infatti leggiamo:: "Anno dominice incarnacionis millesimo centesimo nonagesimo septimo, indicione quinta decima, die mercurii tercio mensis de|cembris. In Papia. Domina Scolastica, abbatissa monasterii Sancti Felicis, consensu et affirmacione donne Massimille et donne Sibilie et donne Pacientie et donne Faustine, monacharum eiusdem monasterii, a parte ipsius monasterii investivit Papacium Beccarium nominative de petiola una de vitibus quam suprascriptum monasterium habere videtur iuxta fossatum civitatis ..", un'alternativa è una derivazione dal cognome greco Papakis, difficilmente però estendibile ai ceppi laziali, secondo altri deriverebbero invece da alterazioni del termine greco papas (prete), ipotesi che non si può scartare in assoluto, ma che non è molto probabile.
PAPADA
PAPADA'
Papada è praticamente unico, Papadà lo è quasi, ha sparute presenze nel cosentino a Castrovillari e Vigne,k dovrebbe essere di origini greche e derivare dal cognome greco Papadàs.
PAPADIA Papadia è tipicamente pugliese, del Salento in particolare, di Galatina, Nardò, Lecce, Cannole, Corigliano d'Otranto, Surbo e Maglie nel leccese, di Latiano e Mesagne nel brindisino e di Foggia, dovrebbe essere di origini greche e derivare dal cognome greco Papadias.
PAPADOPOLI
PAPPADOPOLI
Papadopoli ha un ceppo a Ururi in Molise ed a San Severo nel foggiano, ed uno a San Giorgio Ionico nel tarentino, Pappadopoli, molto più raro, ha un piccolo ceppo nel Gargano ed uno a Mola di Bari nel barese.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
D'origine greca o, forse, albanese, i cognomi Papadopoli e Pappadopoli nascono da diverse italianizzazioni del cognome greco Papadopoulos, che, composto dalla radice papas (il prete della Chiesa Ortodossa) e dal suffisso -opoulos (che nei cognomi greci ha valore d'appartenenza), può essere tradotto come figlio del prete: a differenza dei preti cattolici, in effetti, va ricordato che i preti ortodossi hanno la possibilità di sposarsi ed avere figli, così da essere gli effettivi capostipiti di queste famiglie (questo spiega anche i cognomi Papangelo, Papandrea, Papaluca, Papaleo, etc, presenti per lo più nel sud Italia); a titolo informativo, inoltre, va notato che Papadopoulos è il cognome più diffuso in Grecia e, com'è facile intuire, questo fatto è ben giustificato nella cultura ortodossa del popolo greco (se si pensa alla peculiarità della prassi ecclesiastica riguardo all'istituzione del matrimonio).
PAPAGNI Un ceppo nelle Puglie nel barese e nel Gargano ed uno possibile nel milanese.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Papagni è cognome locale di Bisceglie. Deriva dalla voce meridionale "papaine" = papavero (e, con trapasso di senso, anche colpo, schiaffo che stordisce come l'oppio del papavero). In senso figurato indica persona altolocata ma più spesso uomo sciocco e noioso, che fa addormentare.
PAPALATO Cognome quasi unico, potrebbe essere di derivazione greca, dicono possa essere originario del Salento.
PAPALE
PAPALI
Papale ha un ceppo a Roma, uno nel casertano a Santa Maria Capua Vetere, con presenze significative a San Tammaro, Caserta, Bellona, Casagiove e Sparanise, ed uno in Sicilia, dove è diffuso nel catanese a Catania, Gravina di Catania, Caltagirone e Mascalucia, e nel messinese, a Messina, Santa Lucia del Mela e Castroreale, Papali, quasi unico, sembrerebbe del catanese ed è probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione del precedente, che potrebbe derivare dal fatto di essere stati i capostipiti al servizio di un religioso ortodosso, non si può comunque escludere un possibile collegamento con il nome latino Papilius (vedi anche PAPILI).
PAPALEO Tipico del potentino nella zona di Lauria, del basso Salento e della Calabria, nel catanzarese soprattutto, dovrebbe derivare dal nome Leo apocope di Leonardo e starebbe ad indicare la famiglia di padre Leonardo sarebbe come dire di prete Leo.
PAPALIA Tipico del reggino e del messinese, deriva dall'unione del nome Papa, utilizzato spesso nel sud con il significato di padre, con il nome Elia.
PAPALINI
PAPALINO
Papalini è presente nell'anconetano, in Toscana, soprattutto nel grossetano, nel perugino, nel viterbese e nel romano, Papalino, molto molto più raro, ha un piccolo ceppo nel salernitano ed uno nel barese, dovrebbero derivare dal fatto che i capostipiti appartenessero al corpo militare dello stato Pontificio o che ne fossero dei sostenitori.
PAPALUCA Tipicamente calabrese Papaluca sembra specifico del reggino, di Melicucco e Grotteria, dovrebbe derivare dal nome di un prete appunto Luca capostipite della famiglia.
PAPANDREA Papandrea è tipico del reggino di Gioiosa Ionica, Camini e San Giovanni di Gerace e di Crotone, potrebbe derivare o da una modificazione del cognome greco Papandreu o dall'essere il capostipite una persona di rispetto di nome Andrea o addirittura un prete con quel nome.
PAPANGELO Papangelo è tipico di Altamura (BA) con un piccolo ceppo anche ad Irsina (MT), potrebbe derivare dall'essere il capostipite una persona di rispetto di nome Angelo o addirittura un prete con quel nome.
PAPANTI Papanti assolutamente rarissimo, parrebbe toscano, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine medioevale latino papante di cui abbiamo un esempio nel 1115 in Alsazia: "Anno ab incarnatione Domini MCXV. Calixto secundo papante , Heinrico IV. regnante, Mons Sindenus a Sindeno beati Leobardi Aquileie maurimonasteriii primi fundatoris discipulo Sindeni curia quondam appellatus temporibus Ribwini abbatis a Ribwino preposito, postea Novillarensi abbate ex revelatione fundatus, ...".
PAPARA
PAPARI
PAPARO
Papara, quasi unico, è del cosentino, Papari ha un ceppo a San Marzano di San Giuseppe nel tarentino, Paparo ha un ceppo nel napoletano, a Napoli, San Sebastiano al Vesuvio, Volla, Massa di Somma, Cercola, Pollena Trocchia, Ercolano e Sant'Anastasia, uno a Badolato, Catanzaro e Satriano nel catanzarese ed a Scandale e Crotone nel crotonese, ed uno in Sicilia nel catanese, a Paternò, Bronte, Catania e Randazzo, sembrerebbero di origini napoletane e dovrebbero derivare da un alterazione dialettale del nome greco antico Papirios, o da una forma grecanica del nome greco Papeos.
PAPARATTI
PAPARATTO
Paparatti,  sembrerebbe avere un ceppo a Roma ed uno a Rosarno nel reggino, Paparatto è specifico del vibonese, di Ricadi e Limbadi e di San Ferdinando nel reggino, qdovrebbero derivare da una forma ipocoristica dialettale alterazione dialettale del nome greco antico Papirios, o di una forma grecanica del nome greco Papeos.
PAPARELLA Tipico del barese e foggiano, dovrebbe derivare dal termine greco bizantino papas (padre).
PAPAROPOLI Paparopoli, molto raro, è tipico del palermitano, di Villabate e Misilmeri, dovrebbe essere d'origine greca o albanese, dovrebbe trattarsi di una forma dialettale del cognome greco Papadopoulos, composto a sua volta dal termine papas (prete o persona di rispetto) con l'aggiunta del suffisso -opoulos, forma patronimica, che starebbe ad indicare il figlio di un prete ortodosso o comunque di una persona degna del massimo rispetto.
PAPARUSSO
PAPRUSSO
Paparusso è tipico di Andria nel barese, Paprusso invece, decisamente più raro, è specifico di Apricena nel foggiano.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
I cognomi Paparusso e Paprusso nascono nell'unione fra il termine papa (il prete della Chiesa Ortodossa) e il nome medievale Russo (vedi Russa), ad indicare, probabilmente, che il capostipite era un prete di nome Russo.
PAPASERGIO Papasergio, molto raro, è tipicamente calabrese, con un ceppo a Delianuova, Palmi e Villa San Giovanni nel reggino ed uno a Sangineto nel cosentino, dovrebbe derivare dall'unione del termine papa (prete ortodosso, ma anche persona degna di rispetto) e dal nome Sergio, probabilmente portato dal capostipite.
PAPASSO Papasso è tipicamente calabrese, Cassano allo Ionio nel cosentino.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
D'origine arbëreshë (più probabilmente greco-albanese), il cognome Papasso nasce da un'italianizzazione del cognome greco Papas, col significato letterale di prete, sacerdote (per una spiegazione più approfondita, vedi il cognome Papadopoli). In conclusione, dunque, si tratta della cognominizzazione di un nome di mestiere attribuito al capostipite - qui, per mestiere, s'intende chiaramente una carica ecclesiastica.
PAPEI Molto raro sembrerebbe originario della Toscana.
integrazioni fornite da Orlando Papei (http://www.sienaquietvilla.net/papei.html)
Probabilmente di origini toscane, potrebbe derivare dal vocabolo Papeio (papeo, papìo) = lucignolo, originariamente cartaceo, poi anche di altri materiali, della lanterna a olio della candela; stoppino. In particolare la parte estrema del lucignolo, che, annerita dalla fiamma, sporge fuori dal luminello (potrebbe derivare da papyrus); si potrebbe arrivare a pensare che il primo dei Papei, avesse avuto a che fare con lumi, stoppini o qualcosa di simile, sin dal primo medioevo; è pure possibile che invece derivi da unsoprannome originato dalla particolare figura smilza e longilinea del capostipite, e che fosse per questo soprannominato "papeo".  Personaggio notevole di questa famiglia è stato Theophilus Papeus notaio pubblico, che si presume sia nato a Tivoli agli inizi del XVI° secolo e vissuto a Valmontone (RM) nella seconda metà del 1500 e che descrisse le vicende belliche che videro la sconfitta dei Colonna, per opera delle milizie di Papa Paolo III°, nel periodo che va dal 27 al 9 maggio 1543: "...Theophilus Papeus Tyburtinus incola Vallismontonis, apostolica ex auctoritate notarius publicus, quia premissis omnibus et singulis...".
PAPEO Papera è specifico del lucchese, di Borgo a Mozzano e Capannori, dovrebbe derivare dal nome della località Papera nel comune di Buggiano vicino a Montecatini Terme, ad una trentina di chilometri da Capannori ed a circa una quarantina da Borgo a Mozzano, probabilmente il luogo d'origine del capostipite.
PAPERA Papa è panitaliano, deriva da nomi e soprannomi originati dal vocabolo papa che a seconda delle regioni assume il significato di padre, zio, sacerdote, padrino, persona di rispetto, ecc.".
PAPETTI
PAPI
PAPOTTI
PAPOTTO
PAPUCCI
PAPUCCIO
Papetti potrebbe avere un nucleo in Lombardia e forse uno nel Lazio, Papi è tipico dell'Italia centrale, Papotti è dell'area mantovano emiliana, di Quistello, Mantova, Moglia e Roncoferraro nel mantovano e di Concordia sulla Secchia, Modena e Carpi nel modenese, di Parma e Noceto nel parmense e di San Giovanni in Persiceto nel bolognese, Papotto è decisamente siciliano, in particolare del catanese, di Biancavilla, Randazzo, Bronte e Catania, Papucci è toscano, di Firenze e del fiorentino, a Campi Bisenzio, Scandicci e Certaldo, di Livorno, di Capannori nel lucchese e di Cascina e Pisa nel pisano, Papuccio, quasi unico, è anch'esso toscano, tutti questi cognomi derivano, direttamente o attraverso varie forme ipocoristiche, da modificazioni aferetiche del nome Jacopo, o del nome Lapo, che diventano prima Papo e poi ...
PAPIA Molto raro è tipico dell'agrigentino, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal vocabolo greco papas, cioè persona di rispetto, o forse anche dalla Gens sannita Papia, negli Annales di Tacito si può leggere, riferendosi ad una legge fatta nel 9 d.C. sotto il consolato di M. Papius Mutilus and Q. Poppaeus Secundus: "...Acriora ex eo vincla, inditi custodes et lege Papia Poppaea praemiis inducti ut, si a privilegiis parentum cessaretur,..."; la teoria che farebbe derivare questa cognominizzazione da Papia, forma medioevale di Pavia è quantomeno da ritenersi molto azzardata, mentre può essere presa in considerazione, anche se non molto probabile, una derivazione dal nome della Gens romana Papia.
integrazioni fornite da Aldo Piglia, Milano
Potrebbe trattarsi di cognome derivato da un nome attribuito nel nome di santi come ne esistono diversi di nome Papia, tutti riconosciuti dalla Chiesa (22 febbraio San Papia vescovo, 29 gennaio San Papia martire, 25 febbraio San Papia martire, 26 febbraio San Papia martire, 2 novembre San Papia martire).
PAPICCI
PAPICCIO
Papicci è unico ed è presente solo nel teatino, Papiccio, comunque molto raro, ha una piccolissima presenza nel teatino, ma il ceppo principale è molisano, di Acquaviva Collecroce nel campobassano in particolare.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
D'origine slava, i cognomi Papicci e Papiccio nascono da un'italianizzazione del cognome slavo Papić, che, composto dalla radice papa (il prete della Chiesa Ortodossa) e dal suffisso -ić (con valore d'appartenenza), può essere tradotto come figlio del prete (per una spiegazione più approfondita, vedi Papadopoli): ormai da secoli, in effetti, va ricordato che la religione ortodossa è una realtà ampiamente diffusa nel sud-est europeo, come dimostra chiaramente l'esempio della Chiesa Ortodossa serba - sotto la cui giurisdizione ricadono i fedeli che vivono in Serbia, in Bosnia Erzegovina, in Macedonia, in Montenegro e in Croazia.
PAPILI
PAPILIO
PAPILLA
PAPILLI
PAPILLO
Papili ha un ceppo ad Ancona e nell'anconetano ed uno a Roma e nella sua provincia, Papilio è invece specifico di Marigliano nel napoletano, Papilla è unico, Papilli, quasi unico, è dell'area abruzzese laziale, Papillo ha un piccolo ceppo nel beneventano a San Giorgio la Molara ed uno nel vibonese, dovrebbero tutti derivare dalla Gens Papia, dalla forma ipocoristica latina Papillo, Papilla, o dal nomen latino Papilius, di cui abbiamo un esempio in un'antica lapide romana: "Q(uinto) Rupilio Q(uinti) filio / Pap(iria tribu) Honorato / in equestres / turmas adlect/to a diuo Alexan/fro, flamini p(er)p(etuo), / L(ucius) Papilius Sa/urninus / patrono in/comparabili".
PAPINI
PAPINO
Papini sembra avere oltre al nucleo toscano, un ceppo tra milanese e bergamasca, uno in Romagna e Marche ed uno nel Lazio, Papino, molto molto raro, ha un ceppo a Napoli ed uno a Paternò nel catanese, dovrebbero derivare da modificazioni ipocoristiche dell'aferesi di nomi come Jacopo, o da forme diminutive del termine greco papas (prete, persona di rispetto), ma è pure da prendere seriamente in considerazione un collegamento con la Gens romana Papinia.   Dell'uso di questo nome si trovano tracce ad esempio nell'estimo del 1409  a Firenze, dove compare un Papino di Nicolao Grasso, oppure in un atto del 1432 redatto sempre in Firenze dove si legge: "...ad saldandum rationem marmoris sui conducti per Papinum Barne de Montelupo ad portum Signe cum schafris ipsius Papini a civitate Pisarum, et in quantum infra dictum terminum dicti mensis non saldaverit dictam rationem,...".  Esempio di queste cognominizzazioni lo troviamo nel 1500 a Ferrara con l'inquisitore Girolamo Papino, o nel 1600 a San Miniato (PI) con il Notaio attuario Ludovico Papini; I Papini furono una delle famiglie più nobili di Bagnacavallo nel ravennate.
integrazioni fornite da Matthew Papino
Il mio antenato Rosario Papino nacque in Sicilia a Mascali in provincia di Messina.  So che si trrattava di un trovatello e che il prete lo battezzò sia attribuendo il nome che il cognome, e che nei primi anni si chiamava Rosario Papino Trovato.
PAPIRI
PAPIRII
PAPIRIO
Papiri ha ceppi sia nel Piceno che in provincia di Roma, Papirii, assolutamente rarissimo, potrebbe essere abruzzese, Papirio, altrettanto raro, sembra avere ceppi pugliesi e campani, dovrebbero derivare dalla Gens latina Papiria, ricordiamo il patrizio romano Gaius Papirius Carbo che si schierò al fianco di Tiberius Sempronius Gracchus per poi tradirlo, dell'uso di questo nome in epoca più recente abbiamo un esempio nel 1580 a Brescia in occasione della visita apostolica di san Carlo a Leno: "...ad quod tenentur illustres domini Antonius, Ioannes Baptista et Abbas, omnes de Martinenghis, nec non magnificus dominus Papirius Madius, cum mercede ducatorum quinquaginta...".
PAPIS Papis sembrerebbe specifico di Uggiate Trevano (CO), ma presenta ceppi che sembrerebbero secondari anche nel Triveneto, dovrebbe derivare da modificazioni dell'aferesi del nome Jacopo.
PAPONE Papone, molto molto raro, è specifico dell'imperiese, di Pietrabruna ed Imperia, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine occitano papon (nonno).
PAPONETTI
PAPONI
PAPPONE
PAPPONETTI
PAPPONI
Paponetti è abruzzese dell'aquilano, di Trasacco ed Avezzano, Paponi, molto molto raro, è marchigiano, soprattutto del Piceno e di Ancona, Pappone ha un ceppo a Napoli ed uno, molto piccolo a Benevento, Papponetti è tipicamente abruzzese, di Pescara e del teatino, di Miglianico e Francavilla al Mare, Papponi, assolutamente rarissimo, è dell'Italia centrale, per questi cognomi si possono formulare più ipotesi, tutte propongono un'origine soprannominale: la prima propone una derivazione dal termine greco papas (padre, prete), la seconda dal termine provenzale papon (nonno), la terza dal termine italiano arcaico pappone (mangione).
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
PAPPONE - Cognome presente in Campania e Puglia, è un accrescitivo del cognome base Pappa. Si tratta di un soprannome medievale, in genere ironico o ingiurioso, formato da 'pappa', dal verbo 'pappare' = mangiare smodatamente. In tempi più moderni Pappone ha assunto, come noto, il significato di 'lenone'.
PAPPA Sembra avere due ceppi, uno nel napoletano ed uno nel basso catanese, dovrebbe derivare da un soprannome legato alla ghiottoneria del capostipite.
PAPPACENA
PAPPACENO
Pappacena è un cognome tipicamente campano, di Sarno nel salernitano, con piccoli ceppi anche a Poggiomarinoe San Giuseppe Vesuviano nel napoletano, a Roma ed a Latina, Pappaceno, quasi unico, è quasi certamente dovuto ad errori di trascrizione del precedente, si dovrebbe trattare di soprannomi originati o dal comportamento troppo ingordo dei capostipiti, cioè qualcuno che mangiava con grande avidità, o da comportamenti troppo disinvolti, in questo caso il termine pappa avrebbe il significato di portar via, intendendo così che il capostipite era uno che ti poteva persino portar via la cena di sotto il naso.
PAPPADA
PAPPADA'
Entrambi della Puglia meridionale, tarentino e leccese, e bassa Basilicata, il primo assolutamente rarissimo è una forma derivante da un errore di trascrizione del secondo, dovrebbero essere di origine greca, ricordiamo i cognomi ellenici Papadas e Pappadas.
PAPPALARDI
PAPPALARDO
Pappalardi è specifico di Gravina di Puglia (BA), Pappalardo ha un nucleo importante nella Sicilia orientale ed uno tra napoletano e salernitano, derivano entrambi da soprannomi originati o da golosità o meglio dall'abitudine del capostipite di non rispettare il digiuno imposto dalle regole religiose, tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nei primi anni del 1500 a Cava dei Tirreni (SA), dove è sindaco un certo Juliano Pappalardo, e a Pedara (CT) nel 1600 dove troviamo il Barone Don Diego Pappalardo (1636 - 1710).
PAPPANI
PAPPANO
Pappani, assolutamente rarissimo, parrebbe del foggiano, Pappano è tipico di Montecalvo Irpino (AV) e del beneventano, dovrebbero derivare da soprannomi originati dal termine greco papas (sacerdote) e potrebbero indicare famiglie di contadini di terre di un prete o concesse in uso da un prete.
PAPURELLO Molto raro è tipico del torinese, dovrebbe derivare dal cognomen latino Papus.
PARABIAGHI Cognome molto raro proprio del milanese, deriva dal toponimo Parabiago (MI).
PARABOSCHI Paraboschi è tipico di Piacenza, Ponte dell'Olio, San Giorgio Piacentino e Cadeo nel piacentino e di Fidenza nel parmense, di origini etimologiche oscure, tracce di questa cognominizzazione le troviamo nel 1500 con lo scrittore, compositore e organista piacentino Girolamo Parabosco (1524 - 1557), il cui padre Vincenzo era organista della cattedrale di Brescia.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Paraboschi è cognome emiliano, è forma composta del cognome base Bosco, come anche Magnabosco, Foraboschi, Tiraboschi. Cfr. L. Paraboschi, Cognomi della Emilia Romagna, pag. 63.
PARACCA
PARACCHI
PARACCHINI
PARACCHINO
Paracca, estremamente raro, parrebbe del milanese, Paracchi, assolutamente rarissimo, ha ceppi nel comasco e nel torinese, Paracchini è tipico dell'area che comprende il milanese, il lecchese, il comasco, il varesotto, il verbanese, il novarese ed il vercellese, Paracchino è specifico di Isola D'Asti ed Asti nell'astigiano, questi cognomi dovrebbero derivare da forme tronche o comunque modificate del nome medioevale Paracinus a sua volta derivato dalla contrazione del nome medioevale Paravicinus o Palavicinus, tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Carpugnino nel verbanese in un atto del 1783: "L'anno del Signore 1783 ed alli undici del mese di novembre in Carpugnino nella sala delle solite congreghe consolari nanti il Signor Castellano Giuseppe Antonio Paracchini di questa comunità, convocato e congregato d'ordine dell'infrascritto signor sindaco l'ordinario consiglio di questa comunità...".
integrazioni suggerite da Giacomo M.Paracchi
I Paracchi sono di origine Longobarda, il loro cognome deriva dallo stesso termine a.a.t. bara (scudo) che ha dato luogo al cognome Parak in Germania e che venne adattato latinizzandolo in parachus), sono stati i signori guelfi di Oggiono nel lecchese (Pergamena del 1280 citata dal Magistretti in Archivio Storico Lombardo del 1898: ostilità dei Capitanei di Oggiono verso l'Abate di Civate che era fieramente Ghibellino. Atto Notaio Guidollo Garimberti del 3 Luglio 1407, in cui Castellino de Parachis, figlio del Fu Mastro Abbondio, partecipa ad un giuramento di fedeltà alla causa Guelfa assieme ad alcuni nobili della Pieve d'Incino, i Parravicini, i Meroni, i Sormani, ecc.). Scacciati nel 1373 dal loro castello, tuttora esistente (Castrum de Parachis), dal Duca di Milano Bernabò Visconti, si rifugiarono chi nel Seprio dando origine ai Paracchini, chi nella zona di Erba. Da dove nella metà del 1600 partì un Paracchi verso Bologna dove la famiglia fece fortuna guadagnandosi uno stemma nobiliare riportato sullo Stemmario Canetoli. Un altro Paracchi partì  all'inizio del 1800 per la zona di Biella, poi a Torino dove si sviluppò la Manifattura Tappeti Paracchi.
PARACCIANI
PARACIANI
PARAGIANI
PARACINI
Assolutamente rarissimi, parrebbero originari dell'orvietano,  derivano tutti dal cognome medioevale Paracianus o Paracinus a sua volta derivato dalla contrazione del nome medioevale Paravicinus o Palavicinus. Di questi cognomi si trovano tracce già nel 1500; tra gli studenti dell'Università di Perugia iscritti per l'anno 1561 troviamo un Lucus Paracianus e nell'anno 1578 si trova un Nicolaus Paracinus.
PARADISI
PARADISO
Paradisi è tipico della fascia che comprende Emilia e Romagna, Toscana, Marche, Umbria e Lazio, Paradiso è tipico invece del sud, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, dovrebbero derivare da cognomi di fantasia attribuiti a capostipiti abbandonati presso istituti religiosi di carità.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Paradisi, presente da nord a sud del paese, è più tipicamente centro settentrionale, Paradiso, invece, è diffuso maggiormente nel meridione, ma si riscontra anch'esso in quasi tutte le regioni italiane (ad eccezione della Val d'Aosta), entrambi questi cognomi derivano dal nome cristiano-medievale Paradiso, attribuito al neonato in chiaro senso augurale. Si tratta, dunque, delle cognominizzazioni dei nomi personali dei capostipiti.
PARAGONE
PARAGONI
Paragoni, che sembrerebbe unico, dovrebbe essere dovuto ad un'errata trascrizione di Paragone, che, molto raro, decisamente pugliese, con un piccolo ceppo a Foggia, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine greco antico παράγω parago (guidare, condurre), soprannome probabilmente attribuito ad un capostipite, che avesse nell'antichità un incarico di guida di animali o di persone.
PARAPUGNA Parapugna, quasi unico, sembrerebbe del cosentino, potrebbe derivare da un soprannome grecanico basato su di un'alterazione del termine greco antico παραπύημα parapùema (suppurazione), forse riferito ad un capostipite che fosse stato pieno di pustole, magari perchè reduce di un'infezione vaiolosa.
PARASCANDOLO Parascandolo è tipico di Napoli e del napoletano, di Monte di Procida, Bacoli, Procida, Pomigliano d'Arco, Pozzuoli e Castellammare di Stabia, presenta un ceppo probabilmente secondario a Roma ed uno molto piccolo a Taranto, secondo Guglielmo Peirce dovrebbe derivare dal nome medioevale italiano di origine germanica Parascandalo, di cui non si hanno altre tracce, troviamo a Vico Equense nel 1500 un'importante famiglia notarile con questo cognome.
PARASECOLI
PARASECOLO
Parasecoli è marchigiano dell'anconetano, della zona di Chiaravalle e Monsano, con un ceppo anche a Lari nel pisano, Parasecolo è invece umbro del perugino, di Todi in particolare, questi cognomi dovrebbero derivare da un soprannome, che potrebbe stare ad indicare una particolare religiosità dei capostipiti.
PARASOLE Parasole sembrerebbe siciliano, con un ceppo a San Michele di Ganzaria, Caltagirone e Raddusa nel catanese, ed uno a Piazza Armerina nell'ennese, ed un ceppo probabilmente secondario a Napoli, dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine dialettale meridionale paraseli (girasole, il fiore).
PARATA
PARATI
PARATO
Parata ha un ceppo nel Salento, a Taviano e Matino nel leccese ed a San Vito dei Normanni nel brindisino, Parati ha un ceppo nel cremasco, a Crema e Ripalta Cremasca, a Milano e Melzo nel milanese ed a Lodi, ed uno ad Arezzo, Parato ha un ceppo campano, a Napoli ed a Maddaloni nel casertano, ed uno pugliese, a Mola di Bari, Giovinazzo e Bari nel barese, a Manduria nel tarentino ed a San Pancrazio Salentino e Torre Santa Susanna nel brindisino, dovrebbero derivare dal cognomen latino Paratus, Parata, con il significato di preparato, essendo sottinteso a tutto, ricordiamo a Peligna Superequum (Castelvecchio Subequo) nell'aquilano un Lucius Vibilis Paratus praefectus iure dicundo (una magistratura superiore dell'epoca augustea).
PARAVATI
PARAVATO
Paravati sembra specifico calabrese della zona di Petrizzi (CZ) e Catanzaro, con un ceppo in Val d'Ossola, Paravato, praticamente unico, sembra essere un errore di trascrizione del primo, dovrebbero derivare dal toponimo Paravati nel catanzarese.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Paravati è cognome calabrese che viene dal greco 'paravatis' = violatore, spergiuro. Rohlfs 199.
PARAVISI
PARAVISO
Paravisi, tipicamente lombardo, è specifico di Bergamo e del bergamasco, di Verdello, Levate e Dalmine, Paraviso, quasi unico, è molto probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione del precedente, che dovrebbe derivare dal termine tardo latino paravisus (paradiso), un'alterazione del più classico paradisus, potrebbe trattarsi di cognomi di fantasia attribuiti a dei trovatelli.
PARAZZOLI Molto raro sembrerebbe specifico del milanese, dovrebbe discendere da una modificazione derivata dal toponimo Palazzolo Milanese (MI). 
PARDI
PARDINI
PARDO
PARDONE
PARDONI
PARDUCCI
Pardi ha un ceppo importante fra lucchese e pisano ed uno nel chietino, Pardini ha il nucleo principale nel lucchese ai confini con il pisano, Camaiore, Viareggio, Pietrasanta e nel pisano ai confini con il lucchese, ed un ceppo a Terlizzi (BA), Pardo ha un ceppo nel nisseno a Gela (CL) e a Niscemi (CL) ed uno forse secondario a Napoli, Pardone è praticamente unico così come Pardoni, che è quasi scomparso, Parducci è specifico dell'area che comprende lo spezzino, il livornese, il pisano, il fiorentino e, soprattutto, il lucchese, in particolare Camaiore, Lucca, Massarosa, Capannori e Coreglia Antelminelli, derivano tutti, direttamente o tramite ipocoristici o accrescitivi, dal nome tardo latino Pardus di cui abbiamo un esempio in un'antica lapide latina: "D(is) M(anibus) - Primulio - Pardo d(e)f(uncto) - et suis here(di)s f(aciendum) c(uravit)", Pardo è anche un cognome ebraico sefardita, sempre con la medesima origine etimologica.  Tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Napoli verso la fine del 1200 dove risulta in uno scritto un certo nobilis Ioannes Pardus e Petrus Pardus Munchellus, e a Volterra nel 1400 dove in un atto si legge: "...sponte et ex certa scientia et non per errorem dictam conductam factam per dictum Simonem nomine dicti Pardi, dictus Pardus omni modo ratificavit... " e a Pisa nel 1300: "...etiam terminus quingenii ad quem dictus presbiter Pardus ad ipsam ecclesiam ...".
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pardi è un derivato da una abbreviazione di "Longobardi". Cfr. BARDI.
PARENTELA Rarissimo sembra essere originario della provincia di Catanzaro, potrebbe in qualche modo essere riferito al toponimo Parenti (CS).
PARENTE
PARENTI
Parente è tipico nel centro e sud Italia, Parenti è diffusissimo in Emilia e Toscana settentrionale, derivano dall'aferesi del nome medioevale italiano Bonparente.
PARESCHI Pareschi è tipicamente emiliano, di Ferrara e di Bondeno, Cento e Poggio Renatico nel ferrarese, di Bologna e di Castel Maggiore nel bolognese e di Modena, di origine etimologica oscura si potrebbe supporre una derivazione dall'italianizzazione del nome slavo Pareči.
PARENZAN Molto raro è decisamente triestino con un ceppo secondario molto antico nel padovano, deriva dal toponimo Parenzo in Istria, l'attuale Porec; tracce di questa cognominizzazione le troviamo nel padovano già nel 1500 con un tal Zorzi Parenzan.
integrazioni fornite da Aldo Piglia, Milano
Personaggio di rilievo è stato il pittore veneto Bernardo Parenzano (o Parentino) (Parenzo, Istria ~1437 - 1531)
PARENZI
PARENZO
Parenzi ha un piccolissimo ceppo a Capitignano nell'aquilano ed uno a Roma, Parenzo, estremamente raro, sembrerebbe veneto e friulano, dovrebbero essere di origini dalmate e derivare dal nome della città di Parenzo, l'attuale Poreč croata.
PARETI Pareti ha un ceppo tra alessandrino, genovese e piacentino, di Santo Stefano d`Aveto nel genovese in particolare, che dovrebbe essere stata la località originaria di questo cognome, dovrebbe derivare dal nome medioevale latino Paretius, ma è molto probabile anche un'origine franca da una forma diminutiva dialettale del nome francese Pierre.
PARIANI
PARIANO
Pariani ha un ceppo tra varesotto e milanese, a Magnago, Inveruno e Milano nel milanese ed a Samarate, Ferno e Busto Arsizio nel varesotto, ed un ceppo, molto molto piccolo, nel bolognese, Pariano è specifico di Crotone, dovrebbero derivare dal cognomen latino Parianus di cui abbiamo un esempio d'uso in questo testo medioevale: "..Inter argumenta sic nascentis arcus pono, quod celerrime nascitur. Ingens enim uariumque corpus intra momentum subtexitur caelo et aeque celeriter aboletur; nihil autem tam cito redditur quam a speculo imago; non enim facit quicquam sed ostendit. Parianus Artemidorus adicit etiam, quale genus nubis esse debeat, quod talem solis imaginem reddit: Si speculum, inquit, concauum feceris, quod sit sectae pilae pars, si extra medium constiteris, quicumque iuxta te steterint, inuersi tibi uidebuntur et propiores a te quam a speculo; idem, inquit, euenit, cum rotundam et cauam nubem intuemur ..", originariamente questo cognomen significava letteralmente originario di Pario, città della Misia nei pressi dell'Ellesponto, corrisponde all'attuale località turca di Kamares.
PARIETTI Tipico dell'area che dal novarese arriva al bergamasco via varesotto e milanese, potrebbe derivare dall'aferesi del nomen latino Caeparius, ma è pure possibile una derivazione da toponimi come Schilipario (BG), tracce di questa cognominizzazione si trovano nel 1700 a Porto Valtravaglia (VA) con il parroco Domenico Parietti che vi arrivò nel 1741, nel 1700 troviamo dei Parietti a Zogno (BG) e a Zanica con il prete Paolo Parietti.
integrazioni fornite da Giacomo Parietti
il nome di Abrogina Parietti compare nel registro di stato d'anime della parrocchia di San Martino in Marchirolo (VA), nel 1727; la famiglia Parietti viene indicata di Marchirolo vel (o anche) Bosco (Valtravaglia)
PARIE Specifico della zona adriatica del riminese e pesarese, potrebbe derivare dal toponimo Para (FO), come pure anche dall'aferesi del nome Gaspare.
PARIGI Tipicamente toscano, delle province di Firenze Arezzo e Siena in particolare, potrebbe essere di origini ebraiche o anche solo riferirsi a famiglie di banchieri che orbitavano principalmente nella città francese per i loro affari, ma anche semplicemente a soldati di origine francese fermatisi in Italia, il cognome deriva chiaramente dal toponimo francese Parigi.
PARINI Specifico della zona tra Varese e Milano, dovrebbe derivare dall'aferesi del diminutivo del nome Gaspare, Gasparino Famoso appartenente a questa casata fu l'abate e letterato Giuseppe Parini (1729-1799).
PARIOTA
PARIOTI
Pariota è tipicamente napoletano, Parioti, praticamente unico, dovrebbe essere dovuto ad un'errata trascrizione del precedente, dovrebbe trattarsi dell forma etnica greca riferita a chi provenisse dall'isola greca di Paros nelle Cicladi, probabilmente il luogo d'origine dei capostipiti.
PARIS Ha un nucleo in Lombardia e Trentino ed uno tra Abruzzo e Lazio, dovrebbe derivare dal nome medioevale Parisius (vedi Parise).
PARISE Sembrerebbero esserci due ceppi, il primo nel vicentino e trevigiano, che dovrebbe derivare dal nome medioevale Parisius, si ricordi il frate camaldolese Parisius da Treviso  vissuto a cavallo tra il 1100 ed il 1200 fatto poi santo, ed il secondo  nel cosentino, che deriverebbe dal toponimo Parigi, spesso come soprannome stante ad indicare una connessione con la Francia, troviamo nel 1600 a Catanzaro i Parise come famiglia notarile, mentre un ceppo con il rango di marchese lo troviamo nel 1800 a Venafro (IS).  Un'altra ipotesi sull'origine del cognome lo farebbe derivare dal nome greco Paris (Paride).
PARISI Molto diffuso in tutto il sud Italia, ma presente anche al nord, deriva dal toponimo Parigi, spesso come soprannome stante ad indicare una connessione con la Francia, un'altra teoria, decisamente più affascinante, fa discendere il cognome dalla popolazione gallica dei Parisii, popolo abitatore dell'antica Normandia, che, scesi in Italia, dopo la conquista delle Gallie, al seguito delle legioni romane, costituirono il nucleo delle legioni arruolate fra i galli e la loro definizione etnica parisii li accompagnò come soprannome prima e cognome dopo, una volta ottenuta la proprietà delle terre date loro come paga per la ferma e rimborso per i servigi prestati nelle varie guerre. Un ceppo pugliese dovrebbe discendere dal toponimo Parisi (BA). Un'altra ipotesi sull'origine del cognome lo farebbe derivare dal nome greco Paris (Paride).
integrazioni fornite da Ettore Parisi
Il cognome Parisi del Trentino sudoccidentale, deriva dal nome Parisio, abbastanza diffuso nella zona nei secoli XIV° e XV°.
PARISON Parison, molto molto raro, è tipico del vicentino, di Molvena e di Mason Vicentino, dovrebbe derivare da un soprannome legato dovrebbe derivare al nome medioevale Parisius e, probabilmente ad una corporatura imponente del capostipite dell'uso di questo accrescitivo abbiamo un esempio in un documento del 1228 a Pisa, con Parisone Rubertini e Parisone Vernagallus de Sancto Iusto de Parlascio e nello stesso documento troviamo un principio di questa cognominizzazione con un tale Rubertus Parisonis.
PARISSENTI Parissenti è specifico dell'agordino nel bellunese, in particolare di Voltago Agordino ed Agordo, dovrebbe derivare da un soprannome attribuito al capostipite, soprannome basato sul termine arcaico veneto parissente (appariscente, che si presenta bene), termine che troviamo ad esempio utilizzato dal Parabosco che descrive il Tiziano «zovene parissente e agratiao, rizzoto a mo un puerelo».
PARLAGRECO Parlagreco, molto raro, sembrerebbe siciliano, ha piccoli ceppi a Mazzarino e Niscemi nel nisseno, a Palòermo, a Pachino nel siracusano e ad Enna, dovrebbe derivare da un soprannome riferito ad un capostipite, che fosse probabilmente di lingua greca, o che si esprimesse in modo ben poco comprensibile.  Ricordiamo gli intagliatori Domenico Parlagreco e Liborio Parlagreco, che verso la fine del 1700 produssero diverse sculture lignee a sfondo religioso nella zona che comprende catanese ed ennese.
PARLAPIANI
PARLAPIANO
Parlapiani, che è unico, dovrebbe essere un errore di trascrizione di Parlapiano, che ha un piccolo ceppo a Francavilla al Mare nel teatino, uno più consistente a Latina e Cisterna di Latina nel latinense, uno a Morcone e Santa Croce del Sannio nel beneventano ed uno in Sicilia a Caltabellotta, Lucca Sicula e Ribera nell'agrigentino ed a Palermo, dovrebbe derivare da un soprannome originato da una caratteristica tipicità dei capostipiti, che probabilmente erano abituati a parlare molto lentamente.
PARLATI
PARLATO
Parlati ha un ceppo romano, uno a Napoli e nel napoletano ed uno a Taviano nel leccese, Parlato ha un ceppo nel vicentino, soprattutto a Recoaro Terme, Valdagno, Cornedo Vicentino e Castelgomberto, uno a Roma, ma la massima concentrazione è in Campania a Napoli e Vico Equense, con ceppi importanti anche a Sant`Egidio del Monte Albino (SA), Meta, Piano di Sorrento, Castellammare di Stabia, Sant'Antonio Abate e Boscotrecase nel napoletano e Positano nel salernitano, questi cognomi dovrebbero derivare dal termine italiano antico parlato (prelato) utilizzato ad esempio da Giovanni Villani nella sua Nuova Cronica dell'anno 1348: "...Negli anni di Cristo MCCLXXXXIIII, il dì di santa Croce di maggio, si fondò la grande chiesa nuova de' frati minori di Firenze detta Santa Croce, e a la consegrazione della prima pietra che si mise ne' fondamenti, vi furono molti vescovi e parlati e cherici e religiosi...".
PARLAVECCHIO Parlavecchio è siciliano, con un ceppo a Palermo, uno a Randazzo nel catanese ed a Messina, dovrebbe derivare da un soprannome attribuito al capostipite, forse abituato ad esprimersi in un modo inconsueto ed usando parole o espressioni cadute in disuso.
PARMA Tipico della zona che da Milano arriva a Rimini, lungo la via Emilia, deriva dal toponimo omonimo.
PARMEGGIANI
PARMEGIANI
PARMIGGIANI
PARMIGIANI
Parmeggiani è tipicamente emiliano, del modenese e bolognese in particolare, con un ceppo anche nel riminese, Parmegiani, molto raro, ha un ceppo in provincia di Roma e nuclei autoctoni nel marchigiano, Parmiggiani, abbastanza raro, è tipico del reggiano, Parmigiani è specifico dell'area che comprende le province di Milano, Cremona, Piacenza, Parma e Reggio, derivano dall'etnico della città di Parma.
PARMESAN Parmesan, molto raro, è tipico veneziano,  dovrebbe derivare da parmesan, la forma dialettale veneta per indicare chi provenga da Parma, indicando quella città come luogo d'origine del capostipite.
PARMINI Assolutamente rarissimo sembrerebbe lombardo, dovrebbe derivare dal nome gentilizio latino Parminius o più probabilmente dal nome spagnolo Parminio discendente da quel gentilizio.
PARNIGONI
PERNIGONI
Parnigoni è tipico di Cantello (VA), Pernigoni ha un ceppo a Caravaggio (BG) ed uno a Sant`Angelo Lodigiano (LO), dovrebbero derivare da un soprannome dialettale originato dal vocabolo lombardo pernigon (piccola starna).
integrazioni fornite da Andrea Parnigoni
a seguito di ricerca effettuata presso l'archivio di Stato a Como è risultata la presenza di persone con nome "de Pernigono" nel comune di Rodero (CO) nel 1446. Dopo una alternanza con la denominazione "de Vispera" il cognome si consolida in Parnigoni (e in qualche caso Pernigoni). Il ramo della mia famiglia a fine '700 si sposta da Rodero alla vicina Gaggiolo, frazione di Cantello (VA). A seguito di emigrazioni avvenute soprattutto nella seconda metà dell'800, fino all'inizio '900 il cognome Parnigoni si trova presente negli USA (industria del granito, Barre-Vermont), Austria, Svizzera e Canada. L'orgine del cognome potrebbe risalire a un toponimo o a un soprannome derivato dal lombardo equivalente a "perniciotto".
PARNIGOTTO
PERNIGOTTO
Parnigotto è specifico di Padova, Pernigotto è tipico del vicentino, di Malo e Chiampo, dovrebbero derivare da un soprannome originato dal termine dialettale veneto parnigoto o pernigoto ipocoristico di pernice.
PARODI Assolutamente ligure è il cognome più diffuso sia a Genova che in tutta la regione, potrebbe derivare dal nome del toponimo Parodi Ligure (AL) o Litta Parodi (AL), come cognominizzazione è molto antica troviamo fin dal 1100 i Marchesi Parodi vassalli della Repubblica di genova. Personaggio famoso fu lo scultore genovese secentesco Filippo Parodi (1630-1702) allievo del Bernini.
PAROLA
PAROLI
PAROLIN
PAROLINI
PAROLINO
PAROLO
Parola ha un grosso nucleo piemontese, nelle province di Cuneo e Torino, ha un ceppo nel varesotto, novarese e milanese, uno nel bresciano, uno nel pisano ed uno nel napoletano, Paroli ha un ceppo nel lecchese, uno nel bresciano, uno nel reggiano ed uno a Roma, Parolin è tipicamente veneto del vicentino, padovano e trevisano, Parolini è tipicamente lombardo, del bresciano e del milanese, ma con ceppi anche nel mantovano, Parolino è quasi unico, Parolo è tipico della provincia di Sondrio di Sondrio e Montagna In Valtellina e di Casorate Sempione (VA), dovrebbero derivare, direttamente o attraverso dei diminutivi, dal soprannome, nome medioevale Parolus, Parola, forma alterata del termine parvolus (piccolo), ma potrebbero anche derivare da soprannomi generati dal vocabolo dialettale parol (paiolo), tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Gavirate nel 1600: "...Successive comparuit vocatus et ut supra Franciscus Parolus filius quondam Bernardini habitator et iuratus ut supra tactis...".
PAROLARI
PAROLARO
PAROLO
Parolari è tipico del Trentino e dell'alto bresciano, Parolaro, molto molto raro, sembrerebbe della Valtellina, Parolo ha un nucleo importante a Sondrio ed uno non secondario nel padovano, dovrebbero tutti derivare da soprannomi originati dal mestiere di fabbricare i paioli, parolar in dialetto o dal termine stesso parol (paiolo).
PAROLDI
PAROLDO
Entrambi assolutamente rarissimi, sia Paroldi che Paroldo sono tipici dell'area che comprende il savonese ed il basso Piemonte, dovrebbero derivare dal toponimo Paroldo nel cuneese.
PARON
PARONETTO
PATRON
Paron è tipicamente friulano, dell'udinese in particolare, Paronetto invece, leggermente più raro, è del trevigiano, Patron è tipico di Venezia e del veneziano, di Mira, Pianiga e Spinea, di Campodarsego nel padovano e di Mogliano Veneto nel trevisano, dovrebbero derivare da soprannomi originati dal vocabolo veneto patron o paron (padrone) o da loro ipocoristici come paroneto (padroncino), usato per caratterizzare una posizione elevata dei capostipiti e anche probabilmente in maniera affettuosa per prenderli in giro.
PARONZINI Tipico del nordmilanese, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale veneto legato al vocabolo paronzin (padroncino), troviamo tracce di questo cognome nella laguna di Venezia a Cavallino già nel 1700.
PARPAGIOLA
PARPAIOLA
Parpagiola, estremamente raro, ha presenze a Legnaro e Rovolon nel padovano, Parpaiola è specifico di Padova e Cadoneghe, sempre nel padovano, dovrebbero derivare direttamente o tramite un'italianizzazione da un soprannome originato dal termine dialettale veneto parpagiola (farfallina dei granai), forse a caratterizzare il modo di fare dei capostipiti, probabilmente molto volubili o noiosi.
PARPANI Parpani, quasi unico, è lombardo.
integrazioni fornite da Gianluigi Parpani
Parpani, rarissimo in Italia, presenta solo un gruppo familiare, originario di Vaz/Obervaz nella Repubblica delle Tre Leghe (ora Cantone dei Grigioni in Svizzera). Origina dal cognome Parpan, che venne trascritto nei registri parrocchiali con il genitivo latino Parpanni o Parpannis (Jacobur filius Josephi Parpanni) italianizzato in Parpani come da autografi già del 1754 (AS di Bergamo). Giunto in Italia, allora Repubblica di Venezia, a Bergamo nell'estate del 1745, compare nello Stato delle Anime del 1746 di Alzano Superiore con Giusep Parpan (Vaz/Obervaz 19,3,1720 - Bergamo 3,11,1780). Il cognome Parpan é un cognome toponomastico; esiste un paese chiamato Parpan,  che potrebbe nascere da Pratum Planum (Pratiplan, Partipan, Partpan ecc.), con il significato di prato sito in zona pianeggiante, oppure da perpetaneus, che sono le travi caratteristiche utilizzate nelle costruzioni nei Grigioni. Esistono nel XIII secolo Oswald ed Eberhard De Partipan e nel 1418 Jann de Parpan (Staatarchiv Graubunden, Chur). I Parpani in Italia sono ancor oggi riconosciuti come emigrati dal Comune di Obervaz. Gianluigi Parpani é Herrenburger (n.d.r. Patrizi, cittadini onorari) del Patriziato di Obervaz.
PARRAVICINI Cognome tipico del nord milanese e comasco, potrebbe derivare dal nome medioevale Parravicinus ma è più probabilmente derivato dal toponimo Parravicino (CO). Verso la fine del 1500 opera in Como il Notaio della curia Candido Parravicinus.
PARRI Tipicamente toscano con un ceppo anche nel pesarese, dovrebbe derivare dall'aferesi del cognome Gasparri o da modificazioni dell'aferesi del nome Gaspare. Personaggio di rilievo è stato Ferruccio Parri (1890 - 1981) fu Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana dal giugno al novembre 1945.
PARRILLA Parrilla è tipicamente calabrese, del crotonese, di Cirò Marina, Crotone e Crucoli, del cosentino, di Rossano, Crosia, Corigliano Calabro, Longobucco, Bocchigliero, Paludi e Rende, e di Lamezia Terme nel catanzarese, dovrebbe essere di origini spagnole e derivare da un soprannome basato sul termine spagnolo parrilla (graticola, grill).
PARRINELLI
PARRINELLO
Entrambi tipicamente siciliani, Parrinelli è quasi unico, Parrinello è specifico del palermitano edel  trapanese in particolare, dovrebbe derivare da una modificazione ipocoristica dialettale del termine padrino.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Cognome prevalentemente siciliano, con ceppo maggiore nel trapanese, dovrebbe derivare dal vocabolo dialettale parrino, col significato di padrino, da intendere o come un prete o come una personaggio di spicco che assume la protezione di altre persone.
PARRINI Parrini è molto diffuso in tutta la Toscana, in Umbria ed a Roma, con piccoli ceppi in Emilia, dovrebbe derivare da alterazioni dell'aferesi del diminutivo del nome Gasparre, l'ipocoristico Gasparrino per aferesi diventa Parrino, la i finale può essere sia dovuta ad un genitivo patronimico, che ad una formula cumulativa, i Parrini.
PARSANI Molto raro è specifico di Albano Sant'alessandro (BG), potrebbe derivare dal toponimo Parzanica (BG) anticamente chiamata Parsanega.
PARTEL
PARTELE
PARTELI
Partel, Partele e Parteli, assolutamente rarissimi, sono del trentino, derivano da modificazioni dialettali del nome germanico Bartl a sua volta derivato dal nome Bartolomeo.
PARTI Rarissimo, sembrerebbe di origini aretine, potrebbe derivare dal toponimo Partina nell'aretino.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Parti è la cognominizzazione del nome Parthi derivato da un originario soprannome formato da Parthia, il paese dei Parti, popolazione della Scizia. In alcuni casi ha alla base soprannomi derivati da 'parti', nel significato di "suddivisione" ("chi fa le parti" o "chi possiede alcune parti", ecc.) o nel significato di ruoli (o comportamenti) "particolari" nella società.
PARTINI Cognome tipico del senese, di Colle Di Val D'elsa (SI) in particolare, dovrebbe derivare dal nome gallico latino Partinus, Partinus era anche un nome attributo di Giove, è pure possibile una derivazione dal toponimo Partina (AR), un indizio di questa cognominizzazione si trova nell'elenco degli scolari dell'Università di Perugia nel 1511 con un certo Francisus Partinus marchigiano.
PARTISITI Partisiti, di area geografica incerta, ed origine etimologica oscura, potrebbe derivare da un'indicatore di provenienza da luogo con suffisso in -ita, -iti, riferito ad una proprietà agraria di un non meglio identificato Partisius o Patisius, ricordiamo con questo nome Quinctius Partisius uno degli ufficiali di Cesare durante la Guerra Alessandrina contro Pompeo, nome riportato da Aulus Hirtius, uno dei luogotenenti di Cesare, nei suoi Commentarii: "..Adiungit Cn. Domitius legioni XXXVI duas ab Deiotaro, quas ille disciplina atque armatura nostra compluris annos constitutas habebat, equitesque C, totidemque ab Ariobarzane sumit. Mittit P. Sestium ad C. Plaetorium quaestorem, ut legionem adduceret quae ex tumultuariis militibus in Ponto confecta erat, Quintumque Partisium in Ciliciam ad auxilia arcessenda. Quae copiae celeriter omnes iussu Domiti Comana convenerunt...".
PARUSCIO Paruscio è specifico della provincia di Sondrio, di Sondrio, Faedo Valtellino, Albosaggia e Caiolo, dovrebbe derivare da un soprannome, il termine dialettale parüsc significa grosso chiodo o cavicchio di legno utilizzato un tempo nella costruzione delle case, ma parüsc significa anche passero, e parüsc venivano anche chiamati gli abitanti delle vicine valli del Canton Ticino.
PARUTA Paruta, abbastanza raro, sembrerebbe specifico di Palermo, il cognome sembrerebbe collegato con il nome della ruta, tanto che quella pianta viene raffigurata nel suo stemma, ma l'ipotesi non è molto convincente, si potrebbe piuttosto considerare una connessione con il vocabolo medioevale paruta (apparenza, abbigliamento), nasce come De Paruta, chi lo dice di origine lucchese, chi veneziana, anche perchè importanti tracce venete di questo casato ci sono fin dal 1300, con ramificazioni anche in Lombardia, dove è tuttora presente nel bergamasco, a Pontida e Bergamo, ed a Chiari nel vicino bresciano, ma le tracce più antiche sembrerebbero siciliane, si tratta di una famiglia baronale di probabile origine germanica, nella prima metà del 1300 troviamo un Cossius de Paruta Judex Panormi (giudice di Palermo), agli inizi del 1400 risale invece la carica nobiliare con infeudazione del territorio di Corleone, nel 1436 Ruggiero Paruta è vicerè del Regno di Sicilia, nel 1507 i Paruta diventano baroni di Salaparuta nel trapanese, paese che proprio dalla famiglia prese il suo nome. Le tracce venete di questa cognominizzazione le troviamo in questa dichiarazione datata 1379: "Nicholò Paruta de San Chanzian oferé la persona soa con IIII boni conpagni, i serà otimi e sofizienti, sovra la prexente armada a tute suo spexe in fin'a vera fenida, li qual IIII conpagni non serà de ganzaruoli ní de altri salariadi del comun de Veniexia.".
PARZANI Tipico del bresciano, potrebbe derivare da un toponimo come Parzanica (BG) anticamente chiamata Parsanega.
integrazioni fornite da Giacomo Ganza / Villa di Tirano (SO)
Si può ipotizzare una derivazione dal toponimo Porzano segnalato da Dante Olivieri  nel suo dizionario di Toponimastica. Esistono le seguenti località così chiamate : Parzano, frazione di Orsenigo (CO) e Parzano, frazione di Mede (Pavia).
PARZANESE Molto raro, sembra essere originario della zona di Ariano Irpino.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Parzanese deriva dal latino medievale colonus 'partionarius'+ suff. e(n)sis > ese "affittuario, mezzadro di terreni vergini, spesso di monasteri o della Chiesa".
PARZIALE
PARZIALI
Parziale ha un ceppo a Roma ed a Latina, un ceppo a Toro nel campobassano, un ceppo a Napoli, uno ad Atripalda, Torella dei Lombardi, Avellino e Candida nell'avellinese, uno a San Giorgio del Sannio e Calvi nel beneventano, uno a Nocera Inferiore nel salernitano ed uno a Santa Maria Capua Vetere nel casertano, un ceppo nel materano a Policoro, Ferrandina e Rotondella, ed in Puglia uno a Brindisi ed uno nel barese ad Altamura e Corato, Parziali è praticamente unico, potrebbe trattarsi di una forma dialettale contratta del nome medioevale Parzivale, un'italianizzazione di Parsivaldus.
PARZINI Estremamente raro, potrebbe essere originario del basso novarese, una possibile derivazione potrebbe essere legata alle vicinanze con un tempio dedicato a Juppiter Parthinus (divinità celto romana), o più semplicemente può derivare dal nome tardo latino Parthinus (Parzinus), nome che si trova inciso su lapidi medioevali come ad es:"D(is) M(anibus) s(acrum) / Satria C(ai) l(iberta) / Cupta h(ic) s(ita) e(st) / Lupus Primae l(ibertus) / Parthinus ex / Laio coniugi / pientissimae / et sibi pos(uit).".
PASCA
PASCO
Pasca ha un ceppo nel Salento, uno nel palermitano, uno nel napoletano ed uno nel sassarese, Pasco è rarissimo e sembrerebbe veneto, dovrebbero derivare dal nome medioevale Pasqua, dato spesso ai nati in quel giorno.
PASCAI Pascai, molto molto raro è specifico della Sardegna sudoccidentale, dovrebbe trattarsi di una forma dialettale sarda del nome latino Pasqualis.
PASCAL Pascal è un cognome tipico valdostano di La Salle ed Aosta, con ceppi anche nel torinese soprattutto a Villar Perosa e Perosa Argentina, di origine francese deriva dal nome francese Pascal (Pasquale) nome spesso attribuito a bambini nati appunto nel periodo pasquale.
integrazioni fornite da Francesco Pasquali
Più che un'origine francese, Pascal è la versione locale - forse influenzata dal francoprovenzale -  del nome latino Pascalis, da cui deriva l'italiano Pascale-Pasquale nome storicamente diffuso in tutta Italia, in Spagna e in Francia. I Pascal di Morgex furono signori di Fornet, consignori di Avise, Valgrisanche. I Pascal o Paschal de la Ruine de Mogex furono un'altra antica famiglia della Val d'Aosta. Pascal è anche un nome proprio di persona sia nella lingua italiana che in quella francese. Anche in Francia è diffuso come cognome.
PASCALE
PASCALI
PASQUAL
PASQUALE
PASQUALETTI
PASQUALETTO
PASQUALI
PASQUALIN
PASQUALINI
PASQUALINO
PASQUALINOTTO
PASQUALIS
PASQUALON
PASQUALONE
PASQUALONI
PASQUALOTTO
Pascale sembrerebbe tipico del sud, Campania soprattutto, ma ha ceppi significativi anche in Lazio, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, Pascali, tipicamente pugliese, del Salento in particolare, ha ceppi anche nelle province di Vibo Valentia e Cosenza, Pasqual è tipico dell'area veneto, friulana, del veneziano in particolare, ma anche del vicentino, trevigiano, pordenonese ed udinese, Pasquale, pur essendo panitaliano, è decisamente più presente in Abruzzo, Molise, Puglia e Campania, con ceppi comunque anche in Sicilia, Calabria, Basilicata e Lazio ed in tutto il nord, Pasqualetti ha un ceppo toscano, in particolare nel fiorentino e nel pisano, ed un ceppo tra ternano, viterbese e romano, Pasqualetto, ha un nucleo in Veneto, in particolare nel veneziano ed un ceppo in Sicilia nel nisseno, sia Pasquali che Pasqualini sono distribuiti al centro nord, Pasqualin è molto diffuso nel Veneto, soprattutto nel vicentino, trevisano, padovano e veneziano, Pasqualino ha un ceppo a Siderno nel reggino ed in Sicilia, a Palermo, nel nisseno a Riesi, Caltanissetta, Butera e Gela, ed a Catania, Pasqualinotto è specifico di Iesolo nel veneziano, Pasqualis è decisamente triestino, Pasqualon, molto raro, è tipicamente veneto, del vicentino, di Enego e Thiene e di Piazzola sul Brenta nel padovano, Pasqualone è della zona che comprende gli Abruzzi, a Chieti e Torrevecchia Teatina nel teatino, a L'Aquila, Tornimparte e Prezza nell'aquilano, ed a Pescara, Loreto Aprutino e Penne nel pescarese, il Molise, in particolare a Campobasso, ed il romano, Pasqualoni è specifico di Perugia e Cannara nel perugino e di Orvieto nel ternano, de L'Aquila e di Bellante nel teramano, e di Rpma, Fiumicino ed Affile nel romano, Pasqualotto, tipicamente veneto, del veronese, vicentino, padovano e trevisano in particolare, dovrebbero derivare tutti, direttamente o tramite ipocoristici, accrescitivi, o forme dialettali, dal nome tardo latino Pasqualis, dalla sua traduzione Pasquale o da forme dialettali come Pascale, nome normalmente attribuito ai bambini nati appunto durante il periodo delle feste pasquali.
PASCALIS Tipico sardo, della zona tra oristanese e cagliaritano, è molto raro, deriva dall'aggettivo sardo per pasquale.
integrazioni fornite da Francesco Pasquali
Pascalis è il cognome di alcune famiglie piemontesi e valdostane attestate nei consegnamenti d'arme piemontesi del 1580 e blasonate nel prezioso volume "ll Patriziato Subalpino". Queste famiglie avevano i titoli di conti di Ilonza, conti di Vallanzengo, baroni di Nucetto, signori di Fornet, consignori di Avise. Il cognome di queste famiglie viene riportato nei documenti  in varie forme:  Pascalis, Pascali, Pascal, Pascale, Pasquale. Pascalis è la volgarizzazione del nome latino Paschalis. Il nome personale Pascalis  - e poi Pasqualis da cui Pascale e Pasquale- era diffuso storicamente in tutti i territori dell'Italia peninsulare e insulare. La forma base del cognome derivato da questo nome è panitaliana.
PASCARELLA Cognome originario della zona tra Napoli e Caserta, deriva dal nome tardo latino Pasqualis, attraverso la modifica dialettale Pascalis, Pascaris.
PASCASI
PASCASIO
Pascasi, molto molto raro, è laziale, soprattutto di Torre Cajetani nel frusinate, Pascasio, quasi unico, è campano, probabilmente del salernitano, dovrebbero derivare dal nome latino medioevale Pascasius o Paschasius, di cui abbiamo un esempio d'uso a Napoli nel 1483: ".. erga Nos: et statum nostrum, cum nuper maximis necessitatibus opprimeremur, promto animo Nobis elargiti fuerunt, et rationem carlenorum decem pro quolibet ducato: recipiente illos de nostri ordinatione, et mandato Spectabile, et magnifico Pascasio Carlon Comite Alefii Consiliario, et Maiordomo nostro fideli dilecto  ..".
PASCELUPO Pascelupo, quasi unico, sembrerebbe del parmense, potrebbe derivare dal nome del paese perugino di Pascelupo.
PASCHINI Paschini è tipicamente friulano di Verzegnis e Tolmezzo nell'udinese, dovrebbe derivare dal nome Paschinus, forma arcaica del nome Pasquinus.
PASCHINO Paschino è tipico del sassarese di Sennori e di Sassari, potrebbe derivare da diminutivi del nome Pasqua (vedi PASCA), secondo alcuni deriva invece da modificazioni dell'antico nome ligure Passino, mentre secondo altri deriverebbe dall'essere nato il capostipite il giorno di paschinunti vocabolo sardo per Epifania.
integrazioni fornite da Antonello Mocci
I Paschino presenti nel nord della Sardegna, nascono da un errore dell'ufficiale all'anagrafe al momento della registrazione di una nascita. Quando nacque il fratello minore di Salvatore Pasquino, nel presentarsi all'anagrafe si espressero in dialetto sassarese nel quale la parola pasquino di pronuncia paschino...oggi siamo alla quinta o sesta generazione dei Paschino.
PASCI
PASCIS
PAXI
Pasci è specifico di Serrenti nel Medio Campidano, con un piccolo ceppo anche a Gergei e Senorbì nel cagliaritano, Pascis è quasi unico, sempre dell'area campidanese, Paxi, altrettanto raro, è specifico invece del cagliaritano, dovrebbero derivare da soprannomi basati sul verbo sardo pasci (pascolare), indicando forse che il mestiere del capostipite fosse quello del pastore, ma è anche possibile una derivazione da un'alterazione del vocabolo sardo pagi (pace).
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PASCI; PASCIS; PAXI: significa pace e viene dal latino pax. Paxi è la variante antica, che mantiene la base latina, ma la “x”, nella pronuncia, discostandosi da quella latina, diventa una fricativa palatale sonora, come la “j” francese. Nelle carte antiche lo troviamo nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, CSMB, XI, XIII secolo, nella variante Pasi. Al capitolo 89 troviamo la famiglia di Pasi Miale (Michele): > Coiuvedi Miale Pasi, serbu de Sancta Maria de Bonarcadu, cum Castula Novagla, ancilla de iudice apus binarios. Fecerunt VI fiios: Torbini primariu et in factu suo Goantine et Jorgia et Cizella et Istephane et Bera. Partivi custos (ho diviso questi)  col giudice; levando (prendendo)Troodori Paganu, maiore de vino(soprintendente alle vigne). Levait (ha preso) iudice a Torbini et a Bera et clesia a Goantine et a Jorgia. Judice levedi a Cizella et clesia a Istephane. Testes…Sempre nel CSMB, al capitolo 60 abbiamo Pasi Dorgotori, come teste in un acquisto (compòru): comporài a Comida Kellarida terra, tenendo (confinante)a saltu meu et fegindeli sollu et complili prezu(gli ho dato un soldo – un soldo aureo – sardo). Testes: Trogodori Pasi et Gostantine Nonne. Nello stesso Condaghe sono nominate altre tre persone col cognome Pasi. Attualmente il cognome Pasci è presente in 26 Comuni italiani, di cui 17 in Sardegna: Serrenti 49, Gerrei 16, Senorbì 14, Iglesias 8, etc. Il cognome Paxi è molto raro ed è presente in soli 4 Comuni sardi: Cagliari 10, Quartu, Senorbì e Mandas, con un solo nucleo familiare. Pascis è rarissimo e presente in un solo Comune della Sardegna: Mogoro con 11.
PASCOLI
PASCOLIN
PASCOLINI
PASCOLO
Pascoli ha un nucleo importante nell'udinese, un ceppo in Romagna ed uno a Roma, Pascolin, assolutamente rarissimo, è dell'udinese, Pascolini ha un ceppo nell'udinese, uno nel perugino a Gubbio e nelle Marche tra Fabriano (AN) e Tolentino (MC), Pascolo è specifico dell'udinese, derivano dal nome medioevale Pascolus, traccia di questa cognominizzazione la troviamo nell'elenco degli scolari dell'Università di Perugia dove, nell'anno 1583 compare un certo Ioannes Pascolus citramontanus.
PASCON
PASQUON
Pascon è specifico del trevisano, di Salgareda, Chiarano, Fontanelle, Cison di Valmarino e Motta di Livenza, con un piccolo ceppo anche a Fossalta di Piave nel veneziano, ed uno a Curtatone nel mantovano, Pasquon è tipico dell'area veneziana, di Torre del Mosto e Ceggia, con un piccolo ceppo a Casarsa della Delizia nel pordenonese, si dovrebbe trattare di forme dialettali venete originate da una forma accrescitiva del nome medioevale Pasqua (vedi PASQUA).
PASCOTTI
PASCOTTO
Pascotti sembrerebbe unico, Pascotto è tipicamente veneto e della provincia di Pordenone, si dovrebbe trattare di forme ipocoristiche e patronimiche del nome Pasqua, starebbero perciò ad indicare le famiglie di figli di un Pasqua.
PASCUCCI
PASCUCCIO
PASCULLI
PASCULLO
PASCUZZI
PASCUZZO
Pascucci è tipico dell'Italia centrale e della Campania, Pascuccio, rarissimo, è campano in particolare dell'avellinese, Pasculli, decisamente pugliese è tipico del barese, di Bitonto, Bisceglie, Andria, Molfetta e Bari e di Martina Franca (TA), Pascullo, molto più raro sembra specifico di Palo Del Colle (BA), Pascuzzi è tipicamente calabrese, della provincia di Catanzaro in particolare, Pascuzzo, sempre calabrese, è tipico del cosentino, dovrebbero tutti derivare da nomi attribuiti al capostipite in quanto nato il giorno o durante il periodo di Pasqua.
integrazioni fornite da Andrea
Questi cognomi venivano inizialmente assegnati a figli nati nel giorno o nel periodo di Pasqua, successivamente vennero utilizzati per ricordare la morte e la resurrezione di Cristo. Pascucci è diffuso nell'Italia centrale, soprattutto a Roma e provincia. Ma anche in Campania (nell'avellinese). Molto significativa la presenza del cognome nelle Marche settentrionali.
PASCUTTI Pascutti, molto raro, è tipicamente friulano, di Udine e Martegliano nell'udinese, è una tipica forma patronimica friulana, dove il suffisso -utti stia per il figlio di, riferido a capostipiti il cui padre si fosse chiamato Pasqua.
PASERI
PASERO
Paseri è specifico del cuneese, di Sanfront, Melle, Sampeyre e Rifreddo, Pasero è tipicamente piemontese, con ceppi a Torino, nel cuneese a Cuneo, Busca e Costigliole Saluzzo e nell'alessandrino ad Alessandria ed a Solero, con un ceppo anche a Genova, dovrebbero derivare da un soprannome dialettale basato sul termine piemontese arcaico pasèr (paciere), probabilmente asottolineare una caratteristica comportamentale dei capostipiti.
PASETTI
PASETTO
PASOTTI
PASOTTO
Pasetti è tipico dell'area che comprende milanese, bresciano, mantovano, ferrarese e bolognese, Pasetto è più del veronese e vicentino, Pasotti ha un nucleo principale nel bresciano a Lumezzane, Nave, Brescia e Bovezzo, un ceppo a Imola, Castel San Pietro Terme nel bolognese e a Massa Lombarda (RA), uno a Genova, Pasotto è specifico del veronese, di Verona, Gazzo Veronese e Nogara, dovrebbero tutti derivare da ipocoristici del nome gratulatorio medioevale Pase, di cui abbiamo un esempio nel 1600 nel vicentino: "...con il Magnifico Ser Minin quondam Pase Camolli di Primolano abitta a Bassano di indorare la palla del Santissimo...".
PASI
PASIN
PASINETTI
PASINI
PASINO
Pasi ha almeno due nuclei, uno importante tra il ravennate ed il forlivese ed uno nel veronese, Pasin è tipicamente veneto, soprattutto del vicentino e del trevisano, Pasinetti è decisamente lombardo, del bergamasco e del bresciano, Pasini è molto diffuso nella fascia da Varese a Pesaro, lungo la via Emilia, Pasino sembra specifico di Alessandria e dell'alessandrino, dovrebbero tutti derivare, direttamente o tramite forme ipocoristiche semplici o complesse o per contrazione, da una modificazione dialettale del nome medioevale Pacinus di cui abbiamo un esempio in questo scritto del 1451 a Lodi: "...Cum alias spectabiles et egregii dominus Nicolaus de Arcimboldis, nunc consiliarius noster, et dominus Pacinus de Perusio ac Iacobinus de Bosis, commisarii et mandatarii nomine Ill.mi quondam et ex.mi domini domini ducis, soceri et patris nostri, et nunquam delende memorie, domini Filippi Marie ducis Mediolani ...". Troviamo tracce del cognome Pasini nel 1500 a Cerete (BG) in una lettera del 1543 dove si legge: "...Tonolus q.Pasini Bertolotti de Succiis consul decti comunis...". (vedi Pacini)
integrazioni fornite da Angelo Pasino
cognominizzazione del nome augurale e gratulatorio medievale Pace e latino Pacinus; presente nel bresciano, ferrarese, alessandrino. Documentato fin dal 1200 (Pasino de Gotis de Boselli), un Mastro Pasino è menzionato nella Satira Ia dell'Ariosto: "...Se separatamente cucinarme / vorà mastro Pasino una o due volte, / quattro e sei mi farà il viso da l'arme....".
PASIMENI Pasimeni è specifico di Mesagne nel brindisino, dovrebbe derivare dal nome e cognome croato Pasimen.
PASOLI
PASOLINI
PASOLINO
Pasoli, assolutamente rarissimo, parrebbe del veronese, Pasolini ha un ceppo lombardo tra basso bresciano, cremonese e mantovano ed uno romagnolo tra forlivese e riminese, Pasolino, probabilmente dovuto ad errori di trascrizione, è quasi unico, si dovrebbe trattare di forme ipocoristiche di variazioni dialettali del nome augurale e gratulatorio medioevale Pace, di cui abbiamo questo esempio: "...et refutationem et pactum de non ulterius aliquid petendo Paci quondam Bettini de Colle et eius heredibus et bona de quondam debito quindecim florenorum ...".
PASQUA
PASQUARELLA
PASQUARELLI
PASQUARELLO
PASQUARIELLO
PASQUAZZI
PASQUAZZO
PASQUE'
PASQUELLI
PASQUET
PASQUETTI
PASQUETTIN
PASQUETTO
PASQUI
PASQUILLO
PASQUONI
PASQUOT
PASQUOTTI
PASQUOTTO
Pasqua è specifico del Sud, del foggiano e del cosentino in particolare, Pasquarella è tipico del beneventano, di Sant'Agata dei Goti, Limatola e Benevento, e di Napoli e Caserta, Pasquarelli, oltre al nucleo nell'area che comprende il Lazio, l'Abruzzo ed il Molise, con massima concentrazione a Roma, Palombara Sabina e Guidonia Montecelio nel romano, a Sora nel frusinate, a Priverno nel latinense, ed a Pizzoferrato e Montenerodomo nel teatino, ha un ceppo anche a Gualdo Tadino nel perugino, Pasquarello è quasi unico, Pasquariello è molto diffuso nel casertano, napoletano, avellinese, foggiano e potentino, Pasquazzi è specifico di Roma e Cave nel romano, Pasquazzo, molto raro, è tipico del Trentino, di Ivano Fracena, Villa Agnedo e Trento, Pasqué è quasi unico, Pasquelli è appena meno raro, Pasquet, sempre rarissimo, sembrerebbe del torinese, Pasquetti ha un ceppo a Prato, a Montale nel pistoiese e tra fiorentino ed aretino, a San Sepolcro nell'aretino in particolare, Pasquettin, molto molto raro, è tipicamente veneto di Venezia in particolare, Pasquetto, decisamente veneto, ha un ceppo nel veronese a Povegliano Veronese, Verona e Villafranca di Verona, ed uno nel padovano a Padova, Vigodarzere e Polverara, Pasqui ha un bel ceppo nella zona che comprende il bolognese, il fiorentino, l'aretino, il senese, il grossetano ed il perugino, ed un ceppo a Roma ed a Mentana nel romano, Pasquillo è quasi unico, Pasquoni ha un ceppo a Campi Bisenzio nel fiorentino ed uno a Castiglione del Lago nel perugino ed a Roma, Pasquot, molto molto raro, è della zona di San Donà di Piave tra trevisano e veneziano, Pasquotti, altrettanto raro, sembrerebbe di Vittorio Veneto nel trevisano, mentre Pasquotto ha un ceppo a Verona ed a Mussolente nel vicentino, dovrebbero tutti derivare, direttamente o tramite vari tipi di forme ipocoristiche, anche dialettali, dal nome medioevale Pasqua, dato spesso ai figli nati proprio in quel giorno, dell'uso di questo nome abbiamo un esempio in un atto di nascita del 1660: "...Pasqua figliola legitima et naturale di messer Domenego Nuvel et di madonna Anzellica sua moglie di S. Giorgio fu battezzata da me p. Leonardo Faraone cappellan et cooperatore...".
PASQUADIBISCEGLIE Cognome specifico di Trani (BA)dovrebbe derivaree dal fatto che il capostipite di nome Pasqua (vedi PASQUA) era originario di Bisceglie (BA) e per qualche strano motivo venne scritto tutto attaccato.
PASQUALATO
PASQUALATTO
Pasqualato è tipicamente veneto, di Venezia, Marcon, Spinea, Mira e Martellago nel veneziano, di Treviso e Mogliano Veneto nel trevisano e di Monselice nel padovano, Pasqualatto, quasi unico, sembrerebbe friulano, per l'origine di questi cognomi si possono formulare due ipotesi, entrambe individuabili dalla presenza del suffisso -ato indicante provenienza o appartenenza, la prima propone una derivazione dal nome del paese Cà Pasquali nel veneziano, la seconda suggerisce una derivazione da capostipiti i cui padri si fossero chiamati Pasquale.
PASQUALIGO Pasqualigo, assolutamente rarissimo, sembrerebbe veneto, dovrebbe derivare dal nome arcaico Pasqualigo, prodottosi dal nome Pasqualis con reminiscenze spagnoleggianti.
PASQUANDREA Pasquandrea, molto molto raro, è tipico di San Severo nel foggiano, dovrebbe derivare da un capostipite con il nome composto dai nomi Pasqua o Pasquale ed Andrea.
PASQUATO Abbastanza raro, è specifico del padovano, deriva dal nome Pasquatus, in uso agli inizi del rinascimento nella zona di Padova.
PASQUESI Pasquesi è specifico dell'appennino modenese, della zona di Pievepelago, e della vicina area toscana dell'Abetone nel pistoiese e di Prato.
informazioni fornite da Stefano Ferrazzi
L'origine di questo cognome va ricercata nel nome medievale Pasqua, che, nell'onomastica antica, nasce come variante del più comune Pasquale (vedi Pascale e Pasqua): nei cognomi italiani, in effetti, va notato che il suffisso -esi assume talvolta un valore patronimico o matronimico, derivando probabilmente dal suffisso latino -ensis (l'italiano -ese) - ai giorni nostri, questo suffisso è usato principalmente nella formazione dei nomi etnici. In questo senso, dunque, il cognome Pasquesi può essere tradotto come i figli di Pasqua, indicando così il nome personale del o della capostipite.
PASQUIN
PASQUINA
PASQUINELLI
PASQUINETTI
PASQUINI
PASQUINO
PASQUINUCCI
Pasquin ha un ceppo a Tuenno in Trentino, piccoli ceppi in Veneto a Fontaniva nel padovano, a Villa Bartolomea nel veronese ed a Ceregnano e Rovigo nel rovigoto, ed un ceppo a San Giorgio della Richinvelda nel pordenonese, Pasquina, rarissimo, sembrerebbe torinese, Pasquinelli è diffuso nella Liguria centrorientale, nel parmense, nella Toscana, nel riminese, pesarese ed anconetano, in Umbria, nel viterbese e nel romano, Pasquinetti, praticamente unico, è forse dell'alessandrino, Pasquini è tipico del centro Italia, bolognese e milanese, Pasquino ha un ceppo nella fascia dal torinese al milanese, uno nel molisano ed uno in Puglia, Pasquinucci è toscano, di Viareggio nel lucchese, di Pontedera e Voterra nel pisano, di Vinci, Firenze ed Empoli nel fiorentino, di Poggibonsi nel senese e di Lamporecchio nel pistoiese, dovrebbero tutti derivare, direttamente o tramite diverse forme ipocoristiche, dal nome medioevale Pasquinus citato ad esempio da Teofilo Folengo (1491-1544) nel suo Baldus: "...Venio paradisi e partibus alti, vadoque ad infernum, Pasquinus nomine dicor...".
PASSADOR
PASSADORE
PASSADORI
PASSATORE
PASSATORI
Passador, molto raro, è della zona tra Treviso e Pordenone, Passadore ha un ceppo rovigoto nella zona di Adria ed uno genovese, Passadori, assolutamente rarissimo sembra specifico del pavese, Passatore, altrettanto raro, sembrerebbe piemontese, Passatori è praticamente unico, dovrebbero derivare dal mestiere di traghettatore o barcaiolo.
PASSAFARI
PASSAFARO
Passafari, assolutamente rarissimo, è caratteristico di Catanzaro, Passafaro è specifico della provincia di Catanzaro, di Borgia, Catanzaro, Girifalco, Soverato e Petronà, dovrebbero derivare da un soprannome grecanico, con il significato di colui che trasporta di tutto, probabilmente indicando così il mestiere dei capostipiti.
PASSAFIUME Molto raro è tipico del palermitano, della zona di Termini Imerese e dintorni, deriva da un soprannome originato dal mestiere di traghettatore o barcaiolo, tracce di questa cognominizzazione le trofiamo a Cefalù fin dal 1400  un certo fra  Giovanni  Passafiume nella seconda metà del secolo è  priore della locale cattedrale.
PASSALACQUA Presente un pò in tutt'Italia, ha un nucleo molto importante in Sicilia ed un'altro autonomo nella Liguria centroorientale, ha anche un ceppo piemontese nel biellese probabilmente derivante dal toponimo Passalacqua di Tortona (AL), tutti questi ceppi dovrebbero derivare dal mestiere di traghettatore o barcaiolo. Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Biella nella seconda metà del 1300 dove opera il notaio Johannes Passalacqua, in un'atto giudiziario del 21/8/1341 viene citato come parte lesa un certo Guerriero Passalacqua, nel 1600 Matteo Passalacqua, è un Nobile di Tortona.
PASSALENTI Molto raro è tipico del basso udinese.
PASSAMONTE
PASSAMONTI
Passamonte ha un ceppo romano ed uno siciliano, Passamonti ha un ceppo in provincia di Sondrio, uno romano ed uno tra le province di Ascoli Piceno e di Teramo,
integrazioni fornite da Fabio Paolucci
Passamonti sembrerebbe un cognome tipico dell'Italia centrale, più precisamente della fascia costiera adriatica marchigiana e abruzzese e del Lazio. Non mancano altri ceppi in Umbria e in Lombardia. Passamonti sembra derivare dall'espressione passa i monti, attribuita in passato a quei pastori che erano soliti dedicarsi alla transumanza del bestiame trascorrendo i mesi caldi in zone alte e i periodi freddi nelle pianure sottostanti, percorrendo i cosiddetti tratturi, viottoli millenari.  Osservando la distribuzione del cognome in Italia centrale sui due versanti tirrenico e adriatico, e considerando il fatto che nella zona appenninica interna esso è assente, si può ipotizzare che il cognome sia stato attribuito in passato a coloro che si erano trasferiti dalle zone impervie interne a quelle costiere del Tirrenico e dell'Adriatico (la provenienza da zone montuose avrebbe in tal senso originato il soprannome, poi cognominizzato, passa monti), oppure da una zona costiera all'altra. Una famiglia Passamonti fu illustre nei secoli scorsi: elevatasi al rango aristocratico, si trasferì verso gli inizi del settecento dalle Marche alla provincia di Roma, dove si trovò ad amministrare i doviziosi beni dell'Abbazia di San Nilo. Proprio a Giovanni Passamonti (1798-1866), componente di tale nobile Casato imparentato con gli Orsini e i Colonna, si deve l'istituzione del Comune di Grottaferrata il 3 giugno 1848, per concessione di Papa Pio IX; in tale occasione il Passamonti fu nominato Priore dalla nuova comunità costituita.
integrazioni e stemma forniti da Vincenzo Passamonti - Ardea
I nostri avi nel 1200  circa, erano dei pastori, provenienti  dalla Toscana, ed effettuavano la transumanza, dal tirreno all'adriatico, percio detti Passamonti. Nel 1256  vennero in  possesso del  feudo di Arsoli, nel Lazio, dai benedettini di Farfa con il titolo di Baroni, regnarono sul feudo fino al 1536 , l'ultimo fu Amico D'Arsoli Passamonti che lasciò il feudo per difendere Firenze, al fianco di Francesco Ferruccio.  Partecipò alla difesa di Roma il 17 febbraio1528 combattendo contro le  truppe di Carlo Quinto. Papa Clemente VII° gli affidò il comando dell'esercito pontificio assieme a Napoleone Orsini. Tornando il 4 ottobre 1529 alla difesa di  Firenze, che era stata attaccata  dalle  truppe del  Principe d'Orange, Amico  riconquistava  San Miniato, solo con il tradimento fu battuto e fatto prigioniero da Fabrizio  Maramaldo nel corso della  battaglia di Gavinana del 3 agosto 1530, venne venduto per 600 ducati a Marzio  Colonna  nemico di  sempre, che lo uccise per vendicare la  morte di Scipione Colonna ucciso a L'Aquila proprio da  Amico D'Arsoli Passamonti.
PASSANITI Abbastanza raro è tipico della zona dello stretto di Messina,  sia sulla sponda calabrese che siciliana.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Cognome della Sicilia orientale, viene dal toponimo Passaneto (SR).
PASSANNANTE
PASSANNANTI
Passannante ha un ceppo a Battipaglia, Controne e Vallo della Lucania nel salernitano ed a Vietri di Potenza e Rapolla nel potentino, Passannanti ha un ceppo nel salernitano a Serre e Salerno, ed uno nel palermitano a palermo e Partinico, dovrebbero derivare dal nome meridionale Passannante attribuito al proprio figlio come augurio di sopravanzare tutti nella vita e di resistere ad ogni avversità.
PASSANTE
PASSANTI
PASSANTINI
PASSANTINO
Passante ha un ceppo a Napoli ed a Marano di Napoli, Melito di Napoli e Mugnano di Napoli nel napoletano, un ceppo nel brindisino a Brindisi, Mesagne e San Vito dei Normanni ed uno molto piccolo a Catanzaro e Sellia nel catanzarese, Passanti, molto più raro, ha un piccolo ceppo nel ravennate a Bagnacavallo e Ravenna, ed uno a Catanzaro, Passantini, quasi unico, sembrerebbe dell'area campano, lucana, Passantino ha qualche sparuta presenza in Campania, ma è tipicamente siciliano del palermitano, di Palermo in particolare e di Misilmeri e Ciminna, dovrebbero derivare, direttamente o tramite forme ipocoristiche, dal termine arcaico passante (traghettatore) o da una forma contratta del nome arcaico Passannante (vedi PASSANNANTE).
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Passanti è un raro cognome panitaliano, presente anche a Napoli dove potrebbe essere derivato dai toponimi omonimi a Napoli, frazione di Boscoreale, e fraz. di Terzigno. Il soprannome, poi cognome, deriva dal mestiere antico di chi "traghettava", faceva passare i viaggiatori su un natante da una riva all'altra di un fiume. In alta Italia: PASSATORE. In Sicilia: PASSAFIUME  (De Felice).
PASSARANI
PASSARETTI
PASSARINI
PASSERA
PASSERANI
PASSERETTI
PASSERETTO
PASSERI
PASSERINI
PASSERO
Il nome Passarani, molto molto raro, è tipico di Rieti e Roma, Passaretti è raro ed è della zona tra Napoli e Caserta, Passarini abbastanza raro, presenta un ceppo nel bolognese, uno nel veronese, uno nel maceratese ed uno tra Roma e Latina, Passera è specifico della zona che comprende il parmense, il piacentino il lodigiano, il milanese, il bergamasco ed il varesotto, Passerani, assolutamente rarissimo, è del romano, Passeretti, molto raro, ha un ceppo in Lazio, uno in Campania ed uno nel tarantino, Passeretto è unico, Passeri ha un ceppo lombardo, uno fiorentino ed uno pescarese, ma il nucleo più importante è nella fascia che comprende Umbria e Lazio, Passerini ha un nucleo nella Lombardia occidentale ed uno nel bolognese, Passero ha un piccolissimo ceppo friulano, uno campano, soprattutto nel casertano, napoletano e salernitano, ed uno pugliese a Barletta nel barese.  Il nome Passero, Passara, Passera, e i relativi ipocoristici Passarinus e Passerinus erano in uso nel medioevo, come si evince da un decreto edito a Cassago nel 1356:"...Passarinus de Orliano, consul et offitialis de Barzanò..." e potrebbero essere delle variazioni del nome bizantino Passara..
PASSARELLA
PASSARELLI
PASSARELLO
Passarella è distribuito a macchia di leopardo un pò in tutt'Italia, presenta un nucleo importante in provincia di Venezia, che deriva dal toponimo Passarella (VE) ed uno tra il casertano ed il Molise, che dovrebbe derivare da una forma ipocoristica del nome bizantino Passara, così come si pensa sia per Passarelli, che è diffuso in particolare nel Lazio, nel teatino, in Molise, Campania, Basilicata e Calabria, con ceppi anche nel tarentino e nel catanese, e Passarello, che è invece decisamente siciliano, dell'agrigentino, palermitano e siracusano in particolare.
PASSARI
PASSARO
Passari ha un ceppo romano, uno piccolo nel ternano e nel frusinate, ed uno nel messinese, Passaro ha un grosso ceppo campano, soprattutto nel napoletano e nel salernitano, un ceppo romano ed uno in Molise ed in Puglia, in particolare nel brindisino, ha un ceppo anche nel nisseno, dovrebbero derivare dal nome bizantino Passarus di cui abbiamo un esempio in: "Hic primus Magistri dignitate insignis, Strategus seu Catapanus Italiae fuit. Passarus Protospatha A. C. 973".
PASSAVANTE
PASSAVANTI
Passavante è quasi unico, Passavanti ha delle presenze in Piemonte, in particolare nel cuneese, e ceppi a Carrara, a Roma, a Napoli, ha qualche presenza in Calabria ed un ceppo a Palermo, dovrebbero derivare dal nome medioevale italiano Passavante, attribuito dai genitori a figli cui si augurava di sopravanzare tutti nella vita e di resistere ad ogni avversità. che potesse capitare loro, dell'uso di questo nome abbiamo un esempio in questo scritto medioevale del 1200: ".. Et, de parte Lanbertaciorum, iverunt ad confinia 15 quadraginta quinque, secundum sentenciam summi pontificis; aliqui ex eis iverunt Pisas, et aliqui Mantuam, nomina quorum fuerunt hec. Andreas filius condam d. Castellani de Andalo .... Dominus Passavante domini Munsarelli. Dominis Odericus de Castro Britonum ...", troviamo tracce antiche di queste cognominizzazioni a Lucca nel 1200 ed a Firenze fin dagli inizi del 1300.
PASSE' Passè, ormai quasi scomparso in Italia, sicuramente meridionale, potrebbe essere di origini normanne.
PASSETTI
PASSETTO
Passetti ha un ceppo tra livornese e pisano, a Cascina e Calcinaia nel pisano ed a Livorno e Piombino, uno romano ed uno a Frontone e Cagli nell'urbinate, Passetto, assolutamente rarissimo, è di Napoli, potrebbero derivare da soprannomi originati dal termine arcaico passetto (specie di corridoio o stretto vicolo coperto), forse indicando che il luogo d'abitazione fosse in prossimità di un vicolo di tal fatta, è anche possibile che questi cognomi si rifacciano al termine passetto, unità di misura italiana antica che a Livorno valeva 1167 millimetri, e nell'urbinate ed a Roma 670 millimetri, forse a caratterizzare il carattere meticoloso del capostipite o la sua professione.
PASSI Ha un ceppo a Spirano (BG) ed uno a Cittaducale (RI), ma il nucleo principale è a Roma, potrebbero derivare da soprannomi medioevali originati dal verbo latino patior (soffrire, subire) il cui participio passato è passus e starebbe ad indicare lo stato di perseguitati o comunque di sofferenti, infermi, Passi sarebbe l'equivalente medioevale dell'attuale Pazienti.
PASSIU Passiu è tipicamente sardo, dell'oristanese, di Paulilatino in particolare e del cagliaritano di Dolianova soprattutto, potrebbe derivare da un soprannome originato dal termine sardo campidanese passíu (passeggio), meno probabile una derivazione dal catalano passiu (passivo), troviamo tracce di questa cognominizzazione a Scano Montiferro nell'oristanese nel 1700 con il notaio Giuseppe Passiu Padery.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PASSIU: per il significato e l’etimologia del termine “passiu” abbiamo due ipotesi, che dipendono dalla pronuncia o meglio dalla posizione dell’accento tonico: pàssiu e passìu, che presentano significato ed etimo del tutto diversi. La voce “pàssiu” deriva dal latino “passio” (passione) ed è per lo più riferita alla Passione di Cristo (anche dei santi martiri), mentre la voce passìu o meglio a passìu, col verbo andare: andai a passìu è sinonimo di andai a ‘rréu = andare liberamente, andar vagando. “Andai a passìu cumenti ‘e una cràba sen’’e mèri”!  =  >andare in giro come una capra senza padrone< (vedi nel Web – Giuseppe Concas – Dicius del Campidano di Sardegna). Passìu ha come base il verbo latino panděre, ma deriva direttamente dall’avverbio “passim”, proprio nel significato di “di qua e di là”: andai a passìu = andare di qua e di là, senza meta fissa, vagabondare; sinonimo di andai a ‘rréu, dal greco ρέω (rèo) = scorro via, mi dileguo. Dopo quanto detto è chiaro ed evidente che il significato del cognome dipende dalla sua pronuncia. Il cognome, nonostante sia abbastanza raro, è documentato nelle carte antiche della lingua e della storia della Sardegna. Infatti lo ritroviamo tra i firmatari della Pace di Eleonora, del 1388:  Passiu Gantino, ville Ecclesiarum; Passiu Michaele, ville Ecclesiarum; Passiu Mighalucio, ville Ecclesiarum(3, probabilmente dello stesso ceppo) - *** Villa Ecclesiarum…odierno Iglesias. Et ego De Nelli Pelipaparius Ludovicus, civis et habitator terre et Ville Ecclesiarum…sindicus, procurator universitatis Ville Ecclesiarum…seu a Formenyino Joanne, capitano, camerlengo Ville Ecclesiarum di Sigerro. Omnibus habitatoribus dicte terre Ville Ecclesiarum, congregatis in Curia Magna…in posse Virde Andree, quondam Virde Joannis de Civitate Sasseri…nona die januarii 1388; Passiu Philipo – de Bosa, ** Bosa: omnibus civibus et habitatoribus civitatis Bose…nisipastores…congregatis intus Ecclesiam Beate Marie Virginis …die XV Januarii 1388. Attualmente il cognome Passiu è presente in 20 Comuni italiani, di cui 8 in Sardegna: Paulilatino 17, Dolianova 12, Oristano 12, Villa s. Antonio 10, Cagliari 8, etc. Nella penisola troviamo il cognome in alcuni Comuni della provincia di Varese ed a Roma, per lo più con un solo nucleo familiare.
PASSIVO Passivo è quasi unico e non è possibile individuare un'area di origine o una possibile derivazione.
PASSOLUNGO Rarissimo sembra specifico del sudmilanese, potrebbe derivare da un soprannome.
PASSON Molto raro è specifico dell'udinese.
PASSONI Il nucleo più importante nella Lombardia occidentale, ma potrebbe individuarsi anche un ceppo nella Venezia Giulia, potrebbe derivare da un soprannome legato al vocabolo dialettale arcaico milanese passon (palo conficcato nel terreno per sostenere ad esempio un'abitazione).
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Passoni: in epoche medievali era uso, dopo una pace siglata tra due famiglie nemiche, di porre ad un neonato il nome di battesimo Paxius, quale segnale benaugurante per il futuro. Passoni è la forma accrescitiva al plurale. Per M. Francipane PASSONI deriva invece dal verbo 'passare' nel senso di attraversare, che forma molti altri cognomi fra i quali PASSATORE, PASSANTE, PASSAGGI, PASSA, PASSI ecc.
PASSUCCI
PASUCCI
Passucci sembrerebbe tipicamente abruzzese, del teatino, in particolare di Roccaspinalveti e San Salvo, con un ceppo, probabilmente secondario, anche a Roma, Pasucci, quasi unico, è probabilmente dovuto ad errate trascrizioni del precedente, che dovrebbe derivare da una forma ipocoristica del nome medioevale Paxius (vedi PASSONI).
PASTENA Pastena ha un ceppo romano ed alcuni campani a Napoli, Avellino e Battipaglia nel salernitano, dovrebbero tutti derivare da toponimi come Pastena (FR), (IS), (NA), (SA) o Pastene (BN) o anche da nomi di località generici come quello ad esempio riportato in questo scritto salernitano del 1116: "...Et adiunxi in ista sorte terram cum castaneto de eodem loco felecta, ubi arbusta dicitur, et terram vacuam de eodem loco, ubi castanieta dicitur. Et terram cum aliquantis arboribus.. ubi ad pastena dicitur....".
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pastena è cognome campano. Nei dialetti meridionali il verbo 'pastenare' significa "piantare", quindi pàstena è un terreno piantato ad alberi da frutto. Verbo, e sostantivo di etimologia latina: 'pastinare' = "lavorare il terreno per piantare". Pàstinum è una piantagione. Probabilmente dai toponimi Pàstena (SA), frazione di Amalfi e Pàstene (BN), frazione di Sant'Angelo a Cupolo.
PASTENE Pastene, molto molto raro, decisamente ligure, è tipico di Rapallo e Genova, dovrebbe derivare da nomi di località caratterizzati dalla presenza di un pastinum (cioè dei luoghi incolti e poi coltivati, soprattutto ad orti e prati).  Personaggio di assoluto rilievo è stato il navigatore del 1500, il Capitano Giovan Battista Pastene, nato a Rapallo, che che esploró il Cile al seguito di Pedro de Valdivia.
PASTOR
PASTORA
PASTORE
PASTORELLA
PASTORELLI
PASTORELLO
PASTORESSA
PASTORI
PASTORIN
PASTORINA
PASTORINI
PASTORINO
PASTORIS
Pastor ha ceppi nell'imperiese, a Pigna, Ventimiglia, San Remo e Bordighera ed un ceppo a Trieste ed a Meduno (PN), Pastora è praticamente unico, Pastore è molto diffuso sia al sud che al nord, Pastorella parrebbe siciliano, con un ceppo nel palermitano ed uno nel siracusano, Pastorelli sembra tipico del centro nord, ma con un possibile ceppo nel Salento, Pastorello ha un grosso nucleo veneto, un ceppo nell'alessandrino ed uno siciliano tra nisseno e palermitano, Pastoressa, decisamente pugliese, ha un ceppo a Bitonto e Bari, Pastori ha un grosso ceppo lombardo, soprattutto nel milanese, uno nel parmense ed uno nella fascia che comprende l'anconetano, l'Umbria ed il Lazio centrosettentrionale, Pastorin, assolutamente rarissimo è del veneziano, Pastorina è unico, Pastorini ha ceppi tra genovese ed alessandrino, tra fiorentino ed aretino ed a Roma, Pastorino, decisamente ligure, diffuso in tutta la regione anche se in modo più massiccio nel genovese, ha un ceppo anche nell'alessandrino ed uno nel salernitano ad Olevano sul Tusciano e Battipaglia, Pastoris, molto molto raro, parrebbe del vercellese, derivano tutti da soprannomi legati al mestiere di pastore.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Sull'origine di questi cognomi confluiscono perlomeno due ipotesi, che, sommate l'una all'altra, ne giustificano la vasta diffusione nell'intero paese. Da una parte, infatti, è molto probabile una relazione diretta col mestiere di pastore o allevatore di greggi, dato il tipo di economia tipica dell'epoca pre-moderna, fortemente improntata sull'agricoltura e la pastorizia. D'altra parte, però, va detto che in molti casi questi cognomi derivano dal nome medievale Pastore, che qui allude più probabilmente alla figura di Gesù Cristo, il Buon Pastore per eccellenza (nella Bibbia, è Gesù stesso che dice Io sono il Buon Pastore, conosco le Mie pecore e le Mie pecore conoscono Me (vedi anche Buonpastore), per estensione, inoltre, questo significato viene ripreso anche nel linguaggio ecclesiastico, in cui il termine pastore è usato appunto nel senso di prete, guida spirituale. Dal punto di vista storico, tracce di questo nome si trovano a Milano nel 1161, quando in un atto di compravendita viene citato un certo Pastore detto Crivello; qualche secolo dopo, inoltre, ritroviamo questo nome con lo stuccatore, orafo e mastro vetraio Pastorino da Siena (1508 ca. - 1592). Per quanto riguarda i cognomi in questione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni o dei nomi personali dei capostipiti o di soprannomi o nomi di mestiere ad essi attribuiti.
PASTORATO Pastorato, estremamente raro, dovrebbe essere una forma patronimica veneta del nome Pastore, il suffisso -ato sta in Veneto per figlio di, un certo Pastore.
PASUTTI
PASUTTO
Entrambi friulani, Pasutti è assolutamente rarissimo, Pasutto lo è un poco meno ed è tipico di Valvasone nel pordenonese e di Trieste, dovrebbe trattarsi di forme patronimiche tipicamente friulane in -utti o -utto, dove questi suffissi stanno per figlio di, riferito ad un padre del capostipite di nome Pase (vedi PASETTI ).
PATACCA Raro, presenta tre nuclei, uno in Umbria, uno nel teramano ed uno in provincia di Roma, iI cognome deriva dal termine patacca che indicava il soldo del soldato nel rinascimento (una Patacca = cinque Carlini), e quindi usato come soprannome stante ad indicare o il mestiere dell'uomo d'armi o un carattere mercenario., un'altra ipotesi è che derivi dalla voce dialettale patacca (uomo rozzo) usata come soprannome.
PATACCHIA Patacchia, assolutamente rarissimo, sembrerebbe umbro del ternano, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale basato sul termine dialettale patacchia (organo sessuale femminile), ma è pure possibile che si tratti di un'errata trascrizione del cognome Patacca (vedi PATACCA).
PATALANI
PATALANO
Patalani è tipico di Viareggio nel lucchese, Patalano è specifico dell'area che comprende il latinense, il casertano ed il napoletano, in particolare Gaeta nel latinense, Forio, Ischia, Lacco Ameno, Casamicciola Terme e Barano d'Ischia nell'isola D'Ischia nel napoletano, Bacoli e Napoli sempre nel napoletano e Mondragone nel casertano, potrebbe essere di origine angioina e derivare dal termine occitano patalan o patalon che significa goffo, ma non si può escludere un'origine spagnola da un soprannome originato dal termine pata (zampa).
PATAMIA Patamia è tipicamente calabrese, dovrebbe derivare da modificazioni dialettali del vocabolo greco potamos (fiume), ad indicare forse la vicinanza di un corso d'acqua rispetto all'abitazione della famiglia, di Gioia Tauro (RC) e Simeri Crichi (CZ), tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Bagnara Calabra (RC) fin dal 1700.
PATANE
PATANE'
PATANIA
Patane, molto raro, è del catanese e dovrebbe trattarsi di errori di trascrizione del cognome Patanè, tipico siciliano, del catanese in particolare, Patania è tipico del siracusano, dovrebbero tutti derivare da modificazioni più o meno dialettali dell'etnico di toponimi come Aci Platani (CT), Acquaviva Platani (CL) o San Biagio Platani (AG).
integrazioni fornite da dott. Cosimo De Giovanni Centelles
Patanè fu riconosciuto nel 1905 col titolo di Barone di S. Martino, per successione Marzullo, Paolo, di Carlo, di Paolo. Figli: Carlo e Giovan Battista. Fratello: Francesco.
Arma: d' azzurro, alla campagna sostenente tre monti al naturale, ed un leone coronato e rivoltato, tenente un dardo con un serpe attorcigliato, sormontato da tre stelle ordinate in fascia, il tutto d'oro.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Patanè è un cognome della Sicilia orientale, è antica pronuncia dialettale di Patanìa. Rohlfs 144.
PATANÌA - Cognome della Sicilia orientale, viene dal toponimo omonimo in zona di Messina; forse corruzione di Patamìa. Rohlfs 145.
PATARGA Patarga, ormai quasi scomparso, sembrerebbe originario dell'area che comprende la Campania e la Puglia, probabilmente della zona di Barletta nel barese, dove la famiglia Patarga era considerata fra i maggiorenti della città, di difficile interpretazione etimologica, potrebbe derivare dall'alterazione dialettale del nome slavo Patar o del nome greco Pataikos o anche del nome longobardo Partarit o Perctarit, non si può inoltre escludere una correlazione con il nome e cognome armeno Patarak.
PATARI
PATARINI
PATARINO
PATARO
Patari è praticamente unico, Patarini ha un ceppo a Losine nel bresciano, uno a Spoleto nel perugino ed uno a Roma ed a Rieti, Patarino ha un ceppo a Castellaneta nel tarentino ed a Gioa del Colle nel barese, ed un ceppo a Roccabernarda nel crotonese, Pataro, comunque assolutamente rarissimo, ha un ceppo nel nordmilanese, ed uno tra potentino e cosentino, l'origine potrebbe risalire ad un soprannome di epoca tardo medioevale, riferendosi, direttamente o tramite un'ipocoristico, al movimento, più o meno eretico, dei patari che prendeva forse il nome da Roberto Patta da Giussano, quando il termine pataro arrivò ad essere sinonimo di eretico, e in questo caso starebbe ad indicare una lontananza del capostipite dai principi religiosi dell'epoca, si deve però anche considerare che Patorus o Patarus  fu un nome utilizzato in epoca tardo medioevale, ne abbiamo un esempio con Patoro o Pataro Buzzacarini nobile di Padova tra la fine del 1200 e gli inizi del 1300 e così molti altri nel padovano in epoca successiva.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pataro, Patarino è cognome calabro - lucano ma presente anche a Napoli e nel Veneto. A Brindisi uno Stephanus de Patarii nel 1260 (Cod. brind. I). E' voce di difficile spiegazione anche per G. Rohlfs. Verrebbe da pensare a un seguace del movimento della Patarìa che nel sec. XI si oppose alla decadenza e alla corruzione del costume ecclesiastico. D. Olivieri, infatti, ne 'I cognomi della Venezia Euganea' 206 lo fa derivare proprio da tale movimento e lo interpreta come 'straccivendolo'. Anche secondo DELI 4/891, l'interpretazione più probabile sarebbe quella di 'straccioni'. Possibili molte altre interpretazione, basti pensare, p. es., a Patara, antica città della Licia con un celebre santuario di Apollo, i cui abitanti si chiamavano Patarani, ecc.
PATAVINI
PATAVINO
Patavini e Patavino sono assolutamente rarissimi, dovrebbero derivare dal vocabolo latino patavinus (padovano), abitante di Patavium (Padova).
PATELLI Patelli ha un ceppo lombardo, nel bergamasco in particolare, a Gaverina Terme, Casazza, Bergamo, Seriate, Gorlago, Cenate Sotto, Torre de' Roveri, Albano Sant'Alessandro, Albino, Calcio, Villongo e Castelli Calepio, Palazzolo sull'Oglio nel bresciano,  ed uno a Bologna e nel bolognese, dovrebbero derivare da un soprannome originato dal termine dialettale patèll (risvolto, pezza).
PATERI
PATTERI
Entrambi tipicamente sardi, Pateri ha un ceppo a Quartu Sant'Elena nel cagliaritano ed a Carbonia ed Iglesias, Patteri è specifico del nuorese in particolare, di Dorgali, Orosei, Orgosolo, Nuoro, Siniscola ed Jerzu, dovrebbero derivare da un soprannome originato dal termine sardo nuorese pattéri (patteggiatore, mediatore), ad indicare che questo fosse il mestiere del capostipite, probabilmente un mediatore agricolo.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PATERI; PATTERI: pa(t)téri, non è chiaro il significato del termine, e non è facile quindi risalire alla sua radice. Che potrebbe derivare da pattu = dall’italiano patto, pertanto pattéri = colui che fa i patti. Nella lingua sarda esiste il verbo patteare o pattiare, dal verbo catalano patear che significa scalpitare, propriamente del cavallo: dar golpes con los piès. Ma in campidanese ed anche in logudorese assume pure il significato di zappare > marrare: in questo caso corrisponderebbe a zappatore. Potrebbe derivare da patire, soffrire, da qui pa(t)teri = colui che soffre, ma è di uso comune in tutta l’isola >sunfriri. Oppure da patente, dal latino patens = spazio, luogo aperto; padenti, non bosco come molti intendono, ma radura, spazio  aperto in mezzo al bosco. Il cognome è presente  nei documenti medioevali della Sardegna. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388 figurano: Pateri Guantino, jurato(collaboratore del maiore, guardia giurata) ville Barumini, * Barumini…odierno Barumini. Contrate Marmille;  Patteri Arcus – de Aristanni., *** Aristanni: elenco dei nomi dei firmatari della PETIZIONE. Omnes cives mercatores et habitatores dicte civitatis…nisi pastores bestiaminum et quorum dificulter demorari non poterant…congregati. Porta la data : die XIIII mensis Januarii M°. CCC°. LXXXVIII° et etc ; Patteri Francisco – de Aristanni; Patteri Petro, ville Sarule, * Sarule…odierna Sarule. Curatorie Dore. Attualmente il cognome Patéri è presente in 19 Comuni italiani, di cui 11 in Sardegna: Quartu 41, Carbonia 22, Iglesias 16, etc. Pattéri è presente in 66 Comuni d’Italia, di cui 31 in Sardegna: Dorgali 162, Orosei 57, Orgosolo 52, Quartu 44, Nuoro 32, etc.
PATERNA
PATERNI
PATERNO
Paterna ha un ceppo nel romano, uno tra salernitano e potentino ed uno tra palermitano e nisseno, Paterni ha un ceppo nel lucchese ed uno nel ternano, Paterno ha un ceppo tra trentino e vicentino, uno tra casertano e napoletano, uno nel barese, uno nel cosentino ed uno nel catanese, dovrebbero derivare dai molti toponimi di nome Paterna o Paterno presenti un pò ovunque in Italia, ma è pure possibile una derivazione dal cognomen latino Paternus, Paterna: "...quae Cato ille Censorius de disciplina militari scripsit, quae Cornelius Celsus, quae Frontinus perstringenda duxerunt, quae Paternus diligentissimus iuris militaris adsertor in libros redegit, quae Augusti et Traiani Hadrianique constitutionibus cauta sunt...", ricordiamo nel III° secolo il proconsole Aspasius Paternus governatore di Cartagine.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Paterno è cognome panitaliano. A quanto sembra, viene dall'aggettivo latino 'paternus', sottinteso 'praedium' = "podere", "proprietà agricola", nella toponomastica indicante un luogo ereditato dal padre. Tale aggettivo è pertanto attivo anche nella formazione di toponimi da cui il cognome può essere derivato. Es: Patèrno Sant'Arcangelo (SA), frazione di Tramonti, Patèrno (AQ).
PATERNITI Paterniti, decisamente siciliano, ha un ceppo a Tortorici (ME), ma è soprattutto diffuso nel catanese a Catania, Castel di Judica, Bronte e Ramacca, dovrebbe derivare da un etnico di Paternò (CT) di tipo dialettale neogreco.
PATERNO' Tipico siciliano deriva dal toponimo Paternò (CT).
integrazioni fornite da Carmelo Ciccia (tratto dal libro I cognomi di Paternò)
le derivazioni possibili sono molte, potrebbe riferirsi al toponimo, ma anche alla località indicata come campi di proprietà di un cittadino romano di nome Paterno, in alcuni casi può essere riferito a figli di NN rinvenuti a Paternò, in altri casi può riferirsi ad ebrei accasati a Paternò. La nobile famiglia dei Paternò risale all'epoca normanna.
PATERNOSTER
PATERNOSTRI
PATERNOSTRO
Paternoster ha un ceppo trentino ed uno lucano, Paternostri, praticamente unico, è probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione di Paternostro che ha un importante nucleo palermitano, ed uno nell'alto cosentino, zona di Castrovillari e Cassano allo Ionio, derivano dal nome medioevale Paternoster ispirato dalla pietà religiosa di cui abbiamo un esempio a Cividale (UD) nel 1291 con un certo Lupoldo detto "Paternoster", abitante di Cividale, che appare in una investitura riguardante beni cittadini.
PATERNUOSTO Paternuosto, specifico del caserano, di Capua, Pratella e Grazzanise, deriva da corruzioni dialettali del nome medioevale Paternoster (vedi Paternoster).
PATETE
PATETI
Patete ha un ceppo nell'iserniese a Forlì del Sannio, Pescolanciano e Vastogirardi ed un ceppo a Foggia, Pateti, praticamente unico, è probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione del precedente, la cui origine potrebbe essere dalla forma dialettale pàtete (padre), forse riferito ad un prete ortodosso, meno probabile una derivazione dalla voce latina patète (soffrite), che sottintenderebbe forse che il capostipite fosse un trovatello.
PATETTA Patetta è un cognome raro, che parrebbe avere due ceppi, uno tra la provincia di Savona e il cuneese, che potrebbe derivare dalla località Patetta nel savonese, ed uno nel foggiano, che potrebbe essere dovuto ad un'alterazione dialettale del cognome Patete (vedi PATETE).
PATI Raro, sembra avere un ceppo originario nel Salento che deriverebbe dal toponimo Patu' (LE) ed uno nel cosentino, che potrebbe derivare per aferesi dal toponimo Maropati nel reggino.
PATINI
PATINO
Patini sembrerebbe tipicamente laziale, Patino, estremamente raro, oltre alla presenza laziale ne ha una anche nel barese, dovrebbero derivare dal nome del monte Patino, il più occidentale dei Monti Sibillini in Umbria, probabilmente il luogo d'origine dei capostipiti, ma è pure possibile una derivazione dal nome latino Patinus di cui abbiamo un esempio d'uso in questo scritto tratto dal Gesta romanorum: "..Refert Valerius, quod Patinus flens dixit vicino suo: "Habeo arborem infelicem in orto meo, in qua uxor mea prima se suspendit; postmodum secunda; etiam nunc tertia. Et ideo dolor est intolerabilis." Ait vicinus, cui nomen Arrus: "Miror te in tantis successibus lacrimas emisisse. Da mihi, rogo te, tres surculos illius arboris, quia intendo inter vicinos dividere, ut quilibet arborem habeat ad uxorem suam suspendendam!" Et sic factum est.", nome forse portato dal capostipite.
PATIRANI Cognome praticamente scomparso, presente in Italia unicamente nel piacentino, dicono originario di Gandino (BG), anche se le tracce esistenti si trovano a Zandobbio (BG), il cognome prosegue comunque all'estero ed esattamente in Canada.
PATITUCCI Patitucci è specifico del cosentino, di Roggiano Gravina, Fiumefreddo Bruzio, Cosenza, Paola, Rende e Spezzano Albanese in particolare, dovrebbe trattarsi dell'italianizzazione del cognome greco Patitakis, presente particolarmente a Creta.
PATREVITO
PATROVITA
Patrevita sembrerebbe specifico di Casalbore nell'avellinese, Patrovita è quasi unico, così come Patrevito, entrambi comunque del sud e probabilmente forme alterate del primo, di origini etimologiche oscure.
simpatica ipotesi proposta da Pierpaolo Cavallo
Possibile che sia stato coniato da qualche ufficiale di stato civile italiano che richiedeva, il cognome del genitore ad un francese venuto a dichiarare la nascita di un figlio, il francese potrebbe aver risposto pas trop vite (pàtrovit) non troppo veloce o pas tres vite (pàtrevit) non molto veloce, dando luogo al possibile errore di comprensione da parte dell'ufficiale.
PATRIARCA
PATRIARCHI
Patriarca sembrerebbe tipico del Lazio, con estensioni in Abruzzo e nell'iserniese, ha un ceppo anche nell'udinese, Patriarchi parrebbe aretino.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Patriarca presenta un nucleo maggiore nel centro Italia, fra il romano, il frusinate, il latinense, l'isernino, il pescarese e il teramano, ma si riscontrano nuclei secondari anche nel nord, fra l'udinese, il milanese, il comasco, il sondriese, il lecchese, il vercellese e il torinese, Patriarchi, molto più raro del precedente, è diffuso soprattutto nel centro nord, con ceppi principali nel aretino, nel fiorentino e nel pratese, ma con un ceppo minore anche a Gela (CL), entrambi questi cognomi derivano dal termine patriarca, che qui probabilmente indica una particolare figura ecclesiastica: nella Chiesa cattolica di rito latino, infatti, il titolo onorifico di patriarca viene attribuito agli arcivescovi di diocesi piuttosto grandi e famose (un celebre esempio è quello del Patriarcato di Venezia). Per quanto riguarda i cognomi in questione, allora, Patriarca e Patriarchi dovrebbero derivare dall'avere lavorato i capostipiti alle dipendenze d'un patriarca (così come avviene per tutti quei cognomi che richiamano cariche politiche o religiose, quali Re, Conte, Duca, Prete, Abate, Vescovo, etc); non è da escludere, tuttavia, che in alcuni casi questi cognomi possano derivare da particolari atteggiamenti tipici dei capostipiti (che, per un motivo o per l'altro, venivano appunto soprannominati patriarchi, nel senso più generale di capo famiglia, una figura dotata di molto potere e prestigio).
PATRIGNANI Tipico della zona che comprende le province di Rimini e di Pesaro, deriva dal toponimo San Patrignano (RN) o anche dall'essere originari di Fano, il cui santo patrono è appunto San Patrignano (Paternianus).
PATRIZI
PATRIZIA
PATRIZIO
Patrizi è molto diffuso in tutta la fascia che comprende Marche, Umbria, Abruzzo settentrionale e Lazio, Patrizia è assolutamente rarissimo, Patrizio ha ceppi nel veneziano e nel pordenonese, nel romano, nell'aquilano e nel teatino, nel napoletano e casertano e nel foggiano, dovrebbero derivare dal cognomen latino Patricius di cui abbiamo un illustre esempio con Patricius Gaius Flavius Teodate dichiarato Defensor Romanorum, designato dal padre Re Adelchi, e dalla madre Gisla ,sorella di Carlo Magno,erede del Regno Longobardo e circa cento anni prima con: "...Patricius primus, inquit ille, inter caetera operum suorum signa, duo fertur patrasse: unum quod cuncta venenosa animantia cum baculo suo de terra ejecit; secundum, quod nullus Hibernicus adventum Antichristi exspectabit. Tamen memorabile quod de ejus Purgatorio legitur, magis ascribitur secundo Patricio juniori, qui non fuit episcopus, sed abbas, qui floruit circa annum Domini octingentesimum quinquagesimum,..." e, ancora prima con San Patrizio i protettore d'Irlanda.
PATRUNO Tipico pugliese, del barese in particolare, dovrebbe derivare dall'essere stato il capostipite un capobarca, un patruno (padrone) di un peschereccio o di una flottiglia.
PATTA Patta è tipicamente sardo, di Samugheo in particolare ed Oristano nell'oristanese, di Tonara nel nuorese, di Sassari e di Cagliari, potrebbe derivare da un soprannome basato sul termine logudorese patta (pareggio, accomodamento), forse attribuito ad un capostipite che avesse fatto il sensale o il mediatore.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PATTA: patta in logudorese significa calore, propriamente quello del focolare. Etimo? Cottu a pattaarroventato dal fuoco (del focolare). In Marmilla per dire “giù”, nella parte di giù, dicono: “ A patt’a basciu”. Ma è solo la variante campidanese di: “A pa(r)t’e basciu”. In Logudoro, l’espressione: essere a patta, significa essere pari e patta = pareggiare, ad esempio nel gioco della morra. Per ora non sappiamo altro! Non abbiamo trovato il cognome nelle carte antiche da noi consultate. Attualmente è presente in 65 Comuni italiani, di cui 27 in Sardegna: Samugheo 59, Tonara 26, Sassari 23, Oristano 18, etc. Nella penisola è Roma con 20 ad avere il numero più alto.
PATTARI
PATTARO
Pattari è quasi unico, Pattaro ha un piccolissimo ceppo tra varesotto e milanese, ed uno, più consistente in Veneto, in particolare a Trebaseleghe nel padovano, ed a Vo e Padova sempre nel padovano, a Venezia e Meolo nel veneziano, a Taglio di Po nel rovigoto, a Treviso ed a Ronco d'Adige nel veronese, con un ceppo secondario, di origini venete, anche nel romano e nel latinense, questi cognomi dovrebbero derivare da soprannomi originati dal termine medioevale pattaro (rigattiere), cioè venditore di abiti usati, termine originato dal longobardo paita (veste), mestiere probabilmente svolto dai capostipiti.
PATTI Molto comune in Sicilia, deriva dal toponimo Patti nel messinese.
PATTINI
PATTINO
Pattini è specifico di Parma e del parmense, di San Secondo Parmense, Fidenza e Soragna, con presenze anche in Lombardia, Pattino è quasi unico, potrebbero derivare da un'alterazione del nome latino Patinus (vedi PATINI).
PATTUELLI Pattuelli è un cognome tipicamente romagnolo, di Alfonsine, Bagnacavallo, Lugo e Ravenna nel ravennate, potrebbe trattarsi di una forma ipocoristica dell'aferesi del nome bizantino Hypatius o del nome gotico Patza, si ricorda con questo nome un comandante ostrogoto citato da Cassiodoro, sia gli ostrogoti che i bizantini hanno lasciato profonde tracce nel ravennate, dell'uso in epoca latina del nome Hypatius abbiamo un esempio nel 503 d.C.: "..Dexicrate et Volusiano coss. Tres Romanorum ductores, Patricius, Hypatius et Areobinda, qui cum XV millibus armatorum olim in Persas missi fuerant pugnaturi, juxta Syficumcastellum cum iisdem Persis sine audacia conflixerunt, multis tunc militum ductoribus de praeliofugientibus caesis. Immenso dehinc auri pondere hostibus dato, captam rebusque vacuam Amidamcivitatem, iidem nostri redemere ductores, jam Celere magistro officiorum sibi cum duobus millibusbellatorum in subsidium destinato..".
PATURZI
PATURZO
PATUZZI
PATUZZO
Paturzi, molto molto raro, ha un piccolo ceppo a Cariati nel cosentino, Paturzo ha un ceppo nel napoletano ed uno nel reggino e nel crotonese, Patuzzi, abbastanza raro, è tipico della zona che comprende bresciano e veronese, Patuzzo è specifico del veronese, dovrebbero derivare dal nome medioevale Patucius, o dalla sua versione dialettale meridionale Paturzo, dell'uso di questi nomi abbiamo un esempio ne Le carte di S. Pietro in Monte Ursino di Brescia nel 1194: "...et dominus Tebaldus frater predicti domini abbatis et Tebaldus filius Bertolotti de Curteducis et Patucius de Serlis testes rogati...".
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Paturzo, Paturzi è cognome calabrese che deriva da una contrada Paturzi in zona di Spezzano Albanese (CS). Rohlfs 201.
PAU Tipico della Sardegna sudoccidentale, dovrebbe derivare dalla toponomastica.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PAU: il termine deriva dal latino pagus, nel significato di villaggio, luogo abitato. È moderatamente diffuso come toponimo in tutto il territorio della Sardegna. La certezza del significato e della etimologia di Pau (da pagus) deriva dal fatto che tutti i villaggi, di seguito menzionati, hanno avuto origini romane. 1) -  Pau è un piccolissimo centro abitato, sito alle pendici del Monte Arci (326 ab.), della provincia di Oristano. È conosciuto come il paese dell’ossidiana, per la presenza delle cave del cosiddetto “vetro vulcanico”, prezioso per tutti gli abitanti della Sardegna del periodo pre nuragico e nuragico, cioè nella preistoria sarda.  In periodo medioevale la “villa – bidda” appartenne alla Curadorìa di Usellus, nel regno giudicale di Arborea. Nel 1410, dopo la caduta del Giudicato di Arborea, divenne un villaggio del Regno catalano aragonese di Sardegna. Nel 1927 il Comune fu aggregato a quello di Ales, nel 1945 divenne nuovamente autonomo. 2) – Pau è il nome di un centro abitato scomparso, ubicato tra Guasila e Segariu. In periodo medioevale fu “villa – bidda” appartenente alla Curadorìa di Trexenta, nel regno giudicale di Càlari. Fu definitivamente abbandonata alla fine del XIII secolo. 3) – Pau de Vignas o Pau de Suso (Pau di sopra), villaggio scomparso, ubicato in agro di Vallermosa. In periodo medioevale fece parte della Curadorìa o Parte Gippi, nel regno giudicale di Càlari. Dal 1295 divenne possedimento oltremarino della Repubblica di Pisa. Dal 1324 entrò a far parte del Regno catalano – aragonese di Sardegna; dal 1365 del Regno giudicale di Arborea, poi dal 1410 di nuovo del Regno di Sardegna. Il villaggio fu definitivamente abbandonato verso la metà del XV secolo (Di. Sto. Sa. di F. C. Casula). 4) – Pau de Josso(Pau di sotto): la su storia è identica a quella di Pau de Suso. Il cognome è presente nelle carte antiche della lingua e della storia della Sardegna, e sempre e comunque è preceduto dalla preposizione “de” ad indicare la provenienza da un luogo. Essendo diversi i nomi di villaggio col nome Pau, è difficile identificare con precisione quello di provenienza, anche se può contare molto la vicinanza. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, figurano: Pau (de) Petro, ville Tuyli, * Tuyli…odierno Tuili. Contrate Marmille; Pau (de)Petro, jurato(guardia giurata, collaboratore del maiore de villa)ville Palmas, * Palmas De Ponte…distrutto: Isca de su Ponti. Contrate Campitani Simagis; Pau(de)Michele, jurato ville Salanis, * Salanis…distrutto. Campitani Majoris. Nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, CSMB, XI, XIII secolo, al capitolo 66 troviamo, de Pau Petru, prete: In gratia de Deus et de sanctu Agustinu et de donnu meu iudice Dorgotori ( possiamo stabilire la data, pur senza precisare l’anno, poiché si tratta di Torchitoiro Barisone I de Lacon  - Gunale, Iudike d’Arborea dal 1038 al 1060. fu un grande benefattore della chiesa e soprattutto degli ordini monastici benedettini). È proprio prete de Pau Petru che redige questa parte del Condaghe e l’argomento è l’acquisizione da parte della chiesa di Santa Maria del salto di Gilcare, (in territorio di Atzàra: paesino, oggi, di 1300 abitanti della provincia di Nuoro). Al capitolo207, sempre del CSMB, figura un certo de Pau Trogodori, apiaresu (sos apiaresos sono gli apicoltori): (si tratta della divisione di un terreno)…in co (dietro) ‘llu ingirat a iaga(ingresso) de Troodori de Pau et benit a ariola de Titiru et benit a Funtana de kercu…(confina con il podere di Troodori de Pau, arriva sino all’aia di Titiru e a Funtana de kercu…). Attualmente il cognome Pau è presente in 230 Comuni italiani, di cui 85 in Sardegna: Siniscola 359, Quartu 241, Cagliari 227, Quartucciu 78, Oristano 68, etc.
PAULLI Molto raro è specifico del milanese, dovrebbe derivare dal nome del paese di Paullo nel milanese.
PAUCIULLO
PAUCIULO
Pauciullo è specifico del napoletano, di Napoli, Portici ed Ercolano, Pauciulo è specifico di Angri nel salernitano, dovrebbe trattarsi di forme ipocoristiche dialettali basate sul termine latino paucus (poco, ma per estensione anche piccolo, riferito ad un uomo minuto e di bassa statura), probabilmente ad intendere che i capostipiti fossero persone piccole e minute.
PAULETTI
PAULETTO
PAULI
PAULIN
PAULINI
PAULINO
PAULO
PAULON
PAULONE
PAULONI
PAULUZZI
Pauletti ha un grosso ceppo a Feltre nel bellunese ed uno piccolo a Monfalcone nel goriziano, Pauletto è tipico delle tre Venezie, in particolare del vicentino, del trevisano e del veneziano, Pauli, estremamente raro, parrebbe triestino, il più diffuso Paulin sembra invece specifico dell'udinese, del triestino ed in particolare del goriziano, Paulini, estremamente raro anch'esso, è del vicentino, Paulino, Paulo e Pauloni sono quasi unici, probabilmente originati da errori di trascrizione, Paulon è tipicamente veneto e friulano, diffuso soprattutto nel vicentino e nel trevisano, Paulone, molto raro, parerebbe di Scanno nell'aquilano, Pauluzzi è tipico dell'area friulana e giuliana, di Trieste in particolare, con ceppi anche ad Udine e nell'udinese e goriziano, tutti questi cognomi dovrebbero derivare direttamente o attraverso forme ipocoristiche, sia diminutive, che vezzeggiative, o accrescitive, dal nome medioevale latino Paulus, probabilmente portato dai capostipiti e differenziato forse dalle diverse corporature degli stessi.  La diffusione delle varianti derivate dal nome Paolino trovano motivazione in Veneto e soprattutto nel Friuli, nel culto del San Paulinus Aquileiensis Patriarca di Aquileia dall'anno 740 all'anno 802.
PAULIS Paulis è tipicamente sardo, del cagliaritano in particolare, di Quartu Sant'Elena, Sestu, Cagliari, San Sperate e Capoterra e di Iglesias e Carbonia.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PAULIS: padùlis per palùdis latina (metatesi): palude, luogo paludoso, acquitrino. Paùli, paùlis e paùis, sono toponimi molto frequenti, in tutta la Sardegna. Diversi centri abitati, scomparsi e non, portano questo nome: Paùlis, abitato scomparso, ubicato tra Uri e Ittiri. Fu paese medioevale, villa (bidda), appartenente alla Curadorìa di Coros, nel regno giudicale di Torres; passò poi al Regno catalano - aragonese di Sardegna. Fu abbandonato, presumibilmente alla fine de XIV° secolo, in seguito alle continue guerre tra il Regno di Sardegna e il regno giudicale di Arborea. Paùli Arbaréi, centro abitato, un tempo detto Paùi Sitzànus, dal più antico centro Sisalmus. Come villa (bidda) medioevale appartenne alla Curadorìa di Marmilla, nel regno giudicale di Arborea - i rappresentanti di Paùli parteciparono alla effimera Pace di Eleonora del 1388 -(** Contrate Marmille.et ego Ferrali Agustinus, sindicus et c.etc. Contrate Marmille.seu a Nicolao Longhu, castellano Contrate Marmille.habitatoribus, congregatis in dicta villa Mahara Barbaraquesa (Villamar) ante ecclesiam Sancti Saturnini (nisi pastores bestiarum) .in posse Virde Andrea, civitate Sasseri, Virde Joannis filii.die XII januarii 1388-). Dopo la sconfitta del giudicato d'Arborea, nella battaglia di Sanluri  - sa battalla -(30 giugno 1409) passò al regno catalano aragonese di Sardegna. Il 23 giugno del 1927 fu aggregato al Comune di Lunamatrona; nel 1950 divenne nuovamente autonomo. Oggi Pauli Arbaréi è un piccolo Comune di 653 abitanti della nuova Provincia del Medio Campidano - VS -. Paùli Gerrei, oggi San Nicolò Gerrei, paese di 977 abitanti della provincia di Cagliari. Paulilàtino: il toponimo deriverebbe, secondo l'ipotesi dello studioso Giovanni Spano (vocabolario sardo geografico patronimico ed etimologico)da Palus a Latere =  costruito al lato della palude. Da qui si può senz'altro ritenere che si trattasse di una villa o un oppidum romano. Ma non dimentichiamo che nel suo territorio si erge il tempio nuragico a pozzo di Santa Cristina, uno dei più caratteristici della civiltà nuragica, che, tra l'altro, era ritenuto luogo sacro di raccolta per tutti gli abitanti dei centri vicini. In periodo medioevale fu villa (bidda) appartenente alla Curadorìa di Guilcièr, nel regno giudicale di Arborea. I rappresentanti di Paulilatino parteciparono alla corona di Curadorìa per la Pace di Eleonora del 1388: ** Contrate Partis de Guilcier (Ghilarza).et ego Zori (de) Francisco, de ville de Guillarci, sindicus, actor et etc. Contrate Partis de Guilcier...Pulighe Joanne officiali et etc. in  posse Leonardi Sanna, filii Guantini, de civitate Sasseri. Oggi (2009) Paulilatino è paese di 2517 abitanti e fa parte della provincia di Oristano. Il tempio di Santa Cristina è oggi meta di tantissimi visitatori, turisti e studiosi di archeologia (vedi nel Web : Il Santuario Nuragico di Santa Cristina). Oltre a questi su elencati vi sono nel territorio dell'isola numerosi altri centri e località che portano il nome di Paulis. E' presente come cognome nelle carte antiche della storia e della lingua della Sardegna, nelle quali è sempre  preceduto da « de » ad indicare la provenienza. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, figurano: Pahulis(de) Furado, ville Telluri ( ** Selluri - Sedduri - Seddori: odierno Sanluri. Et ego Capula Marcus .sindicus, actor et procurator ville Selluri.seu a Petro De Castay, locuntenente capitanei et Margiano Costa, locuntenente potestatis terre Selluri et omnibus habitatoribus dicte terre, congregatis. X die januarii 1388); Paulis (de) Nicolao, ville Mahara (* Mahara - Barbaraquesa .Arbarei -  Villamar. Contrate Marmille); Paulis (de) Thoma, jurato ville de Paingionis ( *Pavigionis.oggi Pabillonis.  Contrate Montis Regalis); Paulis(de) joanne, jurato ville Lunamadrona ( * odierno Lunamatrona. Contrate Marmille); Paulis(de) Joanne, majore ville Solarussa ( * odierno Solarussa. Campitani Majoris). Nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, CSMB, XI°, XIII° secolo, abbiamo:  De Padùle (o Paùle)Goantine, fiiu a Terico; De Padule(Paule) Maria, fiia a Terico; De Padule(Paule) Terico, sposo a Greca Pasi (126) - Ego Iohanne Mellone, priore de Bonarcadu - coiuvedi (ho unito in matrimonio)Greca Pasi, ankilla de Scu. Iorgi de Calcaria (serva di San Giorgio di Calcaria -  * Calcargia.villaggio distrutto - Contrate Partis Milis), cun Terico de Paule, serbu de Sancta Maria de Norgillo (* Nurgillo...Norghiddo...odierno Norbello. Contrate Partis de Guilcier). Fecerunt II fiios: Goantine et Maria. Levedi Sancta Maria de Norgillo a Goantine( S.M di Norgillo ha preso Goantine), Sanctu Iorgi de Calcaria levedi a Maria (San Giorgio di Calcargia ha preso Maria).seguono i testes.;  De Paùle Comita de Samugheo (108), testimone in una partizione di servi. Nel Condaghe di San Nicola di Trullas, CSNT, XI°, XIII° secolo è citato: De Padules Yçoccor (54/55), teste in una vendita di servitù (del servizio) al cap. 54 e direttamente interessato a una vendita al cap. 55: comporaili (Ego Prior Arbertus de Sanctu Nichola de Trullas) ad Yçoccor de Padules .II. dies (due giorni - la settimana - di servizio)in Iusta Manca, fiia de Gosantine Manca, e deibili ( gli diedi in cambio) .II. sollos de labore (due soldi - aurei - di "grano"). Testes.Nel testo del Fara: Ioannis Francisci Farae - In Sardiniae Chorographiam - sono citati i diversi centri abitati, di cui si è su parlato e gli stagni: Pauli - ficus (così veniva chiamato lo stagno di Sassu, prosciugato durante le fasi di Bonifica della Piana di Terralba - vedi nel Web Arborea e l'Arboreino "La bonifica della Piana di Terralba" di A. Michele Angioni); Pauli Maioris vicino a quello di Santa Giusta. Nel contemporaneo citiamo Giulio Paulis, illustre studioso di glottologia e della Lingua Sarda, docente di glottologia e di linguistica sarda, nonché attuale (2009)preside della Facoltà di Lettere e Filosofia all'Università degli Studi di Cagliari (vedi nel Web: Giulio Paulis). Attualmente il cognome Paùlis è presente in 54 Comuni italiani, di cui 31 in Sardegna: Quartu S. E. 155, Sestu 45, Iglesias 36, Cagliari 29, etc. Il cognome De Pàulis, presente in 99 Comuni della Penisola, non presente in Sardegna, ha significato ed etimologia assolutamente diversi dal Paùlis sardo: De Pàulis deriva infatti dal nome Paulus.
PAULUCCI Abbastanza raro è presente a macchia di leopardo in centro Italia, nel beneventano e nel barese. (vedi Paolucci)
integrazioni e stemmi forniti da Fabio Paolucci
Cognome scarsamente diffuso sul territorio nazionale, presente in nuclei distinti e deboli a Roma, Terni, Antrodoco (Ri), Canosa di Puglia (Ba) e Morcone (Bn). Le origini di tali ceppi sono diverse e distinte fra loro, e vanno tutte ricondotte alla cognominizzazione in senso patronimico del nome di persona Pauluccio o Paoluccio (al plurale Paulucci, inteso come "discendenti di Paulus o di Paulicius"). Dallo studio meticoloso della documentazione archivistica, risulta evidente l'interscambiabilità in passato tra le due forme cognominali Paulucci e Paolucci: per citare un esempio, nei Libri Baptizatorum e dello Stato delle Anime di Colle Sannita e di Morcone il cognome di un'unica famiglia marchesale, originaria dell'Italia centrale e presente in entrambi i paesi sovraccitati, è registrato fino alla fine dell'Ottocento sia nella forma Paolucci che Paulucci (ma anche Paoluccio, Pauluccio, de'Paolucci, de'Paulucci). Ancora da citare come esempio del fenomeno di interscambiabilità sono i casi dei marchesi Paolucci delle Roncole o Paulucci delle Roncole, e dei Paolucci de'Calboli o Paulucci de'Calboli, legati da vincoli di sangue ai Paolucci di Colle e ai Paulucci di Morcone.
(vedi anche Paolucci)
PAURI
PAURO
Pauri ha un ceppo nell'anconetano, principalmente ad Ancona, ed uno a Roma, Pauro è tipico invece del padovano di San Giorgio delle Pertiche e di Campodarsego, potrebbero derivare da modificazioni dialettali del cognomen latino Paulus, la sostituzione della l con la r e viceversa non è rara soprattutto nei dialetti del centronord, a titolo di esempio pensiamo al vocabolo romano sordi al posto di soldi. Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nelle Marche nella seconda metà del 1700 con un certo Pietro Pauri, nello stesso periodo a Falconara (AN) la famiglia Pauri occupa posizioni di rilievo ottenendo anche la carica di Priore, nel 1808 Antonio Pauri viene nominato tra i Savi di Falconara cui spetta assieme al podestà di governare il territorio.
PAUTASSI
PAUTASSO
Entrambi piemontesi, Pautassi, molto raro è del cuneese, Pautasso invece è specifico della zona di Carignano (TO), tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nel 1700 a Cambiano (TO) dove in atti della chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Vincenzo e Anastasio compare una famiglia Pautassi.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pautasso è cognome piemontese che viene dal nome Pautasso formato su 'pàuta' = fango. Top. Pautàssi (Tetti -), fr. Carignano, (TO).
PAVA Pava è un cognome meridionale che oggi sembrerebbe scomparso, le cui origini sembrerebbero essere state ungheresi o slave.
PAVAN
PAVANEL
PAVANELLI
PAVANELLO
PAVANETTO
Pavan è assolutamente panveneto, Pavanel è rarissimo e sembra originario della zona tra Treviso e Pordenone, Pavanelli è più tipico del ferrarese, mentre Pavanello è anch'esso tipico veneto, Pavanetto è tipicamente veneto, di Morgano, Roncade, Quinto di Treviso, Casale sul Sile e Preganziol nel trevisano, e di San Donà di Piave, Venezia, Iesolo, Scorzè, Ceggia e Quarto d'Altino nel veneziano, tutti questi cognomi dovrebbero derivare, direttamente o tramite varie forme ipocoristiche, dall'etnico della città di Padova per contrazione (Padovan-Pavan ecc.).
PAVANATI
PAVANATO
Pavanati è tipico dell'area del delta del Po, del rovigoto, di Porto Tolle, Taglio di Po e Ariano nel Polesine, di Codigoro e Ferrara nel ferrarese e di Pianoro nel bolognese, Pavanato è tipico di Cavarzere nel veneziano, ma è presente anche nel padovano e in tutto il basso Veneto, si dovrebbe trattare di forme patronimiche in -ati e -ato, relative a capostipiti figli di un Pavan o padovano (vedi PAVAN).
PAVAROTTI Pavarotti è caratteristico del modenese, di Modena e Carpi in particolare, potrebbe derivare dall'etnico di Pavarara nel parmense, ma, molto più probabilmente deriva da una forma ipocoristica del soprannome e poi cognome medioevale Pavarus di cui abbiamo un esempio in un Breve de sententia dell'anno 1150 a Milano: "Die martis qui est medio mensis ianuarii, in broileto consularie, iusta scalam solarii. Breve de sententia quam dedit Azo iudex qui dicitur Ciceranus consul Mediolanensis et cum eo Gilbertus qui dicitur Pavarus similiter consul de discordia que erat inter domnum Guifredum presbiterum ac prepositum ecclesie seu canonice Sancti Laurentii ex parte ipsius canonice et ex altera parte Petrum qui dicitur Pavarus...", pavarus dovrebbe essere una modificazione del termine bavarus (bavaro), i Bavari erano una potente tribù barbara di germani, stanziata originariamente in Boemia, i bavari poi occuparono i territori dell'odierna Baviera (che da loro prese il nome).
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pavarotti è un cognome abbastanza diffuso a Modena e nel Modenese, rappresenta la cognominizzazione di un soprannome «paperotto» dal lat. 'papàrus' «oca giovane», ad indicare il modo di camminare di una persona.
PAVEGLIO Estremamente raro sembra essere originario della provincia di Pordenone, dovrebbe derivare da un soprannome legato al vocabolo medioevale paveglio con il significato di tenda o padiglione.
PAVESI
PAVIA
Pavesi è tipico della Lombardia sud occidentale, Pavia potrebbe presentare più ceppi, dei quali uno nel milanese e pavese ed uno in Piemonte, ma parrebbero esserci anche un ceppo nel trapanese ed uno nel reggino, dovrebbero derivare dal toponimo Pavia.
PAVESIO Pavesio è tipicamente piemontese, di Torino, Marentino, Chieri e MOncalieri nel torinese, di Asti e Villanova d'Asti nell'astigiano e di Alba nel cuneese, dovrebbe derivare dal nome e soprannome medioevale Pavesius, di cui abbiamo un esempio d'uso in una Carta donationis dell'anno 1184 a Morimondo nel pavese: "Anni Domini millesimo centesimo octuagesimo quarto, duodecimo die mensis aprilis, indictione secunda. Donationem fecit a presenti die et hora Petrus qui dicitur Pavesius, de loco Gudi, in domino Girardo, subpriore de Morimundo, ad partem ipsius monasterii, nominative de silva una castanea iacente in territorio Gudi, et dicitur in Spesuira; coheret ei: a mane Sancti Petri in Celo Aureo, a meridie de Clocariis, a sero de Burris, a monte suprascripti monasterii, et est pertice due, vel si plus inventa fuerit inintegrum permaneat donatione ...".
PAVIGLIANITI Tipico del reggino e molto raro, dovrebbe derivare dal nome del paese Pavigliana sempre nel reggino.
PAVIOTTI Paviotti è tipicamente friulano dell'udinese, di Trivignano Udinese in particolare, di Palmanova e di Pasian di Prato, dovrebbe trattarsi di una forma etnica indicante che i capostipiti fossero originari del paese di Pavia di Udine ad una quindicina di chilometri da Trivignano Udinese.
PAVONCELLI
PAVONCELLO
Pavoncelli, molto molto raro, sembra avere un ceppo a Gioia del Colle nel barese ed uno a Pescantina nel veronese, Pavoncello è assolutamente romano e sembra di origini ebraiche, tracce di questa cognominizzazione si hanno nel barese dal 1700.
PAVON
PAVONE
PAVONI
Pavon, molto raro, ha un piccolo ceppo a Venezia ed uno a San Giorgio di Nogaro (UD), Pavone, molto diffuso, ha ceppi importanti nella Sicilia sudorientale, nel barese e tarentino, nel teramano e pescarese, ed un ceppo forse non secondario nel napoletano, e nel Piemonte, Pavoni ha un nucleo importante  a Roma, uno nelle Marche, nel maceratese in particolare, nel torinese e nel genovese ed uno a Vobarno nel bresciano, dovrebbe derivare da un soprannome diventato poi nome nel tardo medioevo ricordiamo ad esempio Pavone Griffi a Giovinazzo (BA) nel XIV° secolo e a Bolzano nel 1400 troviamo un tal notaio Pavone, è pure possibile che qualche ceppo derivi da toponimi come Pavone Canavese (TO), Pavone del Mella (BS), Pavona (RM) o simili. Tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Genova nel 1600 con il tipografo ed editore Giuseppe Pavoni, sempre nel 1600, la famiglia Pavoni è annoverata tra i maggiorenti  di Alfianello (BS), i Pavoni appartengono alla nobiltà riminese.
PAXIA Paxia è tipicamente siciliano, dell'area tra palermitano ed agrigentino, dovrebbe trattarsi di una forma matronimica del nome femminile medioevale Paxia (versione antica del nome Pacifica), si trova traccia di questo nome a Savona in un atto della seconda metà del 1100: "...Et ei Paxia dedit ad viro m(e)o Ioh(ann)es ...".
PAZIENZA Pazienza, pur essendo abbastanza diffuso nel Lazio a Roma, Soriano nel Cimino nel viterbese ed a Guarcino e Veroli nel frusinate, ed a Napoli, è tipico della Puglia, a Bitonto in particolare, ma anche a Bari e Giovinazzo nel barese, ed a San Severo, San Giovanni Rotondo e Foggia nel foggiano.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
L'origine di questo cognome va ricercata nel nome medievale Pazienza, che, nell'onomastica religiosa, allude alla pazienza come virtù cristiana: Sant'Agostino, ad esempio, definisce la pazienza come quella virtù "per la quale con animo equo tolleriamo i mali, per non abbandonare con animo iniquo quei beni, per mezzo dei quali possiamo raggiungere beni migliori". In conclusione, dunque, si tratta della cognominizzazione dei nomi personali dei capostipiti.
PAZZAGLI
PAZZAGLIA
Pazzaglia è tipico dell'area che comprende il bolognese, la Romagna, le Marche, l'Umbria ed il romano, Pazzagli è tipicamente toscano con un ceppo anche nel riminese, si dovrebbe trattare di forme cumulative riferentesi probabilmente a rami cadetti della famiglia dei Pazzi, abbiamo tracce di queste cognominizzazioni  a Ruosina di Seravezza nel lucchese fin dal 1500, nel 1585 Sforza di Alessandro Pazzaglia, maestro costruttore viene incaricato dal Granduca di Toscana Francesco I° de' Medici di costruire un edificio da Fabbricare arme.
PAZZELLI Pazzelli è tipico del maceratese, di San Ginesio, Tolentino, Pieve Torina e Matelica, con un ceppo anche a Roma, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale marchigiano legato al termine pazzello, osso pazzello era chiamato anticamente il malleolo della caviglia, dal latino paxillus, in uno scritto marchigiano del 1596 si può leggere: "...Ancora ne oppone al nostro vestire con dir che mostremo l'osso pazzello esser cosa troppo desonesta...".
PAZZI Si individuano più ceppi, nel pavese, nel ferrarese, nel forlivese, nel fiorentino, ma il nucleo originario dovrebbe essere fiorentino. Nobile casata, annoverò fra i suoi componenti, molti personaggi importanti quali santi, feudatari, magistrati e notai, troviamo ad esempio in un atto del 1191 i Pazzi feudatari di Castiglione Fiorentino :"...Castillionem quem filii Octaviani Pazzi habent in feudum ab eo...", nel 1250 Fiesole è la roccaforte del feudo Dei Pazzi del Valdarno, e vi trovano ricovero i fuorusciti ghibellini di Firenze sotto il comando di Ranieri de' Pazzi. Il fatto che rese più famosa questa famiglia fu la famosissima congiura dei Pazzi a Firenze: il 26 Aprile 1478, nella cattedrale di Santa Maria del Fiore, durante la messa, giunti all'Offertorio, approfittando del fatto che tutti i fedeli si erano chinati in atto di devozione, Francesco de' Pazzi e Bernardo Bandini pugnalarono Giuliano de' Medici, i congiurati vennero comunque presi e passati per le armi e Lorenzo De Medici rimase l'unico padrone della città di Firenze. Nel 1566 nasce quella che diventerà Santa Maria Maddalena De' Pazzi
PEA Dovrebbe essere della bassa bresciana, con un ceppo secondario nel sudmilanese e lodigiano.
PEAN
PEANI
PEANO
Pean è quasi unico, Peani, assolutamente rarissimo, ha sparute presenze in Piemonte ed nel piacentino e parmense, Peano è molto diffuso in Piemonte, in particolare a Cuneo e nel cuneese, a Boves, Borgo San Dalmazzo, Beinette, Cervasca e Peveragno, con un ceppo quasi certamente secindario a Torino, dovrebbero essere di origini provenzali e derivare da alterazioni dialettali del termine medioevale francese païen, un'alterazione del latino paganus, cioè abitante del pagus (villaggio), il che farebbe intendere che i capostipiti fossero cittadini di un villaggio e non agricoltori o pastori, ma non si deve trascurare che il termine Peanus venne anche utilizzato, anche se molto raramente, in epoca medioevale, semplicemente come nome, come si evince da un documento del 1145: "..Cui donacioni interfuerunt presentes: Alexander videlicet Plocensis episcopus, Johannes et Peanus cancellarii, Odolanus comes, Shebor, Saulus, Disichraus, Zbiluta, Bogomil, Montinus, Bacosclavus comes, Spitignevus et alii plures. ..".
PEARA Peara è tipicamente sardo del cagliaritano, di Monastir , Cagliari e Quartucciu, dovrebbe derivare da una forma dialettale cagliaritana del vocabolo sardo peada (orma, pedata).
PECCATI Molto raro è specifico del milanese e bergamasco.
PECCENATI Estremamente raro è tipico del sudmilanese e lodigiano, dovrebbe derivare dal vocabolo dialettale milanese pecèna (persona da poco), il cognome della maschera Meneghino è Pecèna.
integrazioni fornite da Aldo Piglia, Milano
Secondo il "Dizionario Milanese - Italiano" di Cletto Arrighi (1896), peccènna è il cognome aggiunto a Meneghin e significherebbe parrucchiere. Il piccolo glossario milanese dei termini usati da Carlo Porta (1775-1821) ne Le Poesie (edizioni Feltrinelli, 1972) riporta le voci peccenà (pettinare), peccenna (pettina) e peccenada (pettinata, batosta).
PECCHI
PECCHIA
PECCHIO
Pecchi è abbastanza raro sembrerebbe di origini toscane (province di Firenze e Arezzo), Pecchia parrebbe avere diversi nuclei, lungo la costa tirrena, della Toscana, Lazio e napoletano, Pecchio molto raro sembra avere due ceppi, nel milanese e nel torinese. Questi cognomi dovrebbero tutti derivare dal cognome rinascimentale Pecchius, i Pecchio furono patrizi milanesi e conti feudatari di Montesiro in Brianza.
PECCHIOLI Specifico del fiorentino, dovrebbe derivare da un soprannome riferentesi al mestiere di apicultore, originato dal vocabolo pecchia (ape) dal latino apicula, un'altra possibilità è il collegamento con il vocabolo pecchiolo dato ad un tipo di falco che si nutre di api, potrebbe anche derivare da un nome di località, a Calenzano (FI) esiste una frazione denominata Case Pecchiolo.
PECCI
PECCIA
PECCIO
Pecci ha un ceppo nel riminese, uno in Toscana, Marche Umbria e Lazio, Peccia ha un ceppo a Piedimonte San Germano nel frusinate, uno nell'iserniese Cantalupo nel Sannio ed uno nel salernitano a Olevano sul Tusciano e Battipaglia, Peccio è praticamente unico, dovrebbero derivare dal nome tardo latino Peccius o Pectius, troviamo tracce di queste cognominizzazioni a Perugia in un testamento dell'anno 1264 dove tra i beneficiari è citato un tale Bentevengne Peççi, a Vico Pisano alla fine del 1200 troviamo in un atto un tale Finus de Pecciis, nel frusinate nell'anno 1369 in un testamento: "...Sacra Reginalis Maiestas ibidem presens, de sui benignitate et gratia speciali signanter et expresse consensit et annuit; Item reliquit Salvatello familiari suo unciam unam; Item reliquit domino Matheo Peccia de Ciccano unciam unam; Item reliquit animalia pecudina et vaccina omnia sua ubicumque existentia prefato Monasterio...", e nel 1400 le troviamo a Roma con "...Eius tempore floruit apud Senenses in iure civili et pontificio Petrus Peccius, quem ego praeceptorem habui...".
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pecci deriva probabilmente dal gentilizio latino Peccius, cfr. Pezzi. Ma potrebbe essere una deformazione di Opizzo. A tal proposito cfr. Fucilla, p. 127, n. 114: 'But compare peccia, chicken, peccio roman word for woodpecker (picchio), and peccio, paunch (grossa pancia).'
Peccia è cognome molisano e campano. Potrebbe derivare dall'antico vocabolo italiano 'peccia' = pancia.
PECIS Pecis è un cognome tipico del bergamasco, di Zanica, Trescore Balneario, Zandobbio e Bergamo, potrebbe derivare dal nome tardo latino Pecius, o Peccius, ma è pure possibile una derivazione dal termine medioevale pecis (pezzi, quote di terreno), probabilmente ad indicare nei capostipiti dei proprietari terrieri, troviamo un certo Iohannes Maria Pecis nel 1656, un Iacobus Pecis nel 1671, un Horatius Pecis nel 1681, tutti titolari del Vicariato della Val Brembana a Bergamo.
PECOL Pecol è tipicamente friulano, dell'udinese, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal vocabolo friulano pecol (parte superiore di una collina) o forse dal latino peculus (traccia di orme o sentiero) ad identificare le caratteristiche del luogo originario della famiglia.
PECORA Diffuso sia in Campania che in Calabria e Sicilia, presente anche  in Toscana, deriva da soprannomi originati o dal mestiere di pastore di pecore o del beccaio o per particolarità del carattere. L'uso di questo soprannome si trova ad esempio nella "Cronica delle cose occorrenti ne' tempi suoi" di Dino Compagni dove si legge: "...Ma i Signori che erano in quel tempo, erano in gran discordia: i quali furono messer Ruggieri da Cuona giudice, messer Iacopo da Certaldo giudice, Bernardo di messer Manfredi Adimari, Pagno Bordoni, Dino Compagni autore di questa Cronaca, e Dino di Giovanni, vocato Pecora, che furono da dì XV d'aprile a dì XV di giugno 1289.".  Tracce di questa cognominizzazione si hanno ad esempio in atti conservati presso l'Archivio si Santa Maria in Fiore a Firenze in uno di questi risalente al 1390 leggiamo: "... visa quadam petitione coram eis data et porrecta per Guidaccium Iacobi Dini del Pecora continente in effectu quod in anno MCCCLXXXX de mense ...".
PECORARI
PECORARO
PEGORARI
PEGORARO
Pecorari è molto diffuso in Emilia soprattutto nel reggiano e nel modenese, con presenze significative anche nel parmense e nel mantovano, ha un ceppo anche tra udinese e goriziano ed uno nel maceratese, con presenze significative anche in Umbria e nel Lazio, Pecoraro sembrerebbe avere tre ceppi al sud, uno nella Sicilia occidentale, uno nel napoletano ed uno nel Salento, Pegorari ha un ceppo in Valtellina a Caspoggio ed un ceppo nel mantovano a San Benedetto Po e Volta Mantovana e nella vicina Verona, Pegoraro, molto più diffuso, ha un ceppo nell'area lombardo, piemontese ed uno, molto consistente nel bresciano e soprattutto nel veronese, vicentino, padovano, veneziano, trevisano e rovigoto, e nel vicino Friuli, dovrebbero tutti derivare, direttamente otramite alterazioni dialettali, dal nome di mestiere del pecoraro o pastore di pecore o beccaio. Tracce di quest'ultima cognominizzazione le troviamo a Verona fin dagli inizi del 1300 con il Notaio Pegoraro.
integrazione e ipotesi fornite da Fabio Paolucci
il cognome Pecoraro potrebbe anche derivare dal vocabolo latino pecunia (ricchezza, averi, sostanze) derivante da pecus (gregge). Pecunia era nel mondo romano la dea del guadagno, pecorosus significava ricco di greggi. Tra i Pecoraro si individua un ceppo aristocratico a Napoli con palazzo feudale a Palma Campania. Di questo casato fu don Cosmo Pecoraro, docente della facoltà di Medicina presso l'Università di Napoli nella seconda metà dell'800.
integrazioni fornite da Tomasina Pecorari
il cognome Pecorari che ha origini diverse dal cognome Pecoraro lo si trova nel 1100 nella regione Emilia  in località Pecorara di Piacenza, in Val Tidone. L'origine del nome potrebbe derivare dal luogo oppure dall'attività relativa all'allevamento delle pecore. Infatti, in quel periodo, il commercio della lana era fonte di ricchezza. Tale commercio venne protratto fino al 1400 per poi diventare di dominio Inglese.  Da una stima sommaria, risulta che l'attuale presenza del cognome Pecorari interessa quasi tutte le regioni Italiane, con esclusione della Calabria, della Sicilia, della Basilicata e della Valle D'Aosta; maggiore presenza in Emilia e Romagna. Inoltre, da una meticolosa e documentata ricerca, risulta che dal 1500 i Pecorari, da cui discendiamo, erano presenti nella provincia di Reggio Emilia.
documentazione bibliografica:
1)Dizionario Storico Blasonico. Autore G.B. Di Crollalanza II vol. pag 302. Editore Arnoldo Forni. Famiglia Pecorari (da Pecorara) di origine Longobarda - Guelfa-Estinta.
2) Il cardinale Giacomo da Pecorara. Autore Emilio Nasalli Rocca da Coneliano - Piacenza. Libreria Editrice Merlini. Palazzo Vescovile 1937.
3) Vita di Marco Polo Veneziano. Autore Alvise Zorzi. Casa editrice Rusconi 1982 vedi pag. 81 : Cardinale Jacopo Pecorari di Piacenza.
4) Dizionario storico Blasonico (VEDI N.1) PAG 302- Pecorari di Verona. Famiglia grande e faziosa - Guelfa - distrutta dal Ghibellino  Ezelino.
5) Opere scelte di Anselmo Mori. Note storiche intorno a  Brescello,  Boretto, Gualtieri, Guastalla - Edizioni Diahsis pag 225-226. Nel 1250 a Gualtieri di Reggio Emilia si trova la famiglia Pecorari, feudataria del Vescovo di Parma. Famiglia potente, guelfa - estinta.
6) I castelli Reggiani.     Autori:Maria Bertolani  del Rio - pag. 35
7) Liber  focorum - volume " Memorie di storie Reggiane". Nell'elenco dei nobili si trova  Ponzinus  Pecorarius 1300. Famiglia guelfa - estinta.
PECORELLA
PECORELLI
PECORELLO
Pecorella ha ceppi in Sicilia, soprattutto nella zona occidentale, nel barese e nel foggiano, nel napoletano e nel casertano, e nel romano, Pecorelli ha un ceppo nel pesarese, uno nel romano e viterbese, uno nel Gargano ed uno tra salernitano e potentino, Pecorello è quasi unico, dovrebbero derivare da ipocoristici del nome, soprannome medioevale Pecora (vedi PECORA).
PECORI Dovrebbe avere due ceppi, uno nel pisano ed uno in provincia di Firenze, probabilmente originari entrambi dell'aretino, dovrebbe derivare dal mestiere di beccaio chiamato pecora un tempo in Toscana. Importante è stata la famiglia Pecori di Arezzo che annovera Vincenzo di Antonio Pecori, Camerlengo nel 1573 e Vicario della Compagnia della SS. Annunziata nel 1574, il cui stemma stemma araldico raffigura una pecora su fondo rosso e verde.
PECORIELLO Si individuano due ceppi uno nel materano ed uno nel foggiano, è molto raro, deriva dal nome di mestiere di pastore di pecore o beccaio.
PECORINI
PECORINO
Pecorini ha vari piccoli ceppi nel piacentino e nel reggiano, nel genovese, nel livornese e nel grossetano, nel sassarese e nel romano, con un ceppo discreto nel fiorentino, Pecorino è tipicamente siciliano, di Catania e Bronte nel catanese, questi cognomi dovrebbero derivare da soprannomi abbastanza recenti relativi al fatto che probabilmente i capostipiti producessero e vendessero del formaggio pecorino, ed allevassero probabilmente pecore per ottenerne il latte.
PECORONI Molto raro è specifico del viterbese, di Montefiascone (VT) in particolare, deriverebbe da un soprannome legato all'allevamento delle pecore, sarebbe una variante dell'Agnelli lombardo, sinonimo nell'antichità di ricchezza, pecus (pecora, bestiame) aveva in epoca romana il significato appunto di ricchezza e opulenza.
PEDACE
PEDACI
Pedace è tipicamente calabrese, di Crotone e del cosentino, di Rossano, Corigliano Calabro, Crosia, Spezzano della Sila e Longobucco, mentre Pedaci è tipico del Salento, di Gallipoli e di Lecce
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Sull'origine di questi cognomi confluiscono perlomeno due ipotesi, da ritenersi valide a seconda della diversa provenienza delle famiglie Pedace e Pedaci. Cominciando con la prima interpretazione, innanzitutto, è piuttosto probabile una relazione col toponimo cosentino Pedace, che dovrebbe valere soprattutto per i ceppi calabresi: in questo contesto, tuttavia, va notato che lo stesso toponimo Pedace deriva in realtà da un cognome (si tratta di un toponimo prediale) e questo, allora, porta direttamente alla seconda ipotesi, che a dire il vero potrebbe valere anche per i ceppi della Calabria. In diversi casi, infatti, questi cognomi derivano direttamente dal soprannome o nome medievale Pedace, che, assieme alla sua variante in Pedaci, trae origine da un adattamento del termine greco paidakis, col significato di bambino, fanciullo: in questo contesto, è facile notare una corrispondenza coi cognomi Fante, Infante, Fanciullo, etc, che, nel loro complesso, sono estremamente diffusi in Italia (in Grecia, inoltre, esiste anche il cognome Paidakis). Per quanto riguarda i cognomi in questione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni o dei nomi personali dei capostipiti (forse dei trovatelli talvolta) o di soprannomi ad essi attribuiti (da intendere anche in senso toponomastico).
PEDDE
PEDDES
PEDDI
Pedde è tipico di Olbia e Sassari, Peddes è tipico di Tonara nel nuorese, Peddi, quasi unico in Sardegna, dove si trova in un solo Comune a Florinas, esiste ormai solo a Roma, dove potrebbe forse essere dovuto ad un errore di trascrizione del precedente.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
per il significato e l'etimologia (vedi Peddis) Attualmente è presente in 15 Comuni sardi, per lo più del centro nord, per un totale di 137: Bottida 14, Buddusò 19, Cagliari 9, Olbia 37, Ozieri 15, Sassari 10, etc. Nel continente è presente in 10 Comuni, tutti del centro nord. In USA lo troviamo in 23 Stati : con 2 nuclei familiari in Florida e Michigan, con 1 negli altri. Nelle carte antiche è presente nella forma Pelle (Pedde è una variante moderna, per cui resta valida la considerazione fatta per Peddis e Pellis). Tra i firmatari della Pace di Eleonora del 1388 ci sono 5 Pelle:  Pelle  Michael - de Aristanni; Pelle Joanne, ville Bilbì (* Bilbì.odierno Belvì. Mandrolisay o Barbagia di Belvì); Pelle Joanne, ville Turri (* Turri.odierno Turri. Contrate Marmille); Pelle Petro, jurato ville Meana; Pelle Suaccheso, ville Golossane (* Golossane.villaggio distrutto.Curatorie de  Marghine de Gociano). Nel Con daghe di Santa Maria di Bonarcado, *CSMB XI°, XII° sec. ( 177), figura un certo Pelles Gunnari, in una spartizione di servi, tra la chiesa ( per volontà di Nicolau priore de Bonarcado e Pedru de Figos, armentariu de logu( nei regni giudicali era il funzionario più alto dello stato, detto anche officiali mayori), nella quale divisione è detto che il Gunnari passa a servizio della chiesa ( et clesia levait a Gunnari Pelles).
PEDDIO
PEDDIU
Peddio, abbastanza raro, ha un ceppo a Desulo (NU) ed uno nel cagliaritano, dovrebbe trattarsi di un'italianizzazione di Peddiu, che è molto molto raro e sembrerebbe specifico di Villagrande Strisaili (NU) , dovrebbero derivare dal nome di un antico toponimo Peddiu ora scomparso, situato nell'area di Ottana (NU).
PEDDIS Peddis è tipicamente sardo, della parte sudoccidentale dell'isola, di Terralba e Marrubiu nell'oristanese, di Iglesias e Domusnovas nell'iglesiente, di Gonnosfanadiga del Medio Campidano e di Ussana, Sarroch e Cagliari nel cagliaritano, dovrebbe derivare da un soprannome originata dal termine sardo logodurese peddi (pelle), forse ad indicare nei capostipiti dei pellettieri o dei pastori vestiti con abiti di pelle di pecora.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
Peddis è la voce sarda plurale di peddi che vuol dire pelle. Dal latino pellis. In logudorese c'è pedde. Peddamini significa pellame. Ispeddare/i o speddiai (camp.), significa spellare, ma anche affannare, stare in ansia e speddiu vuol dire ansia, cruccio, affanno. Per spellare è più frequente scroxài, da cròxu altro termine per pelle. Pedditzoni significa uomo rozzo, misero, ma deriva probabilmente dall'italiano pelliccione (vestito di stracci). In Logudoro esiste inoltre peddòne/i = uomo rozzo, straccione. Peddòne/i è anche un cognome. Il cognome Peddis non si trova nelle carte antiche, quindi supponiamo che si tratti di una variante moderna di Pellis, che troviamo tra i firmatari della Pace di Eleonora, *LPDE 1388: Pellis Nicolaus - de Aristanni. Nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, *CSMB XI° ; XII° sec.(61), figura Pellis Orzoccor, teste in un vendita di terra, « comporeilli ». Attualmente in Sardegna, il cognome Peddis è presente in 36 Comuni, per la maggior parte distribuiti nella parte meridionale. Nel territorio nazionale è presente in 65 Comuni. In Continente la maggiore frequenza si registra per lo più nel centro nord : Roma 25, Torino 9, Milano 6, Rimini 3, Genova 2, etc.
PEDDITZI Pedditzi è decisamente del cagliaritano, di Maracalagonis e Quartucciu, dovrebbe derivare da un soprannome originato da caratteristiche comportamentali del capostipite essendo originato dal vocabolo sardo pedditzòni (uomo rozzo).
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
è un cognome sardo. Probabilmente. è una retroformazione del campidanese pedditzòni «uomo rozzo e misero», che deriva dall'italiano pelliccione «grossa pelliccia» e «pelle non conciata di animale usata come indumento» (Battaglia XII 968) (cfr. calabrese peddizzune «straccione, vagabondo»). Fonte: M. Pittau, I cognomi della Sardegna, 1990.
PEDDONE
PEDDONI
Peddone, quasi unico, sembrerebbe tipico di Ollolai nel nuorese, Peddion, un poco meno raro, è tipico della provincia di Oristano, di Terralba in particolare.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
per significato ed etimologia (vedi Peddis) Attualmente lo si trova in 14 Comuni del territorio nazionale, di cui 7 in Sardegna, 4 in Lombardia, 2 in Piemonte, 1 in Liguria, 1 in Calabria. Nell'iosla è S. N. Arcidano ad avere il numero più alto di Peddoni, con 13; seguono Arborea 3, Cagliari 3, Carbonia 3, Marrubiu 3, Quartu S. E. 1. Non è presente in USA.
PEDEMONTE Tipico del genovese, deriva dal nome di una località del genovese Serra Riccò-Pedemonte, tracce di questa cognominizzazione si hanno nell'alessandrino nel 1300 con il prete Michele de Pedemonte rettore della chiesa di Fraconalto (AL), a Serra Riccò si ricorda che nel 1506 il contadino Agostino Pedemonte rinvenne una tavola di bronzo del II° secolo a.C..
PEDERNESCHI Pederneschi è tipico di Cremona, dovrebbe derivare da una forma patronimica medioevale, identificata dal suffisso cumulativo -neschi, riferita ai discendenti, non in linea diretta, di un capostipite chiamato Peder (Pietro), secondo una'altra ipotesi, che appare meno probabile, si potrebbe trattare di una forma etnica corrotta di paesi come Paderno Ponchielli nel cremonese, Paderno Dugnano nel milanese, Paderno Franciacorta nel bresciano o altri simili.
PEDERODA Assolutamente rarissimo, sembrerebbe del triveneto.
integrazioni fornite da Alfred Pediroda
L'origine della famiglia risale al 1600 a Valvasone (PN) dove troviamo un Pie di Roda e nel 1558 un Pie de Roda.
PEDERSOLI Specifico di Darfo Boario Terme nel bresciano, deriva dal nome medioevale Peterzolus (vedi Pederzoli), tracce di questa cognominizzazione le troviamo nel XVI° secolo a Caionvico (BS) con Don Anselmo Pedersoli, nativo di Salò nominato parroco del paese nel 1556.
PEDERZANI Pederzani ha un ceppo nel bresciano, soprattutto a Nave, uno a Bologna, Parma e Ferrara, dovrebbero derivare da modificazioni dialettali del nome Pietro, tracce di questa cognominizzazione le troviamo in un atto del 1498 a Bergamo con il chierico chierico Baldassarre Peterzani e in Val Brembana nel 1668 quando è vicario un tale Marcus Peterzanus, personaggio di rilievo è stato il pittore bergamasco, allievo di Tiziano, Simone Peterzano (1540 - 1596), alla cui bottega andò ad imparare l'arte del dipingere nientemeno che il Caravaggio.
PEDERZINI Molto raro è tipico del modenese e bolognese, potrebbe derivare da un soprannome originato dal vocabolo dialettale pederzin (pellicina, estremità dei sacchi, per dove si prendono per scuoterli), come potrebbe essere anche una modificazione dal nome dialettale Peder (Pietro).  Nel 1300, a Faenza troviamo tracce di un Notaio Pio del Quondam Zangolino de Pedercinis.
integrazioni fornite da Davide Cavazzoni Pederzini
una delle possibili ipotesi è che questo cognomr derivi dal nome celtico Pedersen così infatti viene pure pronunciato il cognome nel dialetto locale.
PEDERZOLI
PEDERZOLLI
Pederzoli sembra essere tipico emiliano delle province di Bologna e Modena, con ceppi forse non secondari nel veronese e bresciano, Pederzolli è specifico del trentino, derivano dal nome medioevale Peterzolus, forma ipocoristica di Petrus, di quest'uso abbiamo un esempio a Bergamo nel 1400 dove viene citata in un atto Bertramina fu Peterzolo, moglie di Bartolomeo de Chiniolo, sempre a Bergamo nella seconda metà del 1300 opera il Giudice della Ragione Peterzollo de Ternis, di Cremona.
PEDI
PEDIO
Pedi è tipico del catanese, di Caltagirone e Grammichele, Pedio è tipico del Salento di Muro Leccese e Bagnolo Del Salento (LE), derivano da soprannomi originati dal vocabolo greco paidi-paidion (bambino).
PEDO'
PEDOT
Pedò, estremamente raro, è tipico di Rovereto (TN), Pedot, un poco meno raro, ha un ceppo a Campodenno, sempre nel trentino, e nella zona di Trento e Rovereto, dovrebbero derivare, attraverso una forma ipocoristica dialettale, dal nomen latino Pedo, Pedonis di cui abbiamo un esempio in un epigramma di Marziale: "...si meum esset exemplum: sic scribit Catullus, sic Marsus, sic Pedo, sic Gaetulicus, sic quicumque perlegitur...", ma è pure possibile che si tratti di forme dialettali contratte di Pedrotto, un ipocoristico del nome Pietro.
PEDONE
PEDONI
Pedone è molto diffuso a Roma, nel napoletano e salernitano, in tutta la Puglia, dove è molto diffuso, in Sicilia, nel trapanese e nel palermitano, con un piccolo ceppo anche nel ragusano  e nel nuorese, Pedoni ha un piccolo ceppo a Verona e nel veronese, uno a Roma, ha presenze nel pesarese ed un ceppo a Sassari, dovrebbero derivare dal nome latino Pedo, Pedonis, di cui abbiamo un esempio d'uso in questo scritto di epoca claudiana: "..Deinde amici Saturninus Lusius et Pedo Pompeius et Lupus et Celer Asinius consulares. Novissime fratris filia, sororis filia, generi, soceri, socrus, omnes plane consanguinei. Et agmine facto Claudio occurrunt. Quos cum vidisset Claudius, exclamat..", nome portato ad esempio dal poeta elegiaco latino dell'età augustea Caius Pedo Albinovanus.
PEDRALI Abbastanza raro ha un nucleo nel bergamasco e bresciano ed un piccolo ceppo in provincia di Venezia, potrebbe derivare dal nome spagnolo di località Pedral (esiste un Monte Pedral nelle Asturie), come pure potrebbe discendere dal nome medioevale italiano, o anche spagnolo, Pedro.
PEDRANZINI
PEDRAZZINI
Pedranzini è tipicamente valtellinese, di Valdisotto, Bormio e Mantello, Pedrazzini è specifico della Lombardia centro occidentale, di Milano e Lodi in particolare, ma anche di Dosolo nel mantovano, del lodigiano e del sudmilanese soprattutto, potrebbero derivare da un soprannome originato dal vocabolo dialettale milanese pedersin (pellicina, estremità dei sacchi, per dove si prendono per scuoterli), come potrebbero essere anche dovuti ad una modificazione del nome dialettale Peder (Pietro) o dal nome medioevale italiano, o anche spagnolo, Pedro.
PEDRAZZA
PEDRAZZI
PEDRAZZO
Pedrazza, molto raro, è specifico del Trentino Alto Adige, Pedrazzi è tipico emiliano, della zona che comprende le province di Modena, Bologna e Ferrara, con ceppi anche in Lombardia, Pedrazzo, estremamente raro, sembra tipico del biellese, di Sordevolo in particolare, dovrebbero tutti derivare da modificazioni ipocoristiche dialettali del nome Pietro.
PEDRELLI
PEDRETTI
PEDRETTO
PEDRIELLI
PEDROCCA
PEDROCCHI
PEDROCCO
PEDROTTI
PEDROTTO
Pedrelli, tipico dell'Emilia e Romagna ha ceppi a Parma, a Bologna e Sasso Marconi ed in Romagna a Cesena, Gambettola e Rimini, è presente anche un piccolo ceppo nel carrarese, Pedretti, tipico di Lombardia ed Emilia, Pedretto è unico ed è una probabile modificazione di Pedrotto, molto molto raro, e tipicamente piemontese, Pedrielli è tipico di BOlogna e di Carpi e Modena nel modenese, Pedrocca, molto raro, ha un piccolo ceppo nel varesotto ed uno nel bresciano, Pedrocchi sembrerebbe specifico dell'area lombarda che comprende il bresciano e soprattutto il bergamasco, ma presenta anche ceppi, forse secondari, nell'area veneziana, dove è presente Pedrocco, che è specifico di Venezia, Pedrotti è diffuso in Lombardia, sopratutto in provincia di Sondrio a Chiesa In Valmalenco e Ponte In Valtellina, a Gerenzano (VA) e in provincia di Brescia a Edolo, Caino e Lonato, dovrebbero tutti derivare da modificazioni ipocoristiche del nome dialettale Peder (Pietro) o del nome medioevale italiano, o anche spagnolo, Pedro, del cui uso abbiamo un esempio nei Quaterni inquisitionum del dicembre 1630 a Bormio (SO) in un processo per stregoneria: "...Fu su a Prada, et vi erano cinque persone con me, cioè Mighina et Marta sudette, Franceschina figliola del detto Giacom di Pedro di Franceschina, la figliola del Petrogn, che è moglie di uno di Pedenosso...".
PEDRINAZZI Pedrinazzi, molto raro, è specifico cremonese, potrebbe essere una modificazione del nome dialettale Peder (Pietro) o del nome medioevale italiano, o anche spagnolo, Pedro (Pietro).
PEDRINELLI Molto raro è tipico della zona tra Milano e Brescia, potrebbe essere una modificazione del nome dialettale Peder (Pietro) o del nome medioevale italiano, o anche spagnolo, Pedro (PIetro). Tracce del cognome Pedrinelli, si hanno in una richiesta di scarcerazione risalente al 1592, effettuata da Antonio Allegri, segretario del conte Francesco Martinengo Colleoni, ad Alvise Priuli, podestà di Bergamo, perché venga scarcerato Gianmaria Pedrinelli, imprigionato in occasione del processo per la morte di Girolamo Leoni.
PEDRINI Sembra avere un nucleo lombardo, uno emiliano ed uno tra il riminese ed il pesarese, potrebbe essere una modificazione del nome dialettale Peder (Pietro) o del nome medioevale italiano, o anche spagnolo, Pedro (PIetro)., 
PEDRINZANI Pedrinzani è specifico di Massa, dovrebbe derivare da una forma patronimica, dove il suffisso -zani stia per uno dei figli di, riferito ad un capostipite il cui padre si fosse chiamato Pedrino, un ipocoristico del nome Pedro (Pietro).
PEDROLETTI
PEDROLI
PEDROLINI
Pedroletti è tipico del varesotto, di Castelveccana, Cassano Valcuvia e Luino, Pedroli è decisamente lombardo, di Bareggio, Turbigo, Milano, Rho e Muggiò nel milanese, e di Teglio, Buglio in Monte e Civo nel sondriese, Pedrolini oltre al ceppo a Chiesa in Valmalenco nel sondriese, ha un piccolo ceppo nel bolognese, che dovrebbe essere però dovuto ad un'alterazione dialettale del cognome Petrolini, dovrebbero tutti derivare da ipocoristici, anche composti, riferiti al nome dialettale lombardo Peder (Pietro), anche se non si può escludere un'influenza linguistica spagnola risalente all'epoca della dominazione spagnola in Lombardia.
PEDRON
PEDRONCELLI
PEDRONCINI
PEDRONE
PEDRONETTO
PEDRONI
Pedron è tipico di Veneto e Trentino, Pedroncelli è della zona che comprende le province di Bergamo e Sondrio, Pedroncini è assolutamente rarissimo, sembrerebbe lombardo, Pedrone, quasi unico è dovuto ad un errore di trascrizione di Pedroni che è specifico di Lombardia ed Emilia, Pedronetto, estremamente raro, parrebbe della zona che comprende il veneziano, il trevisano ed il pordenonese, derivano tutti direttamente o tramite ipocoristici da forme dialettali dell'accrescitivo del nome Pietro (Pedro).  Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo in un atto del 1194 a Milano dove come teste è citato un certo Pedronus de Vigano ed a Bologna nella seconda metà del 1300 con Baldassarre Pedroni lettore di filosofia nella locale Università che troviamo sepolto nella chiesa di S. Francesco nel 1414.
PEDUZZI Peduzzi è decisamente lombardo, del comasco, in particolare di Schignano e Como, e di Milano, dovrebbe derivare dal nome medioevale Pedutius o Peduzio, troviamo ad esempio ad Urbisaglia nelle Marche un notaio con questo nome in atti della seconda metà del 1200.
PEGE Rarissimo sembra essere padovano, ma in origine dovrebbe derivare dal cognome ungherese Pege.
PEGLIASCO Pegliasco, molto molto raro, è specifico di Ventimiglia nell'imperiese, si dovrebbe trattare di una forma etnica in -asco, suffisso di origine preindoeuropea, riferita al paese di Pegli nel genovese, la terminazione in -asco, con significato di appartenenza negli aggettivi, sembra sia stata accettata dai Celti, e che risalga al periodo della golasecchiano.
PEGOLOTTI Pegolotti è specifico di Peio nel trentino, esistono due ipotesi circa la sua origine, la prima è che si tratti di una forma amichevole arcaica per indicare i nativi di Pejo, la seconda propone invece una derivazione da un soprannome originato dal vocabolo dialettale bresciano pegol (mercato) ad intendere che il mestiere del capostipite fosse quella del mercante ambulante.
PEIRANO Peirano è tipico del Piemonte occidentale, del cuneese soprattutto e della Liguria, Imperiese, savonese e genovese in particolare, peira in dialetto piemontese arcaico era la pietra e molte località venivano individuate con questo nome, come ad esempio Peira Fica di Montoso o Peira Eicrita, peirano potrebbe essere quindi un etnico di una di quelle località, ma esistono nel Monferrato anche antiche località Peirano, che si fanno derivare dal nome latino Pirius, fatto possibile anche se improbabile, località che potrebbero essere il luogo d'origine di qualche famiglia.
PEIRO
PEIRONE
PEIRONI
PEJRO
PEJRONE
Peiro e Pejro, quasi unici, sono del torinese, Peirone è tipicamente piemontese, del cuneese soprattutto, di Mondovì, Peveragno, Saluzzo, Revello, Cuneo e Carrù, e del torinese, con presenze anche nel savonese e nel genovese, Peironi, quasi unico, è della Sardegna settentrionale, Pejrone, assolutamente rarissimo, è del Piemonte occidentale, dovrebbero derivare, direttamente o tramite accrescitivi, dal nome medioevale Peiro, una forma dialettale del nome Piero o Pietro, probabilmente portato dai capostipiti.
PEIS Peis è tipico della Sardegna meridionale, del Medio Campidano in particolare, di San Gavino Monreale e Guspini, deriva da un soprannome originato dal termine sardo is peis (i piedi).  (vedi PES)
PEITA
PEITI
Peita è praticamente unico, Peiti, molto molto raro, sembrerebbe tipico della zona che comprende l'alto bergamasco e la provincia di Sondrio,
integrazioni fornite da Gigi Colombo
Peiti potrebbe essere un cognome di origine valtellinese. Ancora oggi il cognome si trova nella zona di Grosio (SO). Peita è originario della zona di Tirano e probabilmente deriva dalla toponomastica: nel Tiranese si trova una contrada "Peita". Un'altra possibilità è che i Peita tiranesi vengano da Poschiavo. In questo caso si potrebbe trattare anche di un cognome tedesco, PEITER, italianizzato.
PEITAVINO
PETTAVINO
Peitavino ha rare presenze nell'imperiese ed in Piemonte ed una nel ragusano, Pettavino ha un ceppo piemontese nel cuneese, a Vernante e Robilante, e qualche presenza nel palermitano, dovrebbero derivare da soprannomi basati sul termine occitano peitavin (cittadino di Poitiers), bosogna considerare che Peitavin e Poitavin sono anche cognomi francesi.
PELA' Pelà è settentrionale con piccoli ceppi nel torinese a Chieri, Torino e Collegno, a Milano e nel milanese ed a Pincara, Rovigo e Villadose nel rovigoto e Montagnana nel padovano, dovrebbe derivare da un soprannome motivato dal fatto che i capostipiti fossero pelati, cioè privi di capelli.)
PELACANI Specifico della Val d'Elsa, deriva da un soprannome legato probabilmente all'arte conciaria o usato in senso dispregiativo. cognominizzazione antica, già nel XIII° secolo a Siena si trova un Chiaramonte Pelacani, che alla fine del secolo entrò nell'ordine dei Servi di Maria come fratello laico.)
PELACCI
PELACCIA
PELLACCI
Pelagagge è tipicamente ed esclusivamente marchigiano, di Cingoli e San Severino Marche nel maceratese e di Jesi e Filottrano nell'anconetano, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine pelare nel senso di portar via e dal vocabolo medioevale  gaggia (garanzia, pegno) e starebbe forse ad indicare nel capostipite un particolare tipo di creditore o debitore, che facesse incetta dei pegni altrui o evitasse accuratamente di rimettere i propri.)
PELAGAGGE Pelagagge è tipicamente ed esclusivamente marchigiano, di Cingoli e San Severino Marche nel maceratese e di Jesi e Filottrano nell'anconetano, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine pelare nel senso di portar via e dal vocabolo medioevale  gaggia (garanzia, pegno) e starebbe forse ad indicare nel capostipite un particolare tipo di creditore o debitore, che facesse incetta dei pegni altrui o evitasse accuratamente di rimettere i propri.)
PELAGALLI Sembrano esserci più ceppi, nel cremonese, nel bolognese, nell'anconetano e nel Lazio centromeridionale, deriva da un soprannome equivalente a ladro di polli. Tracce di questa cognominizzazione si hanno nel 1300 con i Pelagalli signori di San Sillo e di Corte de' Monaci  nel cremonese.)
PELAGATTA
PELAGATTI
PELEGATTA
PELEGATTI
PELLEGATTA
PILAGATTI
PILAGATTO
Pelagatta, assolutamente rarissimo, è forse lombardo, Pelagatti ha un nucleo nel parmense, ceppi nel fiorentino e nel livornese, nelle province di Pescara, Roma e Perugia, Pelegatta sembrerebbe del milanese, Pelegatti, assolutamente rarissimo, ha un ceppo lombardo ed uno emiliano, Pellegatta è molto diffuso nella Lombardia settentrionale e nel milanese, Pilagatti è tipico di Monopoli nel barese, Pilagatto è quasi unico, dovrebbero tutti derivare da soprannomi scherzosi legati a caratteristiche comportamentali del capostipite, derivando probabilmente dal termine provenzale pelegauto (membrana che avvolge il muscolo nelle carni, cioè qualcosa che ingombra, che da fastidio e che è pure difficile da eliminare) o dal suo equivalente nei dialetti settentrionali pelegatta o pellegatta.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Pelagatta, rarissimo, sembra avere un nucleo fra il milanese e il pavese e un'altro nel genovese, Pelagatti, molto più comune del precedente, ha un ceppo maggiore nel parmense e ceppi minori nel fiorentino, nel livornese, nel pratese e nel pescarese, Pilagatti, piuttosto raro, è originario del barese, Pilagatto, quasi unico, è un errore di trascrizione del precedente, tutti questi cognomi derivano dall'antica espressione pelagatti o pilagatti, che un tempo aveva significato di imbroglione, mascalzone; solo per curiosità, questo termine
(ormai caduto in disuso) vantava anche diversi sinonimi fantasiosi, quali pelapiedi, pelamantelli, pelanibbi, etc. In conclusione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni di soprannomi attribuiti ai capostipiti.)
integrazioni fornite da Aldo Piglia, Milano
Secondo il "Dizionario Milanese - Italiano" di Cletto Arrighi (1896), pelegatta è la pellicciattola che riveste un taglio di carne, e che secondo lo Zingarelli, in italiano si dice pelletica ed in napoletano pellecchia. Analogamente, il piccolo glossario milanese dei termini usati da Carlo Porta (1775-1821) ne "Le Poesie" (edizioni Feltrinelli, 1972) riporta la voce pellegatt per pellecchia
.
PELATI
PELATO
PELLATI
PELLATO
Pelati ha un ceppo lombardo, in particolare nel bresciano, uno nel reggiano, modenese, bolognese e ferrarese, uno molto piccolo, tra anconetano, maceratese e perugino ed uno a Roma, Pellati è tipicamente emiliano, del reggiano e del modenese e ferrarese, Pellato, praticamente unico, è del torinese, Pelato, quasi unico, è laziale, varie sono le ipotesi circa l'origine di questi cognomi, la prima è da alterazioni dialettali del cognomen romano Pilatus, la seconda propone una derivazione da soprannomi originati dal fatto di essere i capostipiti privi di capelli, la terza propone una derivazione da una forma patronimica con suffisso -ati, che corrisponde a il figlio di, riferito a capostipiti i cui padri si fossero chiamati Pelle o Apelle con aferesi (vedi PELLA).
PELAZZA
PELAZZI
PELAZZO
Pelazza è specifico dell'area ligure, piemontese, di Ormea, Fossano e Bagnasco nel cuneese, di Torino e Collegno nel torinese, di Genova e di Imperia, Pelazzi è quasi unico, Pelazzo, assolutamente rarissimo sembrerebbe di Canelli nell'astigiano, dovrebbe derivare da una forma soprannominale originata dal termine medioevale pelaza (pellaccia, inteso come duro di pelle, molto resistente in battaglia), il nobile casato dei Pelazza annovera nella seconda metà del 1600 anche il Nobile Guido Antonio Pelazza consorte di Cristina Maria Luserna di Campiglione dei Conti di Luserna.
PELETTI Molto raro, tipico del sudmilanese e cremasco, può derivare o dal nome basco Peli, o dall'aferesi di cognomi come Capelletti o simili, che occupano lo stesso areale geografico. (vedi Capelletti)
PELI Sembra essere di origini bresciane, è abbastanza raro, può derivare o dal nome basco Peli, come pure da un soprannome.
PELICCI
PELIZZA
PELIZZI
PELIZZO
PELLICCI
PELLICCIA
PELLICCIO
PELLIZZA
PELLIZZI
Pelicci, molto molto raro, è specifico di Gubbio nel perugino, Pellicci è decisamente toscano, abbastanza raro, sembra specifico del lucchese e pistoiese, Pelliccia ha un ceppo tra carrarese e lucchese, ma il nucleo prinipale è nella zona centrale che comprende l'Umbria, il viterbese, il romano, il latinense, il frusinate, l'aquilano, il teatino, il campobassano, il casertano ed il napoletano, Pelliccio, molto raro, è di Napoli, Pelizza ha vari ceppi nel settentrione, nella fascia che comprende il genovese, il parmense, l'alessandrino, il pavese ed il milanese, ed in Veneto il Padovano e veneziano, Pelizzi, molto raro, è specifico di Parma, Pelizzo, altrettanto raro, ha un ceppo friulano ad Attimis nell'udinese ed uno molto piccolo a Terracina nel latinense, Pellizza, assolutamente rarissimo, ha rare presenze nella zona alerssandrino, pavese, e nel napoletano, Pellizzi è tipicamente calabrese, di Casabona e Strongoli nel crotonese, tutti questi cognomi dovrebbero derivare dal fatto che i capostipiti si chiamassero con il nome o soprannome di Peliccia o Pelizza, con il medesimo significato, normalmente attribuito a chi di mestiere facesse o il conciatore o il pellettiere, o fosse comunque iscritto alla corporazione degli artigiani che lavorassero le pelli, dell'uso di questo tipo di nome abbiamo un esempio in un atto del 1349 a Firenze: "Die 29 Iunii 1349. Cece, et Pelliccia fratres, et filii quond. Bindi Sassi de Domo de Gherardinis pro se ipsis, et pro quatuor eorum filiis masculis, et eorum descendentibus exponunt, quod Domus de Gherardinis divisa est in tres partes, sive tres latus, et unus latus sunt illi de Montecorboli , secundus latus sunt illi, qui appellantur de Stremis, tertius latus sunt illi, qui appellantur illi de Vicchio, de quo latere de Vicchio sunt dicti Cece , et Pelliccia, et eorum filii ; et quod dicti Cece, et Pelliccia desiderant separari ne dum ab omnibus aliis de d. Domo de Gherardinis, sed etiam ab aliis de ipsorum latere de Vicchio, quia non bene conveniunt cum eis, imo inimicantur eosdem maxime descendentes Bernardi, et Naldi D. Lotti, quod d. Cece condemnare fecit, jam sunt plures anni ...".
PELICORI
PELLICORA
PELLICORI
PELLICORO
Pelicoro, praticamente unico, come Pellicora, dovrebbero essere dovuti ad un'errata trascrizione di Pellicoro, che è tipicamente pugliese, di Gioia del Colle nel barese, di Bari e di Taranto, Pellicori è tipico invece del cosentino, di Cosenza, Mendicino, Rende e Montalto Uffugo, dovrebbero tutti derivare dal nome greco arcaico Pellichoros, o da un'alterazione del cognome greco Palikaros.
PELIS
PELLIS
Pelis è tipico di Bergamo, Calcinate, Dalmine, Pedrengo e Seriate, Pellis è tipico del Friuli Venezia Giulia, ha un ceppo a Ragogna, Fiumicello, San Daniele del Friuli ed Udine nell'udinese ed uno a Trieste, dovrebbero derivare da una forma aferetica, anche dialettale friulana, del nome latino Ampelius, ricordiamo lo storico latino Lucius Ampelius Macrinus dell'epoca dell'imperatore Traiano.
PELISSERI
PELISSERO
PELISSETTI
PELISSETTO
PELLISSER
PELLISSERI
PELLISSERO
PELLISSETTO
Pelisseri, assolutamente rarissimo, è tipicamente piemontese, così come il molto più diffuso Pelissero, che è ben presente a Torino, Susa, Meana di Susa, Bussoleno ed Arignano nel torinese ed a Fossano, Neive e Cuneo nel cuneese, Pelissetti, sempre piemontese, è specifico dell'astigiano, di Villafranca d'Asti in particolare, Pelissetto è estremamente raro, dell'area astigiano, alessandrina, Pellissetto è unico, come Pellisser, sicuramente unico, che è forse ligure, Pellisseri è unico, Pellissero lo è quasi, sono entrambi del cuneese, tutti questi cognomi dovrebbero derivare da un soprannome originato dal termine piemontese arcaico peliscèe o pelliscèe (pellicciaio), probabilmente indicando così il mestiere svolto dai capostipiti, o la loro appartenenza alla congregazione che comprendeva quanti lavorassero le pelli o il pellame nelle varie operazioni necessarie.
PELIZZOLA
PELLIZZOLA
Rarissimo Pelizzola potrebbe essere specifico della zona tra Brescia  e Mantova, Pellizzola, molto raro, è tipico del ferrarese, derivano da soprannomi legati al vocabolo dialettale peliza (pelliccia), probabilmente dal mestiere di pellicciaio.
PELIZON
PELIZZARI
PELIZZARO
PELIZZERI
PELIZZON
PELIZZONI
PELLIZARI
PELLIZZARI
PELLIZZERI
PELLIZZIERI
PELLIZZON
PELLIZZONI
Pelizon, quasi unico, è probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione del cognome Pelizzon, che è rarissimo e tipico veneziano, Pelizzoni è ben diffuso in Lombardia, sopratutto nel milanese e nel cremasco e nel parmense, con ramificazioni nei vicini reggiano e mantovano, Pelizzari sembrerebbe lombardo, del bresciano in particolare, Pelizzaro, molto molto raro, è del veneziano, Pelizzeri è praticamente unico e potrebbe essere settentrionale, Pellizari è quasi unico, Pellizzari è decisamente veneto, dal basso trentino alla Giulia, Pellizzeri, molto raro, è della Sicilia orientale, soprattutto del messinese, ma anche del catanese e siracusano, Pellizzieri, assolutamente rarissimo, presenta sporadiche presenze sparse per l'Italia, Pellizzon è specifico delle province di Venezia e Treviso, Pellizzoni ha un ceppo tra milanese e lecchese, uno tra udinese e goriziano, uno nel mantovano ed uno nel bolognese, derivano da soprannomi legati al vocabolo dialettale peliza (pelliccia), stando così probabilmente ad indicare che i capostipiti facessero di mestiere i pellicciai o appartenessero comunque alla corporazione o confraternita dei pellicciai, cioè di coloro che conciavano le pelli e, o commerciavano in cuoio e pellami, o fabbricavano abiti o manti di pelliccia.
PELLA
PELLE
PELLI
Pella ha ceppi nel vercellese e nel verbanese, nel piacentino e nel romano, Pelle ha vari ceppi in giro per l'Italia, nel torinese e vercellese, nel savonese e genovese, nel Lazio centromeridionale e nel reggino, Pelli, anch'esso panitaliano, ha ceppi nella Lombardia occidentale, nel savonese e genovese, nel reggiano, carrarese e lucchese, nel fiorentino, nel grossetano, nel perugino, nel romano, nel napoletano e nel leccese, dovrebbero tutti derivare da forme aferetiche del nome Apelle o più probabilmente dall'aferesi del termine apella o apelle attribuito dagli antichi romani agli ebrei in quanto circoncisi, così scrive Orazio nel primo libro dei suoi Sermones: "...credat Iudaeus Apella, non ego; namque deos didici securum agere aevom nec, siquid miri faciat natura...", forse ipotizzabile quindi una lontanissima origine ebraica.
PELLACANI Specifico del modenese, deriva da un soprannome dispregiativo o legato al mestiere di mastro conciario.  Tracce di questo cognome si hanno a Vignola (MO) fin dal 1400.
PELLANERA Assolutamente raro, sembrerebbe originario del teramano, forse dipende da un'origine moresca del capostipite.
PELLECCHIA Pellecchia è molto diffuso nella fascia che comprende il romano, il frusinate, il casertano, il napoletano, l'avellinese ed il salernitano, con un rilevante ceppo anche in Puglia, nel foggiano, barese, tarentino, brindisino e leccese, dovrebbe derivare in alcuni casi dal nome del monte Pellecchia nel Lazio, il cui nome deriva dal latino penniculum (piccola altura scoscesa), negli altri casi dovrebbe derivare dal termine dialettale campano pellecchia (budello, pelle elastica), forse a caratterizzare alcuni lati dell'aspetto fisico del capostipite, o anche per il mestiere del norcino da lui svolto.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pellecchia è cognome principalmente campano, ma molto diffuso anche in Puglia, Lucania ed è presente nel Nord. Pellècchia significa 'pellicola'.
PELLEGRIN
PELLEGRINA
PELLEGRINI
PELLEGRINO
Pellegrin è tipico delle tre Venezie, in particolare del vicentino, padovano e veneziano, Pellegrina, molto raro, sembrerebbe tipico dell'alto udinese, Pellegrini è diffuso in tutta l'Italia peninsulare, Pellegrino è assolutamente panitaliano isole comprese, hanno diverse origini, dal cognomen tardo latino Peregrinus, al vocabolo pellegrino, inteso come straniero, al pellegrino con il significato attuale del termine, cioè di colui che ha fatto un pellegrinaggio, alla derivazione da un toponimo come: Pellegrina (VR), San Pellegrino (Lu), San Pellegrino Terme (BG), Pellegrino Permense (PR), San Pellegrino di Norcia (PG), ecc.
PELLERANI Pellerani, estremamente raro, sembrerebbe del centro Italia, dovrebbe essere di lontane origini francesi e derivare dal termine arcaico francese pellereau, un diminutivo di pellier (fabbro, costruttore di serrature).
PELLERITI Pelleriti è tipico della Sicilia orientale, di Messina, Patti, Montalbano Elicona, Basicò e Tripi nel messinese, e di Catania, dovrebbe trattarsi di una forma etnica grecanica stante ad indicare chi provenisse dal paese di Pellaro nel reggino, probabile luogo d'origine dei capostipiti.
PELLETTA
PELLETTI
PELLETTO
Pelletta molto molto sembrerebbe astigiano, Pelletti parrebbe invece avere oltre al ceppo pistoiese anche un nucleo nel novarese Pelletto, quasi scomparso è piemontese,  Tracce di questo casato le troviamo nell'astigiano nel 1300 quando signori di Cortazzone (AT) sono Francesco di Montiglio e Baldracco Pelletta dei feudatari del Monferrato.
PELLETTIERI
PELLITTERI
PILLITTERI
Pellettieri, molto raro, ha un ceppo a Roma ed uno nel potentino, Pellitteri ha un nucleo siciliano, soprattutto nel palermitano, ed uno, forse non secondario, ad Asti, Pillitteri è specifico del palermitano ed aree limitrofe, derivano da un soprannome legato al mestiere di pellettiere, tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Laurenzana (PZ) nel 1700 con il reverendo Francesco Pellettieri, citato in un atto di donazione.
PELLICANI
PELLICANO
PELLICANO'
PULICANI
PULICANO
PULLICANI
Pellicani oltre al ceppo originario pugliese a Ruvo di Puglia nel barese, ne ha uno a Roma, Pellicano, abbastanza raro sembra avere oltre ad un ceppo nella zona dello stretto di Messina, soprattutto la variante Pellicanò, uno nell'alto cosentino ed uno nel foggiano, anche uno nell'alto milanese, Pulicani, assolutamente rarissimo, è tipico del romano, di Roma, Tivoli, Vallinfreda e Monterotondo, Pulicano e Pullicani sono quasi unici, dovrebbero tutti derivare dal fatto che il capostipite fosse un publicanus, cioè un agente delle imposte, potrebbero però, in qualche caso, anche derivare da un soprannome derivato dal vocabolo greco Pelekan (uccello marino).  Tracce di queste cognominizzazioni si trovano a Basilea nel 1400 con il teologo protestante Conradus Pellicanus.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pellicanò cognome della Sicilia orientale e anche calabrese. Secondo G. Rohlfs deriva dal dialetto grecanico della zona di Bova (RC): 'pelicanò' = picchio verde (gr. 'pelekás). Pelekanόs è anche un cognome in Grecia.
PELLICARI Assolutamente veronese Pellicari dovrebbe derivare dal mestiere di pellicciai svolto dai capostipiti.
PELLICHERO Pellichero è specifico del vicentino, di Valdagno e Recoaro Terme in particolare, dovrebbe derivare dal nome Pellichero di una frazione di Recoaro Terme. (vedi anche PELICORI)
PELLINI
PELLINO
Pellini, abbastanza raro, potrebbe avere tre nuclei, uno nel cremonese e piacentino, uno nella zona tra La Spezia e Massa ed uno nel reggiano, Pellino sembra specifico dell'area napoletano, casertana, dovrebbero derivare da un soprannome legato all'aggettivo latino pellinus (fatto di pelle), probabilmente indicante il mestiere di chi lavorava la pelle.
integrazioni fornite da Aldo Piglia - Milano
Questi cognomi potrebbero derivare dal nome medioevale Pellino, probabile forma ipocoristica di Jacopo, con il processo Jacopo > Jacopello > Pello > Pellino. Di questo nome ho trovato tracce nel XIV secolo con il nobile Pellino Baglioni (proprietario di Castel della Pieve, ucciso dal popolo a Perugia, nel giugno del 1393 insieme ad altri congiurati) e con il pittore umbro Pellino di Vannuccio (attivo a Perugia tra il 1377 ed il 1402). Una traccia di queste forme cognominali si trova, sempre in Umbria, con Pompeo Pellini (Perugia 1523-1594), storico.
PELLO
PELLO'
PELLOSI
PELLOSO
Pello, estremamente raro, parrebbe dell'area vigevanese, Pellò è tipico del novarese, di Cerano e di Novara stessa, Pellosi, assolutamente rarissimo, sembrerebbe del nordovest, probabilmente del varesotto, Pelloso è tipico dell'area trentino, veneta, all'origine di questi cognomi dovrebbe esserci il cognomen, soprannome Pellosus, probabilmente originato da una particolare pelosità del capostipite, di quest'uso abbiamo un esempio in epoca medioevale a Folgaria nel trentino, come possiamo leggere in quest'atto dell'anno 1295: "Anno 1295, indictione 8, die 23 intrante iulio. In Folgeria in via publica ante domum Communis. In praesentia domini presbiteri Odorici de Folgeria, domini Iohannis quondam Wirti de Avolano, domini Tridentini de Folgeria, ser Marchi eius filii, et aliorum, Costantinus Platenarius, Bertoldus de domina Miiora, Henricus quondam Eberly omnes de Ronchis pro tota Regula, et comune hominum Ronchorum: et ser Odoricus de Valorsara, ser Henverardus quondam Diatemarii, Nicolaus quondam Simeonis, et Ianes Pellosus, omnes de Folgeria, pro comune hominum Folgeriae, et Seratae, et Costabrunae, unanimiter determinarunt terras et possessiones, massia et prata Communis Ronchorum, et Communis illorum de Folgeria, et de Serata, et de Costabruna: statueruntque servandam huiusmodi determinationem sub poena vigintiquinque librarum veronensium parvulorum, solvenda domino Wilielmo de Castrobarcho, vel speciali eius nuncio.  Ego Devesalvus sacri Palatii notarius scripsi.".
PELONERO Pelonero è tipicamente siciliano, di Serradifalco e San Cataldo nel nisseno e di Canicattì nell'agrigentino, dovrebbe derivare da un soprannome grecanico per lanciere, cioè soldato portatore di lancia, dal latino pilus (lancia), a sua volta derivato dal termine greco antico peltòn (lancia).
PELOSI
PELOSINI
PELOSO
PELUSI
PELUSO
Pelosi è distribuito a macchia di leopardo da Napoli alla Lombardia,potrebbe avere un nucleo nel sudmilano, uno nel parmense, alcuni in Toscana e Marche, nel Lazio ed in Campania, Pelosini è tipico del livornese e pisano, Peloso ha un importante nucleo in Veneto, uno nel Lazio, uno in Puglia, con ceppi anche in Sardegna ed in Sicilia, Pelusi ha un ceppo nel teramano ed uno nel foggiano, Peluso è molto comune in tutto il sud, derivano da soprannomi legati all'essere il capostipite, probabilmente, particolarmente capelluto o dotato di peli rigogliosi.
PELU
PELU'
Pelù è specifico di Massa, Pelu, quasi unico, è probabilmente dovuto ad errori di trascrizione.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Rarissimo, originario del massese, Pelù è molto probabilmente un cognome di origine straniera: l'ipotesi più probabile è che si tratti di un cognome importato dalla Francia e poi italianizzato nella forma attuale. In questo caso, potrebbe trattarsi dell'italianizzazione del francese Pelloux o Peloux o, in alternativa, Pelous, cognomi derivati tutti dall'aggettivo peloux (poilu nel francese moderno), col significato di peloso, villoso (vedi anche Pelosi). Il cognome Pelloux, d'altronde, fa parte anche della storia politica del nostro paese: nato a La Roche, Savoia, nel 1839, Luigi Pelloux fu Presidente del Consiglio dei Ministri Italiano negli ultimi anni del XIX secolo (giugno 1898-giugno 1900).
PELUCCHI
PELUCCHINI
PELUCHI
Pelucchi abbastanza raro è tipico della zona tra Milano e Bergamo, Pelucchini, molto raro dovrebbe essere originario o della bassa Toscana appenninica o delle Marche appenniniche, Peluchi è unico a Milano si tratta quasi sicuramente di un errore di trascrizione. Tracce di questo cognome si hanno nel 1756, quando si hanno tracce di un premio per le Belle Arti riconosciuto ad un certo Giuseppe Pelucchi.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pelucchi è la cognominizzazione di un originario soprannome formato da peluria, "che ha i capelli o la barba folti e lunghi; peloso". In alcuni casi può essere formato dal toponimo Pelucche (VT).
PELUFFO Tipico della zona di Finale Ligure, Vado Ligure (SV) e Savona, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale.
PELZ Pelz assolutamente trentino, deriva da un soprannome basato sul vocabolo tedesco pelz (pelle, pelliccia) e potrebbe  essere stato originato dal mestiere di cacciatore o di commerciante di pelli o di pellicciaio svolto dal capostipite, ma è pure possibile che si riferisca a caratteristiche comportamentali del capostipite, ad esempio un pelz originato dall'aferesi del termine faulpelz (pigraccio) starebbe ad indicare un comportamento da sfaticato che potrebbe aver caratterizzato sempre il capostipite.
PENARIOL Penariol, quasi unico, è del trevigiano, probabilmente di Montebelluna, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine veneto penariol (agoraio, contenitore per gli arnesi da cucito), forse ad identificare nel capostipite un sarto.
PENATI
PENNATI
Penati, è raro e tipico di Milano, si hanno tracce di questo cognome almeno dal 1750, in un atto relativo all'edificanda chiesa di Cassago, viene citato un certo Paolo Penati., Pennati è tipicamente lombardo, del milanese a Milano e Monza, Desio, Basiano, Sesto San Giovanni, Cernusco sul Naviglio, Villasanta, Seregno e Bussero, del lecchese a Casatenovo, Barzanò e Lecco, del bergamasco a Treviglio e Bergamo, e del bresciano a Leno, con massima concentrazione proprio a Milano, potrebbero derivare da soprannomi originati dal termine pennatus (che porta le penne), forse a sottolineare l'abitudine dei capostipiti ad indossare cappelli piumati.  La famiglia Pennati di Monza risultava fra le più importanti della città fin dalla prima metà del 1800.
PENASSI
PENASSO
PENAZZA
PENAZZI
PENAZZO
Penassi è unico, Penasso è tipicamente piemontese, di Torino e di Asti, Penazza è quasi unico, Penazzi ha un ceppo veronese ed uno emiliano ad Imola e Bologna nel bolognese, e nel ravennate a Lugo, Massa Lombarda, Conselice, Ravenna e Faenza, e nel ferrarese a Ferrara, Argenta ed Ostellato, ed a Formigine nel modenese, Penazzo è esclusivamente veneto di Codevigo, Arzergrande e Piove di Sacco nel padovano e di Verona e Nogara nel veronese, circa l'origine etimologica di questi cognomi si possono formulare varie ipotesi: la prima consiste in una derivazione da un'alterazione del cognome Benassa o Benazzi (vedi BENASSA), la seconda propone una derivazione da un'alterazione dialettale del nome medioevale Penza, Penzo (vedi PENSA).".
PENDOLA
PENDOLI
PENDOLO
Pendola ha un ceppo ligure a Rapallo nel genovese ed uno siciliano a Menfi, Sambuca di Sicilia e Santa Margherita di Belice nell'agrigentino, Pendoli, estremamente raro, ha un piccolo ceppo nel bresciano ed uno ancora più piccolo nel bolognese, Pendolo, quasi unico, è del napoletano, dovrebbero derivare dal nome tardo medioevale Pendolus citato ad esempio in un atto della fine del 1300 a Cremona dove una delle parti è rappresentata da un certo "Pendolus quondam Degoldo de Ganasalibus" di Fontanella nel cremonese. Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo ad esempio ad Alife nel casertano tra le famiglie di origine albanese censite nel 1508, dove figura un tale: "Georgico Pendola dicto greco".
PENENGO Penengo ha un ceppo a Canelli e Calamandrana nell'astigiano e ad Alessandria, dovrebbe derivare da Penengum, antico nome del paese di Penango del basso Monferrato astigiano.
PENINO
PENNI
PENNINI
PENNINO
PENNO
PENNUCCI
Penino, praticamente unico, è probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione del cognome Pennino, che ha ceppi in Campania, soprattutto nel napoletano, nel cosentino ed in Sicilia, in particolare nel palermitano ed agrigentino, Penni è tipicamente toscano, di Borgo San Lorenzo e Firenze nel fiorentino in particolare, Pennini ha un ceppo nel ferrarese, a Ferrara, Codigoro e Mesola,  ed uno a Cassano allo Jonio nel cosentino, Penno è dell'alessandrino, di Felizzano ed Alessandria, Pennucci ha un ceppo tra lo spezzino ed il massese ed uno tra beneventano ed avellinese, tutti questi cognomi dovrebbero derivare, direttamente o attraverso ipocoristici, dal cognomen latino Pennus, di cui abbiamo un esempio nel ab Urbe condita di Tito Livio: "...Ludi Romani ter, plebeii septiens instaurati. curules erant aediles Cn. et L. Cornelii Lentuli. Lucius Hispaniam provinciam habebat; absens creatus absens eum honorem gessit. Ti. Claudius Asellus et M. Iunius Pennus plebeii aediles fuerunt. aedem Virtutis eo anno ad portam Capenam M. Marcellus dedicavit septimo decimo anno postquam a patre eius primo consulatu vota in Gallia ad Clastidium fuerat. et flamen Martialis eo anno est mortuus M. Aemilius Regillus. ...", ma è pure possibile che possano derivare da alterazioni del nome germanico Benno.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pennino è cognome calabrese che viene dal termine dialettale 'penninu' = pendio. Rohlfs 202.
PENITENTE
PENITENTI
Penitente è quasi unico, Penitenti, molto molto raro, è tipico dell'area mantovana ai confini con il modenese, di Sermide, Poggio Rusco e Castel d'Ario, dovrebbero derivare dal nome medioevale Penitente attribuito in memoria e lode del Santo Pietro da Siena detto Penitente, riportiamo un passo tratto dalla sua biografia datata 1343: "...Aggiungiamo altresì che il nostro Penitente Pietro, così abbondevoli lagrime degli occhi continuamente spargeva, perché haveva imparato nella lettura della Sagra Scrittura, che le lagrime sono quelle pretiose Margarite, le quali più d'ogn'altra gemma spirituale, sono care al gran Re della Gloria, che però vuole, che sempre stiamo davanti a' suoi occhi divini; onde delle sue lagrime parlando col Signore il Re Profeta, diceva: "Posuisti lacrimas meas in conspectu tuo". Hor così il nostro Beato bramando di rendersi caro, ed accetto, e di fare altresì cosa grata al suo benignissimo Signore, perciò procurava di porre sempre davanti a gli occhi della sua Divina Bontà, le divote lagrime sue. ..", ma è pure possibile che il cognome derivi dal fatto che il capostipite appartenesse ad una confraternita di fratelli Penitenti; i Penitenti lombardi sono i primi ad organizzarsi nel 1200 come Terzo Ordine Secolare e nel 1400 come Terzo Ordine Regolare, tanto da costituire una federazione centralizzata delle fraternità in tutta l'Italia settentrionale.
PENNA Molto diffuso nell'Italia settentrionale centroccidentale. in Lazio e Campania, presente anche in modo significativo in Puglia e nel reggino, dovrebbero derivare dai vari toponimi contenenti la radice Penna, estremamente diffusa in tutt'Italia, ma è pure possibile un collegamento con soprannomi legati all'attività del capostipite.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Penna è un nomignolo dato a qualcuno che lavorava come scrittore. Potrebbe anche derivare da "penna" col significato di 'punta', 'roccia'. Molti toponimi includono questo termine.
PENNACCHI
PENNACCHIA
PENNACCHIETTI
PENNACCHIO
Pennacchi ha un ceppo tra massese e lucchese, uno tra perugino e ternano ed uno nel romano e latinense, Pennacchia è molto diffuso nel Lazio, a Ferentino nel frusinate, a Roma e nel latinense ad Itri, Sonnino, Latina e Pontinia, con un ceppo nel foggiano, a San Severo e San Paolo di Civitate, e tra materano e barese, ad Irsina nel materano e ad Altamura nel barese, Pennacchietti è un tipico cognome marchigiano, con ceppi a Porto San Giorgio, a Fermo ed a Montefiore dell'Aso nel Piceno, a Jesi e Chiaravalle nell'anconetano, ed a Macerata, con un ceppo anche a Roma ed a Viterbo, Pennacchio ha un ceppo lombardo tra bergamasco e bresciano, uno tra aquilano, romano, frusinate e latinense, casertano, napoletano ed avellinese, un ceppo a Palermo ed uno nel ragusano, tutti questi cognomi dovrebbero derivare da soprannomi, probabilmente originati dall'appartenenza dei capostipiti a corpi militari scelti o al loro stato di Ufficiali; fin dall'epoca romana i legionari si servivano di pennacchi per meglio caratterizzare la loro importanza o il fatto di essere degli ufficiali superiori, usanza che si è tramandata fino ad oggi, se pensiamo che i carabinieri in alta uniforme portano ancora il pennacchio e che gli Ufficiali superiori Comandanti di Legione portano un pennacchietto bianco di airone, i bersaglieri portano le piume di gallo cedrone e gli alpini la penna di corvo o d'aquila come oggi.
PENNACCINI
PENNACCINO
PENNACINI
PENNACINO
Assolutamente rarissimi, sembrerebbero specifici dell'area ligure piemontese, potrebbero derivare da un termine marinaresco pennaccino (piccolo braccio di crocetta che si diparte dall'albero per allontanare gli stralli e le sartie, o puntone di sforzo del bompresso).
PENNER Tipico di Besenello e Lavarone (TN) e della vicina Trento, dovrebbe derivare dal nome germanico Benno (Penno), di cui abbiamo un esempio a Milano nel 1182 in una Carta commutacionis: "...Ibique aderant Benno qui dicitur Curto et Guido qui dicitur Capello, vassalli predicti monasterii et estimatores, qui estimaverunt suprascriptas terras de loco Bagnolo, que sunt pertice sexaginta...", con il patronimico -er finale il cognome starebbe per il figlio di Benno o Penno, dell'uso di entrambe le forme ecco un esempio per Penno: ""...hi fuerant: Penno dux saxoniae, Adelbero dux Histriae, Hezzilo dux Baioarise...".
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Il cognome Penner è originario di Lavarone e Folgaria e deriva dal termine cimbro "penna" = "cestone, gerla". È un termine presente anche nei dialetti tirolesi (con le forme penne e penn) e deriva a sua volta dal celtico "benna", indicante originariamente la tipica carretta gallica a quattro ruote. Il cognome, in sostanza, si dovrebbe dunque riferire alla professione di fabbricante di gerle. Il Lorenzi dubita però che si tratti della cognominizzazione di un appellativo di professione e ipotizza invece la sua derivazione dal nome personale germanico Benno, Penno, con il suffisso patronimico -er. A titolo di curiosità si può aggiungere che in tedesco moderno 'Penner' significa 'vagabondo, girovago'.
PENNESE
PENNESI
Pennese ga un ceppo nel Lazio soprattutto a Roma e Segni (RM) ed uno importante a Pescara, Pennesi sembrerebbe tipico della zona che comprende le province di Macerata ed Ascoli Piceno, con un ceppo anche a Roma, dovrebbero derivare dall'etnico del toponimo Penne (PE) o Penne (AP)
integrazioni e stemma forniti da Marcello Pennese
Il cognome Pennese figura tra i nuovi fondatori di Borbona (Ri) (inizio del 1300 come risulta dal manoscritto del 1860 dell'arciprete Anzidei di Borbona - A.P.B1) ed è indicato e catalogato con la dicitura "forestieri". Ciò fa presumere che i Pennese fossero provenienti da territori lontani alla zona cui apparteneva Borbona. Fatta eccezione di tale citazione, c'è da notare che questo cognome non si trova indicato, almeno nei documenti finora a me conosciuti, per un lungo periodo durato quasi 350 anni.
PENNISE
PENNISI
Pennise, assolutamente rarissimo, è probabilmente dovuto ad errori di trascrizione di Pennisi che è specifico del catanese, potrebbe derivare dal toponimo Pennisi di Acireale (CT). Personaggio di rilievo è stato Agostino Pennisi, barone di Floristella, (1832 - 1885).
integrazioni fornite da Alfio Pennisi di Floristella
I Pennisi anche noti come Pennisi di Floristella appartengono ad una famiglia nobile siciliana molto in vista. Storicamente le prime notizie risalgono al XVII° secolo quando i Pennisi svolgevano la funzione di procuratori e notari del Real Patrimonio. Nel 1784 Salvatore Pennisi fu insignito del titolo di Barone di Floristella. Dal XIX° secolo i Pennisi furono Signori di S. Margherita o Fogliarini. Essi presero dimora ad Acireale, dove fecero costruire un sontuoso palazzo nei pressi della piazza del Duomo. L'esponente più di spicco fu Agostino Pennisi(1832 - 1885) il quale è noto soprattutto perché ripristinò le antiche terme e permise ad Acireale di poter godere di un certo momento di notorietà per via degli illustri ospiti, fra cui i reali Umberto I° di Savoia e la regina Margherita, Richard Wagner, Ernesto Renan ed il medico napoletano Cardarelli. Appartennero alla famiglia Pennisi di Floristella vasti feudi ed una serie di importanti miniere di zolfo (fra le quali quella nei pressi di Valguarnera Caropepe (EN) dove oggi è stato istituito l'omonimo Parco minerario di Floristella-Grottacalda).  Alcuni esponenti della casata furono: Salvatore Pennisi (XVIII° secolo), Maestro Notaro e primo Barone di Floristella (1784); Pasquale Pennisi, Barone di S.Margherita, primo sindaco di Acireale dopo l'annessione al Regno d'Italia.
PENSA
PENSI
PENSO
PENZA
PENZI
PENZO
Pensa è comune in Piemonte e Lombardia, ma ha ceppi anche al sud da Lazio e Abruzzi a Campania e Puglia, Pensi ha un piccolo ceppo nel pesarese, nel perugino e nel ternano, Penso ha un ceppo nel veneziano ed uno nel ravennate, Penza è tipico del napoletano e del foggiano, Penzi è specifico di Rimini, Penzo è soprattutto veneto, ma con un ceppo in Lombardia, nel genovese ed  in Emilia, dovrebbero derivare tutti da una contrazione del nome germanico longobardo Bendizo, che significa alfiere, trasformatosi poi in Benzo (vedi BENZA)., traccia di questo nome la troviamo nel Codice Diplomatico della Lombardia medievale in un atto del 1042 scritto a Maderno (BS): "...nos Teuza, relicta Giselberti et filia quondam Dominici, seu Penzo diaconus seu Alberico et Biado germanis, abitare videmur in plebe Materno, locus Puzo...".
ipotesi fornita da Pierangelo Pensa
Da una ricerca pubblicata su un quotidiano del Comasco pare che il cognome Pensa derivi dallo spagnolo penci, che caratterizzava un gruppo di quei soldati calati nel lecchese nel 1600 di cui si è occupato anche il Manzoni. Pare che disertassero per nascondersi con ragazze locali nel paesino di Esino Lario (chiamato ai tempi Ixeno). Il cognome Pensa è molto diffuso nel lecchese ed in generale sul Lario.
PENSABENE
PENSABENI
PENSIBENE
Pensabene ha un nucleo palermitano ed un ceppo a Milazzo (ME) e nel reggino, in particolare a Fiumara, presenta un ceppo anche a Livorno, Pensabeni, assolutamente rarissimo, parrebbe del bolognese, Pensibene è quasi unico ed è probabilmente dovuto ad errori di trascrizione, potrebbe trattarsi di cognomi attribuiti a dei trovatelli cui si augurassero buoni pensieri.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Pensabene è più tipicamente siculo-calabrese, con ceppi maggiori fra il reggino, il palermitano e il messinese, ma ceppi minori si riscontrano soprattutto nel nord e centro nord del paese, Pensabeni, rarissimo, è presente esclusivamente nel bolognese, Pensibene, quasi unico, è un errore di trascrizione di Pensabene, tutti questi cognomi derivano dal nome medievale Pensabene, attribuito al neonato come augurio di intelligenza o, comunque, di giudizio. Si tratta, dunque, delle cognominizzazioni dei nomi personali dei capostipiti.
PENSALFINI Molto raro è specifico della zona tra Cattolica (RN) e Pesaro, dovrebbe derivare dal nome composto medioevale Penzo Alfino (vedi Penzi e Alfini).
PENSATO Abbastanza raro sembra avere un nucleo nel foggiano ed uno nell'agrigentino, potrebbe trattarsi di un cognome attribuito ad un fanciullo abbandonato, al quale si poteva solo augurare di essere perlomeno pensato da sua madre.
PENTA Penta ha un ceppo tra romano e reatino, uno nella zona che comprende l'iserniese Scapoli in particolare, Napoli e nell'avellinese, Sant'Angelo all'Esca, Taurasi, Avellino, Fontanarosa, Aiello del Sabato, Mirabella Eclano e Grottaminarda, ed uno in Puglia nel barese a Noci, Monopoli e Polignano a mare e nel brindisino ad Oria e Brindisi, dovrebbe derivare dal nome grecanico Penta, una variazione del nome greco Pentheus, attribuito a volte al quinto figlio, o anche da italianizzazioni del nome slavo Pentcha, con il medesimo significato, in qualche caso potrebbe derivare da nomi di località come Penta di Fisciano nel salernitano.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Penta è un cognome soprattutto meridionale che potrebbe essere derivato da nome personale o soprannome femminile di epoca spagnola, 'Penta' = "dipinta". Oppure dal toponimo Penta (SA),  frazione di Pisciano. In mancanza di documentazione storica sull'origine del paese, si deve procedere per ipotesi nell'indicare un possibile significato: se nome di remota data, può partire da un termine dialettale meridionale 'pente, pendë' = "grosso sasso", di luogo roccioso.
PENTANGELO Pentangelo è tipicamente campano, di Angri, Pagani, Corbara e Sant`Egidio del Monte Albino nel salernitano e di Lettere e Napoli nel napoletano, dovrebbe derivare dal nome medioevale Pentangelo con il significato di quintessenza degli Angeli, tracce di questa cognominizzazione le troviamo nel 1500 con Tolomeo Pentangelo Vescovo di Vico Equense morto nel 1520.
PENTASUGLIA Pentasuglia è oggi caratteristico di Matera, di origini greche la casata dei Pentasuglia, che alzò corona di Conte, vantava antica nobiltà già nel 1300, si insediò prima nel barese, nella zona di Conversano, troviamo tracce di questa cognominizzazione nel 1600 nel barese, nel 1666 un certo Leonardo Antonio Pentasuglia acquista uno stabile a Conversano, nel 1700, in una registrazione troviamo la richiesta di riscossione di un credito da parte di un certo Domenico Pentasuglia, richiesta trascritta nell'archivio diocesano di Conversano nel barese.
PENTECOSTE Pentecoste, estremamente raro, sembrerebbe meridionale, con un ceppo in Campania ed uno in Sicilia, potrebbe trattarsi di un cognome attribuito ad un fanciullo abbandonato, trovato proprio il giorno di Pentecoste, meno probabilmente può trattarsi del nome del capostipite, cui il nome sia stato attribuito perchè nato in quel giorno, o di un soprannome originato dal fatto di essere il capostipite un Cavaliere di Pentecoste.
PENTELLA Pentella è caratteristico di Somma Vesuviana, dovrebbe trattarsi di un matronimico e derivare dal nome femminile Pentella, nome portato anche da un personaggio di Gabriele D'Annunzio, una forma ipocoristica del nome grecanico Penta (vedi PENTA).
PENTIMALLI
PINTIMALLI
PINTOMALLI
Pentimalli è caratteristico del reggino di Sant'Eufemia d'Aspromonte in particolare, Pintimalli, decisamente calabrese, soprattutto del reggino, è assolutamente rarissimo, Pintomalli, persino più raro, è sempre del reggino, derivano tutti da un soprannome originato dal termine greco pente-mallos (riccio di capelli), tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Gioia Tauro almeno dal 1700.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pintimalli è cognome calabrese variante di Pentimalli che viene dal termine dialettale 'pintimallu' = piantaggine (una pianta erbacea). Rohlfs 202
PENTO Pento ha un ceppo veneto nel vicentino a Marano Vicentino e Monticello Conte Otto, ed uno abruzzese nel pescarese, a Scafa ed a San Valentino in Abruzzo Citeriore, dovrebbe derivare da una variazione del nome greco Pentheus, attribuito a volte al quinto figlio.
PEPA Molto raro è tipico della zona di confine tra anconetano e maceratese, dovrebbe derivare dal nomen latino Pepa di cui abbiamo un esempio in un'antica lapide di epoca romana: "Mocolica / Moliavi f(ilia) / Pepa an(norum) LXV".
PEPARAIO Peparaio ha un piccolo ceppo a Città della Pieve nel perugino, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal mestiere di commerciante di pepe, probabilmente svolto dal capostipite.
PEPE
PEPI
PEPPE
PEPPETTI
PEPPI
Pepe, molto diffuso in tutto il paese, soprattutto nel sud Italia, Pepi è molto diffuso in Toscana, in particolare nel fiorentino, nel senese e nel grossetano, con un ceppo anche in Sicilia nell'area che comprende il nisseno, il ragusano ed il catanese, Peppe è tipicamente laziale, con un ceppo a Roma, ma il nucleo principale è a Fondi nel latinense,  Peppetti ha un ceppo a Todi nel perugino e presenta un piccolo ceppo anche ad Ischia di Castro nel viterbese, Peppi, molto molto raro, è specifico dell'area che comprende bolognese e ravennate, dovrebbero tutti derivare, direttamente o tramite una forma ipocoristica, da modificazioni familiari dialettali dell'aferesi del nome Giuseppe, probabilmente portato dal capostipite.
integrazioni fornite da Vincenzo Pacelli
il cognome Pepe, nei documenti cinquecenteschi da me consultati presso l'Archivio di Stato di Viterbo (arch. notarile di Vignanello), deriva da un soprannone: pipis in latino, vale a dire pepe. I nomi associati sono Bernardino e Giovanni.
PEPOLI Pepoli ha un ceppo romagnolo a Ravenna, a Cesena e Savignano sul Rubicone nel cesenate ed a Rimini, un ceppo a Roma ed uno, molto piccolo, a Taranto, dovrebbe derivare dal nome medioevale Pepolus, di cui abbiamo un esempio d'uso in un atto medioevale del 1229 nel vicentino: "Anno Domini millesimo .ccxxviiii. indictione secunda, die .1111. intrante decembri, presentia Oderici filli condam Clerici de Mestre, Coradini de Brentalo, Werre de Brentalo, Endrieti eius filli, Endrieti de Parlano, Redulfini de Tarvisio vilici domini Tibaldi, Petri filli lohanis de Martino et aliorum; dominus Tebaldus de Ainardis de Tarvisio, Aldigerius Curtus de Mestre, Iacobus nepos Serafini de Tarvisio, Rumnus de Zello vilicus domini Pepoli prò ipso Pepolo, presbiter Bertolameus de Cellarino procuratorio nomine abbatisse sancti Zacharie de Ven., ut dicebat Marinus conversus sancti Cipriani de terra ...", tracce di questa cognominizzazione le troviamo ad Adria fin dal 1600: "...faciendo in Cathedrali Ecclesia in diebus Veneris mensis Martii; sed eis licitum sit peracta solita processione, ad eorum ecclesiam recedere: ita provisum per hoc suii & Iulius Pepolus Vicarius Generalis: lectum, latum Andriæ sub 20 m?sis Februarii 1621.".
PERA
PERI
PERO
Pera è diffuso in Liguria, basso Piemonte, nel lucchese, nel Lazio, nell'aquilano ed in Sicilia, Peri è diffuso in tutto il nord, in Toscana, Lazio e Sicilia, Pero è del torinese ed astigiano, del genovese, del perugino, del napoletano e casertano, del palermitano e del Salento, dovrebbero tutti derivare da modificazioni dialettali del nome Piero o Piera derivati entrambi dal nome latino Petrus.
PERABO
PERABO'
Perabo, praticamente quasi unico, dovrebbe essere il frutto di un'errata trascrizione del cognome Perabò, che, molto raro, sembrerebbe originario delle Tre Venezie, del Friuli orientale in particolare, dovrebbe derivare da una forma apocopaica dialettale del nome medioevale Petrobonus (vedi PIEROBON).
PERACCHI
PERACCHINI
PERACCHINO
PERACCHIO
Peracchi sembra avere due nuclei, uno nel parmense ed uno nella bergamasca, Peracchini, estremamente raro, ha un piccolo ceppo tra ternano e viterbese, Peracchino, molto raro, è tipicamente piemontese, di Candia canavese nel torinese in particolare, Peracchio sembrerebbe tipicamente piemontese, dell'alessandrino, di Alessandria, Lu, Fubine e Casale Monferrato, e di Torino, dovrebbero derivare, direttamente o tramite una forma diminutiva, da una modificazione ipocoristica del nome Pietro, di cui abbiamo un esempio d'uso in epoca rinascimentale in questo testo del XVI° secolo: ".. Portum Ostiensem duplici sinu ambituque coerceri, altero in continenti, intra quem effossa humo, per canale navigia immittebantur; altero in ipso mari duobus aggeribus, quasi brachiis in littore excitatis. Exteriorem sinum et portum in nostro nummo expressum arenis hodie undique oppletum, a Claudio factum consentiunt Antiquarii, Architecti et Geographi; interiorem vero a Traiano additum autumant, ex antiquo Traiani  nummo, qui portum Traianum exhibet exagonum, sive sexangularibus lateribus circumductum iuxta vestigia interioris portus, qui et ipse exagonus cernitur. Talem ediderunt Pyrrus Ligorius, Serlius, Labacchius, Du. Peracchius Architecti, atque inter Geographos apprime Cluverius ....... et Abrahamus Ortelius, qui ita scribit in suo Thesauro Geographico ..".  Di un Cristoforo Peracchi si ha traccia nel 1751; si legge in un atto notarile che questi, morendo lasciò all'Ospedale di Piacenza ogni suo avere.
integrazioni fornite da Marie Lenarduzzi
I Peracchi o Perachi sono una nobile Famiglia della Savoia, erano Signori feudali nelle Val di Lanzo, nel Canavese a Nole e Grosso ("Cronologia feudale delle Valle di Lanzo, investiture feudali"), che governarono dal XIV° secolo.
PERACCINI Presente a Roma ed a Forlì, deriva da una variazione del nome medioevale Petrus.Tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Pistoia nel 1500 con Fra Cornelio Peraccini (1543-1611) e a San Miniato (PI) nel 1600 con il Notaio criminale: Domenico Peraccini.
PERACINI
PERACINO
PERRACINI
PERRACINO
Peracini e Perracini, quasi unici, sono del vercellese, Peracino, molto molto raro, decisamente piemontese, è del torinese e del biellese, e la variante Perracino è derivata dal precedente per errori di trascrizione, dovrebbero tutti derivare dal nome medioevale Peracinus, una variante ipocoristica del nome Petrus, un'esempio dell'uso di questo nome lo abbiamo con il nobile ferrarese citato nella Historia almi Ferrariæ: "Peracinus Visdomini Ferrariensis, nobili, ac perantiquo generi, Philosophiae, ac Medicinae studiis, quibus admodum claruit, decus addidit. E vivis discesisse abbo 1612, ac in Templo D. Francisci fuisse tumulatum...", personaggio di rilievo con questo cognome è stato il pittore Laurentius Peracinus nato in Valsesia nel 1710.
PERAGINA
PERAGINE
Peragina, praticamente unico, è del barese, Peragine è tipicamente pugliese, del barese, di Grumo Appula in particolare, ma ben presente anche a Bari, Sannicandro di Bari, Altamura e Toritto, ed a Matera, l'origine etimologica di questi cognomi  è oscura, un'ipotesi poco probabile propone che possano essere albanesi, e che derivino dal termine përleshje (gran confusione).
PERANI
PERANO
Perani, abbastanza raro, dovrebbe essere specifico del bresciano e bergamasco, si individuano due ceppi di Perano, uno nel cuneese ed uno nel salernitano, che potrebbero derivare dal nome latino Peranus, di cui abbiamo un esempio nel Lessico Universale: "...Hanc post annos quinquagenos nova popularium manus adveniens insigniter auxit. Duces Furius et Peranus, quem quidam Euxenum appellant, fuere: qui Senani Ligurum Gallorum Regis gener factus, ex Gipite, aliis Peta seu Aristoxena Protyn genuit, unde Proridarum illustre Massiliae genus. Ab his Massilia legibus, templis, Academia, artibus exornata, Aristocratice recta fuit, sub quindecim Viris,..", non si può però escludere che derivino da una modificazione del nome Pietro.
PERAGNOLI
PIERAGNOLI
Peragnoli, assolutamente rarissimo, è toscano, della stezza zona occupata dal cognome Pieragnoli, che ha un ceppo a Prato ed a Vaiano nel pratese, a Certaldo, Firenze ed Empoli nel fiorentino ed a San Miniato e Santa Croce sull'Arno nel pisano, dovrebbero derivare dal nome portato dai capostipiti, che doveva essere stato composto dai nomi Pero o Piero entrambi forme contratte del nome Pietro, aggiunti al nome Agnolo, forma toscana arcaica del nome Angelo.
PERANTONI Perantoni ha un ceppo nel veronese a Pastrengo, Lazise e San Pietro in Cariano ed uno nel sassarese in particolare a Laerru, dovrebbero derivare dal nome composto Piero ed Antonio.
PERASOLE Perasole è tipico di Portici e di Napoli nel napoletano, dovrebbe trattarsi di una forma matronimica derivata da una capostipite chiamata con il nome arcaico femminile Perasole, nome a sua volta composto dall'unione dei nomi Pera (Piera) e Sole.
PERASSI
PERASSO
PERAZZI
PERAZZINI
PERAZZINO
PERAZZO
PETRASSI
PETRASSO
Perassi è tipicamente piemontese, di Barge nel cuneese e di Scalenghe nel torinese, Perasso invece è specifico di Genova, Perazzi ha un nucleo nel milanese, uno nel verbanese ed uno nel piacentino, con presenze anche nel fiorentino e nel romano, Perazzini ha un ceppo a a Verona e Casaleone nel veronese, uno a Rimini in particolare, ed a Sant'Arcangelo di Romagna, San Giovanni in Marignano, Riccione, Bellaria e Igea Marina nel riminese, ed uno tra viterbese e romano, a Roma ed a Lubriano nel viterbese, Perazzino, quasi unico, è del viterbese nella zona che confina con il ternano, Perazzo ha un ceppo nel novarese, uno nella Liguria soprattutto di levante e nel parmense ed un ceppo nel salernitano, Petrassi ha un ceppo a Roma, San Cesareo e Zagarolo nel romano ed uno nel cosentino a San Marco Argentano, Petrasso è specifico del cosentino, di Montalto Uffugo e di San Marco Argentano, dovrebbero tutti derivare, direttamente o tramite ipocoristici, da una variazione dialettale di forme accrescitive o dispregiative del nome Petrus.  Personaggio famoso è stato Giovanni Battista Perasso, detto il Balilla, popolare figura storica della Genova del Settecento, che il 5 dicembre 1746 lanciò il famoso sasso contro le truppe austro-piemontesi che occupavano Genova, dando inizio alla rivolta popolare che sfociò nella cacciata degli austriaci da quella città.
PERAT Perat, quasi unico, è tipico dell'area goriziano, triestina, dovrebbe derivare da un'alterazione del nome Petrus, prima trasformato in Perus e quindi, con l'aggiunta del suffisso dispregiativo at, in Perat.
PERATA Perata è tipicamente ligure, del savonese, di Varazze in particolare, di Savona, Di Borgio Verezzi e di Stella, dovrebbe derivare da nomi di località basati sul termine medioevale perata (pietrosa) del cui uso si hanno esempi nell'undicesimo secolo.
PERAZOLI
PERAZZOLI
Perazoli, che è unico e sembrerebbe trentino, dovrebbe essere dovuto ad errori di trascrizione del cognome Perazzoli, che, molto raro, dovrebbe avere due nuclei, nel piacentino e nel veronese, e che dovrebbe derivare da una modificazione ipocoristica di una forma dispregiativa del nome Pietro.  Si trovano tracce del cognome sul libro dei benefattori della Parrocchia di Torrazza Coste nel pavese, dove si legge, nell'Atto di erezione a Parrocchia della Chiesa che risale al 11 Marzo 1625, redatto dal Notaio Bartolomeo Marcellino di Pavia, che fu sottoscritto presso il Vicariato di Mondondone, dal Comitato per l'erigenda Parrocchia, di cui faceva parte un certo Perazzoli Domenico.
PERBONI Perboni è tipico della zona ai confini delle province di Verona, Ferrara, Modena e soprattutto Mantova, con un ceppo secondario a Milano, dovrebbe derivare dal nome medioevale tardo latino Perbonus, dove il prefisso per- rende superlativo il successivo bonus, con il significato finale di buonissimo, l'uso di questo termine lo troviamo ad esempio nell'orazione di Cicerone de domo sua: "...Quid? si etiam pluribus de rebus uno sortitore tulisti, tamenne arbitraris id quod M. Drusus in legibus suis plerisque, perbonus ille vir, M. Scauro et L. Crasso consiliariis non obtinuerit, id te posse, omnium facinorum et stuprorum hominem, Decumis et Clodiis auctoribus obtinere? ..".
PERCHIACCA Perchiacca assolutamente rarissimo, è un cognome tipicamente campano, si dovrebbe trattare di un cognome attribuito ad un trovatello, per il quale il funzionario dell'ente che lo aveva accolto aveva fatto forse riferimento a chi lo aveva abbandonato, il termine perchiacca in napoletano arcaico era riferito all'organo sessuale femminile nel senso più volgare.
PERCHIAZZI Perchiazzi è tipico di Bari e del barese, con un piccolo ceppo anche a Taranto, potrebbe derivare da un'italianizzazione del cognome slavo Perkas o del cognome sempre slavo Perchaez.
PERCIACCANTE
PERCIANTE
PERCIANTI
Perciaccante è specifico di Cassano allo Jonio nel cosentino, Perciante è tipicamente lucano, con un ceppo a Lagonegro nel potentino ed uno nel materano a Montalbano Jonico e Policoro, Percianti, praticamente unico, dovrebbe essere dovuto ad un errore di trascrizione del precedente, dovrebbero derivare, direttamente o attraverso una forma contratta, da un soprannome basato sul termine calabro, lucano pircacciante (procacciatore d'affari, mediatore), probabilmente indicando così quale fosse stato il mestiere dei capostipiti, meno probabile una derivazione da soprannomi basati sul termine dialettale calabrese pirciacchiari (arrabattarsi, vivere di espedienti).
PERCIAVALLE
PERCIBALLE
PERCIBALLI
PERCIVALDI
PERCIVALLE
PERCIVALLI
PERSIVALLE
Perciavalle ha un ceppo a Napoli ed uno nel cosentino, in particolare ad Amantea, Perciballe è specifico del latinense, di Sezze, Latina e Terracina, Perciballi, sempre laziale, molto più diffuso, ha un grosso ceppo nel frusinate a Boville Ernica, Veroli, Ripi e Frosinone, e nel romano a Roma, Velletri, Albano Laziale e Marino, Percivaldi, molto molto raro, è della zona tra Milano e Pavia, Percivalle, altrettanto raro è della zona che comprende le province di Milano, Pavia ed Alessandria, Percivalli, assolutamente rarissimo, è tipico del bresciano, Persivalle, estremamente raro, è specifico del Piemonte, derivano tutti da varie forme alterate del nome medioevale di origine germanica Percivaldus, il Parsifal wagneriano, di questo nome abbiamo un esempio nella Historia Bavarica del 1300: "... Nemo fere erat qui non auguraretur tristia denunciari. Sed Percivaldus Sporneckerus stabuli praefectus, ad longe diversa et veriora praesagia omen referebat, designatam esse aream dicens, in qua beata Virgo exigeret aedem, in stipendium victoriae, quam ipsa propitiasset....".
PERCOCO
PERCUOCO
Percoco ha un ceppo nel latinense, sopratutto a Terracina, uno nel barese a   Cassano Delle Murge, Casamassima ed Altamura, ed uno tra potentino e cosentino vicino a Castrovillari, Percuoco ha un piccolo ceppo a Gaeta (LT) ed uno a Napoli e nel napoletano, dovrebbero derivare entrambi da soprannomi originati dal vocabolo dialettale meridionale percuoco (albicocco).
PERDIGHE
PERDISCI
PERDIXI
Tutti molto rari e decisamente sardi, Perdighe ha un piccolissimo ceppo a Samugheo nell'oristanese, Perdisci, leggermente meno raro, ha un piccolo ceppo a Cagliari ed a Tortolì nell'Ogliastra, Perdixi, il più raro, ha qualche rara presenza qua e là nell'isola.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PERDIGHE; PERDISCI; PERDIXI: la pernice, dal latino perdix, dal greco πέρδιξ (perdix). La variante più antica del cognome è Perdìxi con la “x” fricativa palatale sonora, come la “j” francese. Che diventa dura nelle parlate centrali > perdìke. [ nel greco troviamo la voce κακκαβίς (caccabìs) = pernice ed il verbo κακκαβίζω (caccabìzo) = chioccio, schiamazzo, faccio il verso della pernice. La voce greca è rimasta nel sardo “caccàbiu – deverbale da caccabiài, che richiama proprio lo schiamazzo della pernice quando si leva in volo spaventata – la voce non è contemplata nel D.E.S. de Wagner]. Il cognome è presente nelle carte medioevali della lingua e della storia della Sardegna. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, figura un certo, Perdighi Petro, jurato ville Acene,  * Acene…distrutto: Acenis. Contrate Marmille – il paese, “villa” era ubicato tra gli attuali villaggi di Barèssa e Sìmala. In periodo medioevale appartenne alla Curadorìa di Marmilla, nel regno giudicale di Arborea. Dal 1410 Acenis o Azena divenne villaggio del regno catalano aragonese di Sardegna e fu concesso in feudo a Garçia de Ferrera, passò poi a Raimondo de Moncada, quindi (per acquisto) a Pietro Besalù, poi ai Carròs, ai Centelles ed ancora a Pasquale Borgia, infine ai Català…Nel 1751 era del tutto abbandonato. Attualmente il cognome Perdighe è presente in 9 Comuni italiani, di cui 6 in Sardegna: Samugheo 11, Oristano 6, Carbonia 5, etc. Perdisci è presente in 15 Comuni d’Italia, di cui 11 in Sardegna: Cagliari 16, Tortolì 11, Sestu 6, etc. Perdixi è presente in 4 Comuni italiani, di cui 3 in Sardegna: Sorso, Tortolì ed Iglesias, tutti con un solo nucleo familiare.
PERDONI Rarissimo, è specifico del piacentino.
PEREGO Specifico dell'areale che comprende le province di Milano, Varese, Como, Lecco e Bergamo, deriva dal toponimo Perego nel lecchese. Un principio di questa cognominizzazione lo troviamo già nel 1200 con Leone da Perego, arcivescovo di Milano dal 1241 al 1257, il cognome conclamato lo troviamo poi ad esempio in un atto del  27 giugno 1524 rogato dal notaio Erasmo Perego di Barzanò (LC). Nel 1754 lo scultore Giuseppe Perego viene assunto dalla Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano con l'incarico di fare la Madonnina che dalla guglia più alta dominerà il capoluogo lombardo.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Perego deriva dal nome della località di Perego nel lecchese. Taluni vogliono che Perego sia una forma rotacizzata (sostituzione della elle intervocalica con la erre) di Pelago= distesa d'acqua, zona di tipo lacustre.
PEREGRINI Peregrini, ormai assolutamente rarissimo, è decisamente rimasto solo a Milano era in origine un'antichissima famiglia nobile comasca, cui venne attribuito il titolo di conte, il cognome dovrebbe derivare dal nome medioevale Peregrinus, una variante arcaica del nome Pellegrinus, di quest'uso abbiamo un esempio in quest'atto di donazione dell'anno 1100: "...Quarumque unam tunc temporis tenebat Girardus Nirduls, alteram Berno Butez et Peregrinus. Dono etiam micham Jordanis, quam tenebat Girardus Pusirs, solventem XX solidos singulis annis; miccam quoque Trisoldi Fabri, solventem per singulos annos LX solidos; pratum etiam de Cantevie, et mansum in Fraxino, quem tenebat Isingarius, cognomento Rex. ...".  Ricordiamo che l'illustre fisico comasco Alessandro Volta sposò nel  1794 Teresa Peregrini, figlia del conte Ludovico Peregrini.
PERES
PEREZ
Peres ha un ceppo nell'udinese che dovrebbe derivare da una versione dialettale del nome Pero derivato da Piero che è una modificazione del nome Pietro, ha ceppi nel napoletano, nel foggiano ed in Sicilia, Perez ha vari ceppi in Sicilia, nel napoletano e nel brindisino, di chiara origine spagnola dovrebbe trattarsi di un patronimico dal nome spagnolo Pero (Pietro) con l'aggiunta del suffisso -ez per figlio di, o di una sua modificazione.
PERESIN Assolutamente rarissimo, quasi unico, sembra specifico veneto, della zona di Grado, dovrebbe derivare da una versione dialettale del nome Pero derivato da Piero che è una modificazione del nome Pietro.
PERETTI
PERETTO
Peretti, abbastanza diffuso, sembra avere più ceppi, in Piemonte, nella Lombardia occidentale, nel veronese e vicentino, nelle Marche meridionali ed in provincia di Roma, Peretto ha un ceppo piemontese, in particolare nel torinese a Settimo Vittone, Torino, Mercenasco e Carignano, ed uno veneto, nel vicentino soprattutto, a Valdagno, Altavilla Vicentina, Rosà, Montecchio Maggiore, Castelgomberto e Cornedo Vicentino, a Fiesso Umbertiano nel robigoto ed a Castagnaro nel veronese, con un piccolo ceppo anche in Sardegna ad Alghero nel sassarese, dovrebbero derivare dal nome medioevale Perettus, una modificazione del nome Pietro; di questa cognominizzazione abbiamo tracce ad esempio nel 1500 con il Cardinale Alexander Perettus, nonno del papa Sisto V°.
PERFETTA
PERFETTI
PERFETTO
Perfetta è quasi unico, Perfetti è presente in tutta l'Italia peninsulare, soprattutto in Toscana, Lazio, napoletano e cosentino, Perfetto, tipico del sud con un grosso ceppo tra napoletano e casertano, ha ceppi nel romano, nel pescarese, nel palermitano e nel Salento.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
L'origine di questi cognomi va ricercata nel nome medievale Perfetto, attribuito al neonato in chiaro senso augurale. Dal punto di vista storico, tracce di questo nome si trovano a Siena tra il 1100 e il 1200, con personaggi come Perfetta, moglie di Pascasio del fu Giovanni, e Perfetta, figlia di Rustichella, vedova di Bonsenno. In conclusione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni dei nomi personali dei capostipiti.
PERGHEM Tipico di Nomi (TN) e della vicina Rovereto, dovrebbe avere origini cimbriche derivando dal termine cimbro pearghe (montagne) e starebbe ad indicare un'origine montanara del capostipite.
PERGOLA
PERGOLI
Pergola è diffuso a macchia di leopardo in tutt'Italia, ha ceppi significativi a Lucca, Roma, Napoli e salernitano, Potenza, Nardò (LE) ed in Sicilia soprattutto ad Assoro e Pietraperzia (EN), Pergoli è quasi unico, dovrebbero derivare da nomi di frazioni o località contenenti il nome pergola come ce ne sono molti in ogni parte d'Italia, ad esempio il monte Pergola-San Marco nel salernitano.
PERGOLESE
PERGOLESI
Pergolese, assolutamente rarissimo, sembrerebbe del sud, Pergolesi è tipico della fascia che comprende Marche nella zona di Filottrano (AN) , Umbria a Foligno, Gualdo Cattaneo, Perugia e Spello (PG) e Lazio a Roma e Civitavecchia, derivano dall'etnico di paesi come Pergola (PU), di assoluto rilievo è stato il famosissimo compositore Giovanni Battista Pergolesi (4 gennaio 1710 - 16 marzo 1736).
PERGOLIZZI Pergolizzi è siciliano, ha un ceppo a Catania e Paternò, uno a Messina e Milazzo ed uno a Palermo, dovrebbe derivare dal diminutivo dialettale del termine pergole sia riferito al toponimo Pergole (PA), sia come riferimento a caratteristiche dell'abitazione della famiglia, quelli delle pergole.
PERIC
PERICH
Cognomi molto rari dell'areale triestino, di origini serbocroate, dovrebbero discendere dal cognome medioevale croato Perica a sua volta derivato dal nome personale Pere, da cui deriva Peric che significa figlio di Pere.
PERICO Perico è un cognome tipico del bergamasco, di Bergamo, Ponte San Pietro, Mapello, Sotto Il Monte, Carvico, Villa D`adda, Ambivere, Presezzo, Treviolo e Chignolo D`isola, dovrebbe derivare da modificazioni dialettali del toponimo Perego (LC).
PERICOLI Pericoli ha un ceppo a Firenze e nell'aretino a Cavriglia ed Arezzo, un ceppo nel perugino a Magione, Castiglione del Lago e Gualdo Tadino, ed un ceppo a Roma, dovrebbe trattarsi di una forma ipocoristica del nome medioevale Perus, una forma contratta del nome Petrus, ma potrebbe anche derivare da un ipocoristico del nome provenzale Peric (Piero).
PERICOLO Pericolo è tipicamente campano, di Sala Consilina nel salernitano e di Avellino, dovrebbe trattarsi di una forma ipocoristica del nome sia provenzale che brettone Peric (Piero), o potrebbe anche trattarsi di un'ipocoristico del nome e cognome slavo Peric (vedi PERIC).
PERICONE
PERICONI
PERRICONE
PERRICONI
Pericone, molto molto raro, ha presenze in Sicilia e nel reggino, Periconi è unico, dovrebbe essere dovuto ad una forma alterata del precedente, Perricone è tipicamente siciliano, di Palermo in particolare, di Ribera, Villafranca Sicula e Santa Margherita di Belice nell'agrigentino, di Alcamo, Marsala. Trapani e Vita nel trapanese, diNoto e Rosolini nel siracusano, di Catania, di Chiusa Sclafani nel palermitano, di Enna e di Caltanissetta e Delia nel nisseno, Perriconi è quasi unico e dovrebbe derivare da un'alterazione dialettale del precedente, dovrebbero derivare dal cognome spagnolo Perricon, originatosi da forme dialettali catalane basate sul termine perro (cane).
PERICU Pericu, molto raro, è decisamente sardo, di Ozieri nel sassarese, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine dialettale sardo per iperico (erba di san Giovanni o scacciadiavoli ), un tipo di erba medicamentosa.
PERILLO Tipico campano, con un possibile ceppo in Puglia, dovrebbe derivare dal toponimo Prato Perillo (SA), ma potrebbe anche derivare da una modificazione dialettale del nome Pietro.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Perillo è un cognome meridionale che viene dal dialetto calabrese 'pirillu' = sorta di pera piccolissima. Rohlfs 146.
PERILONGHI
PERILONGO
Perilonghi, quasi unico, è del padovano, Perilongo, molto molto raro, è tipico del vicentino, dovrebbe derivare dal nome medioevale Petrus Longus, di cui abbiamo un esempio d'uso in Saxo Grammaticus: "..Quod perfidia an metu egerint, dubium reliquere. E quibus Petrus Longus, insignis staturae (di statura notevole), aegre dicendi potestatem adeptus, affirmare se, tametsi miles Absalonis esset, respectum eius civium cultui non anteferre, populi maiestatem pontificis partibus priorem ducere, plus publicae caritati quam privatae debere; ceterum ad omnes vulgi actus imitandos propensiore animo fore, libertatem eius iam quasi naufragam ac periclitantem ne armis quidem protegere dubiaturum. ..".
integrazioni fornite da Rosanna Perilongo
Perilongo è un cognome di origine veneta, deriva da "Petrus Longus"=Pietro il lungo, trasformatosi poi in Piero il longo, e quindi per contrazione in Perilongo.
PERIN
PERINELLI
PERINELLO
PERINETTI
PERINETTO
PERINI
PERINO
Perin è assolutamente veneto, Perinelli ha un ceppo nel veronese, uno molto piccolo nel pescarese ed uno nel Lazio, nel romano e frusinate soprattutto, Perinello, assolutamente rarissimo, dovrebbe essere veneto, Perinetti ha un ceppo piemontese, a Torino, Ivrea e Caravino nel torinese, ed uno abruzzese, a Civitella Casanova, Nocciano e Pescara nel pescarese ed a L'Aquila e Trasacco nell'aquilano, con un ceppo anche a Roma, Perinetto ha un ceppo piemontese nel torinese, a Collegno, Caluso e Santena, ed uno nel vicentino, a Vicenza in particolare, Perini è diffuso in tutto il centro nord, Perino è specifico del torinese, con un ceppo nel sassarese ed uno nel palermitano, possono derivare, direttamente o tramite forme ipocoristiche, dal nome medioevale latino Perinus di cui abbiamo un esempio nel protovescovo pisano Perinus del I° secolo, e ad Ascoli Piceno nel 1300 come leggiamo in questo documento del 1322: "Nomina vero predictorum fratrum, et officiorum que habuerunt in ipso conventu tempore interdicti sic citatorum, sunt ista...Perinus Pilosus de Tuderto fuit baccalarius in dicto conventuo...", o anche da Perino, diminutivo di Pietro. Perino Cesarei fu infatti un noto pittore della seconda metà del 1500.
PERINU
PIRINU
Perinu ha un ceppo ad Oschiri in Gallura ed uno a Cagliari, molto raro, Pirinu, non molto comune, è tipico di tutta la Sardegna, ha un ceppo a Mamoiada nel nuorese, a Domusnovas nell'iglesiente a Sassari e presenze nell'oristanese, in Gallura e nel cagliaritano, dovrebbe trattarsi di forme ipocoristiche sarde del nome Petrus.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PERINU; PIRINA; PIRINU: sembrano avere lo stesso valore semantico e la stessa radice, ma non ne abbiamo la certezza. La radice potrebbe essere il latino pirus o pirum = pero o pera: quindi piccola pera! Ci sembra strano un cognome con tale significato. È molto più probabile che derivino dal nome Piero, Pierino, Pietro, Pietrino. Qui da noi per designare un bambino dal fare un po’ monello, lo chiamiamo Pirinu, Pirineddu, e deriva dal “Pierino” delle allegre storielle. Il cognome, nelle sue varianti, è presente negli antiche documenti della lingua e della storia della Sardegna. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE, del 1388, troviamo: Perina (de) Marianus – de Aristanni, *** Aristanni: elenco dei nomi dei firmatari della PETIZIONE. Omnes cives mercatores et habitatores dicte civitatis…nisi pastores bestiaminum et quorum dificulter demorari non poterant…congregati. Porta la data : die XIIII mensis Januarii M°. CCC°. LXXXVIII° et etc. ; Perinu (de) Andrea, jurato ville Lunamadrona, * Lunamadrona…odierno Lunamatrona. Contrate Marmille. Nel Di. Sto. Sa. Di F.Cesare Casula è citato Perina (o Pernia)Giorgio, vescovo della diocesi di Galtellì, dal 1467 al 1487. Frate dell’ordine benedettino dei Camaldolesi, fu tra gli ultimi priori del monastero di Santa Maria di Bonarcado. Attualmente il cognome Perinu è presente in 21 Comuni italiani, di cui 13 in Sardegna : Oschiri 28, Cagliari 13, Quartu 8, etc. Pirina è presente in 62 Comuni d’Italia, di cui 25 in Sardegna : Arzachena 121, Olbia 114, Telti 87, Tempio 79, etc. Pirinu è presente in 25 Comuni italiani, di cui 18 in Sardegna : Mamoiada 24, Domusnovas 15, Sassari 9, etc.
PERIOLI
PERIOLO
Perioli ha un ceppo nello spezzino, a La Spezia e Vezzano Ligure, ed uno a Città di Castello nel perugino, Periolo è quasi unico, dovrebbero derivare dal nome medioevale Periolus, un ipocoristico di Perus (Pietro), di cui abbiamo tracce a Perugia nel 1260, dove in un atto si legge: "...Agnolellus condam Perioli...".
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Perioli è cognome spezzino ed umbro-toscano, probabile alterazione del cognome base Pietri. Da notare che 'periόlo' è anche una voce veneta per indicare l'imbuto.
PERIPOLI
PERIPOLLI
Sono entrambi tipici del vicentino, Peripoli è di Montecchio Maggiore e Valdagno, mentre Peripolli è di Cornedo Vicentino, Montecchio Maggiore e Malo, potrebbero derivare dal nome greco Peripolus diffuso anticamente a Rodi, e che potrebbe essere arrivato all'epoca delle guerre contro gli invasori turchi, ma potrebbero anche derivare da un soprannome in lingua cimbra con il significato di farina degli orsi.
PERISSINOTTI
PERISSINOTTO
Perissinotti è specifico del pordenonese, di Pordenone e Cordenons, Perissinotto è caratteristiche delle Tre Venezia, del Veneto in particolare del veneziano, di San Donà di Piave, Fossalta di Piave, Noventa di Piave, Venezia, Eraclea, Concordia Sagittaria, Musile di Piave, Cavallino, Portogruaro, Santo Stino di Livenza, Iesolo, Spinea e Caorle, di Treviso, Silea, Carbonera ed Oderzo nel trevisano e di Padova, con piccoli ceppi anche a Trento e Bolzano, a San Vito al Tagliamento, Azzano Decimo e Cordenons nel pordenonese ed a Trieste, si tratta di forme ipocoristiche dialettali venete derivate da un'alterazione dialettale Pedresso del nome Petrus, o, più probabilmente da un'alterazione ipocoristica dell'ipocoristico tedesco Peritz (Pietrino)
PERITORE
PIRITORE
Peritore è tipico siciliano, di Licata (AG) in particolare, con un ceppo anche a Gela (CT), Piritore, tipico di Palma di Montechiaro (AG), decisamente più raro, è probabilmente una forma variata del precedente, dovrebbe derivare da un soprannome.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Potrebbe essere un deverbale del verbo peritarsi nel senso di esitare, aver paura, oppure avere un rapporto con l'aggettivo perito, (esperto, abile).
integrazioni fornite da Franco Pettinato
Peritore e Piritore potrebbero anche ragionevolmente derivare dal fatto di ricoprire il capostipite l'incarico di Pretore, tramite la voce siciliana pirituri dal vocabolo latino Praetor-oris. (Pretore).
PERITZ
PERIZ
Peritz è ormai quasi scomparso in Italia, Periz è ancora presente, anche in misura minima in Friuli, si dovrebbe trattare di cognomi friulani di origine austriaca derivati dal nome Petrus (Pietro), contratto in Per-, con l'aggiunta del suffisso ipocoristico tedesco -itz (vedi FRIZ).
PERLA
PERNA
Perla è presente a macchia di leopardo in tutto il centro sud, Perna, molto più diffuso occupa lo stesso areale, derivano dal nome femminile latino Perna di cui Perla è il derivato, in altri casi il cognome potrebbe derivare da nomi di località.  Tracce di questa cognominizzazione si hanno nel 1108 in un atto redatto a Napoli, dove si può leggere: "...Iohanne quamque Petrum uterinis germanis filiis quondam Martini primicerii qui nominatur Perna. habitatoribus in loco qui vocatur capitinianum at sanctum Sergium que est foris flubeum...".
PERLANGELI Perlangeli è specifico del leccese, di Trepuzzi, Squinzano, Lecce e Surbo, l'ipotesi più probabile consiste in una derivazione da un'alterazione del nome medioevale Perlingeri (vedi PERLANGIERO), ma potrebbe derivare dal nome composto dai nomi Perla ed Angelo, forse portato dal capostipite, meno probabile, anche se non impossibile, una derivazione da un errore di trascrizione del nome Pierangelo.
PERLANGIERO
PERLINGERI
PERLINGIERI
Perlangiero e Perlingeri sono quasi unici, Perlingieri sempre molto raro sembrerebbe campano.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Perlangiero, unico, è riscontrabile solo a Varoni (BN), Perlingeri, rarissimo, è forse un errore di trascrizione di Perlingieri, prevalentemente campano, tutti questi cognomi si prestano ad almeno due ipotesi riguardo al loro significato. Una prima interpretazione li fa derivare da varianti del nome provenzale Berenger o Bellenger, col significato di valoroso combattente (alcuni, tuttavia, ritengono che il nome sia d'origine germanica, formato dai termini beran, orso, e gaira, lancia, col significato, dunque, di orso con la lancia o lancia dell'orso, in relazione alla forza di questo animale). Un'altra interpretazione li fa invece derivare dalla voce arcaica berlingiere (o da sue varianti), col significato di chiacchierone, ciarlone: l'origine del termine va ricercata nell'antico francese brelenc o berlenc (tavola da gioco o da pranzo), da cui l'italiano berlengo, di uguale significato, e dunque il verbo berlingare, cioè chiacchierare, spettegolare, così che il berlingiere è letteralmente colui che chiacchiera molto. In definitiva, si tratta allora di cognomi derivati o dai nomi personali dei capostipiti o da soprannomi loro attribuiti.
PERLATI
PERLATO
Perlati è specifico del veronese, di Verona, Badia Calavena ed Illasi, Perlato, leggermente più raro, è anch'esso di Verona e di Tregnago nel veronese, dovrebbero derivare dal nome medioevale Perlatus, di cui abbiamo un esempio d'uso in questo scritto del XII° secolo: "..Perlatum est ad audientiam nostram, quod, quum H. filius quondam Lazari, ad partes Constantinopolitanas transisset, et ibi moram per decennium et amplius faciens, ad I. uxorem suam non rediens, ipsa apud bonae memoriae I. quondam Vincentinum episcopum adversus eum querelam deposuit, et quod eum non posset diutius exspectare, nihilominus allegavit...".
PERLETTI Tipico lombardo, del bergamasco in particolare della zona tra Grumello Del Monte e Castelli Calepio con un ramo anche a Ciserano, dovrebbero derivare dal toponimo Perledo (LC).
PERLI
PERLIN
PERLINI
PERLINO
Perli sembrerebbe tipicamente trentino, di Zambana, Andalo e Lavis nel trentino, con presenze anche nel vicentino a Valstagna, Romano d'Ezzelino e Bassano del Grappa, Perlin, assolutamente rarissimo, è dell'area veneziana e pordenonese, Perlini ha un ceppo in provincia di Sondrio, uno nel veronese, uno in Romagna, nel pesarese e nell'anconetano ed uno nel romano, Perlino, molto raro, ha un ceppo tra torinese ed astigiano (vedi anche PERLO) ed uno nel barese, potrebbero derivare da forme apocopaiche del nome medioevale germanico Perlingiero (vedi PERLANGIERO), o direttamente dal nome medioevale Perlinus.
PERLO Perlo è decisamente piemontese, del torinese e del cuneese, con presenze anche nel savonese e nell'imperiese, dovrebbe derivare dal nome del comune cuneese di Perlo, probabile località d'origine dei capostipiti.
PERLONGO Perlongo è specifico del palermitano, di Villabate, Palermo e Ficarazzi, dovrebbe derivare da una forma contratta del nome Petrus Longus (Pietro il lungo) (vedi PERILONGHI), ma non si può escludere che possa trattarsi di una forma aferetica alterata originata da un toponimo, che potrebbe essere stato una forma arcaica del paese ennese di Sperlinga o dalla città di Brancaleone nel reggino, il cui antico nome era Sperlonga.
PERNI
PERNO
Perni ha un piccolo ceppo nell'urbinate, uno tra Umbria, reatino e romano, in particolare a Todi nel perugino, a Terni, a Poggio Mirteto nel reatino ed a Roma, ed uno nel catanese, ad Adrano e Catania, Perno ha un ceppo piemontese a Torino e Collegno nel torinese ed a Treiso ed Alba nel cuneese, ed uno a Roma, dovrebbero derivare dal nome tardo latino Pernus, di cui abbiamo un esempio nel Vitae germanorum Theologorum: "..Virginis locum eminentiorem conscendunt: ibi considentibus collegis surrexit Castrensis; et habita ad populum circumfusum oratione, sententiam de scripto recitavit: Bucerum et Fagium haereseos damnavit: cadavera effodi, et magistratui tradi iussit. Promulgara sententia Pernus qui dam multa in Bucerum dixit quo perorante valvae templi versibus, in reos salse scriptis, fuerunt oppletae...".
PERNICE
PERNICI
Pernice ha un ceppo a Torre del Greco nel napoletano, e ad Ercolano e Napoli, uno piccolo a Foggia, ma il grosso è concentrato in Sicilia, dove presenta ceppi a Palermo, Marineo, Villabate e Villafrati nel palermitano, a Mazara del Vallo e Castelvetrano nel trapanese, a Messina ed a Grammichele, Catania ed Acireale nel catanese, Pernici ha un ceppo a Piancogno nel bergamasco, uno ad Arezzo ed Anghiari nell'aretino ed uno a Roma e Civitavecchia nel romano, dovrebbero derivare dal nome latino di origine greca Perdice, Perdicis (Pernice), ricordiamo con questo nome Perdice, figlio della sorella del famosissimo Dedalo.
PERNICIARO
PERNICONE
Perniciaro è tipicamente siciliano, di Mazara del Vallo, Trapani ed Erice nel trapanese e di Palermo e Mezzojuso nel palermitano, Pernicone, sempre siciliano, è di Catania e Misterbianco nel catanese, dovrebbero indicare il mestiere dei capostipiti, probabilmente gente che lavorava le perne (conchiglie) producendo i caratteristici soprammobili siciliani di stile marino.
PERNIGOTTI Pernigotti è tipico di Tortona nell'alessandrino, con un ceppo secondario anche a Torino e Genova, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal vocabolo dialettale pernigott (pernice), forse motivato da caratteristiche fisiche del capostipite.
PERO
PERU
Pero è presente a Villacidro nel Medio Campidano, Peru è tipicamente sardo della parte settentrionale dell'isola, di Aggius e Trinità d'Agultu e Vignola nell'olbiese e di Sorso, Viddalba e Sassari nel sassarese, dovrebbe derivare da una forma dialettale contratta del nome Petrus. (vedi anche PERA)
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PERU; PERO:  alla base dei due cognomi c’è il nome Petro/u o Pièru, Pietro, Piero. Nelle carte antiche della lingua e della storia della Sardegna: il nome Petro/u è tra quelli più comuni. Come cognome è presente, ma molto raro. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, troviamo: Peru (de) Joanne, burgi de Osilo. * Osilo …odierno Osilo; in periodo medioevale appartenne prima alla Curadorìa di Romangia Flumenargia, poi al distretto di Romangia, con Montes, nel regno giudicale di Torres. Per lungo tempo fu comunque possedimento privato dei Malaspina, insieme al Castello omonimo, fino la 1324, circa, dopodichè andò a far parte del Regno catalano aragonese di Sardegna; Petro (de) Nicolao – de Castri Januensis, ** Castri Januensis Civitas (Castel Genovese – oggi Castel Sardo). Omnibus habitantibus …in ville de Coginas ... die undecima januarii …1388, in posse De Valle Anthoni filii. Attualmente il cognome Peru è presente in 34 Comuni italiani, dicui 18 in Sardegna : Aggius 59, Sorso 56, Viddalba 49, etc. Il cognome Pero è presente in 118 Comuni d’Italia, ma in Sardegna lo troviamo in un solo Comune, a Villacidro con 15.
PEROLI
PEROLO
Peroli è tipico di Buttapietra (VR), di Verona e di San Giovanni Lupatoto, Perolo, molto molto più raro, è veronese, dovrebbe derivare da una forma arcaica di un ipocoristico del nome Pietro, tracce di quest'uso le troviamo ad esempio nel Codice Diplomatico Pavese in una Carta denunciationis dell'anno 1280 a Pavia: "...Georgius de Verçario, syndicus procurator monasterii Sancti Felicis, nomine predicti monasterii, dixit, denunciavit et requixivit Perolo de Sancto Yvencio quod deberet ei solvere, nomine monasterii supradicti...".
PEROLA Assolutamente raro, potrebbe essere milanese o bergamasco, è probabilmente un errore di trascrizione del meno raro Pirola, che occupa appunto l'area del milanese e bergamasco, dovrebbe derivare da una modificazione del nome Pietro.
PERON
PERONCINI
PERONE
PERONI
PERRONE
PERRONI
Peroncini è molto raro ed è tipico della zona tra Milano e Piacenza, Perone ha un nucleo campano tra Torre del Greco, Napoli e Casoria, Bonea e Montesarchio nel beneventano, e Rotondi nell'avellinese, ha un ceppo anche in Sicilia a Vittoria (RG) ed uno in Toscana nel pistoiese, Peroni ha un importante nucleo nel lombardo veneto, ma sembrano esserci alcuni ceppi lungo la via Emilia e la statale adriatica, da Bologna giù giù fino a Teramo ed uno nel Lazio, Perrone è molto diffuso in tutt'Italia, Perroni, molto raro, ha un ceppo nel Lazio ed uno nella zona dello stretto di Messina, dovrebbero tutti derivare dal nome medioevale Perrone o Perone derivato da ipocoristici del nome Pietro, di cui abbiamo un esempio a Trento nel 1200 con il canonico Perrone della locale cattedrale, in alcuni casi possono derivare da toponimi come Perrone (TA).  Tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Reggio Calabria nel 1500 con il notaio Perrone, a Torchiarolo (BR) nella seconda metà dello stesso secolo con la honesta Filomena Perrone, citata in un atto di successione, nel 1600 un Monsignor Perrone è Vescovo di Nicastro (CZ).
PERONACE
PERONACI
Peronace, molto molto raro, è calabrese, con piccolissimi ceppi a Stignano e Camini nel reggino, ed a Catanzaro, Santa Caterina dello Ionio e Guarda valle nel catanzarese, Peronaci, quasi unico, è del catanzarese, dovrebbero derivare dall'italianizzazione del cognome greco, soprattutto cretese, Perounakis o Pirounakis.
PEROSA
PEROSSA
Perosa è tipicamente del veneziano e friulano, Perossa è specifico di Trieste e di Muggia nel triestino, ben difficilmente possono derivare dai vari toponimi Perosa del Piemonte e altrettanto improbabile è un collegamento con il nome arcaico di Perugia.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
PEROSA - Forma non geminata del cognome PEROSSA tipico di Trieste. Il capostipite fu un Iacomo de Petroxa documentato nel 1426, detto anche Iacomo de Peroxa. Il cognome Perossa è un matronimico dall'antico nome femminile Petrossa/Perossa, varianti di Petruzza/Peruzza diminutivo affettivo di Petra/Pera, femminile di Petro/Pero = Pietro. Fonte: M. Bonifacio, Cognomi triestini, 204.
PEROSI
PEROSINI
Perosi, molto raro, è lombardo, forse milanese, ma più probabilmente del mantovano, Perosini, assolutamente rarissimo, potrebbe essere originario del milanese, la derivazione di questo cognome è di difficile individuazione, potrebbe derivare da un soprannome dal termine latino perosus (di chi aborre qualcosa), tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nel 1400, in un verbale del 1456 si cita il giudice Cristoforo Perosini, di Pensano vicario del podestà di Milano, nel repertorio dei Notai della Provincia Veneta risulta operante a Murano dal 1669 al 1673 un certo notaio Nicolò Perosini.
PEROSINO
PEROSIO
Perosino è specifico piemontese di Asti in particolare, Perosio rarissimo parrebbe genovese, ma è probabilmente di origini astigiane, potrebbero derivare dal toponimo Perosini di Antignano (AT) o Valperosa (AT), ma è pure possibile una derivazione da Perosa (CN), o vari toponimi simili in provincia di Torino, tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Milano in un atto del 1563: "...contati a messer Cesaro agiente del sor Galeazo Perosino ducati sei d'oro per sua merzede nel dipinher il desegnio dela faciata della giesia...".
PEROTTA
PEROTTI
PEROTTO
PEROZZI
PEROZZINI
PEROZZINO
PEROZZO
PERROTTA
PERROTTI
PERROTTO
Perotta ha un ceppo nel napoletano, uno nel nordmilanese ed uno nel bresciano, Perotti è tipico del centronord, del Piemonte, Lombardia e Lazio in particolare, Perotto, prevalentemente piemontese, ha un ceppo importante anche nel bellunese a Pedavena e Feltre, Perrotta è molto diffuso nel centrosud, particolarmente in Campania, potentino e cosentino, Perrotto, quasi unico, è probabilmente dovuto ad errori di trascrizione del precedente, Perrotti ha un ceppo nel pescarese a Villa Celiera e Penne, ed in Campania a Napoli, Forino (AV) e Giugliano in Campania (NA), Perozzi è del centro Italia, della zona di San Benedetto del Tronto (AP) in particolare, Perozzini e Perozzino sono praticamente unici, Perozzo è tipico delle province di Vicenza, Padova e Treviso, derivano tutti da modificazioni ipocoristiche più o meno dialettali del nome Piero come ad esempio Perottus entrato in uso come nome a se stante di cui abbiamo un esempio in un testamento del 1539 a Palermo: "In nomine domini dei nostri Ihesu Cristi amen. Anno dominice incarnacionis millesimo quingentesimo tricesimo nono mense iulii die vero sexto decimo eiusdem mensis1 xije indicionis, hora quasi septima noctis tribus luminaribus accensis iuxta iuris disposicionem. Noverint universi quod magnificus dominus Perottus Terongi, oriundus Maioricarum et civis huius felicis urbis Panormi...". Tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Fano con Nicolaus Perottus (1429-1480) umanista, arcivescovo di Siponto, ed a Fabriano fin dalla seconda metà del 1600, dove i Perozzi sono elencati tra i notabili della città.
PERRA Perra, tipicamente sardo, è molto diffuso nella Sardegna centromeridionale, nel cagliaritano soprattutto, a Quartu Sant'Elena, Cagliari, Sinnai, Dolianova, Monserrato, Selargius, Quartucciu, Sestu, Settimo San Pietro, Burcei, San Sperate, nell'oristanese ad Oristano, Baratili San Pietro, Assolo e Terralba, e ad Iglesias,  con un piccolo ceppo anche a Sassari, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine sardo perra (metà, ma anche incaponirsi, testardaggine), forse a sottolineare un'aspetto del carattere dei capostipiti.
PERRELLA
PERRELLI
PERRELLO
Perrella è tipicamente meridionale, con un ceppo a Roma, un grosso ceppo molisano a Bojano, Campobasso e Ferrazzano nel campobassano, ed a Macchiagodena e Venafro nell'iserniese, un grosso ceppo a Napoli e nel napoletano a Torre del Greco, San Giorgio a Cremano, Casalnuovo di Napoli, Volla, Cercola, Casoria, Pomigliano d'Arco e Cardito, un ceppo nel foggiano a Celenza Valfortore e Foggia ed a Gallipoli nel leccese, ed un ceppo a Corigliano Calabro nel cosentino, Perrelli, molto meno comune, è anch'esso meridionale, con un ceppo a Napoli e ad Avellino, uno a Bari e Castellana Grotte nel barese ed a Taranto, ed uno nel cosentino a Cosenza, Rende e Castrolibero, Perrello, molto molto raro, è di Bagnara Calabra nel reggino, questi cognomi dovrebbero derivare dai nomi medioevali Perellus, Perella, forme ipocoristiche italiane derivata dal nome francese Pierre o dal nome medioevale Perus, una forma contratta del nome Petrus.
PERRET Tipico valdostano, dovrebbe essere di origine francese, il cognome è molto diffuso nella provincia di Lione.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
è un cognome aostano frequente anche in Francia nella zona di Lione. Si tratta chiaramente di un diminutivo dal nome di battesimo Pierre in italiano Pietro, che si è largamente affermato con il Cristianesimo e significa pietra, rocca.
PERRETTA
PERRETTI
PERRETTO
Perretta ha un ceppo nel casertano e nel napoletano ed uno tra salernitano e potentino, Perretti ha piccoli ceppi nel teatino, a Roma, nel napoletano, nel foggiano, e nell'area che comprende il salernitano, il potentino ed il cosentino, Perretto, praticamente unico, è napoletano, questi cognomi dovrebbero derivare dal nome medioevale Perrettus, forma ipocoristica del nome Petrus, o anche da italianizzazioni di alterazioni ipocoristiche del nome francese Pierre.
PERRI
PERRO
Perri cognome tipico della Calabria dove è diffusissimo, Perro, quasi unico, è probabilmente dovuto ad errori di trascrizione del primo, esistono due ipotesi: la prima è che derivino da una modificazione dialettale del nome Pietro, la seconda è che derivino invece dal vocabolo spagnolo perro (cane), che avrebbe quindi un valore dispregiativo.
PERRINA
PERRINI
PERRINO
Perrina è tipico della provincia di Avellino, di Ariano Irpino in particolare, Perrini è tipico pugliese, Perrino ha un ceppo a Ventimiglia, uno nel napoletano, uno nel Salento ed uno a Palermo, derivano da modificazioni del nome Petrinus (ipocoristico di Pietrus), dell'uso di questo nome troviamo traccia nel Codice Diplomatico della Lombardia medievale dove sotto l'anno 1200 possiamo leggere: "...Insuper dederunt guadiam predicti, videlicet Anselmus et Petrinus, eidem domine abbatisse obligando omnia sua bona pignori, ita ut quisque insolidum conveniri possit,...", questa cognominizzazione la troviamo nel 1300 con un Perrino Patrizio Napoletano e, in un atto del 1403 viene citato a Biella un certo Perrino de Crestino.
integrazioni fornite da Salvatore Perrino
Il cognome Perrino è patronimico e cioè dapprima Perrino (Petrinus) era un nome, indi diventò cognome dei discendenti. Perrino era uno dei nove figli di Bernardo de Pontecorono e proveniva assieme al padre da Pontecorono (attuale Pontecurone-Tortona (AL).  Il Perrino de Pontecorono era un lombardo ( proveniente dalla Longobardia - attuale Padania ossia Piemonte, Liguria e Lombardia), appartenente ad una famiglia rinomata di mercanti tra Pisa e Palermo (1295-1307), con possedimenti terrieri a Corleone (nell'attuale provincia di Palermo), sede residenziale e privilegiata per concessione speciale del re Federico II° svevo e con possedimenti di beni immobili nel quartiere di Chinzica di Pisa (città marittima con cui la famiglia - Guglielmo, Bertolino, Puccio-  svolgeva l'attività commerciale).
Tali notizie sono desunte dal testo "Trecento Siciliano da Corleone a Palermo" Liguori Editore, libro pubblicato dall'insigne docente universitaria Prof. Iris Mirazita, impeccabile per l'esempio di metodo storico: ricerche documentarie, antroponimie (XIII-XIV secolo, periodo medievale).
PERRUCCA
PERRUCCHETTI
PERRUCCONI
PERUCCHETTI
PERUCCA
PERUCCHI
PERUCCHINI
PERUCCO
PERUCCONI
Perrucca, abbastanza raro, è tipicamente piemontese, Perrucchetti, Perucchetti e Perrucconi, assolutamente rarissimi, sembrano essere originari della zona di confine tra varesotto comasco e milanese, Perucca è molto diffuso in Piemonte, a Motta de' Conti e Vercelli nel vercellese, a Torino, Locana e Ciriè nel torinese, a Bene Vagienna e Fossano nel cuneese ed a Casale Monferrato nell'alessandrino, Perucchi, molto molto raro, è lombardo, con un minuscolo ceppo a Pandino nel cremasco, Perucchini è tipicamente lombardo, di Torre de' Busi, Calolziocorte, Lecco e Carenno nel lecchese, di Sant'Omobono Imagna, Cisano Bergamasco e Bergamo nel bergamasco , di Leggiuno nel varesotto e di Milano, Perucco ha un piccolo ceppo a Varano Borghi e Sesto Calende nel varesotto, Perucconi, estremamente raro, è anch'esso del varesotto, di Gazzada Schianno, Varese e Morazzone, possono derivare, direttamente o tramite forme ipocoristiche o accrescitive, o da un soprannome legato al vocabolo dialettale, sia lombardo che piemontese, perucca (parrucca) originato dalla stranezza della capigliatura o dal portare appunto una parrucca, ma è pure possibile che si tratti di una modificazione del nome Pietro. Molto famoso è stato il Generale Giuseppe Domenico Perrucchetti, appassionato di montagna e studioso di storia militare, che nella seconda metà del 1800 ebbe l'idea di costituire un corpo speciale per la difesa del confine alpino con soldati nati in montagna e buoni conoscitori delle asperità del terreno natio e con motivazioni decisamente superiori rispetto ad altri non nati in quelle vallate.
PERRUCCI
PERRUCCIO
Perrucci, tipicamente pugliese, di Manduria, Sna Giorgio Ionico e Taranto nel tarantino, di Altamura nel barese, Di Mesagne, Oria, Brindisi ed Erchie nel brindisino e di Cerignola nel foggiano, ha un ceppo anche nel teatino a Villamagna, Montazzoli, Bucchianico e Ripa Teatina, ed uno nel napoletano a Napoli e Pozzuoli, Perruccio, molto meno diffuso, ha un ceppo a Ugento nel leccese ed a Torchiarolo nel brindisino, uno piccolo a Crotone ed uno a Siracusa, dovrebbero derivare dal nome medioevale Perruccio, di cui abbiamo un esempio con Perruccio Sarriano, citato come beneficiario nel testamento di Matteo Sclafani del 6 settembre 1354, forma ipocoristica del nome Petrus.
PERRUZZA
PERRUZZI
PERRUZZO
Perruzza è specifico dell'area aquilano, frusinate, di Balsorano nell'aquilano e della vicina Sora nel frusinate, Perruzzi e Perruzzo, quasi unici, sono sempre dell'aquilano, potrebbero derivare da soprannomi originati dal termine dialettale perruzza (pietruzza), ma non si può escludere che possano anche derivare da forme alterate dal dialetto di ipocoristici aferetici di nomi come Gaspare o da forme dialettali contratte di ipocoristici del nome Pietro o del femminile Petra.
PERSANI Assolutamente raro, probabilmente del pavese, dovrebbe derivare dal nome germanico Persis, come potrebbe trattarsi di un errore di trascrizione del cognome Bersani, ma potrebbe pure derivare dal toponimo Persano nel salernitano.
PERSANO Persano ha un ceppo nell'alessandrino a Novi Ligure, a Gavi ed a Genova, che potrebbe derivare da un'alterazione del toponimo piacentino di Bersano, ed uno nel leccese, a Salice Salentino, Lecce, Leverano, Surbo, Scorrano e Veglie, a Taranto ed a San Pietro Vernotico nel brindisino, il ceppo meridionale potrebbe derivare da una delle due località Persano situati nel salernitano, nei comuni di Serre e di Campagna.
PERSIANI
PERSIANO
Persiani ha vari ceppi, nel bergamasco, nel bolognese, in Umbria e nelle Marche, nel Lazio, nel foggiano e nel materano, Persiano, molto più raro, ha un ceppo nel salernitano ed uno nel cosentino, dovrebbero derivare dall'etnico di Persia, ma è possibile, se non addirittura più probabile, che derivino da soprannomi originati dal fatto di aver partecipato il capostipite a campagne militari come le guerre persiane di Bisanzio o successivamente le Crociate.
PERSICHELLI
PERSICHELLO
PERSICHETTI
PERSICHILLI
PERSICHILLO
PERSICHINI
PERSICHINO
PERSICI
PERSICO
Persichelli, molto raro, è romano, Persichello è quasi unico, Persichetti è tipico dell'area che comprende l'Umbria, l'Abruzzo ed il Lazio, Persichetti è specifico di Umbria e Lazio, Persichilli è tipicamente laziale, del frusinate ed in particolare di Ripi, con un piccolo ceppo in Molise, Persichillo è tipico della provincia di Campobasso, Persichini è tipico di Marche, Umbria e Lazio, Persichino, molto raro, è tipico del frusinate e del napoletano, Persici ha un ceppo bolognese, ed uno a Roma con presenze significative anche in Umbria, Persico è diffuso in tutto il centrosud, particolarmente nelle province di Roma, Latina, Pescara, Caserta, Napoli, Salerno, nel leccese, nel catanzarese ed in Sicilia, tutti questi cognomi potrebbero derivare direttamente o tramite ipocoristici dal cognomen latino e nome medioevale Persicus, di cui abbiamo un esempio con Annuntius Persicus de Persicis citato nella Lista degli scolari dello Studio di Perugia relativa all'anno 1574, ma è pure possibile una derivazione dai molti toponimi contenenti nel loro nome la radice Persic-, o da soprannomi collegati con caratteristiche morfologiche del luogo in cui risiedeva la famiglia, luogo caratterizzato dalla presenza di molti Peschi (persici nelle varie forme dialettali).
PERSIERI Persieri è specifico del viterbese, di Castiglione in Teverina e Graffignano, con un ceppo anche a Roma, potrebbe derivare dal cognome francese di origine belga Persiere, o anche da un'alterazione del cognomen latino Perserius.
PERSONENI Personeni è specifico del bergamasco, di Sant'Omobono Imagna, Bedulita, Bergamo, Berbenno e Villa d'Ogna, dovrebbe trattarsi dell'italianizzazione del cognome tedesco Personen, a sua volta derivato dal vocabolo germanico personen (persone, individui), probabilmente un cognome attribuito a dei trovatelli durante la dominazione absburgica.
PERTEGHELLA Molto molto raro è tipico della zona di Goito nel mantovano, potrebbe derivare da un soprannome dialettale legato all'attività del capostipite, probabilmente un barcaiolo, ma è pure possibile un contadino, entrambi usano la perteghella (da pertega voce dialettale), il primo per far avanzare la chiatta, il secondo per agitare gli alberi da frutto nel momento della raccolta (in dialetto pertegà).
PERTI
PERTILE
PERTILI
PERTINI
Perti, rarissimo, è tipico triestino, Pertile è veneto, del vicentino in particolare, Pertili è praticamente unico, Pertini, assolutamente rarissimo è friulano, dovrebbero derivare dal nome germanico Berth ma anche dall'aferesi di nomi longobardi come Rupertus, Cunipertus, Paulipertus e simili, ne abbiamo un esempio nel Codex Longobardorum anno 855: "...ideo que nos i sumus teodi et Cunipertus germani filii Pauliperti abitatori sumus ...".
integrazioni fornite da Aldo Piglia, Milano
Pertini presenta due ceppi, oltre a quello friulano ne esiste uno ligure cui appartenne l'ex Presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini di origini savonesi di Stella.  Negli archivi storici ho rintracciato un Basilio Pertini, emigrato in Brasile (stato Minas Gerais) nell'Ottocento, di cui si ignora la provenienza e cinque Pertini, nati tra il 1864 ed il 1888, emigrati negli Stati Uniti tra il 1850 ed il 1924. Di questi, Bernardo era residente a Stella (SV), Luigi proveniva da Trieste, Stefano proveniva dalla Francia, Emilia proveniva da Genova ed era data come residente a Tezoverono (?),  Gonpare (?) proveniva da Genova ed era dato come residente a Lardiso (?).
PERTINO Ha due ceppi, nella zona di Savona ed entroterra e nel barese, il primo potrebbe derivare dal toponimo Perti (SV), entrambi possono derivare dal nome di origine longobarda Pertus. (vedi Perti)
PERUGGINI
PERUGINA
PERUGINI
PERUGINO
Peruggini è specifico di Napoli e del napoletano, Perugina, assolutamente rarissimo, sembrerebbe campano, come Perugino che ha un ceppo campano, uno calabrese ed uno pugliese, Perugini è invece molto diffuso nella fascia centrale che comprende Romagna, Toscana, Marche, Umbria e Lazio, derivano da forme dialettali o italiane dell'etnico del toponimo Perugia.
PERUGI
PERUSELLI
PERUSI
PERUSINI
PERUSINO
Perugi ha vari ceppi, uno a Genova, uno a Firenze, Prato e Montale nel pistoiese, uno a Carrara, uno a Viterbo ed a Roma, Peruselli, assolutamente rarissimo, parrebbe del milanese, Perusi è specifico di Verona e del veronese, di Negrar, Bussolengo e San Pietro in Cariano, Perusini, molto raro, sembrerebbe friulano, di Sedegliano nell'udinese in particolare, Perusino è quasi unico, tutti questi cognomi dovrebbero derivare dal nome medioevale Perusius (Perugia) o da suoi ipocoristici come ad esempio Perusinus, utilizzati anche come etnici riferiti alla città di Perugia.
PERUGIA Perugia ha un piccolo ceppo a Ravenna, uno a Capannori nel lucchese, uno molto importante a Roma ed uno a Palermo, si tratta di un cognome ebraico che prende origine dal nome della città di Perugia.
PERUT
PERUTO
PERUTTI
PERUTTO
Perut, abbastanza raro, ha un piccolo ceppo a Venezia ed uno altrettanto piccolo a Polcenigo nel pordenonese, Peruto, Perutti e Perutto sono quasi unici, questi cognomi dovrebbero derivare da alterazioni dialettali di forme ipocoristiche veneto, friulane del nome Piero, o anche da alterazioni sempre dialettali del nome medioevale Perutius.
PERUTELLI Perutelli, molto raro, è specifico della zona che comprende lo spezzino ed il carrarese, Carrara in particolare, dovrebbe derivare da una forma patronimica genitiva del nome medioevale Perutello, una forma ipocoristica di un ipocoristico arcaico Perutto (vedi PERUT) del nome Piero.
PERUZ
PERUZZI
PERUZZINI
PERUZZO
Peruz è specifico del bellunese, di Calalzo di Cadore in particolare, Peruzzi è molto diffuso in tutto il centronord, Peruzzini è specifico della provincia di Pesaro e Ancona, Peruzzo è tipicamente veneto, derivano tutti da modificazioni del nome Piero. Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nel 1500 con il Conte Silvio Peruzzini di Fossombrone e nel 1600 con Giacomo Peruzzini, Patrizio di Ancona.
PERVERSI Abbastanza raro, è originario della zona tra sud milanese e pavese.
PES Tipico della Sardegna, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal vocabolo sardo pès (piedi), tracce di questa nobile famiglia le troviamo a Tempio fin dal 1600 con Antonio Pes che ricevette l'investitura a cavaliere e che, per il suo sostegno alla causa di Carlo d'Asburgo, venne ricompensato con titoli e feudi, nel 1711  Don Francesco Pes di Villamarina ebbe il marchesato con diploma per l'opera prestata e per le spese sostenute in supporto di  Carlo VI° "in reductione Regni Sardiniae ad nostram regiam obedientiam, signanter in invasione per inimicos tenta in Terranoba", verso la fine del 1700 troviamo a Cagliari il causidico (avvocato patrocinatore) Francesco Antonio Pes.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PES: is pes o is peis sono i piedi, dal latino pes (plurale pedes). Sas manos, sos pedes, in logudorese; is manus, is peis, in campidanese significano le mani, i piedi. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, del 1388 troviamo 2 Pees:  Pees Laurencio, ville Selluri (Sanluri - Seddòri); Pees Sisinnio, jurato ville Sia Sancti Nicolai (*odierno Sia Piccina o Piccìa. Contrate Campitani Simagis). Nella storia ricordiamo la potente famiglia Pes di Tempio, che ottenne con Francesco, nato a Tempio nella 2^ metà del XVII° secolo, e per i servigi da lui resi all'arciduca d'Austria Carlo III°, nel progetto di conquista della Sardegna, che in effetti si realizzò con la presa di Cagliari  il 13 agosto del1708, il Marchesato di Villamarina e quindi il titolo nobiliare per tutta la discendenza. Attualmente il cognome è presente in 251 Comuni del territorio nazionale, di cui 127 nell'isola. In Usa è presente in 3 Stati: Illinois, Massachusetts, Georgia, con 1 o 2 nuclei familiari.
PESACANE
PISACANE
Entrambi tipicamente campani, Pesacane, il più raro, è specifico di Napoli soprattutto, ma anche di Torre Annunziata e Boscoreale, Pisacane ha un ceppo a Napoli, Boscoreale, Torre del Greco, Agerola, Terzigno, Giugliano in Campania, Torre Annunziata, Poggiomarino e Boscotrecase nel napoletano e nel salernitano a Scafati, Salerno, Cava de' Tirreni, Nocera Superiore, Pagani, Nocera Inferiore e Tramonti, dovrebbero derivare da un soprannome scherzoso riferito a capostipiti, forse esperti di cose improbabili. Personaggio di rilievo è stato Carlo Pisacane, figlio del Duca Gennaro Pisacane, che, verso i trent'anni, abbandonò la carriera militare che aveva intrapreso nel quinto reggimento di linea Borbone, per emigrare in Francia, dopo vari colpi di testa contribuì con Goffredo Mameli, Giuseppe Garibaldi, Aurelio Saffi e Giuseppe Mazzini, a fondare la Repubblica Romana contro Pio IX°, impresa che fallì il 3 luglio 1848, quando venne arrestato ed imprigionato, liberato poco dopo, fuggì definitivamente dall'Italia, prima in Francia, poi di lì in Svizzera ed infine a Londra.
PESANTE
PESANTI
Pesante ha un ceppo a San Remo nell'imperiese, uno, molto piccolo, in Friuli ad Udine, uno a Cava de' Tirreni nel salernitano ed a Napoli ed uno nel foggiano a Foggia, Manfredonia eSan Severo, Pesanti è praticamente unico, dovrebbero derivare dal nome medioevale Pesante, di cui si ha un esempio d'uso in un atto del 1323 che attribuisce la cittadinanza veneziana ad un tale Pesante de Pesatoribus quondam Iohannis.
PESARESI Tipico marchigiano deriva dall'etnico di Pesaro.
PESATORI Molto raro, è tipico del sudmilanese e del lodigiano, deriva da un soprannome legati al mestiere del capostipite. Dal 1548 si hanno tracce in atti notarili di questo indicatore di corporazione (de' Pesatori).
PESAVENTO Pesavento è un cognome veneto, particolarmente del vicentino e padovano con presenze anche nel veronese e nel veneziano, dovrebbe derivare da un soprannome originato probabilmente dalla pignoleria del capostipite o dalla sua eccessiva pedanteria. Troviamo tracce di questa cognominizzazione ad Asiago nel vicentino fin dalla seconda metà del 1600 con un tale Antonio Pesavento citato come affittuario in un atto relativo alle terre della montagna del Posteler: "1683, adì 10 agosto, in Roana, in casa di me nodaro, presente Dominico, mio filgliolo et messer Antonio quondam Zuane della Costa, tutti duoi di Roana, testimoni. Resta col presente stabelitto e fermato come li signori governatori, prima signor Giovanni Steffano Sartori, messer Tomaso Vellar, messer Ciprigian Friggo, filgliolo di Steffano, domino Marcho Antonio Bernar, messer Zamaria Friggo di Gobbi, me nodaro sotto scritto, messer Piero Muraro, messer Tomaso di Fabri, fatiamo in nome delli altri colegga et di tutta la generalità, habiamo dato et afitato a messer Antonio quondam Giacomo Pesavento di Asiago et con la presentia di messer Marcho suo filgliolo di Asiago la montagna di Posteler, di dentro le solite sue confine, come per il pasato, per anni tri prosimi venturi, cioè di printipiar l'anno 1684 et finir li 24 setembre 1686, per il pretio di affitto di ducatti cinquanta duoi...".
PESCARA Pescara è tipicamente abruzzese, di Popoli nel pescarese e di Chieti, dovrebbe derivare dal nome della città di Pescara, non sembrerebbe di origini ebraiche.
PESCATORI Abbastanza raro, è presente a macchia di leopardo nel centro nord, deriva da un soprannome legato al mestiere del capostipite. Le prime tracce le troviamo su di un un'iscrizione della fine del 1500 dove si legge: "FABRI FILIO PESCATORI PETRO SUCCESSOREM QUAERIMUS, NON AUGUSTO.".
PESCE
PESCETTA
PESCETTI
PESCETTO
PESCI
PESCIARELLI
PESCINI
PESCIO
PESCIOLINI
PESCIONE
PESCIONI
PESCIOTTI
Pesce è panitaliano, Pescetta, estremamente raro, parrebbe del Veneto orientale, Pescetti, molto raro, parrebbe tipico della provincia di Macerata, di Potenza Picena (MC), Pesci è più proprio del centronord, Pesciarelli ha un ceppo romano ed uno nell'anconetano, particolarmente a Sassoferrato, Pescini è tipicamente toscano, del fiorentino soprattutto, Pescio e Pescetto sono tipicamente liguri, Pescione sembrerebbe tipicamente campano di Avella (AV), Pesciolini è tipico di Firense e di Incisa In Val D`Arno (FI), Pescioni è caratteristico di Prato, Pesciotti è romano, dovrebbero tutti derivare da soprannomi originati dal mestiere di pescatore, ma è pure possibile un collegamento con caratteristiche fisiche o comportamentali del capostipite. Tracce di queste cognominizzazioni si trovano in Liguria fin dal 1600.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
L'origine di questi cognomi, in realtà, va più spesso ricercata nel nome medievale Pesce, che, seguendo l'antica simbologia cristiana, va inteso nel significato figurato di buon cristiano, fedele cattolico. Per capire meglio questa interpretazione allegorica, innanzitutto, bisogna ricordare che nei testi sacri Gesù Cristo è spesso rappresentato attraverso l'immagine del pescatore (il pescatore di uomini o di anime per eccellenza) e i pesci, dunque, simboleggiano gli stessi cristiani (come il gregge del Signore allude ancora una volta ai cristiani nella metafora del Buon Pastore); all'allegoria cattolica del pesce, inoltre, contribuì anche il fatto che il termine greco antico ichthys (pesce, in italiano) risulta essere l'acrostico di Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore (Iesous Christòs, Theou Yiòs, Sotér, come suona nell'originale greco). Per quanto riguarda i cognomi in questione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni dei nomi personali dei
capostipiti, anche se, in alcuni casi, non è esclusa una derivazione da soprannomi o da nomi di mestiere.
PESCHIERA Peschiera ha un ceppo nella zona del cremonese, mantovano e parmense, con un ceppo anche a Genova ed a Lucca, dovrebbe derivare da uno dei vari toponimi con questo nome, come Peschiera del Garda o altri simili.
PESCIA Pescia, molto molto raro sembrerebbe tipico del livornese, di Rosignano Marittimo e Piombino, dovrebbe derivare dal toponimo Pescia (PT) o Pescia Fiorentina (GR).
PESCIAROLI Pesciaroli è tipico di Canepina (VT) e del viterbese, dovrebbe derivare dal termine dialettale per venditori di pesce, che era probabilmente l'attività svolta dalla famiglia.
PESENTI Tipico lombardo, del bergamasco in particolare, non si può escludere una connessione con la Gens latina Paesentia o con il nomen Paesentius.   Tracce di questo casato le troviamo nel bergamasco fin dal XII° secolo a San Pellegrino, nel 1300 la nobile famiglia dei Pesenti è indicata come appartenente alla fazione dei ghibellini. Personaggi famosi sono stati nel 1600 i fratelli pittori Vincenzo e Francesco Pesenti di Sabbioneta (MN).
integrazioni fornite da Fabio Paolucci
Dal punto di vista etimologico Pesenti, attualmente tipico cognome lombardo, ma in passato diffuso anche in Veneto, potrebbe derivare dal termine pezzente, per influsso dialettale trasformatosi in pesente, poi cognominizzato e pluralizzato in Pesenti per indicare tutto il nucleo familiare. Il termine Pezzente deriva da petiente(m) participio presente in latino parlato del verbo petire, ottenuto per deformazione dal classico petere, con il significato di chiedere.  Pezzenti erano soprannominati gli straccioni, coloro che per sopravvivere erano costretti a chiedere l'elemosina, andando all'accatto. Il più delle volte trattavasi di poveri contadini e braccianti che dal contado si trasferivano nelle città alla ricerca di migliori condizioni di vita, trovandosi però a mendicare senza alcuna alternativa di riscatto sociale. Personaggi illustri con questo cognome, attestato fin dal XII° secolo, furono il veneziano Martino Pesenti (1600 circa - 1648), cieco dalla nascita ma eccellente musicista molto apprezzato dai suoi contemporanei, e infine il compositore e sacerdote veronese Michele Pesenti, vissuto tra la fine del XV° e i primi decenni del XVI° secolo.
integrazione di Sergio Fantini
Nel 1600 nella valle Taleggio il 90% delle famiglie si chiamavano Pesenti o meglio Pesens o De Pesentibus dai libri delle parrocchie poi per distinguerli aggiunsero un secondo nome, es. Pesenti Rossi, Pesenti Bolò, Pesenti Bucella ecc. il cognome Pesenti del bergamasco deriva da Pesa, Pesare, nello stemmario Camozzi del 1888 infatti è stilizzata una stadera (bilancia)
PESIRI Pesiri è specifico dell'avellinese, di Gesualdo ed Avellino, potrebbe derivare da un soprannome grecanico con il significato di nasuto, dal naso importante.
PESSATO
PEZZATO
Tipico veneto, molto molto raro, Pessato e tipico del trevisano, Pezzato è specifico della zona che comprende veneziano e trevisano, secondo alcuni derivano da modificazioni dell'aferesi del termine italiano arcaico abezzo (abete rosso, peccio) e starebbe ad indicare una notevole presenza di questi abeti in prossimità della casa della famiglia, secondo altri potrebbero derivare da nomi di località come ad esempio Colle Pezzato o simili.  Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo fin dal 1100, in un atto del 18 luglio 1190 a Trento troviamo citato in qualità di teste un certo Pessato, in un atto della Repubblica Veneta del 1505 leggiamo: "...Da poi disnar fo pregadi, per el synico, et compì di parlar tutte opposition. Li dia risponder li avochati dil Prioli. Disse esso synico: È tre sorte di ladri, come marioli, come Pessato, e come Camallì..."
PESSINA Tipicamente lombardo, soprattutto concentrato tra milanese e bergamasco, dovrebbe derivare dal toponimo Pessina Cremonese (CR), ma di località così chiamate in Lombardia ne esistono molte. Tracce di questa cognominizzazione si trovano tra i nobili accreditati presso la Corte Sforzesca.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Il cognome Pessina ha origine dalla presenza di una vasca, o piscina oppure peschiera nel luogo in cui abitava la famiglia.
PESSOLANI
PESSOLANO
PEZZOLANO
Pessolani, quasi unico, ha qualche presenza nel cuneese e nel potentino, Pessolano è tipico del salernitano, di Atena Lucana, Nocera Inferiore ed Auletta, e di Marsicovetere nel potentino, Pezzolano, anch'esso quasi unico, sembrerebbe piemontese, potrebbero essere di origini francesi e derivare da Mons Pessulanus, l'antico nome dell'odierna città francese di Montpellier. probabilmente ad indicare un'origine dei capostipiti da quel luogo: "... et qui nomine Pise censentur, in personis et rebus, in Montepessulano et extra, in toto posse et districtu hominum Montispessulani et omnium hominum pertinentium ad iurisdictionem sive districtum Montispessulani, a domino rege Arag (onum) et omnibus hominibus sui regni ...".
PESSOT
PESSOTTO
Sia Pessot che Pessotto sono molto rari e tipici della zona tra Cordignano (TV) e Sacile (PN).
PESTALOZZA
PESTALOZZI
Entrambi molto rari, sia Pestalozza che Pestalozzi sono tipici del milanese, anche se il secondo è più tipicamente svizzero, dovrebbero derivare da soprannomi originati dal vocabolo dialettale lombardo di origine spagnola loza (argilla, fango) ad indicare forse un modo di fare del capostipite.
PESTONI Assolutamente raro è specifico del sudmilano, ma  presente invece in modo sostanzioso nel Canton Ticino, da dove potrebbe provenire originariamente.
PESTRIN Pestrin ha un ceppo ad Istrana e Paese nel trevisano ed uno a Rivignano, Pocenia e San Giorgio di Nogaro nell'udinese, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine veneto pestrin che significa macina, forse ad indicare nel capostipite un mugnaio.
PETAGNA Petagna ha un piccolo ceppo a Livorno, ma il ceppo principale è campano, di Napoli, Massa Lubrense, Casalnuovo di Napoli, Sorrento e Capri nel napoletano e di Pagani nel salernitano, potrebbe derivare da un soprannome originato da un episodio clinico dei capostipiti, che forse avevano superato un attacco di peste.
PETAZZI
PETAZZINI
PETAZZO
PETAZZONI
PETTAZZI
PETTAZZONI
Petazzi è tipicamente lombardo, dell'area che comprende il milanese, il comasco ed il varesotto, Pettazzi ha un piccolo ceppo milanese, uno torinese ed uno molto piccolo a Quattordio nell'alessandrino, Petazzini, assolutamente rarissimo, parrebbe del mantovano, Petazzo, molto molto raro, parrebbe friulano, Petazzoni è emiliano dell'area che comprende il ferrarese, il bolognese ed il modenese, Pettazzoni, sempre emiliano, è specifico dell'area modenese, bolognese, di Bologna e Crevalcore nel bolognese in particolare e di Modena e Castelfranco Emilia nel modenese, con ramificazioni anche a Cento nel ferrarese, dovrebbero tutti derivare direttamente o tramite ipocoristici o accrescitivi , da modificazioni dialettali del nome Petrus, attraverso le modificazioni in Petrass e successivamente in Petass italianizzato poi in Petazzo. Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo ad esempio a Trieste nella seconda metà del 1300 con il nobile casato dei Petazzi, nel Codice Diplomatico Istriano si legge che il 3 ottobre 1381 il Comune di Trieste manda li patrizi Nicolò Cigotto ed Adelmo Petazzi in Venezia a ratificare il trattato di pace di Torino, col quale Trieste viene emancipata da Venezia e da Aquileja.
PETELIN Assolutamente rarissimo, è specifico triestino, si tratta di un cognome di origini slave, potrebbe derivare da un nome di località, si ricorda il laghetto carsico di Petelin; questa cognominizzazione la si trova già nel 1500 con il compositore sloveno Jacobus Gallus Petelin (1550-1591).
PETENA' Petená, molto raro, sembrerebbe specifico di Scorzè nel veneziano, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale veneto originato dal vocabolo petenà (riempito di botte), forse con riferimento ad un particolare episodio subito dal capostipite.
PETENO'
PETTENO'
Sia Petenò che Pettenò sono tipicamente veneziani, di Salzano e Martellago nel veneziano e di Mogliano Veneto nel trevisano Petenò, mentre Pettenò è diffusissimo a Venezia, con buone presenze nel veneziano a Dolo, Spinea, Pianiga, Martellago e Mira ed a Mogliano Veneto nel trevisano, dovrebbero derivare da un soprannome originato dall'apocope del termine dialettale petenòto (spavento, spauracchio).
PETERCINI
PETRACIN
PETRACINI
Petercini è un cognome tipico del bresciano, Petracin, molto molto raro, è tipico di Padova e Arquà Petrarca nel padovano e di Camponogara nel veneziano, Petracini è praticamente unico e dovrebbe trattarsi di un errore di trascrizione del precedente, dovrebbero derivare, direttamente o tramite modificazioni dialettali dal nome medioevale Petercinus di cui abbiamo un esempio in una pergamena del 1189 a Brescia (Brixie): "...ibi coram domino Iohanne de Burno iudice, consule iust itie Brixie et eius et auctoritate et verbo, Ego Petercinus de Brembio notarius..." e in un atto del 1376 a Gromo (BG): "...Petercinus d. Zuchotus de Coduris de Ripis de Gandellino ...", o anche dal nome Patracinus, o Petracinus, di cui abbiamo un esempio d'uso in questo contratto della seconda metà del 1200: "...insuper promisit dictus Guilielmus  ipsi Oberto quod dictus Patracinus ...continuam residenciam congrue faciet cum ipso Oberto ad faciendum dictam artem...".
PETERLONGO Peterlongo è caratteristico di Trento, dovrebbe derivare da un soprannome, Pietro il lungo, probabilmente riferito ad uno di nome Pietro, Peder in dialetto, che fosse particolarmente alto.
PETILLI
PETILLO
Petilli, estremamente raro, ha qualche presenza nel napoletano ed un piccolissimo ceppo a Potenza e Muro Lucano nel potentino, Petillo è tipicamente campano, di Napoli, Camposano, Nola, Cicciano, Tufino e Cimitile nel napoletano, di Pollica, Salerno e Castellabbate nel salernitano e di Caserta ed Avellino, dovrebbero derivare da forme ipocoristiche aferetiche originate dal nome medioevale Agapito (vedi AGAPITI).
PETINARI Petinari specifico di Macerata e provincia è una forma arcaica del cognome Pettinari e si riferisce al mestiere di petinaro, o venditore ambulante di pettini e forcine, esercitato probabilmente dal capostipite.
PETIT
PETITA
PETITI
PETITO
PETITT
PETITTA
PETITTI
PETITTO
Petit, estremamente raro, ha piccolissimi ceppi sia al nord che al sud, Petita, quasi unico, parrebbe piuttosto lucano, Petiti ha un ceppo piemontese a Sanfrè nel cuneese ed a Collegno, Candiolo e Torino nel torinese, Petito è tipico della Campania, potentino e Puglia, Petitt, quasi unico, potrebbe essere del nord, Petitta è specifico della zona che comprende le province de l'Aquila, a Scurcola Marsicana e Capistrello, Roma e Frosinone, in particolare a Posta Fibreno, Petitti ha un ceppo nel torinese, uno laziale, nel romano, frusinate e latinense, ed uno nel foggiano, Petitto invece oltre al ceppo campano ha un ceppo calabrese e parecchi in Sicilia, dovrebbero tutti derivare o dal nome medioevale Petitus o Petita nel senso di richiesto/a attribuito ad un figlio/a molto desiderato o anche da una modificazione del nome francese Petit (piccolo). Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo ad esempio a Sant'Angelo a Scala nell'avellinese, in un atto del 1132, dove l'avvocato è un certo Lanzone figlio di Bisantio Petito.
PETIX
PETYX
Petix è specifico dell'area nissena di Serradifalco e Caltanissetta, con un ceppo anche a Casteltermini nell'agrigentino, Petyx, molto più raro, ora presente praticamente solo a Palermo, sembrerebbe originario di Casteltermini nell'agrigentino, famiglia baronale potrebbe essere derivata dalla famiglia albanese dei Peta.
PETRA
PETRI
PETRINI
PETRINO
PETRO
Petra, assolutamente rarissimo, è del centronord e del napoletano, Petri sembra avere due ceppi distinti, in Toscana a Roma e nel Trentino e nel Friuli, Petrini è molto diffuso in tutta la fascia centrale dalla Toscana e bassa Romagna all'Abruzzo e Lazio, Petrino ha un ceppo tra Isernia e Miranda, ed un nucleo tra Basilicata e barese, Petro è quasi unico, derivano dal cognomen latino Petrus, Petra (forma latina, maschile e femminile, del nome Pietro), esempio di questo uso si ha nel Codice Diplomatico della Lombardia medievale dove sotto l'anno 1153 si legge: "...Carta quam fecerunt Lanfrancus filius quondam Petri de Garbaniate et Tutabella iugales...".  Tracce di questa cognominizzazione si trovano in Lombardia in un atto del 1531, dove si legge: "...Pedrotus et Guarnerius fratres filii quondam Bertrami Petri de Isepo...".
PETRACCA
PETRACHI
Petracca è molto diffuso in tutto il centrosud, particolarmente nel Salento, nel vibonese, nell'avellinese, nel foggiano e nel potentino, Petrachi è tipico del Salento, in particolare di Melendugno, ma anche di Lecce, Carpignano Salentino, Squinzano, Martano e Trepuzzi nel leccese, di Brindisi e di Taranto, dovrebbero derivare da alterazioni del cognome greco Petrakis, particolarmente diffuso a Creta, forma patronimica in -akis del nome greco Petros (Pietro).
PETRACCI
PETRACCINI
PETRACCIO
Petracci ha un ceppo tra le province di Massa e Lucca, uno tra maceratese e Piceno ed uno tra viterbese e romano, Petraccini ha un ceppo nell'anconetano ed uno tra romano e latinense, Petraccio sembrerebbe unico, si tratta di forme peggiorative del nome Pietro, con l'aggiunta in alcuni casi di un ipocoristico, tipici dell'Italia centrale sono normali modi di chiamare in modo amichevole.  Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nella prima metà del 1700, scrive Alfonso Maria de' Liguori : "...nam ait doctus Cardinalis Petraccius, has animas in magno periculo versari, si remedia non adhibeant multum efficacia, et aliquando, si oportet, etiam extraordinaria; cum enim ad resistendum requiratur ingens subsidium ex parte Dei, et magna violentia ex parte patientis,...".
PETRAI
PETRAIA
PETRAIO
Petrai, molto molto raro è tipico del livornese di Piombino in particolare, Petraia, altrettanto raro, parrebbe romano, Petraio, sempre rarissimo è del napoletano, di Portici, Giugliano in Campania e Torre del Greco, l'origine di questi cognomi potrebbe essere da nomi di località identificabili dalla presenza di una pietraia, o anche dall'essere il capostipite un Mastro Pietraio (scalpellino).
PETRALI
PETRALLI
Petrali, molto molto raro, è specifico della Lombardia, Petralli è estremamente più raro e sembrerebbe della zona tra Montopoli Valdarno e San Miniato nel pisano, con un ceppo originario anche in Lombardia, ceppo di cui abbiamo tracce nell'Archivio di Stato di Sondrio in un atto del 1485: "...et magistro Johanne ferario in Burmio quondam Petrali de Canedo de Clavena et pronotario Aleoprando quondam ser Johannis Antonii de Sermondo,...", dovrebbero derivare da modificazioni del nome Petrus.
PETRALIA Petralia è tipicamente siciliano, del catanese in particolare, deriva dal toponimo Petralia (PA).
PETRALITI
PETRALITO
Petraliti, assolutamente rarissimo, è catanese, Petralito ha un ceppo a Pachino (SR) ed uno a Canicatti' (AG), potrebbero derivare dall'etnico di Petralia (PA).
PETRANGELI
PETRANGELO
PIERANGELI
PIERANGELO
PIETRANGELI
PIETRANGELO
Petrangeli è tipico della zona che comprende le province di Roma, Rieti e Terni, Petrangelo, molto molto raro, è specifico di Fornelli (IS), Pierangeli ha un nucleo romano ed uno tra le Marche ed il perugino, Pierangelo, molto molto raro, ha un ceppo nel padovano ed uno nel pescarese, Pietrangeli è specifico delle province di Roma, L'Aquila e Frosinone, Pietrangelo ha un ceppo tra abruzzo e Molise nel pescarese a Cepagatti, Spoltore, Pianella e Roccamorice, nel Molise a Isernia e Bojano (CB), ed in Puglia ad Andria (BA), Mesagne (BR) ed Erchie (BR), derivano tutti dal nome medioevale composto Petrus Angelus del cui uso abbiamo un esempio in un atto del 1128: "In nomine Domini nostri Jhesu Christi. Anno Dominice Incarnationis millesimo C XX VIII, in mense julio, feria IIII, facta [est] hec carta concordie et diffinitinis inter Bernardum, comitem Merguriensem, et dominum Guillelmum Montispessulani.. ..Testes sunt Armannus de Omellaz, Bernardus Ebrardi, Guillelmus Gauffridus de Poschariis, Poncius de Fabricis, Guillelmus de Gigano, Guillelmus de Villa nova, Aimericus, armiger Decani, et Petrus Angelus...Juraverunt similiter eamdem pactionem Bertrannus Maltos, Guillelmus Seguini, in testimonio Raimundi Rostagni et Armanni de Omellaz et ipsius Petri Angeli qui hec omnia scripsit..".
PETRANTONI Estremamente raro è tipico del nisseno, di San Cataldo e di Caltanissetta, deriva dal nome composto Pietro Antonio.
PETRAROIA Petraroia è caratteristico di Cercemaggiore nel campobassano, dovrebbe derivare dal nome della località Petraroia citata ad esempio in quest'atto tardomedioevale: "Per ordine del Re co' magnifica pompa ricevette 1'Imperador Federico nella sua Città di Fondi: morto Alfonso nel 1458. e succedutogli Ferdinando, non fù Honorato à costui men caro, e fedele, ch'à quello stato fusse; impercioche no' molto dalla sua incoronatione passado, che egli, & il Regno tutto fù tribulato di nuove guerre, mentre nel mese d'Ottobre del 1459. Giovanni d'Angiò fìgliolo di Renato, entratovi a chiamata di molti Signori principali del Regno,.. .. asserendo il Rè, che per la notoria ribellione del Duca di Sessa gli erano devolute la Città di Telese, et altre Terre, donò quelle ad Honorato Gaetano Conte di Fondi; e perché Marco della Ratta cugino d'esso Duca Marino, fù quello, che l'indusse a ribellarsi, e fù principal ministro di quant'egli operò à danni del suo Ré, fu parimente dichiarato ribelle, e spogliato dello Stato d'Alife, Dragonara, S. Angelo Ravecania, Petraroia, Crispano, Torre di Francolise, e Mignano, e tutte furono concedute nel medesimo tempo al medesimo Honorato, à cui il Rè diede anche titolo di Conte d'Alife, concedendogli ancora la Terra di Puglianello alla stessa Regia Corte devoluta ,...".
PETRARULO Molto raro, la sua origine potrebbe essere il tarantino, come l'alta Basilicata, dovrebbe derivare da una modificazione dialettale del nome Pietro.
PETRAZZI
PETRAZZINI
PETRAZZO
PETRAZZOLI
PETRAZZUOLI
PETRAZZUOLO
PIETRAZZINI
Petrazzi, molto raro, è romano, Petrazzini, estremamente raro, sembrerebbe del centro nord, Petrazzo, assolutamente rarissimo, è del basso udinese, Petrazzoli, rarissimo, è parmigiano, Petrazzuoli è specifico della zona di Alvignano e Ruviano nel casertano, Petrazzuolo è tipico napoletano con un ceppo probabilmente secondario a Sala Consilina (SA), Pietrazzini, quasi unico, è del centro Italia, derivano tutti da modificazioni e ipocoristici del nome Pietro, ma è pure possibile una derivazioni da nomi di località indicati come Petrazzi o pietraie.
PETRECCA Tipico di Isernia e dell'iserniese, ha un ceppo anche a Baranello (CB), dovrebbe derivare da modificazioni del nome Pietro.
PETRELLA Petrella è tipico dell'area che comprende Lazio, Abruzzo, Molise, Puglia e Campania, con piccoli ceppi anche in Sicilia, potrebbe derivare da toponimi come Petrella Liri (AQ), Petrella Salto (RI), Petrella Tifernina (CB) o anche come matronimico dall'ipocoristico del nome Petra.
PETRELLI
PETRELLO
PETRILLI
PETRILLO
Petrelli è molto diffuso nella fascia centrale che comprende Marche, Umbria e Lazio, nel napoletano, in Puglia, soprattutto nel barese, tarentino e salentino e nel cosentino, Petrello, molto raro, è friulano, di Pavia di Udine e Trivignano Udinese in modo particolare, Petrilli è tipico del Lazio, aquilano, napoletano, foggiano e reggino, Petrillo è decisamente campano, con ceppi secondari in Lazio e nel foggiano, derivano da ipocoristici anche dialettali del nome Pietro, tracce di queste cognominizzazioni le troviamo fin dal 1500, nel registro degli allievi della Scuola universitaria di Perugia è citato nell'anno 1572 un tale Andreas Petrillus originario della Provincia romana, nella seconda metà del 1600 è vicegovernatore di Narni (TR) Gregorius Petrellus di Sancto Gimnesio.
PETRETTI
PETRETTO
PETROTTO
PIETRETTI
Petretti ha un ceppo importante tra Capannori e Lucca, un ceppo a Montecorvino Pugliano (SA) ed uno a Viterbo, Petretto è tipico di Sassari con un ceppo probabilmente secondario tra Dolianova e Cagliari, Petrotto, assolutamente rarissimo, sembrerebbe siciliano, Pietretti anch'esso estremamente raro, sembrerebbe del viterbese, derivano dal nome medioevale Pedrotus o Petretus, di cui abbiamo un esempio nel XI° secolo, quando in un testo possiamo leggere: "...Paulo inferius Ivellus et Petretus confluentes insulam amnicam moliunter ...", oppure a Poschiavo nel XV° secolo in un atto relativo alla parrocchia di Brusio si legge: "...Pedrotus et Guarnerius fratres filii quondam Bertrami Petri de Isepo...", secondo alcuni Petretto deriverebbe dal nome di un'antica località dell'Ogliastra Petretu del Fara.
PETRIC
PETRICIC
PETRICIG
Petric è specifico del goriziano e del triestino, Petricic, quasi unico, è triestino, Petricig è specifico di San Pietro al Natisone e Savogna nell'udinese, derivano tutti da forme ipocoristiche della forma patronimica o ipocoristica slava Petrič, riferita al nome Petrus.
PETRICOLA
PIETRICOLA
Petricola ha un ceppo a L'Aquila e Castel del Monte nell'aquilano, ed uno a Valmontone e Roma nel romano, Pietricola ha un ceppo nel basso Lazio nel latinense a Terracina, Sonnino e Pontinia ed a Roma ed uno a Laterza nel tarentino, l'origine dei due ceppi probabilmente è diversa, mentre per il ceppo laziale la cosa più probabile è che si tratti, così come per Petricola, di una forma ipocoristica del nome Pietra, il femminile di Pietro, per il ceppo pugliese la cosa più probabile è che possa derivare dal nome composto da Pietro e Cola, la forma aferetica di Nicola, ne consegue che anche gli accenti sono diversi, per il ceppo laziale dovrebbe cadere sulla seconda -i-, mentre per il ceppo pugliese dovrebbe cadere sulla -o-.
PETRIOLI Petrioli, molto raro, sembrerebbe dell'area tra Toscana, Marche ed Umbria, dovrebbe derivare da una modificazione ipocoristica del nome Petrus, di cui abbiamo un esempio in epoca medioevale: "..Petriolus quidam de castro Bitoniae, trium annorum infirmitate consumptus, totus fere diutini languoris tabe desiccatus apparuit. Cuius violentia morbi adeo contractus erat in renibus, ut curvus semper et ad terram reflexus, vix cum baculo pergere posset...", ma è pure possibile che derivi da toponimi come Monte Petriolo (PG) o Petriolo (MC), traccia di questa cognominizzazione le troviamo nel 1300 con Pietro Petrioli di Bettona (PG) notaio di Andrea Bontempi vescovo di Perugia dal 1356 al 1359.
PETRIS Specifico dell'udinese, di Sauris in particolare, deriva dal nome medioevale Petrus.
PETRIZZI
PETRIZZO
Petrizzi, estremamente raro, è specifico dell'area salernitano, potentina, Petrizzo è specifico del salernitano, di Sassano, Padula, Olevano sul Tusciano e Monte San Giacomo, con un ceppo anche a Campoformido nell'udinese, potrebbero derivare da italianizzazioni della forma patronimica o ipocoristica slava Petrič, riferita al nome Petrus.
PETRO' Petrò è tipicamente lombardo, dell'area che comprende il milanese ed il bergamasco, dovrebbe derivare da una forma dialettale tronca dell'accrescitivo del nome medioevale Petro (derivato direttamente dal latino Petrus); Petro per accrescitivo diviene Petrone che diventa poi per apocope dialettale Petrò.
PETROCCELLI
PETROCCI
PETROCELLI
PETRUCCELLI
PETRUCCELLO
PETRUCCI
PETRUCCIELLO
PETRUCCIO
PETRUCCIOLI
PETRUCCIOLO
PETRUCELLI
Petroccelli, quasi unico, è lucano, Petrocci è quasi unico, Petrocelli è tipicamente meridionale, ha un ceppo a Roma, uno nell'iserniese, ad Acquaviva d'Isernia, Isernia e Rocchetta a Volturno, un ceppo campano nel salernitano a Salerno e Sala Cosilina ed a Napoli, un ceppo lucano nel materano a Bernalda, Montalbano Jonico e Policoro e nel potentino a Moliterno, Viggiano, Senise e Grumento Nova, ed un ceppo pugliese ad Altamura nel barese ed a Taranto, Petrucci è molto diffuso in tutto il centro Italia, Petruccelli ha un ceppo a Roma ed a Santi Cosma e Damiano, Latina, Minturno e Formia nel latinense, a Baselice ed a Castelfranco in Miscano nel beneventano, a Sessa Aurunca e Castel di Sasso nel casertano, a Nocera Inferiore nel salernitano, ma il nucleo è nel foggiano a San Marco In Lamis, Foggia, San Severo, San Giovanni Rotondo, Lucera e Biccari, Petruccello, sempre del foggiano, è unico, così come Petrucciello, che parrebbe invece campano, Petrucello, assolutamente rarissimo, sembrerebbe salentino, Petruccio, rarissimo, sembrerebbe della zona tra casertano e napoletano, Petruccioli è tipico dell'area aretino, perugina, di Arezzo ed Anghiari nell'aretino, e di Foligno, Giano dell'Umbria, Norcia, Montefalco, Spello e Spoleto nel perugino, e di Roma, Petrucciolo, quasi unico, è napoletano, derivano tutti, direttamente o tramite ipocoristici, dal nome medioevale Petrucius, di cui abbiamo un esempio in un atto del 1331 a Paternopoli (AV): "...Petrucio de Sus, filio et heredi quondam Americi de Sus militis, senioris, assensus...", ma non si può escludere, soprattutto per i ceppi pugliesi, una possibile derivazione dal nome composto Pietro Uccello. Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo ad esempio a Siena nel 1600: "...Othoni Petruccio Senensi ejusdem Religionis, curaturis, ut dixerunt, authenticari facere memorias...".
PETROCCHI
PETROCCO
Specifico della fascia che va dalla provincia di Roma, al rietino ed all'ascolano, Petrocchi parrebbe avere un ceppo anche in Lunigiana e Lucchesia,  Petrocco è tipicamente abruzzese, derivano da forme ipocoristiche derivate dal cognomen latino Petrus. Questo cognome si trova già in atti del 1100, come si vede in questa scrittura di compravendita del 1194 conservata nell'archivio di San Giorgio in Palazzo a Milano, ad opera di: "Ambrosius qui dicitur Malcolzatus notarius Frederici imperatoris": "...Alia vinea est novella et dicitur ad Grumum (Zeloforamagno (MI), pertice quattuor et tabule septem et pedes octo cum cocchetta, a mane Sancte Marie in Valle et eiusdem terre, a meridie suprascripti Pedrochi, a sero eiusdem terre et suprascripti Petrocchi, a monte heredum Oliverii de Azello. ...", nel 1590, tra gli allievi dell'Università di Perugia figura iscritto, proveniente dalla provincia romana, un certo Augustinus Petrocchus.
PETROLINI
PETROLINO
Petrolini, è specifico di Parma e di Traversetolo nel parmense, con un ceppo anche a San Marcello Pistoiese nel pistoiese ed uno molto piccolo ad Ancona, Petrolino, decisamente più raro, è specifico del reggino, in particolare di Gallico, dovrebbero derivare da una forma ipocristica del nome Pietro. Il Petrolini più famoso è stato Ettore, notissimo attore comico, meglio conosciuto come Ridolini.
PETRONACCI
PETRONACI
Petronacci, praticamente unico, è dovuto ad un'errata trascrizione di Petronaci, che, molto molto raro, è siciliano, del messinese e del catanese, e che dovrebbe essere derivato dall'italianizzazione del cognome greco Petronakis.
PETRONE
PETRONI
PETRONIO
Petrone è specifico dell'area centromeridionale che comprende Lazio, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria, Petroni è tipico della fascia centrale che comprende Toscana, Lazio, Marche ed Umbria con un ceppo anche nel bolognese, Petronio ha un nucleo importante a Trieste ed uno nel catanese, potrebbero derivare dall'accrescitivo del nome Petrus o anche dalla Gens romana Petronia, un'esempio di quest'uso si ha già in epoca longobarda in una Charta Dispositionis seu Ordinationis dell'anno 768: "...Urso qui et gratia Christi uenerabilis presbiter de ordine sancte Marie Cremonensis ecclesie matrice filio bone memorie Petroni uir illustre, cogitans umane uite in oc mundo lauilem cursum...".
PETRONGARO
PETRUNGARO
Petrongaro sembrerebbe unico, Petrungaro ha un grosso ceppo romano, uno a Pozzuoli nel napoletano ed uno nel cosentino a Fiumefreddo Bruzio, ma con presenze significative anche a San Lucido, Paola e Longobardi, dovrebbero derivare da un capostipite e di nome Pietro,  di razza ungara o che fosse stato assoldato in una compagnia di ungari o avere movenze o costumi simili ad un ungaro o
essere particolarmente feroce, come un ungaro appunto, ricordiamo che molti legionari dell'antica Roma erano originari della Pannonia (attuale Ungheria).
PETRONILLA
PETRONILLI
PETRONILLO
Petronilla, oltremodo raro, sembrerebbe del sud, Petronilli è tipico di Civitavecchia, Petronillo, anch'esso rarissimo, sembrerebbe pugliese, forse dell'area di Monopoli, tutti questi cognomi derivano da forme ipocoristiche latine del nome Petronia o Petronius, basti ricordare il celeberrimo Titus Petronius Niger Arbiter elegantiarum di epoca neroniana autore del Satyricon.
PETRONZI
PETRONZIO
PETRONZO
Petronzi parrebbe tipico di Palestrina (RM), ma con un ceppo anche a San Lorenzo Maggiore nel beneventano ed uno a San Paolo Di Civitate nel foggiano, Petronzio e Petronzo, assolutamente rarissimi, sembrerebbero dell'area laziale campana, dovrebbero derivare dal nome Petronzio o Petronzo, modificazione ipocoristica del nome Pietro.
PETROSELLI
PETROSILLI
PETROSILLO
Petroselli sembrerebbe tipicamente laziale, di Viterbo e Roma, con un ceppo anche nelle Marche, Petrosilli, assolutamente rarissimno, è quasi sicuramente dovuto ad errori di trascrizione del precedente, Petrosillo sembrerebbe specifico di Monopoli (BA).
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Petroselli ha ceppi maggiori fra il romano, il viterbese e il maceratese, Petrosilli, molto raro, è anch'esso originario del maceratese, Petrosillo è più tipicamente pugliese, con un ceppo maggiore nel barese e ceppi minori nel tarantino, nel brindisino e nel foggiano, tutti questi cognomi derivano dal termine petrosello o petrosillo, variante arcaica o dialettale dell'italiano prezzemolo: l'origine del vocabolo va ricercata nel greco petroselinon, che letteralmente significa sedano delle rocce (poiché, anticamente, questa pianta veniva spesso raccolta sulle rupi, dove meglio attecchiva). Nel contesto dei cognomi in questione, tuttavia, il termine petrosello o petrosillo va inteso nel senso figurativo di persona invadente o, talvolta, intrigante (così come l'espressione essere come il prezzemolo, ancora oggi in uso, significa appunto essere dappertutto, intromettersi in ogni cosa e, in un certo senso, fare l'intrigante, creare problemi con la propria intrusione). In conclusione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni di soprannomi attribuiti ai capostipiti.
PETROSINI
PETROSINO
Petrosini, rarissimo è napoletano, Petrosino è molto diffuso nel napoletano e salernitano, derivano da soprannomi originati dal vocabolo dialettale petrusino (prezzemolo).
PETROZZA
PETROZZI
PETROZZINI
PETROZZINO
PETROZZO
PETRUZZA
PETRUZZELLI
PETRUZZELLIS
PETRUZZELLO
PETRUZZI
PETRUZZIELLO
PETRUZZO
Petrozza è molto molto raro ed è tipico del materano, di Montescaglioso in particolare, Petrozzi sembra avere oltre ad un ceppo laziale a Sora nel frusinate, anche uno a Foggia ed uno non secondario nel genovese, Petrozzini sembrerebbe unico o quasi, Petrozzino è specifico dell'avellinese e di Conza della Campania in particolare, Petrozzo, praticamente unico è forse dovuto ad un errore di trascrizione, Petruzza sembrerebbe calabrese, di Caraffa di Catanzaro e Lamezia Terme nel catanzarese, Petruzzelli è tipico pugliese, del barese in particolare, così come Petruzzellis che è specifico di Cassano Delle Murge nel barese con ceppi anche ad Acquaviva Delle Fonti, sempre nel barese, ed a San Severo nel foggiano, Petruzzello è assolutamente rarissimo, Petruzzi è presente a macchia di leopardo in tutt'Italia con forte prevalenza in Puglia, Petruzziello è specifico dell'avellinese, di Pratola Serra in particolare, ma anche di, Montefalcione, Avellino, Sturno, Atripalda, Prata di Principato Ultra, Cesinali e Manocalzati, Petruzzo ha un ceppo a Gesualdo nell'avellinese ed uno nel basso Salento, dovrebbero tutti derivare direttamente o tramite ipocoristici, anche dialettali,  da modificazioni del nome Petrus, tracce di questi cognomi le troviamo nel 1500 a Genova con il giudice auditore e consultore Serafino Petrozzi.
PETRUCCIANI
PETRUCCIANO
Petrucciani ha un ceppo a Bologna, uno nel pistoiese a Pistoia e Sambuca Pistoiese, uno a Roma erd uno a Benevento, Petrucciano, quasi unico, sembrerebbe del beneventano, dovrebbero derivare da nome medioevale Petrucianus, di cui abbiamo un esempio d'uso in una registrazione del primo decennio del 1340 in Umbria: "...de quo edendo habuerunt fratres duos quartos cum capite et domnus Petrucianus et domnus Petrus sororem unum quartum, presbiter Sancti Johannis quia fuit ad dictum festum et in dominicis quadrigesime stetit in fraternita ad faciendum confessionem personis qui veniebant alium quartum, et Giardinus habuit rubitella. ...".
PETRUNTI
PIETRUNTI
Petrunti, quasi unico è tipicamente molisano, dovrebbe trattarsi di diverse registrazioni del cognome Pietrunti, che è più diffuso ed è specifico di Campobasso, l'origine etimologica è oscura, ma molto probabilmente dovrebbero derivare da alterazioni dialettali del nome medioevale Petronzio, modificazione ipocoristica del nome Pietro.
PETRUOLI
PETRUOLO
Petruoli è quasi unico, Petruolo sembrerebbe specifico di Marcianise nel casertano, con buone presenze anche a Capodrise ed a Cardito nel napoletano, dovrebbe derivare da una modificazione ipocoristica dialettale campana del nome Petrus.
PETTA Petta ha un ceppo nel teatino, campobassano ed iserniese, un ceppo nell'area che comprende il napoletano, il salernitano, il potentino, il barese ed il cosentino, un ceppo nel palermitano, in particolare a Piana degli Albanesi ed uno ad Olbia in Sardegna, il ceppo sardo dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine logodurese petta (carne) (vedi PETZA), forse ad indicare che il mestiere del capostipite fosse quello del macellaio, gli altri ceppi dovrebbero essere di origine albanese e forse derivare da un soprannome originato dal vocabolo grecoalbanese petë (sfoglia), magari ad indicare che i capostipiti facessero i pastai, o da soprannomi originati dalla voce grecanica petta (focaccia, pizza), con la medesima radice.
PETTENATI Tipico del parmense, potrebbe derivare da un soprannome dialettale originato dal vocabolo pettinare, inteso forse nel senso di aver ricevuto una fregatura. Troviamo questa cognominizzazione a Vercelli alla fine del 1400 con Gaspare Pettenati che nel 1511 ordinò l'edificazione del coro per l'abbazia di Sant'Andrea a Vercelli.
PETTI
PETTO
Petti è specifico della zona che comprende il Lazio e le province di Campobasso, Foggia, Benevento, Napoli e Salerno, Petto è quasi scomparso.
integrazioni fornite da Fabio Paolucci - dal suo libro di prossima pubblicazione: I cognomi di Colle Sannita
Il cognome in questione, nella sua forma originaria Petto, è oggi divenuto rarissimo: a Colle Sannita, già  negli anni compresi tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento, risulta uno dei cognomi più diffusi. La forma cognominale Petti, al plurale, è riscontrabile in nuclei consistenti in Campania, nel Napoletano e nel Salernitano, nel Molise e nel Lazio: è probabilmente questa la fascia di area nella quale andrebbe individuato il centro dove il cognome Petto ha avuto origine e da cui si è poi diffuso; non è da escludere anche l'ipotesi della nascita di più ceppi in diversi luoghi.  Una lunga e minuziosa ricerca archivistica andrebbe affrontata a tale proposito, ma ciò esula dal nostro scopo di studio etimologico dei cognomi collesi. Il fenomeno  di modificazione dei cognomi dal singolare al plurale fu molto frequente nel 1700 e nel 1800 per designare in tal modo l'intero clan familiare di appartenenza: ricordo a titolo di curiosità, per far comprendere maggiormente il meccanismo del fenomeno in analisi, una mia recente ricerca genealogica nell'Archivio di Stato di Avellino sulla famiglia Iannuzzi di Pietrastornina, che fino agli ultimi decenni dell'Ottocento ha mantenuto il cognome originario Iannuzzo, poi divenuto Iannuzzi per errore di trascrizione anagrafica o, più semplicemente, perché l'ufficiale dello Stato Civile del Comune conosceva la famiglia come i Iannuzzi, intendendo così la totalità del gruppo familiare, mentre ogni singolo componente era noto come uno Iannuzzo: lo stesso raginamento andrebbe fatto per il cognome preso in esame. Passiamo adesso alle considerazioni circa la provenienza etimologica del cognome: è ipotizzabile la formazione di Petto dal vocabolo latino pectus, pectoris, col significato di "petto" di uomini o di animali, ma anche di "animo, cuore, intelligenza, memoria, spirito, pensiero": potremmo subito immaginare che il cognome possa derivare da una determinata caratteristica morale o spirituale del capostipite.  Più credibile sarebbe, a mio avviso, la derivazione dal verbo latino della terza declinazione pecto, is, pexi, pexum (o pectitum), ere, che significava "pettinare, o cardare la lana, o percuotere, rastrellare, erpicare, ripulire".   Considerando la seconda spiegazione etimologica, si può ipotizzare l'attribuzione del cognome Petto in relazione al tipo di attività lavorativa che il capostipite svolgeva all'interno della sua comunità: ammesso che il cognome si sia formato proprio a Colle Sannita, ambiente quasi prettamente rurale, tale interpretazione sembrerebbe la più plausibile.
PETTINARI
PETTINARO
Tipico della zona tra le province di Ancona, Macerata e Perugia, con un ceppo nel sudmilano e lodigiano, Pettinari, Pettinaro invece è rarissimo e sembra essere tipico del chietino, derivano probabilmente da un soprannome legato al mestiere di fabbricante di pettini.
PETTINATI
PETTINATO
Pettinati è raro e sembra avere due ceppi, nel genovese e nel napoletano, Pettinato è specifico del sud, Sicilia, Calabria e Basilicata, dovrebbero derivare da soprannomi originati da caratteristiche comportamentali, in Sicilia può essere che alcuni derivino da un toponimo come Pettineo (ME).
integrazioni fornite da Franco Pettinato
Pettinato potrebbe derivare da un soprannome generato dal vocabolo latino pectinatus, [cfr.Iohannes Pettinatus (a.1166) in (codice diplomatico verginiano a cura di P.M.Tropeano)].
PETTINE
PETTINI
Pettine ha un piccolo ceppo in Campania ed uno altrettanto piccolo a Roma, Pettini ha un ceppo a Firenze e nel fiorentino ad Impruneta,m Greve in Chianti, San Casciano in Val di Pesa, Scandicci e Bagno a ripoli, a Grosseto ed a Colle di Val d'Elsa e Siena nel senese, un ceppo a Terni ed uno a Roma, dovrebbero derivare dal mestiere di produttori di pettini svolto dai capostipiti.
PETTINEO Pettineo è tipicamente siciliano, ha un ceppo a Butera nel nisseno ed a Barcellona Pozzo di Gotto nel messinese, dovrebbe derivare dal nome del paese di Pettineo nel messinese, ma, molto più probabilmente si tratta di una forma etnica dialettale derivata dall'antico nome della città di Patanè, l'attuale Acireale nel catanese.
PETTIROSSI
PETTIROSSO
PETTOROSSI
PETTOROSSO
Pettirossi dovrebbe essere specifico del perugino, Pettorossi è molto raro, sembrerebbe sempre umbro ma del ternano, Pettirosso e Pettorosso rarissimi dovrebbero avere un ceppo nel triestino ed uno nel napoletano, dovrebbero tutti derivare da soprannomi legati a località o caratteristiche fisiche.
PETTITI
PETTITTI
Entrambi piemontesi, Pettiti è molto diffuso a Fossano nel cuneese ed a Sant'Albano Stura e Ceva, e nel torinese a Torino, Piobesi Torinese e Carmagnola, Pettitti è praticamente unico.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Con buona probabilità, questi cognomi derivano dal soprannome o nome medievale Pettito (forma dialettale di Petitto), termine che, in italiano antico, significa letteralmente piccolo, piccolino - dal francese petit (vedi Petit e Pitito): in Piemonte, per la precisione, va ricordato che molti cognomi risentono di un antico influsso francese, anche se nel corso dei secoli parecchi di essi son stati italianizzati (partendo dal dialetto o direttamente dal francese). Per curiosità, comunque, è interessante notare che Petit è un cognome molto diffuso in Francia, esattamente il settimo cognome più diffuso nell'intero paese - anche in Italia, a dire il vero, esistono molti cognomi dal significato di piccolo, ad esempio Piccolo, Piccini, Piccioli, Piccirillo, Picciariello, etc. In conclusione, dunque, si tratterebbe delle cognominizzazioni dei soprannomi o dei nomi personali dei capostipiti.
PETTONI Molto molto raro parrebbe avere due ceppi, in provincia di Roma e tra Pavia e Milano.
PETTRONE Pettrone è specifico di Pignataro Maggiore nel casertano, dovrebbe derivare da un accrescitivo del nome Petrus. (vedi PETRONE)
PETZA
PETZEU
Petza è molto molto raro ed è specifico della Sardegna centromeridionale, Petzeu è assolutamente rarissimo, dovrebbero derivare da soprannomi originati dal vocabolo campidanese petza che può significare sia carne che reale un tipo di antica moneta sarda.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PETTA; PETZA; PEZZA: sa petza in campidanese, sa petta in logudorese è generalmente la carne di animale, mentre la carne umana è detta carre o carri. Qui in Campidano diciamo comunque, sa petza de cristianu, per la carne umana. La voce deriva da “pettia”, che originariamente significava un pezzo di carne, poi anche pezza o pezzo d’altro, di panno ad esempio. Le cosiddette pezze da piedi anche in sardo le chiamiamo petzas de peis. Sa petza è anche una moneta medioevale corrispondente a due denari, pertanto “mesu petza” designava il valore del denaro. Come cognome troviamo la voce nella variante “peza”, nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, CSMB, XI, XIII secolo: Peza Iohanne, al capitolo 29 (in uno scambio di servi): cambiarus custos serbos  in pare cun donnu Iohanne priore de Bauladu, etc. etc. Tra i testimoni (testes) figura Iohanne Peza. Al capitolo 107, sempre del CSMB, troviamo Peza Goantine, testimone in una compera di terre (Ego Domesticus priore de Bonarcado): comporei (ho comprato) a Comida Capay binia (una vigna)c’aviat in sa binia mea de Calcaria, etc. etc. Nel Condaghe di San Pietro di Silki, CSPS, XI, XIII, troviamo la voce “petha” al capitolo 212, in un acquisto di terre: comporaili ( sottinteso, Ego Massimilla Apatissa de scu. Petru de silki) a Forasticu Bakillu sa terra de su planu dessu lacu secatu, tenende assa de Petru (confinante con la terra di…)de Capriles Longu; et ego deindeli .II. bardones de petha porkina( due porzioni – non sappiamo esattamente a quanto corrisponda un “bardone” - di carne di porco), .II. moios d’orju (due moggi d’orzo), et .I. de petha berbekina (ed una porzione di carne di pecora) in s’annu dessu famini (nell’anno della fame). Nel Condaghe di San Nicola di Trullas, CSNT, XI, XIII secolo la voce, nelle varianti “peça e petha”, è citata diverse volte (ai capitoli 26, 73, 75, 98, 137 etc.: “pethas” (al plurale)solitamente designa l’animale intero( dal – Il condaghe di San Nicola di Trullas - a cura di Paolo Merci- ed. C. Delfino). Attualmente il cognome Petta è presente in 178 Comuni italiani, di cui 8 in Sardegna: Olbia 176, Nuoro 6, Santa Teresa di Gallura 4, etc. Il cognome Petza è presente in 29 Comuni d’Italia, di cui 18 in Sardegna: san Gavino 8, Tertenia 7, Asuni 7, Domusnovas 6, etc. Il cognome Pezza è presente in 233 Comuni italiani di cui 3 in Sardegna: Serramanna 12, Olbia 6, Iglesias 5.
PEYRACHIA Molto molto raro è tipico del cuneese.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Rarissimo, originario del cuneese, Peyrachia è quasi certamente un cognome d'origine straniera: si dovrebbe trattare, cioè, dell'italianizzazione del cognome francese Peyrache, presente per lo più nella Loira e nei dipartimenti vicini. Per quanto riguarda il suo significato, si tratta di un cognome di origine topografica: l'antico francese peyrache significa, infatti, pietraia, terreno pietroso, ad indicare così la conformazione del territorio da cui proveniva il capostipite.
PEVERARI
PEVERARO
Peverari, estremamente raro, è specifico del modenese, Peveraro, molto raro, sembrerebbe specifico della zona che comprende il biellese ed il vercellese, dovrebbero derivare da soprannomi originati dal termine latino piperarius (chi commercia, chi vende pepe), che probabilmente rappresentava il ricco mestiere dei capostipiti, dell'uso di questo termine abbiamo un esempio in un atto del 1178: "In nomine sancte et individue Trinitatis. Notum sit omnibus tam presentibus quam futuris quod ego Matildis, comitissa Nivernis, domos illas cum orto quas agabi de Tornod. Sancti-monialibus de Juli donavi, amore Dei et remedio anime mee, ab omni consuetudine quitas et liberas esse constitui, et censum quam in domibus et in orto habebam eisdem sanctimonialibus donavi, concessi, et in perpetuum quittavi, quod ut ratum et inconcussum in futurum habeatur, presentis scripti patrocinio et sigilli mei auctoritate confirmavi. Hujus rei testes sunt Renaudus prior sancti Aniani, Aimo de Ireor; Guido de Tornodoro; Helias de Tornod. milites; Marinus piperarius, et multi alii. Auctum est hec publice Tornod. anno verbi incarnati MºCºLXXºVIIIº.", troviamo tracce di queste cognominizzazioni con Guazolinus Piperarius, uno dei firmatari della pace tra Parma e Cremona nel 1228.
PEVERATI
PEVERATO
Peverati è specifico del ferrarese, Peverato, quasi unico, potrebbe essere una forma rovigota dello stesso cognome, potrebbero derivare dal nome dialettale del mestiere di mercante di spezie, originato dal termine veneto pevere (pepe, ma anche per estensione piccante), ma è pure possibile che derivino da un soprannome originato da un carattere piuttosto piccante del capostipite.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Alla base del cognome Peverati vi è il soprannome e nome di mestiere 'pevera' ("imbottavino, cioè un grosso imbuto che s'introduce nel cocchiume delle botti per imbottare il vino") e 'peveraio', attribuito a chi lavorava in una cantina vinicola.
PEVERE
PEVEROTTO
PIVEROTTO
PIVIROTTO
Pevere è tipicamente friulano dell'udinese, di Pozzuolo del Friuli, di Muzzana del Turgnano e di Udine, con un piccolo ceppo anche a Ferrara, Peverotto, praticamente unico, sembrerebbe un'alterazione di Pivirotto, che è specifico di Vodo Cadore nel bellunese, Piverotto, estremamente raro, parrebbe del veneziano, tutti questi cognomi dovrebbero derivare, direttamente o tramite forme ipocoristiche, da soprannomi originati dal vocabolo veneto pever o piver (pepe), forse ad indicare un carattere particolarmente pungente del capostipite.
PEVERELLI
PEVERELLO
PEVERI
Peverelli è tipico del nord milanese e comasco, di Como, Grandate, Fino Mornasco, Pognano Lario, Moltrasio e Villa Guardia nel comasco e di Milano, Misinto, Cogliate e Meda nel milanese e di Saronno nel varesotto, Peverello, estremamente raro, ha presenze nel cuneese e nell'imperiese, Peveri, molto raro, è tipico del sudmilanese lodigiano, di Lodi ed Orio Litta e soprattutto di Piacenza e del piacentino, di Bobbio e Coli, dovrebbero derivare, direttamente o tramite forme ipocoristiche, da un soprannome legato al vocabolo dialettale pever (pepe), ma è pure possibile che derivino da soprannomi basati sul termine lombardo arcaico peverella, un tipo di erba dalle cui radici si ottiene una tinta rossa usata per tingere le stoffe.
PEVIANI Molto raro specifico del sudmilanese e lodigiano, probabilmente originato da un soprannome dialettale connesso al vocabolo pevion (piccione).
PEZZA
PEZZALI
PEZZANI
PEZZI
PEZZINI
PEZZO
PEZZOLA
PEZZOLI
PEZZOLO
PEZZONI
PEZZOTTA
PEZZOTTI
Pezza ha un ceppo nel piacentino, uno nel perugino, ternano e vicino reatino ed uno nel romano e latinense, Pezzali è tipico dell'area lombardo, emiliana, soprattutto del bresciano e mantovano e del parmense, Pezzani ha un piccolo ceppo nel trentino, che potrebbe derivare da una forma aferetica del termine ampezzano, ma il ceppo più importante è a Parma e nel parmense a Sissa, Sorbolo, Salsomaggiore Terme e Fidenza, Pezzi è diffuso al nord ma è particolarmente concentrato in Romagna, Pezzini sembra avere tre nuclei, uno in provincia di Lucca, uno tra mantovano e veronese ed uno tra milanese e bergamasca e sondriese, Pezzo sembrerebbe specifico del veronese con un ceppo anche in Calabria, Pezzola ha un ceppo tra bresciano e cremonese, uno tra maceratese e Piceno ed uno tra viterbese e romano, Pezzoli ha un forte ceppo lombardo, uno bolognese ed uno probabile nel maceratese, Pezzolo ha un ceppo genovese ed uno rovigoto, potrebbero derivare da toponimi quali Pezzolo Valle Uzzone (CN) o simili, Pezzoni si distribuisce lungo la fascia che dal pavese, attraverso il milanese ed il bergamasco arriva al bresciano, Pezzotta ha un grosso ceppo nel bergamasco, soprattutto a Scanzorosciate e Nembro ed uno piccolo tra Molise e teatino, Pezzotti dovrebbe avere un nucleo importante tra bergamasca e bresciana ed uno tra Roma e Reatino, in alcuni casi questi ultimi due cognomi potrebbero derivare dal termine valtellinese pezott (sorta di coperta fatta di scampoli, il cui uso risale al medioevo e anche prima), ma, nella stragrande maggioranza dei casi, derivano, direttamente o attraverso forme ipocoristiche da alterazioni di forme aferetiche di nomi medioevali come Opezzo, a sua volta derivato dal nome mediovale germanico Obizo, Obizonis, di cui abbiamo un esempio in una Carta finis et transactionis del 1157 a Milano: "Anno dominice incarnationis millesimo centesimo quinquagesimo septimo, tertio decimo die mensis martii, indictione quinta. Presentia bonorum hominum quorum nomina infra leguntur finem et transactionem fecit Obizo, filius quondam Anselmi Advocati, per consensum Prandoboni sibi dato tutore in hoc negotio ab Arderico iudice et misso donni Federici inperatoris , et per datam licentiam suprascripti missi, Ariprando, filio Petri Vicecomitis , et Ianuario, filio Guilitionis qui dicitur de Moetia ...".   Un Giovanni Pezzoli lo troviamo a Bergamo, come  Giudice delle vettovaglie nel gennaio 1781.  Un Carlo Pezzotti di Antonio e Lucia nato il 05 luglio 1786 a Tavernola Bergamasca, lo troviamo in un atto di matrimonio. Tutti questi cognomi dovrebbero derivare dal nome medioevale Pezzo o dall'aferesi del nome medioevale Opezzo.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
PEZZANI, DAL PEZ, DALPEZ, PEZZÈ, PEZZANO, PEZZATO, PEZZATTI, PEZZI, PEZZIN, PEZZINI, PEZZO, PEZZOLI, PEZONI, PEZZOTTA, PEZZOTTI, PEZZOTTO - Il Pez, nel dialetto trentino, è l'abete rosso o peccio (Picea excelsa) "abezzo", nell'italiano arcaico. Il cognome indicava quindi una persona proveniente da una zona ricca d'abeti o, in qualche modo, messa in relazione con questo albero. Il cognome è diffuso, nelle sue varianti, in tutto il Trentino. PEZZÈ (tipico della Val di Fiemme e della Val di Fassa), PEZZATTI (in Vallarsa esiste la frazione Pezzati). Altra interpretazione: PEZZANO - panitaliano. PEZZANI frequente In Emilia e Lombardia. Dal personale latino Pettius. Toponimo Pezzano, podere, Roccalbegna (GR) (Pieri 124). Altra interpretazione: PEZZANO (panitaliano), PEZZANA (piemontese) - Da un gentilizio latino Peccius. Toponimo Pezzano (SA), frazione di San Cipriano Picentino. Un altro simile è in provincia di Venezia.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pezzola è cognome pugliese che viene dalla forma base Pezza, a sua volta cognominizzazione del gentilizio latino Peccius / Pettius. Minervini 383.
PEZZARO
PEZZER
PEZZERA
PEZZERI
Pezzaro, quasi unico, è piemontese, Pezzer è assolutamente rarissimo, ha qualche presenza nelle Tre Venezie ed un piccolissimo ceppo a Palermo, Pezzera ha un ceppo lombardo nel bergamasco, a Gazzaniga ed Albino ed uno campano a Grazzanise nel casertano, Pezzeri, quasi unico, sembrerebbe campano, questi cognomi dovrebbero derivare da soprannomi anche dialettali originati dal mestiere dei capostipiti, probabilmente dei pezzari o pezzeri (robivecchi), soliti andare di paese in paese raccattando stracci vecchi e vendendo articoli usati.
PEZZAROSSI Pezzarossi, assolutamente rarissimo potrebbe essere lombardo, di origine etimologica oscura, potrebbe derivare da un soprannome originato dal termine milanese arcaico pezaròss, pezaròtt (rappezzato, rattoppato, male in arnese), forse ad indicare una situazione economica del capostipite tutt'altro che florida.
PEZZELLA Tipico campano, del napoletano e casertano, dovrebbe derivare da nomi di località, di quest'uso nei toponimi ne abbiamo un esempio a Paternopoli (AV) in un documento del 1709, dove si legge: "...La Pezzella: uno territorio seminativo, et ammacchiato, di capacità di tomola quindeci in circa, sito dove se dice la Pezzella, confinato da sotto il fiume Fredano...".
PEZZENTE
PEZZENTI
Pezzente, molto molto raro, sembrerebbe avere un ceppo toscano ed uno molisano a Sepino (CB), Pezzenti, quasi unico, parrebbe anch'esso toscano, potrebbe derivare dal termine pezzente inteso in epoca medioevale come persona molto povera ed anche come contadino, improponibile una connessione con la Crociata dei Pezzenti se non per capire cosa si intendesse per pezzenti.
PEZZIA Estremamente raro, dovrebbe essere lombardo, dovrebbe derivare da un soprannome legato al vocabolo dialettale pèzz  (peccio), una conifera delle pinacee, un tipo di abete.
PEZZIMENTI
PIZZIMENTI
PIZZIMENTO
Pezzimenti e Pizzimenti sono entrambi tipici del reggino, Pizzimenti è il più diffuso dei due, Pizzimento. molto raro, è del catanese.
Integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Pezzimenti e Pizzimenti sono tipici del reggino, sebbene il secondo presenti anche dei ceppi minori nel palermitano e nel messinese, Pizzimento invece è originario del catanese. Per quanto riguarda il loro significato, questi cognomi derivano tutti dal termine dialettale pezzimento o pizzimento (più noto nella forma plurale pezzimenti o pizzimenti), che, nei dialetti greci del Sud, indicava letteralmente le salmerie militari. E' difficile, in realtà, indicare l'origine di questo vocabolo: un'ipotesi è che esso sia una forma sostantivata (attraverso il suffisso -mento, comune a tutte le lingue neo-latine) del verbo greco pezhevo (pezhos, pezhi, pezhon in forma aggettivale), che significa camminare o viaggiare a piedi, via terra o, forse più propriamente in questo contesto, essere trasportato a piedi, via terra. In tal modo, pezzimento, pizzimento, pezzimenti e pizzimenti si tradurrebbero letteralmente come cose che vengono trasportate a piedi, che viaggiano via terra: il riferimento è al fatto che le salmerie militari erano effettivamente trasportate per via di terra (su carri o animali da soma) da parte dei salmeristi, i quali erano spesso di estrazione contadina o comunque non guerriera. Per capire meglio l'etimologia piuttosto complessa di questi termini dialettali, basti pensare al vocabolo latino impedimenta, l'equivalente, cioè, dell'italiano salmerie: alla base di esso si trova il verbo impedio, che, assieme al suffisso -menta (plurale di -mento), forma un sostantivo letteralmente traducibile come cose che impediscono, che sono d'impaccio, con riferimento ai problemi che il trasporto delle salmerie comportava (anche solo in termini di tempo, per esempio). In conclusione, dunque, Pezzimenti, Pizzimenti e Pizzimento sono cognomi derivati da nomi di mestiere attribuiti ai capostipiti, che erano appunto degli addetti alle salmerie militari all'interno degli antichi eserciti.
PEZZOLATI
PEZZOLATO
Pezzolati è tipico del ferrarese, nella zona di confine con il rovigoto, a Goro in particolare, Pezzolato è specifico del rovigoto, di Porto Tolle in particolare, ma ben presente anche ad Adria, Taglio di Po, Ariano nel Polesine e Porto Viro, dovrebbero derivare da soprannomi originati dal vocabolo veneto arcaico pezzolatar (circondare di pruni spinosi gli alberi novelli appena piantati).
PEZZOLLA Tipico del brindisino e basso barese, dovrebbe derivare da un nome di località, originato dal termine medioevale petiola (piccolo appezzamento), uso presente ad esempio in un documento del 1177: "...nominatim de Petiola una prati quam ipse Otto dicebat se habere intus pratum suprascripti domini Rogerii quod iacet in territorio de loco Axilliano...", tracce di questa cognominizzazione le troviamo ad Alberobello (BA) almeno dal 1700.
PEZZOT
PEZZUT
PEZZUTTI
PEZZUTTO
Pezzot è decisamente friulano, Pezzut, quasi unico, sembrerebbe friulano, Pezzutti è specifico del pordenonese e del vicino trevisano, Pezzutto è tipico dell'area che comprende il trevisano, il pordenonese ed il veneziano, per questi cognomi esistono almeno due ipotesi sulla possibile derivazione, la prima sarebbe da una forma aferetica dialettale dal nome Opezzo (vedi PEZZA), la seconda è che possa trattarsi di una voce contratta derivata da un soprannome dialettale per pellicciaio.
PEZZUTO Pezzuto è tipicamente meridionale, ha un ceppo campano, soprattutto nel beneventano, un ceppo pugliese nel foggiano, ma con massima concentrazione nel brindisino e nel leccese, potrebbe derivare da un'alterazione dialettale del cognomen latino Pettius o Peccius, o anche da nomi di località.
PFEIFER Specifico dell'Alto Adige, della zona di Bolzano, Laives e Nova Ponente (BZ), deriva dal vocabolo tedesco pfeifer (pifferaio).
integrazioni fornite da Luigi Colombo
PIA
PIAS
Pia ha un ceppo sardo, tra il basso oristanese ed il cagliaritano, ed uno a Torino e nel basso astigiano, Pias decisamente più raro, è specifico della zona di Nuraminis, dovrebbero derivare dal nome latino Pia.
stemma fornito da Vicente Piá Tarazona ES
PIACENTE
PIACENTI
PLACENTE
PLACENTI
Piacente ha ceppi in Lazio e nell'aquilano, nel napoletano, nel barese e nel catanzarese, Piacenti è presente in piccoli ceppi in Emilia e Romagna e nel fiorentino, nel ternano e nel Lazio, nel napoletano ed in Sicilia, Placente è quasi unico, Placenti è tipicamente siciliano, in particolare dell'area che comprende il nisseno, l'ennese ed il catanese.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
L'origine di questi cognomi va ricercata nel nome medievale Piacente, che, assieme al suo arcaismo in Placente, va inteso nel senso augurale di avvenente, dall'aspetto o dalla personalità gradevole (sul modello dei nomi Bellomo e Belladonna, ormai caduti in disuso). Per quanto riguarda i cognomi in questione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni dei nomi personali dei capostipiti, anche se in alcuni casi non è esclusa una derivazione da soprannomi ad essi attribuiti.
PIACENTINI
PIACENTINO
Piacentini è diffuso nell'alessandrino, pavese, milanese, lodigiano, cremonese e bresciano, e nell'arco che da Livorno, Pisa, Lucca, Massa, Pistoia, Modena arriva a Ferrara, Piacentino è specifico del trapanese. Entrambi derivano dai vari toponimi che fanno riferimento a Piacenza.  Il cognome Piacentini lo troviamo in un atto del 14 dicembre 1531, la successione di Ludovico di Canossa, ad opera appunto del notaio Piacentini.
PIACENZA Diffuso sia al nord che nella Puglia, deriva dal toponimo Piacenza, in molti casi è di origini israelitiche.
PIACQUADIO Assolutamente rarissimo, sembra essere unico, dovrebbe essere meridionale, probabilmente campano, deriva dal nome gratulatorio omonimo, dato raramente in epoca post medioevale ai figli tanto attesi.
integrazione e ipotesi fornite da Fabio Paolucci
Piacquadio è tipico della Capitanata e del Sannio confinante con la provincia di Foggia, particolarmente di Colle Sannita dove attualmente vivono molte famiglie con questo cognome. Tra queste se ne distingue da secoli un ramo che ha dato al Regno di Napoli menti illuminate (Notai, Magistrati, e Amministratori pubblici). Si ricordi l'ing Giovanni Battista Piacquadio (1900-1967), tenente generale di Artiglieria che si distinse per il suo valore durante la II Guerra Mondiale.
PIAGENTINI Specifico della Garfagnana, dovrebbe derivare dall'etnico piacentino (di Piacenza).
integrazioni fornite da Piagentini
Il cognome Piagentini viene dalla regione Toscana, specificamente dai paesi lucchesi, Barga, Castelnuovo, Chiozza, Pieve Fosciana. I Piagentini nel medioevo erano una famiglia nobiliare a Firenze.
PIAGGI
PIAGGIO
PIAGI
Piaggi è specifico del pavese, di Broni, Stradella, Casteggio e Cava Manara, Piaggio è genovese con presenze significative anche in provincia, Piagi, quasi unico, sembrerebbe del cuneese.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
L'origine di questi cognomi va ricercata nel nome medievale Piaggio (variante fonetica del più comune Biagio), che, tratto dall'antica onomastica latina, significa letteralmente balbuziente (vedi anche Biagio e Blasio). In conclusione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni dei nomi personali dei capostipiti.
PIAGNERI Estremamente raro, potrebbe essere originario della zona tra la provincia di La Spezia, Massa e il confine con il parmense ed il parmense stesso.
PIAI
PIAIA
Piai è specifico del trevisano, con un ceppo a Conegliano ed a SantaLucia di Piave, Mareno di Piave, Cordignano, Susegana e Vittorio Veneto, con un ceppo anche a Sacile nel pordenonese, Piaia è tipico dell'alto Veneto, di San Tommaso Agordino nel bellunese e di Vittorio Veneto e Conegliano nel trevisano, con un piccolo ceppo a Laives in Alto Adige ed uno a Cordenons nel pordenonese, dovrebbero prendere il nome dal paese di Piaia, una frazione di Ponte nelle Alpi nel bellunese.
PIANA Diffuso nella fascia occidentale dell'Italia settentrionale, ha un ceppo anche nel Sassarese, nel bolognese e nel catanese, dovrebbe derivare da un toponimo come Piana Battolla (SP), Pianaccio (BO), Seppiana (VB), o simili.
PIANARI
PIANARO
Pianari, sembrerebbe unico, Pianaro, assolutamente rarissimo, è tipico del vicentino.
integrazioni fornite da Tibère Gheno - Annecy le Vieux - France
Pianaro è un cognome Veneto del vicentino originario di San Nazario nel vicentino. Pur essendo questa famiglia ancora presente a San Nazario è di fatto più rappresentata a Schio (VI), ne troviamo anche a Mussolente, Rosà, Bassano del Grappa, Romano d'Ezzelino, Zane', e Marano Vicentino. Molti Pianaro sono emigrati. Quelli che troviamo a San Zenone degli Ezzelini, Cittadella o Venezia come quelli del Trentino Alto Adige (Bolzano e Bressanone), quelli del Piemonte (Venaria, Castellamonte, Pinerolo e Baldissero Torinese), quelli dell'Emilia e Romagna ( Bedonia e Bardi) come quelli del Friuli a Codroipo sono il risultato di un'emigrazione del secolo scorso. Invece sembrerebbe che quelli che troviamo in Lombardia, più particolarmente a Gallarate, Cassano Magnago e Somma Lombardo possano essere il frutto di un'emigrazione più antica. In Francia nel periodo 1891 - 1990, sono nati 79 Pianaro e sette di questi hanno preso la nazionalità francese. L'origine si fa risalire a Mattio Scotton  (nato circa nel 1500) figlio di Jacobo fu Stefano fu Simeone fu Pietro fu Gualtiero, che abitava in contrada 'Pianari' a San Nazario. I suoi nipoti Mattio di Gaspare, Gio Maria di Giacomo ed i fratelli Giovanni e Melchiorre di Pietro, tutti nati fra il 1564 ed il 1586, venivano chiamati indifferentemente 'Scotton', o 'Scotton dai Pianari' o 'Pianaro' alla fine del 1500'. I quattro 'Scotton dai Pianaro o Pianaro'. Mattio di Gaspare, sposato con Maria Gheno di Cesare, ed i loro figli si allontanarono da San Nazario,  probabilmente emigrando dalla zona del Canale di Brenta.
Etimologia : Alla base vi è un toponimo che permetteva di distinguere un ramo dei numerosi Scotton, quelli che abitavano ai Pianari a San Nazario. Nel 1500' gli Scotton, molto numerosi, erano insediati nelle contrade di Sarzè, Merlo, Casteletti e Pianari.  Questo toponimo indica un luogo piano sulla costa del monte.
Bibliografia :
Archivio di Stato di Vicenza e Bassano del Grappa,
Fondo Notarile di Bassano,
archivi parrocchiali del Canale di Brenta, etc.
PIANCA
PLANCA
Pianca ha un ceppo nel novarese, a Borgomanero soprattutto, ed uno nel trevisano a Vittorio Veneto, Sarmede e Conegliano, Planca ha un ceppo nel varesotto e nel novarese, soprattutto a Pombia,  dovrebbero derivare da soprannomi identificanti la località d'origine, appunto una pianca o planca, dal termine tardo latino palanca (superficie liscia in un pendio ben esposto al sole).
PIANEGIANI
PIANEGGIANI
PIANIGIANI
Pianegiani. assolutamente rarissimo, è del perugino, Pianeggiani sembra essere unico, Pianigiani è tipicamente toscano, potrebbe derivare da forme etniche di vari toponimi contenenti la radice Piano, o anche semplicemente riferirsi a soprannomi indicanti capostipiti provenienti dalla pianura insediatesi in paesi collinari o montagnosi.
PIANEGONDA Pianegonda, è caratteristico del vicentino, di Valli del Pasubio e di Schio, l'origine potrebbe essere da una forma etnica arcaica per chi provenisse dal paese di Pianiga nel veneziano, forse il luogo d'origine dei capostipiti.
PIANESE
PIANESI
Pianese è tipicamente campano, del napoletano, di Giugliano in Campania, Napoli, Villaricca, Qualiano, POrtici, San Giorgio a Cremano, Marano di Napoli e Marano di Napoli, e del casertano, di Aversa e di San Marcellino, Pianesi ha un ceppo a Macerata ed uno a Roma, dovrebbe trattarsi di forme etniche riferite a capostipiti che fossero stati originari di paesi contenenti la radice Piana o Piano, come a puro titolo di esempio Piana d'Olmo e Piana del Mulino nel campobassano, Piana del Sele nel salernitano, Piana di Monte Verna nel casertano e così molti altri.
PIANEZZA Sembra avere un ceppo nel varesotto ed uno tra genovese ed alessandrino, dovrebbe derivare da un nome di località quali Pianezze (VC) o Pianezza (TO) o Pianezza frazione di Vilminore di Scalve (BG), traccia di questa cognominizzazione la troviamo nel 1200 a Cascia (PG) con Bernardino di Pianezza rettore di Monteleone di Spoleto (PG).
PIANI
PIANO
Piani ha vari ceppi, in Valtellina, nell'udinese e tra Emilia e Toscana, Piano sembra avere molti ceppi autonomi, in Piemonte nel genovese, nel sud della Sardegna nella zona che comprende Cagliari, Assemini e Capoterra, nel salernitano, nel  Molise e nel foggiano, potrebbero derivare dall'aferesi di nomi latini come Ulpianus e Crispianus, così come è molto probabile che alcuni derivini da uno dei tantissimi toponimi contenenti il termine Piano.
PIANOZZA Pianozza, molto raro, è tipico di Marino nel romano, dovrebbe derivare da nomi di località come, a titolo di esempio, Pianozze di Montopoli di Sabina nel reatino, che potrebbe anche essere stato forse il paese di provenienza del capostipite.
PIANTA Pianta è tipico del lombardoveneto, di Corbetta, Santo Stefano Ticino, Milano e Magenta nel milanese, di Darfo Boario Terme, Brescia e Castel Mella nel bresciano e di Tirano e Villa di Tirano nel sondriese, di Piove di Sacco, Legnaro, Padova e Polverara nel padovano, di Venezia e di Porto Viro nel rovigoto, con presenze anche in Friuli ed un ceppo anche a Rapolla nel potentino, dovrebbe derivare dal nome longobardo Planta di cui abbiamo un esempio d'uso in un Breve investiture iure pignoris del 1160 a Brescia che così si conclude: "... Ibi fuere Rodevuardus Pesacarnem et Albericus de Framusinis et Brixanus Pisilionus et Albericus de Mense et Ugucio de Rodengo et Summenza de Turgnano et Planta et Albertinus Culxonus et Gerardus de Cathegnano et frater eius rogati testes. Ego Ambrosius auctoritate domini Raimundi Brixiensis episcopi notarius rogatus hoc breve scripsi et interfui.".
PIANTANIDA Molto raro, è tipico della zona tra varesotto milanese e novarese.  Personaggio importante fu il teologo Giuseppe Piantanida (1485 - 1556) da Ferno (VA), probabile luogo d'origine della famiglia, che scrisse "Istruzioni per celebrare degnamente l'Orazione delle 40 Ore (Milano 1571)". I Piantanida furono feudatari di Cuggiono (MI) nel 1600. In una lettera del 1576 scritta daFrancesco Tornielli, si legge: "...l'ingignero Pellegrino, accompagnato da Pietro Piantanida, fabbriciere della chiesa di S. Vittore al Campo di Milano...". Nel 1594 ci sono tracce a Milano dei Marchesi Piantanida che avrebbero ospitato San Camillo al suo arrivo nel capoluogo lombardo. Troviamo i Piantanida nobili titolari del feudo delle terre di Cuggiono (MI) dal 26 novembre 1672  fino al 1796.
PIANTAVIGNA Piantavigna è un cognome molto raro con un piccolo ceppo a Verbania, uno a Verona ed uno a Rovigo, dovrebbe derivare da un soprannome medioevale plantavigna (colui che pianta la vigna, vignaiolo), troviamo tracce di questa cognominizzazione a Ravenna nel 1300 quando un certo Biagio Piantavigna ceramista e vasaio in Sant'Agnese gestisce una fabbrica artigiana: "Plantavigna Biagii Ravennatis", nel 1500 troviamo a Brescia Giovanni Maria Piantavigna, architetto ed intagliatore.
PIARDI Abbastanza raro è tipico della Val Trompia nel  bresciano, potrebbe derivare dal nome tardo latino Pardus (vedi Pardi), ma è pure possibile che derivi da un soprannome originato del vocabolo dialettale piarda (unità di misura di scavo minerario), si trovano tracce di questa cognominizzazione a Brescia fin dal 1200.
PIATESI Piatesi è tipicamente emiliano, di Bologna e di Conselice nel ravennate, dovrebbe derivare dal termine arcaico piateze o piatese riferito a chi si occupa di patrocinare in merito a piati (lite giudiziaria, discussione), termine del quale abbiamo un esempio in un documento del 1370: "...Margarita, moglere de Amgelucio da Reguenda, habitatrice de Calvi, àe fato soe certo meso et piateze Fenogio da Lumio, habitatore de Calvi, lo quale est presente, a demandare tuto ciò che li apartenesse...", probabilmente incarico svolto dal capostipite.
PIATTI Tipico lombardo, delle province di Milano, Varese, Como e Bergamo, con un probabile ceppo secondario nel torinese, dovrebbe derivare dal toponimo  Piatto (SO) o Piatto (BI). Importante rappresentante della famiglia fu il Cardinal Flaminio Piatti (1560-1613) di Turbigo (MI)
PIAZZA
PIAZZI
PIAZZO
Piazza è molto comune in tutto il nord, nel napoletano ed in Sicilia, Piazzi è tipico dell'area che comprende il milanese, il bergamasco ed il cremonese in Lombardia, il Trentino Alto Adige, il veronese ed in Emiòia il bolognese ed il ferrarese, Piazzo, molto raro, ha un ceppo piemontese, nel torinese, cuneese ed astigiano, ed uno veneto nel vicentino e padovano, dovrebbero derivare dai molti toponimi, estremamente diffusi in tutt'Italia, contenenti la radice Piazza o Piazzo..
PIAZZOLLA Cognome tipico di Barletta (BA) con un ceppo nel foggiano tra Margherita Di Savoia e San Ferdinando Di Puglia, potrebbe derivare dal toponimo Piazzolla di Nola (NA), o dal nome di zone toccate dal torrente Piazzolla che scorre in Campania,  personaggio di rilievo è stato Marino Piazzolla, di San Ferdinando di Puglia (Fg) (1910-1985), importante esponente della poesia religiosa pugliese del Novecento.
PIBIRI (vedi BIBIRI)
PICA Tipico della zona che comprende Abruzzi, Lazio, Campania e Puglia, dovrebbe derivare da soprannomi originati dal vocabolo latino pica (gazza).
PICANI
PICANO
Picani, praticamente unico dovrebbe essere dovuto ad un errore di trascrizione di Picano che è specifico dell'area che comprende le province di Latina, Frosinone e Caserta, di Cassino (FR), Formia (LT), Itri (LT) e Sessa Aurunca (CE) in particolare, potrebbero derivare dal toponimo Casino Pica (FR), ma è pure possibile che derivino dal cognomen latino Picanus, che troviamo ad esempio in Punica di Silius Italicus: "...una spes anima tantusque pependerat ardor ac ueluti, summo uenator densa Picano cum lustra exagitat spissisque cubilibus atram...".
PICARAZZI Picarazzi è caratteristico del Lazio, con un ceppo  a Roma, a Veroli, Boville Ernica ed Arnara nel frusinate, ed a Priverno nel latinense, dovrebbe derivare da un soprannome originato da un'alterazione dispregiativa del termine arcaico spagnolo picaro (briccone, malandrino, poco di buono).
PICARDI
PICARDO
PICCARDI
PICCARDO
PICCARDONI
Picardi ha un ceppo genovese ed un nucleo campano, Picardo, molto molto raro, sembrerebbe avellinese, Piccardi ha ceppi nel genovese e savonese con rami nel cagliaritano, nel bergamasco e tra fiorentino ed aretino, Piccardo è tipico genovese con rami anche nel savonese, Piccardoni, rarissimo, è tipico dell'urbinate, derivano dal nome medioevale italiano Picardus derivato dall'etnico (di Picardia), esempio di quest'uso si trova a Bergamo nel 1200 con un certo Picardo del fu Albertino Paneterii da Bergamo e in una sentenza: "...in platea Bergomi fuit combustus unus quidem Picardus iuvenis stipendiatus in arce propter sodomiæ delictum; et lata fuit sententia sono tubarum super regio novo...",  tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Venezia nel 1400 con Marcus Picardus e alla corte degli Sforza verso la fine del 1400 con Jacobus Picardus.
integrazioni fornite da  Matteo Piccardo Genova
tipico di Genova e della Liguria il cognome potrebbe derivare dal cognome francese Picard (abitante della Piccardia, regione della Francia Nord-Orientale) o dal cognome Piccard, tipico della Savoia.
PICARI
PICARO
Picari ha un piccolo ceppo a Sutri nel viterbese ed uno romano e presenze in Campania ed in Puglia, Picaro ha un piccolo ceppo campano a Santa Maria Capua Vetere nel casertano e uno più consistente nel salernitano, a Scafati, Pagani e Pontecagnano Faiano, ed uno pugliese a Castellaneta, Taranto, Mottola e Palagiano nel tarantino, a Biccari nel foggiano ed a Gioia del Colle nel barese, dovrebbero derivare da un soprannome attribuito ai capostipiti, nato durante il periodo della dominazione spagnola, basato sul termine picaro che in spagnolo significava briccone, malandrino, poco di buono.
PICARELLA
PICARELLI
PICARELLO
PICARIELLO
PICCIARELLA
PICCIARELLI
PICCIARIELLO
Picarella ha un ceppo a Mercato San Severino nel salernitano ed a Torre Annunziata nel napoletano, ed un ceppo as Agrigento e a Porto Empedocle nell'agrigentino, a Palermo e Monreale nel palermitano ed a Comiso nel ragusano, Picarelli ha un ceppo a Roma e presenze nel reatino, un ceppo a Napoli ed uno nel cosentino, a Cetraro, Roggiano Gravina e Rende, Picarello, quasi unico, è forse campano, Picariello è decisamente campano, dell'avellinese in particolare, Picciarella, molto raro, sembrerebbe specifico di Andria (BA), Picciarelli, sempre pugliese, è però specifico di Taranto, Picciariello oltre ai ceppi pugliesi a Bitonto (BA) e Cerignola (FG), ha piccoli ceppi a Rapolla (PZ) ed a Battipaglia (SA), tutti questi cognomi dovrebbero derivare da un soprannome dialettale con il significato di piccolino, forse motivato da una costituzione fisica molto minuta dei capostipiti.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Picciarella, rarissimo, sembra essere originario del barese, Picciarelli ha un nucleo principale nel tarantino, ma si riscontra anche fra il nord e il centro nord del paese, Picciariello è più tipicamente barese e salernitano, tutti questi cognomi derivano dal nome medievale Picciariello (variante del più comune Piccirillo), col significato letterale di piccolo, piccolino, da intendersi probabilmente in senso affettivo (così come i nomi medievali Piccolo e Piccino); in alcuni casi, tuttavia, non si può escludere una derivazione dallo stesso aggettivo picciariello, ad indicare particolari caratteristiche fisiche o comportamentali. In conclusione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni o dei nomi personali dei capostipiti o di soprannomi loro attribuiti.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Probabilmente il cognome Picariello risale al tempo della presenza spagnola nell'antico viceregno e regno, infatti lo spagnolo 'picaro' significa 'birbante'. Toponimo Picarelli (AV).
PICARRETA
PICCARRETA
Picarreta, quasi unico, è probabilmente dovuto ad un'errata trascrizione di Piccarreta, che è specifico di Corato nel barese, potrebbe derivare da una forma etnica grecanica del borgo di Picara sulla costiera amalfitana, ma è pure possibile una derivazione da un soprannome dialettale di origine spagnola con il significato di straccione, vagabondo.
PICCA Sembrano esserci più ceppi, nel cuneese, nel nuorese, nel barese, nel casertano e nel Lazio, potrebbe derivare da un soprannome legato all'essere portatori di picca (arma medioevale), ma è pure possibile che in alcuni casi derivi da soprannomi legati al vocabolo pica (gazza).
PICCAGNONI Piccagnoni è specifico di Valdisotto nel sondriese, potrebbe derivare da un soprannome dialettale basato su di una forma accrescitiva di un termine con il significato di colui che usa strigliare, rabbuffare, fare una ramanzina.
PICCALUGA Sembra tipico della Lombardia, Piemonte e Liguria, deriverebbe da un soprannome dialettale originato dalla voce dialettale picà l'uga (beccare l'uva). Casato nobile con il rango di marchesi se ne hanno tracce fin dal 1700 sia a Genova che a Roma.
PICCAMIGLIO
PIZZAMIGLIO
Piccamiglio, molto raro, è del bergamasco, Pizzamiglio è un cognome tipicamente lombardo, dovrebbero derivare da un soprannome dialettale con il significato di becca miglio, troviamo tracce di queste cognominizzazioni a Leno nel bresciano in un atto risalente all'anno 1195: "...Otto de Mussa de Leno iu(ratus) t(estatur) se vidisse do(n) Lafrancum de Ga(m)bara et Gerardum Razonem clericum stare in ecclesia de Ga(m)bara pro Leon(ensi) monasterio, et dicit se vidisse Patrifilium conversum duci ad ipsam ecclesiam per nuntios monasterii, et inde eum ibi stare; et hoc dicit fuisse per tres annos priusquam do(n) Lafrancus abbas fuisset factus, vivente abbate Honesto. Item dicit (a) se vidisse causas matrimonii agi sub examine Leon(ensis) abbatis tam per homines de Leno quam per cetera abbatie loca, et ipse testis habuit causam matrimonii contra Ottolinam, filiam Benedicti Pizamilii, sub abbate Daniele....".
PICCHEDDA Picchedda è tipicamente sardo, ha un ceppo nell'oristanese a Gonnosnò ed Ales, a Lunamatrona nel Medio Campidano e ad Iglesias, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale sardo dal significato di piccola picca o piccolo piccone, forse attribuito ad un capostipite che di mestiere avesse fatto il minatore.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PICCHEDDA: picchedda è il diminutivo di picca: voce che nelle parlate centrali, ma anche nel campidanese designa un trogolo, una bacinella, di pietra, di ceramica o calcestruzzo, di legno o di sughero. Anche la pila dell’acqua santa delle chiese è così chiamata, che in catalano è, “pica per l’aigua beneita”. Piccheddu, nel logudorese settentrionale, come detto per Pischedda (vedi Pischedda) designa un contenitore di legno o di vimini o d’altro, per acqua o per altro.  Non l’abbiamo trovato nelle carte antiche della Lingua e della storia della Sardegna. Attualmente il cognome è presente in 31 Comuni d’Italia, di cui 19 in Sardegna: Gonnosnò 22, Ales 11, Lunamatrona 11, Iglesias 8, etc.
PICCHEREDDU
PICHEREDDU
Picchereddu e Pichereddu, assolutamente rarissimi, sono tipicamente sardi.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PICCHEREDDU; PICHEREDDU: son due cognomi molto rari, presenti in alcuni centri della Sardegna centrale, a parte Sassari. Crediamo che abbiano lo stesso significato e la stessa origine. Potrebbero derivare da piccheddu (al diminutivo), che nelle parlate dell’alta Sardegna designa uno scodellino di legno o di vimini o d’altro (vedi Picchedda). O potrebbe derivare da piticcu (pittìu, piccìu, pitzinnu, piccinnu = piccolo). Qui in Campidano per designare una cosa, un animale, una persona molto piccola diciamo: “Est, piccherrédda/u o piticherrédda/u”!  Il cognome non si trova nelle carte antiche della lingua e della storia della Sardegna. Attualmente Piccheréddu è presente in soli 3 Comuni italiani, di cui 2 in Sardegna: Orosei 17, Irgòli 3. Mentre Picheréddu è presente soli 4 Comuni italiani, di cui 3 in Sardegna: Nuoro 15, Sassari 3, Dorgali 3; Genova 4.
PICCHETTI
PICCHETTO
Picchetti ha vari ceppi, nel verbanese e varesotto, nel bergamasco, nel veneziano e trevisano, nel pisano, nel ravennate e forlivese e nel romano, Picchetto, molto più raro, ha qualche presenza in Liguria e nel Lazio, dovrebbero derivare dal nome e soprannome medioevale Pichettus, di cui abbiamo un esempio d'uso nei Registri della Fabbrica del Duomo di Firenze, dove sotto l'anno 1416 si può leggere di un: ".. Pichettus Coveri et Iacobus Filippi vocatus Pichettus..", potrebbero però anche derivare da soprannomi attribuiti a capostipiti portatori di picca (arma medioevale).
PICCHI
PICCHIARELLI
PICCHINI
PICCHIO
Picchi è decisamente toscano, ma con ceppi anche  nel perugino, nell'anconetano e tra le province di Roma e Frosinone, Picchiarelli ha un ceppo nel perugino tra Nocera Umbra, Valtopina e Bastia, e nel romano a Roma e Fiumicino, Picchini è molto raro e sembrerebbe tosco marchigiano, Picchio sembra avere un ceppo nella fascia centrale che comprende le Marche centrali, l'Umbria ed il Lazio, con un ceppo anche nell'alessandrino, dovrebbero tutti derivare, direttamente o attraverso varie forme ipocoristiche, dal nome medioevale Picchius, a sua volta derivato dal nome dell'uccello picchio, come nome augurale: di questo nome si hanno tracce in Toscana a Siena ed a Pisa già da prima del 1200. La cognominizzazione è anch'essa molto antica, tanto che nel Codice Diplomatico della Lombardia Medioevale in un atto del 1163 si legge: "...manuum Marri Cungigaletanie et Martini de Migloe et Leonardi de Oxo, Petri de Brexo et Roberti Robbi et Azonis de Curte de Baniolo et Macchi et Arderici Picchi, testium. ..." e nel 1200 in un elenco dei cittadini della borgata pisana De populo Sancti Laurentii compare un tal Iohannes Picchini.
PICCHIERRI
PICHERRI
PICHIERRI
Picchierri è tipico di Sava (TA), Picherri è quasi unico, Pichierri, il più diffuso, è tipico dell'area tarantino, brindisina, di Sava in particolare e di Manduria nel tarentino, e di Torre Santa Susanna nel brindisino.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
D'origine arbëreshë, secondo alcuni questi cognomi deriverebbero dalla toponomastica albanese e, più precisamente, dalla città di Piqerras (anche nota come Piqeras, Piqernas, Bicerni, etc), che si colloca nella prefettura di Valona, lungo la costa sud-occidentale dell'Albania: a titolo informativo, va notato che Valona (Vlorë in lingua madre) è la prefettura albanese più vicina all'Italia, nella fattispecie alla costa salentina (i cognomi in questione, in effetti, sono tipici della cosiddetta Albania Tarantina).
PICCICUTO Piccicuto è decisamente siciliano, specifico di Pietraperzia nell'ennese, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale con il significato di ragazzino capriccioso.
PICCIN
PICCINELLI
PICCINI
PICCININ
PICCININI
PICCININO
PICCINNI
PICCINNO
PICCINO
Piccin è specifico della zona che comprende le province di Treviso e Pordenone, Piccinelli è tipico del bresciano con ceppi probabilmente originari anche nel bolognese e nel senese, Piccini è tipico della fascia centrale che comprende Toscana, Marche, Umbria e Lazio ha un ceppo anche nell'udinese, Piccinin è specifico della provincia di Pordenone, Piccinini è molto diffuso in Lombardia, Emilia, Marche e Lazio, Piccinino, molto molto raro, sembrerebbe ligure, Piccinni è tipico pugliese, Piccinno è salentino, Piccino è assolutamente rarissimo, derivano tutti o dal nome medioevale Piccinus di cui abbiamo un esempio nei Documenti Pisani del 1308: "In eterni dei nomine amen. Ex hoc publico instrumento clareat lectione quod Piccinus Vendemmia pisanus civis, quondam Rodolfini Vendemmie, per hoc publicum instrumentum constituit...", o da soprannomi originati dalla bassa statura o dall'esile corporatura dei capostipiti come ad esempio si legge nel 773 a Cremona di un certo Arnulfus dictos Piccinus. Tracce di queste cognominizzazioni si trovano fin dal 1500 nelle Marche, in Toscana, in Lombardia e nel Veneto.
PICCINNU Piccinnu è specifico di Olbia, con ceppi a Telti, Budoni e Calangianus sempre in Gallura, dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine sardo piccìnnu (piccino, piccolino).
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PICCINNU; (PICCINNO) bambino, ragazzo, molto giovane ed anche piccolo; è la variante sarda dell’italiano piccin(n)o, (d’uso soprattutto nelle parlate meridionali: Abruzzo, Calabria, Sicilia: piccinninnu, piccinedde, picceninne, etc). Qui in Sardegna abbiamo pitzìnnu in log. e centr.; piccìnnu o anche piccìu (nasale) nelle parlate campidanesi. Inoltre, “is piccìnnus” o “sos pitzìnnos”, in una famiglia, sono i figli. Come aggettivo e come sostantivo è attestato, nelle sue varianti, pithinnu, pikinnu, piticcu, pitikeddu, pikkereddu (vedi il cognome Picchereddu), picinnu, picc?u, etc. in tutte le carte antiche della lingua e della storia della Sardegna. Anche come cognome lo ritroviamo nei documenti medioevali. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, figura: Piccinnu Mundino, ville Ecclesiarum, *** Villa Ecclesiarum…odierno Iglesias. Et ego De Nelli Pelipaparius Ludovicus, civis et habitator terre et Ville Ecclesiarum…sindicus, procurator universitatis Ville Ecclesiarum…seu a Formenyino Joanne, capitano, camerlengo Ville Ecclesiarum di Sigerro. Omnibus habitatoribus dicte terre Ville Ecclesiarum, congregatis in Curia Magna…in posse Virde Andree, quondam Virde Joannis de Civitate Sasseri…nona die januarii 1388. Attualmente il cognome Piccinnu, è presente in 22 Comuni d’Italia, di cui 14 in Sardegna: Olbia 186, Telti 40, Budoni 12, Calangianus 12, etc. Il cognome Piccinno è presente in180 Comuni italiani(non in Sardegna), e registra la sua più alta frequenza in Puglia , nella provincia di Lecce.
PICCIOLI
PICCIOLINI
PICCIOLLI
PICCIOLLO
PICCIOLO
PICCIOLONI
Piccioli è tipico dell'area che comprende il modenese, il bolognese, la Toscana, il pesarese, l'anconetano e l'Umbria, con un ceppo anche a Roma, Picciolini, molto raro, ha un ceppo umbro, ed uno tra senese e grossetano, con un ceppo anche a Roma, Picciolli, estremamente raro, è toscano, mentre Picciollo è praticamente unico, Picciolo ha un ceppo nel leccese ed uno nel messinese, Piccioloni, molto molto raro, ha un ceppo nel perugino, tutti questi cognomi derivano, direttamente o tramite forme ipocoristiche o accrescitive, dal soprannome mediovale Picciolus (con il significato di piccino), poi entrato nell'uso anche come nome, di cui abbiamo un esempio a Deruta nel perugino, in un testamento del 1348, dove tra l'altro si può leggere che i beneficiari sono: "...Thomas et Orlandus domini Nini; Petrutius Sensi, Picciolus Andree, Tura magistri Pauli et Salvarellus Salvoli...", tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Trevi in un atto della seconda metà del 1500, conservato nell'Archivio notarile di Trevi: "...Nos Titius Picciolus de terra Apostae Regius ad contractus Iudex per totas provincias Aprutii, Vespasianus Arista de Castro Sancti Demetrii pubblicus ubique per dictas totas Aprutinas provincias Regia auctoritate Notarius et subscripti testes habiti, ad haec omnia habiti vocati et rogati...." ed anche nell'atto di presa di possesso del comune di Posta nel reatino da parte di Margherita d'Austria, datato primo agosto 1572: "...ab excellenti Domina Helionora Cornesia virtute clausulae constitutae in istrumento venditionis hujusmodi rogato manu egregii Notarii Iosippi Margici de Aquila apparentis personaliter se contulit ad dictam terram Apostae et ad se vocavit Magnificos Antonellum Leonardi, Alfonsum Rodulphium, Euditium Piccioli et Fabianum Cherubini Priores terrae praefate collegialiter existentes cum maxima aliorum virorum terrae ejusdem caterva ante januam ejusdem terrae....".
PICCIONE
PICCIONI
Piccione ha un ceppo siciliano, uno pugliese, soprattutto nelle penisola salentina, uno piccolo in Calabria, uno a Roma ed uno tra alessandrino e genovese, Piccioni ha un ceppo tra Piemonte e Lombardia, ma il nucleo principale è nella fascia centrale che comprende la Toscana meridionale, le Marche e l'Umbria, il teramano ed il Lazio, ed un ceppo anche nella Sardegna meridionale, potrebbero derivare dal fatto che i capostipiti allevavano piccioni, possono derivare da toponimi come Piccione nel perugino, tracce di queste cognominizzazioni le troviamo ad esempio con Antonia Piccione nel 1469 a Conversano (BA), e nel 1614 in un atto nel siracusano dove viene citato un Pietro Piccione.
PICCIRELLA
PICCIRELLI
PICCIRELLO
PICCIRIELLO
PICCIRILLI
PICCIRILLO
Piccirella, assolutamente rarissimo sembrerebbe pugliese, Piccirelli sembrerebbe tipico di Torricella Peligna (CH), Piccirello, quasi unico, è probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione del precedente, Picciriello, estremamente raro, sembrerebbe pugliese, Piccirilli è specifico della fascia che comprende Lazio ed Abruzzo, Piccirillo, tipicamente campano, del napoletano in particolare, ha ceppi anche a Roma ed in Puglia.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Piccirella e Piccirello, rarissimi, hanno ceppi originari nel foggiano e nel napoletano, Piccirelli, anch'esso molto raro, si riscontra maggiormente nel chietino, Picciriello, quasi unico, sembra essere originario del foggiano, anche se è presente quasi esclusivamente a Torino e a Milano, Piccirilli, più comune dei precedenti, è più tipicamente laziale e abruzzese, con nuclei principali nel romano, nel frusinate, nel chietino e, in misura minore, nell'aquilano e nel pescarese, ma ceppi minori si trovano anche nel foggiano, nel barese e fra il nord e centro nord peninsulare, Piccirillo, riscontrabile praticamente in tutto il paese, ha un grosso epicentro fra il napoletano, il casertano, il salernitano e il beneventano, tutti questi cognomi derivano dal nome medievale Piccirillo, col significato letterale di piccolo, piccolino, da intendersi probabilmente in senso affettivo (così come i nomi medievali Piccolo e Piccino); in alcuni casi, tuttavia, non si può escludere una derivazione dallo stesso aggettivo piccirillo, ad indicare particolari caratteristiche fisiche o comportamentali. In conclusione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni o dei nomi personali dei capostipiti o di soprannomi loro attribuiti.
PICCO Picco è un cognome decisamente settentrionale, dell'intera fascia che comprende Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli, dovrebbe derivare dal nome tardo latino e medioevale Piccus, di cui abbiamo un esempio in una  Carta Venditionis dell'anno 1163 a Nosedo (MI) che così si conclude: "...Et inde posuit fideiussores suprascriptum Guizardum et Azonem de Curte, Maccum et Ardericum Piccum de Baniolo in pena dupli. Ego Ardericus, iudex ac missus domini regis, tradidi et subscripsi. Ego Guifredus, missus domini regis, scripsi.".
un'ipotesi alternativa è fornita da Erika Picco
Il cognome Picco è originario del Torinese (in particolare di Cumiana) con certezza almeno dalla fine del 1700. I miei antenati erano contadini e, pertanto, stanziali. Questo conferma il fatto che in quelle zone il cognome Picco sia ancora molto diffuso mentre lo è meno in altre zone d'Italia. L'origine parrebbe risalire al fatto che in quella zona pre-montana ci siano delle montagne ancora oggi chiamate Pich d' Cumiana, il che farebbe pensare ad un'attribuzione del cognome a persone che abitavano quella zona.
PICCOLA
PICCOLELLA
PICCOLELLI
PICCOLETTI
PICCOLI
PICCOLILLO
PICCOLIN
PICCOLINI
PICCOLINO
PICCOLIS
PICCOLO
PICCOLOTTI
PICCOLOTTO
Piccola, estremamente raro, parrebbe del napoletano, Piccolella, solo leggermente meno raro, ha un ceppo romano ed uno tra casertano, napoletano ed avellinese, Piccolelli, assolutamente rarissimo, è di Cerignola nel foggiano, Piccoletti, molto molto raro, è dell'aretino, Piccolillo, anch'esso rarissimo, è di Cetraro nel cosentino, Piccolin è tipico della zona che comprende il Trentino con Bolzano e Moena e Falcade nel bellunese, che sembrerebbe la zona d'origine, Piccolini è specifico della Lombardia occidentale, del varesotto, milanese e pavese, e del novarese, con un ceppo anche nel barese ed uno nel catanese, Piccolino ha un ceppo a Vigevano nel pavese, uno ad Ausonia nel frusinate ed uno a Bari, Piccolotti è specifico di Orbetello e Capalbio nel grossetano, Piccolotto è di Bassano del Grappa nel vicentino, di Asolo nel trevisano e di Lentiai e Feltre nel bellunese, Piccoli è molto diffuso in tutta l'Italia peninsulare in particolar modo in Lombardia e nel Veneto, nel barese e tarantino, con alcuni ceppi in Abruzzo e Molise e nel Lazio, Piccolis è praticamente unico, Piccolo è panitaliano, derivano, direttamente o tramite varie forme ipocoristiche, dal nome medioevale Piccolus o anche da soprannomi legata alla bassa statura o all'essere un piccolus cioè un soldato portatore di picca (sorta d'arma tardo latina).  Tracce di questa cognominizzazione si trovano fin dal 1500 in Umbria: "...Cunventum hunc locum mi frater crede viator namque septingentis fratibus affluens capitulurn fecit dum Matteus Piccolus ..." o a Crotone nel 1600 con Martinus Piccolus famulus o sempre nel 1600 a Nicastro dove opera un certo Notaio Piccolo.
PICCOLBONI Piccolboni è specifico del veronese, di Vigasio, Verona, Castel d'Azzano ed Isola della Scala, dovrebbe derivare dal nome medioevale Piccolbonus, attribuito al proprio figlio da genitori che lo considerassero il loro piccolo bene, nel senso di tesoro, tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Verona nel 1500 con il Grammatico Iulianus Piccolbonus Veronensis.
PICCOLOMINI
PICCOLOMO
Piccolomini, molto raro, potrebbe avere oltre al ceppo originario toscano un ceppo a Roma ed anche uno probabilmente non secondario nel barese, Piccolomo è tipico del barese, di Corato in particolare, dovrebbero derivare da un soprannome legato alla bassa statura, probabilmente tipica della famiglia originaria. Tracce si hanno ad esempio a Roma nel 1500 con un Petrus Benenatus de Piccolominibus, a questa famiglia appartenne anche Papa Pio III° già Cardinal Francesco Todeschini Piccolomini (1439 - 1503).
integrazioni fornite da D. Todeschini
Questa nobile famiglia originaria di Siena a avuto 2 papi, oltre al già citato Pio III°, nato a Siena, Papa dal 08/10/1503 al 18/10/1503, che morì pochi giorni dopo la sua elezione, anche Pio II°, Papa dal 03/09/1458 al 14/08/1464, nato a Corsignano, vicino a Siena e considerato come uno dei migliori umanisti del suo tempo. Fece appello ai principi cristiani cercando di organizzare una quarta crociata contro i turchi, ma morì ad Ancona prima di riuscirci.
PICCONE Sembra avere due ceppi, uno piemontese ed uno abruzzese, potrebbe derivare dalla presenza di una picca nel blasone di famiglia, ma può anche essere stato originato da un soprannome legato ad episodi o all'uso di una picca o piccone.  Tracce di questa nobile famiglia la troviamo a Ivrea nel 1600 dove i Piccone sono feudatari della Valle di Mosso (VC) e che nel 1700 diventano conti feudatari di Perosa Argentina (TO) con il titolo di Conte.
PICENO Assolutamente raro, dovrebbe essere originario del Piceno, antico nome delle Marche.
PICERNO Picerno è specifico della fascia che comprende il barese, il potentino ed il salernitano, è soprattutto caratteristico di Altamura nel barese, dovrebbe derivare dal toponimo Picerno nel potentino.
PICHI
PICO
Pichi ha ceppi in Toscana, a Firenze, livornese, pisano ed aretino, ed a Roma ed Aprilia (LT), presente ma molto molto raro in tutta la penisola, Pico ha solo un piccolo ceppo a Tarquinia (VT), dovrebbe derivare dal nome, soprannome medioevale italiano Picus ( dal latino picus (picchio)), di questa cognominizzazione abbiamo un illustre esempio in Pico della Mirandola (1463 - 1494): "...De quo Patre reverendo plurima nobis dicenda forent, nisi ipsius mores, vitam, doctrinam et praetiosam mortem plures prosecuti essent: inter quos clarissimus fuit, princeps Johannes Franciscus Picus, Mirandolae dominus, nescio doctior an melior...".
PICICCIO Piciccio, assolutamente rarissimo è del napoletano, si dovrebbe trattare di una forma ipocoristica campana del nome medioevale italiano Pico (vedi PICHI), dell'uso di questo cognome abbiamo tracce a Tufara nel beneventano dove Giuseppe Piciccio è arciprete dal 1612 al 1642.
PICOLLI
PICOLLO
Entrambi assolutamente rarissimi, il primo parrebbe avere un ceppo lombardo ed uno probabilmente secondario in Campania,. il secondo è tipico dell'alessandrino zona di Gavi e Novi Ligure e di Genova, potrebbero derivare da soprannomi collegati con Picollus, nome di un antico dio infernale germanico.
integrazioni fornite da Fabio Picolli
probabilmente deriva dall'antico prussiano pickuls o pikuls (diavolo, demone).  Nell'archivio delle pergamene di Bergamo si possono trovare 4 personaggi risalenti ai sec.XIII°-XIV°: Guglielmo de Picollis, notaio (1255); Rogerio de Picollis (inizio del 1300); Simone de Picollis, notaio (1342) e Jacopo de Picollis di Bagnacavallo, luogotenente del giudice alla ragione del comune di Bergamo (1382).  Un Giuseppe Picolli fu aiutante di campo della Repubblica Cisalpina.
PICONE
PICONI
Picone è molto diffuso in Lazio, Campania, Molise e Sicilia, Piconi è decisamente romano, dovrebbero derivare dal nome medioevale Pico, Piconis di cui abbiamo un esempio nel beneventano come leggiamo nel Iohannes Monachus: Chronicon Vulturnense del XII° secolo: "...predicto cenobio substanciam Iohannis et Radoaldi, filii Piconis; et substanciam Ermelgrimi, filio Rapperti; tam et Stephani, filii Paldonis..", tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Gubbio (PG) in un Instrumentum donationis  del 1251: "In nomine Christi. Amen. Anno Domini Millesimo ducentesimo quinquagesimo primo,.. ..Et unam silvam coniunctam cum una petia terre, positam in villa S.ti Apolenaris. Fines silve et terre: a duobus lateribus, filii Benvegnatis de villa S.ti Apolenaris; et a tertio, Mercatus Rainerii Piconis. ..".
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Picone è cognome siciliano dal termine dialettale 'picuni' = piccone. Rohlfs 148.
PICOZZA
PICOZZI
Picozza è specifico di Priverno (LT), Picozzi ha un ceppo lombardo a Milano, Limbiate e Cesate, nel bresciano a Quinzano D`oglio e Manerbio ed a Saronno (VA), ha poi un ceppo nel casertano a Maddaloni e Caserta, potrebbero derivare da ipocoristici del nome, soprannome medioevale italiano Picus (vedi Pichi), ma è anche possibile un'origine più recente da soprannomi originati da un mestiere che porti all'uso del piccone.
PIDUTTI Pidutti è tipicamente friulano dell'udinese, di Ragogna e San Daniele del Friuli, potrebbe trattarsi di una forma patronimica in -utti, tipicamente friulana, dove il suffisso sta per il figlio di, riferito ad un capostipite si chiamasse con i nomi latini Elpidius o Lepidus, o altri simili, che, per aferesi, abbiano perso la sillaba iniziale, con apocope poi della sillaba finale.
PIEMONTE Piemonte ha un ceppo nell'udinese a, Buia, Fiumicello e Gemona del Friuli, ed a Gorizia e Trieste, uno a Roma, uno nel napoletano e salernitano, uno in Puglia, ed uno significativo in Sicilia, nel catanese a Castel di Iudica, Catania e Paternò, a Regalbuto nell'ennese ed a Lipari nel messinese, dovrebbe derivare o dal fatto che il capostipite fosse di origine piemontese, o dal fatto di aver vissuto questi per un certo tempo in Piemonte.
PIEMONTESE
PIEMONTESI
Piemontese ha un ceppo pugliese nel foggiano a Manfredonia, Monte Sant`Angelo, Foggia e Mattinata, ed uno a Fuscaldo nel cosentino, Piemontesi è molto più raro ed è tipico del novarese e varesotto e del triestino, derivano entrambi dall'etnico della regione Piemonte.
PIENIG
PIENIZ
Entrambi rarissimi, di origine slava, sono specifici dell'estremità sudorientale dell'udinese, Pieniz è una variazione del cognome slavo Pienig.
PIERACCI
PIERACCINI
PIERACCIONI
PIERAZZI
PIERAZZINI
PIERAZZO
PIRAZZI
PIRAZZINI
PIRAZZO
PIRAZZOLI
Pieracci ha ceppi nel modenese, nel pisano, nel perugino e nel viterbese, Pieraccini è tipico toscano e del forlivese, Pieraccioni è specifico del fiorentino e del pisano, Pierazzi ha un ceppo a Frassinoro sull'appennino modenese, uno, molto piccolo, tra fiorentino ed aretino ed uno, ancora più piccolo, romano, Pierazzini ha un piccolo ceppo a La Spezia, ed uno in Toscana a San Giovanni Valdarno nell'aretino, a Pisa ed a Firenze, Pierazzo è veneto, di Venezia, Noale e Stra nel veneziano e di San Giorgio alle Pertiche nel padovano, Pirazzi ha un ceppo a Cento nel ferrarese ed a San Pietro in Casale nel bolognese, ed un ceppo laziale a Cisterna di Latina nel latinense, a Fiuggi e Veroli nel frusinate ed a Roma, Pirazzini è decisamente romagnolo, ha un grosso ceppo a Lugo, Faenza, Ravenna, Bagnacavallo e massa Lombarda nel ravennate, a Imola, Bologna e Castel San Pietro Terme nel bolognese ed a Cento nel ferrarese, Pirazzo è specifico di Vigodarzere nel padovano, Pirazzoli è tipico dell'Emilia e Romagna, del bolognese, del ravennate, del ferrarese e del forlivese, derivano tutti, direttamente o tramite varie forme ipocoristiche, da variazioni familiari, scherzosamente peggiorative, del nome medioevale Pietrus.
PIERAMI Molto raro sembrerebbe tipico della Lunigiana.
PIERANTONI
PIERANTONIO
Pierantoni sembra vere un ceppo nel vicentino, uno nel bolognese ed uno nelle Marche tra pesarese ed anconetano, Pierantonio, assolutamente rarissimo, sembrerebbe del pescarese, derivano dal nome composto Piero Antonio.
PIERATI
PIERATO
Pierati è praticamente unico ed è probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione di Pierato, che, assolutamente rarissimo, dovrebbe essere veneto, si dovrebbe trattare di una forma patronimica in -ato, tipicamente veneta, riferita al padre del capostipite, che dovrebbe avere avuto come nome Piero.
PIERATTONI Pierattoni, molto molto raro, è tipico del fiorentino, dovrebbe derivare dal nome composto dal nome Piero e da quello di Attone, ricordiamo ad esempio con questo nome il Vescovo Attone di Vercelli che resse il vescovato dall'anno 925 al 960.
PIERBATTISTA
PIERBATTISTI
Pierbattista ha un ceppo nel Piceno, in particolare a Monte Urano, ed uno a Roma, Pierbattisti ha un ceppo nel ternano a Terni e San Gemini, ed uno a Roma, dovrebbero derivare da capostipiti che si chiamassero con il nome composto dai nomi Piero e Battista.
PIERGENTILI Piergentili è specifico dell'area che comprende il maceratese, il Piceno, l'Umbria, il viterbese ed il romano, dovrebbe derivare dal nome composto dai nomi medioevali Piero e Gentile, un esempio di utilizzo di questo nome composto lo troviamo agli inizi del 1400 con Piergentile Varano inviato come messo presso la corte del Papa Martino V°.
PIERGIOVANNI Tipico della fascia che comprende le province di Pesaro e Urbino, l'Umbria e l'alto Lazio, ha un ceppo anche a Molfetta (BA), deriva dal nome composto Piero e Giovanni probabilmente portato dal capostipite.
PIERI
PIERINI
PIERO
PIERONE
PIERONI
PIEROTTI
PIEROTTO
PIERUCCI
Pieri è diffuso in tutta l'Italia centrosettentrionale, ma particolarmente in Toscana, Pierini  e Pieroni sono tipici dell'Italia centrale, della Toscana in particolare, Piero è assolutamente rarissimo, Pierone, quasi unico, sembra veneto, Pierotti, tipico del centro è soprattutto del lucchese, del perugino e della provincia romana, Pierotto, molto raro, è veneto, Pierucci ha un ceppo nel savonese e genovese, ma la massima concentrazione è nella fascia centrale che comprende la Toscana, le Marche, l'Umbria, l'alto Lazio e Roma, con piccoli ceppi anche nel napoletano e nel barese, derivano tutti o direttamente o attraverso varie modificazioni ipocoristiche o accrescitive dal nome Piero forma contratta del nome Pietro.
PIERLUCA Molto raro, ha un ceppo nell'anconetano ed uno a Roma, deriva dal nome italiano composto Pierluca.
PIERMARIA Piermaria è specifico della fascia centrale che comprende le Marche, l'Umbria ed il Lazio, con ceppi nel pesarese a Pesaro, Montelabbate e Sant'Angelo in Lizzola, a Bevagna nel perugino ed a Terni ed a Roma e Genzano di Roma nel romano, dovrebbe derivare da capostipiti chiamati con il nome composto Pier Maria.
PIERMARTINI Piermartini ha un ceppo a Fabriano nell'anconetano ed uno nel viterbese a Vignanello e Vetralla ed uno a Roma e Civitavecchia, dovrebbe derivare dal nome composto Piero (Pietro) e Martino che dovrebbe essere il nome del capostipite.
PIEROBON Tipico veneto dell'area che dal bellunese arriva al padovano, deriva dal nome medioevale Petrobonus, di cui abbiamo esempio a Bologna nel  1200 con il magister Petrobonus Albertini de Sancto Laurencio o in un atto del 1391 redatto a Ferrara dove si legge: "...Item visa infrascripta allia peticione dicti Iohanis contra dictos eius nepotes et dictum Petrobonum dicto nomine producta coram me Iohane quondam Berthacij, videlicet:...". Traccia di questa cognominizzazione la troviamo in Valtellina nel 1500 con il sindaco di Fusine (SO) Giordano de Petrobono.
PIERORAZIO Estremamente raro è specifico della zona di Avezzano negli Abruzzi, deriva dal nome composto Pietro-Orazio.
PIERPAOLI
PIERPAOLO
Pierpaoli è tipicamente marchigiano, del basso pesarese e dell'anconetano, Pierpaolo, assolutamente rarissimo, è del centro Italia, dovrebbero derivare dalla cognominizzazione del nome composto Piero e Paolo portato dal capostipite.
PIERRI
PIERRO
Pierri è tipico di Campania, Basilicata e sud della Puglia, Pierro è specifico della Campania, Basilicata e nord della Puglia, derivano da modificazioni dialettali del nome Piero o Pietro.
PIERSANTE
PIERSANTI
Piersante sembra specifico di Pescara, Piersanti è molto diffuso nella fascia che comprende Marche, Umbria, Abruzzo e Lazio, dovrebbero derivare dal nome composto dai nomi Piero e Sante dell'uso di questo nome abbiamo un esempio nella seconda metà del 1500 ad Ancona con il notaio Giuseppe Piersante Saccucci ivi operante.
PIETANESE
PIETANESI
Pietanese, quasi unico, sembrerebbe abruzzese, Pietanesi è specifico del maceratese, di Recanati in particolare, è difficile formulare ipotesi circa la possibile origine di questi cognomi, improbabile una derivazione slovacca da una forma etnica della città di Pietani, l'attuale Piestany, ma l'altra ipotesi, altrettanto improbabile, consiste in una derivazione dal termine dialettale arcaico pietane o pietene (pettine), forse ad indicare nei capostipiti dei produttori di quegli oggetti.
PIETRA
PIETRAMALE
Pietra si distribuisce nell'arco che dalla bassa bergamasca, il milanese, il pavese, il piacentino arriva al genovese, potrebbe derivare da toponimi quali Pietra de Giorgi (PV), Pietra Marazzi (AL), Silvano Pietra (PV) ecc.,  Pietramale è rarissimo e potrebbe essere derivato dal toponimo Pietramala (FI).
PIETRAFESA Pietrafesa è tipicamente potentino con un ceppo anche a Avigliano (PZ) ed a San Marco dei Cavoti nel beneventano, deriva dall'antico toponimo Pietrafesa o Pietrafixa, l'attuale  Satriano di Lucania (Pz).
PIETRAGALLA Pietragalla è specifico del potentino, di Acerenza e Rionero in Vulture, dovrebbe derivare dal nome del paese di Pietragalla, vicinissimo ad Acerenza, probabilmente il luogo di provenienza dei capostipiti.
PIETRANTONI
PIETRANTONIO
PIETRANTUONI
PIETRANTUONO
Pietrantoni è specifico della provincia romana e dell'aquilano, Pietrantonio, molto raro, ha un ceppo molisano, uno nel barese ed uno probabilmente secondario in Abruzzo, Pietrantuoni è assolutamente rarissimo, Pietrantuono, molto molto raro, ha un ceppo nel potentino ed uno nella Campania settentrionale, derivano dal nome composto Pietro Antonio.
PIETRASANTA Molto raro, parrebbe originario del milanese, si trovano ceppi secondari nell'alessandrino e nel nordmilanese, deriva in molti casi dal toponimo Pietrasanta (LU), ma la famiglia originaria è molto antica risale almeno al 1200 quando il milanese Guiscardo da Pietrasanta era podestà di Lucca e nel 1255 diede il suo nome alla odierna città di Pietrasanta (LU); il ramo lombardo continua con Pagano da Pietra Santa, figlio di Guiscardo cavaliere e capitano dei fiorentini che morì a Milano nel 1300.  I conti Pietrasanta ebbero il feudo di Cantù (CO).
PIETRI
PIETRINI
PIETRINO
PIETRO
Pietri, abbastanza raro, parrebbe tipico della zona reggiano modenese, Pietrini è largamente diffuso nella fascia centrale che comprende Toscana, Marche e Lazio, Pietrino è quasi unico, Pietro, assolutamente rarissimo, parrebbe del sud, derivano direttamente o per ipocoristici dal nome Pietro portato dal capostipite.
PIETRIBIASI Pietribiasi è tipico del vicentino, di Schio e Marano Vicentino in particolare, dovrebbe derivare dal nome del capostipite, un nome composto dal nome Pietro e da una forma dialettale del nome Biagio.
PIETRONI Sembra essere specifico marchigiano dell'anconetano, deriva dal nome Pietro.
PIETROPAOLO Abbastanza raro sembra avere tre ceppi, nel sud della Calabria, nel napoletano e tra il sud degli Abruzzi ed il Molise, deriva dalla fusione dei nomi Pietro e Paolo.
PIETROPINTO Pietropinto è specifico dell'alto potentino, di Potenza, San Fele, Atella e Venosa, questo cognome potrebbe derivare da un soprannome originato dalla carnagione scura del capostipite di nome Pietro, troviamo le prime tracce di quest'uso nel salernitano nella seconda metà del 1200.
PIETROSANTE
PIETROSANTI
PIETROSANTO
Pietrosante è assolutamente rarissimo, dovrebbe essere abruzzese, Pietrosanti è specifico delle province di Roma e Latina, Pietrosanto sembra avere un nucleo principale a Fondi (LT), derivano dal nome composto Pietro e Sante o Santo.
PIEVAIOLI Pievaioli, abbastanza raro, è specifico del centro Italia con piccoli ceppi a Castiglione del Lago nel perugino ed a Roma, potrebbe essere di origine umbra e derivare da un soprannome attribuito agli abitanti di una particolare pieve o plebe (vedi anche PIEVANI).
PIEVANI
PIEVANO
PLEBANI
PLEVANI
PLEVANO
Pievani è tipico bergamasco, Pievano, assolutamente rarissimo, sembrerebbe parmense, Plebani è tipico dell'area bergamasco, bresciana, con un piccolo ceppo anche nelle Marche, Plevani, assolutamente rarissimo, sembrerebbe avere un ceppo nel bresciano ed uno in Abruzzo, Plevano è caratteristico del pescarese, di Città Sant'Angelo, Montesilvano e Pescara, dovrebbero tutti derivare dal termine pievano o plebano, cioè il sacerdote responsabile di una pieve, e starebbe ad indicare un rapporto sia famigliare diretto sia indiretto con il sacerdote stesso, meno probabile un riferimento agli abitanti di una pieve o plebe, perchè tutti indistintamente appartenevano a qualche pieve, quindi non avrebbe avuto alcun senso identificare qualcuno con un termine così generico e attribuibile comunque anche a tutti gli altri.
PIFANI
PIFANIO
PIFANO
Pifani è quasi unico, Pifanio sembrerebbe proprio unico, Pifano è tipicamente campano, di Vibonati nel salernitano e di Napoli, dovrebbero essere forme aferetiche derivate dal nome greco bizantino Epiphanios (vedi EPIFANI), nome probabilmente portato dai capostipiti, il luogo d'origine sembrerebbe essere stato il salernitano.
PIFFERI Sembrerebbero esserci tre nuclei, tra comasco e milanese, nel modenese e nella bassa Toscana, dovrebbe derivare da soprannomi legati al mestiere di suonatore o a episodi della vita del capostipite.
PIGA Tipico della Sardegna, dovrebbe derivare da soprannomi legati al vocabolo sardo di derivazione catalana piga (lentiggine) o, in alcuni casi, potrebbe derivare da soprannomi originati dal vocabolo pica (gazza).
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PIGA: significato ed etimologia. È la ghiandaia o gazza, dal latino pica, dal richiamo stridulo. Scramiat ke sa piga in beranu: schiamazza come la ghiandaia a primavera (in amore); si dice generalmente di una bambina che strilla come una forsennata, per un qualsiasi motivo. È un termine comune a tutta la Sardegna, così anche come cognome, diffuso sin dai tempi antichi. Tra i firmatari della Pace di Eleonora *LPDE 1388, figurano 6 Piga un Pigha ed un Pigo: Piga Andrea, jurato ville Aidu (Aidomaggiore - Contrate Partis de Guilcier); Piga Barisono, jurato ville Genadas(villaggio distrutto - Laconi ..Contrate partis Alença); Piga Guillelmo, ville Genadas; Piga Leonardus - de Aristanni; Piga Petro, ville Genone(odierno Genoni - Contrate Laconi et Partis Alença); Piga Thomeo, ville Mahara(Villamar Contrate Marmille); Pigha Gilardo, Villa de Abbas(Santa Mariacquas - Contrate Montis Regalis); Pigo Petro - ville de Ocieri(Ozieri - Contrate Montis Acuti). Nel Condaghe di San Nicola di Trullas, *CSNT XI°, XII°sec., troviamo Pica Andria, teste, insieme a Furatu Pica(maiore d'iscolca : il maiore de scolca presiede un gruppo di armati a cavallo - lieros de caballu - a guardia dei confini del territorio del Giudicato, limitatamente al territorio di un villaggio: villa), Petru Pica e Dorgotori Pica, in una vendita di terra. Nel condaghe di Santa Maria di Bonarcado, *CSMB XI°, XII° sec., troviamo 8 Pica: Dorgotori(14, 28, 46), Furatu (fratello a Gunnari- 78), Goantine(fratello a Iorgi, 111, 173), Gunnari (77, 78), Iohanne (12, 26), Iorgi(111), Iorgia (sorella a Iorgi, 111), Iorgia (sorella a Petru, 111). Attualmente il cognome è presente nell'isola in 152/377 Comuni, con diffusione abbastanza omogenea: Sassari 292, Cagliari 274, Quartu S. E. 147, Sennori 126, Alghero 126, Sestu 118, Monastir 104, Porto Torres 101, Nuoro 80, etc.  Nel territorio nazionale è presente in 365 Comuni: Roma 162, Genova 47, Torino 44, Milano 44. In Usa è presente in 10 Stati : New Jersey con 2 nuclei familiari, gli altri con 1.
PIGANZOLI Estremamente raro è tipico della zona di Morbegno e Rasura nel sondriese.
integrazioni fornite da Giacomo Ganza
I Piganzoli sono di Rasura (SO). e solo successivamente si sono stabiliti a Morbegno. Secondo Cirillo Ruffoni questa famiglia sarebbe di lontane origini comasche: deriverebbe dalla famiglia Brocchi proveniente da Como, ma che esisterebbe a Rasura già dal 1200.
Nei vecchi documenti già nel 1465 si trova un Pietrino detto Piganzolo, del ramo dei Brocchi. Un nucleo abitativo di Rasure, Cà di Piganzoli è segnalato nel libro degli estimi del 1657. Piganzoli deriva probabilmente da un soprannome di Rasura "indecifrabile"
PIGAZZI
PIGAZZINI
PIGHI
PIGO
PIGONE
PIGONI
PIGOZZI
PIGUZZI
Pigazzi è rarissimo e sembrerebbe originario del comasco, Pigazzini è caratteristico del lecchese, di Calolziocorte, Carenno, Lecco e Torre de' Busi, Pighi ha un ceppo nel piacentino e parmense ed uno nel veronese, Pigo, assolutamente rarissimo, è del goriziano, Pigone, quasi unico, dovrebbe essere dovuto ad un'errata trascrizione del cognome Pigoni, che è tipico della zona che comprende lo spezzino, il carrarese, il parmense, il reggiano ed il modenese, Pigozzi ha un ceppo in Emilia e uno probabile nel veronese, Piguzzi, molto molto raro, sembrerebbe tipico del reggiano, di Villa Minozzo in particolare, dovrebbero derivare, direttamente o tramite varie forme ipocoristiche o accrescitive, dal nome medioevale Pigus, di cui abbiamo un esempio nella Storia della città di Vicenza, dove viene citato tra i Sapientes eletti per il Quarterio Portae Novae, per l'anno 1266, un Dominus Pigus de Caldogno, potrebbero anche derivare da soprannomi originati da ipocoristici del termine italiano arcaico pigo (giovincello, damerino).
PIGHETTI
PIGHIN
PIGHINI
PIGOTTI
Pighetti ha ceppi nel bresciano a Chiari ed Urago D`oglio ed in Valtellina a Chiavenna (SO), nel modenese a Palagano ed uno a Napoli, Pighin è decisamente friulano, di Zoppola nel pordenonese in particolare,ma anche di Rivignano nell'udinese, Pighini, molto raro, è specifico dell'area reggiano, lucchese, di Camaiore (LU) soprattutto, ma con un ceppo anche a Monterotondo Marittimo nel grossetano, Pigotti, molto molto raro, decisamente marchigiano, è forse dell'anconetano, potrebbero derivare da forme ipocoristiche, anche dialettali, di soprannomi originati dal vocabolo pica (gazza), ma molto più probabilmente derivano da un ipocoristico del termine italiano arcaico pigo (giovincello, damerino, piccolo di una covata), forse soprannome attribuito al padre del capostipite per il suo comportamento.  Tracce di questa cognominizzazione le troviamo in Val Brembana nel 1602 con Iohannes Baptista Pighettus titolare del vicariato di Zogno ed a Prata (SO) nel 1613 è Console un tal Giovan Battista Pighetto.
PIGNALOSA Pignalosa ha un ceppo nel napoletano a Napoli, Portici ed Ercolano, uno a Ginosa nel tarentino ed uno a Crotone, di origini etimologiche oscure, potrebbe trattarsi di una forma etnica arcaica ad indicare capostipiti che provenissero dal paese di Pignola nel potentino.
PIGNATARI
PIGNATARO
Pignatari è rarissimo, Pignataro è diffuso in tutto il sud peninsulare e nel catanese, dovrebbero derivare da un soprannome originato dal mestiere di fabbricante di pentole, tracce di questa cognominizzazione la troviamo a Napoli nella seconda metà del 1700 con Carlo Pignataro.Delegato Protettore e Governatore del sacro Monte e Banco de Poveri.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pignataro è panitaliano, ma più frequente al Sud. L'interpretazione del cognome è alquanto problematica. Ipotesi proposte: da "pignattaro", mestiere artigianale, che sarebbe stato inizialmente attribuito a persone come soprannome, poi cognome. Altra ipotesi: pineta-a-rio, ma assai incerta perché si dovrebbe supporre la presenza di un fiumiciattolo. Resta l'etimologia dal 'pino', col derivato 'pigna'. In questo caso è da rilevare qui la rara desinenza -atario, dal più usuale -ario (latino -arius) con epentesi eufonica di -at, quindi Pin-at-ario>Pigna-t-ar(i)o. Toponimo: Pignataro Maggiore (CE). Studiosi locali fanno risalire l'origine del nome di Pignataro Maggiore ai secoli tra il IX e il XIII, tuttavia manca una documentazione storica sui primi tempi del paese anche se, seguendo la terza ipotesi, si potrebbe pensare che -ario, -aro, esprimesse la possibilità, offerta dal luogo, di abbondante raccolta di frutti dei pini.
PIGNATELLA
PIGNATELLI
PIGNATELLO
PIGNATIELLO
Pignatella, molto molto raro, è specifico di Torricella nel tarantino, decisamente pugliese Pignatelli, che sembra avere un ceppo secondario nel napoletano ed uno nel Lazio, Pignatello è caratteristico di Avola nel siracusano, Pignatiello è molto diffuso nel napoletano, in particolare a Sant'Anastasia, ma anche a Pomigliano d'Arco, Napoli, Somma Vesuviana, Pollena Trocchia, Volla e Massa di Somma, a Lacedonia nell'avellinese e ad Arpaise nel beneventano, ha inoltre un ceppo importante a Foggia, dovrebbero tutti derivare da forme ipocoristiche del termine pignatta, stante ad indicare una qualche relazione con le pentole, o come fabbricante, o come venditore, o perchè nello stemma compaiono appunto della pignatte come avviene per il casato dei Pignatelli.  Probabilmente di origini longobarde i Pignatelli si considerano discendenti dei Duchi di Benevento, nobile casato presente già nel 1000, che annoverò principi, marchesi e conti, nel 1400 i Pignatelli diventano feudatari di Monteleone, l'odierna Vibo Valentia.
PIGNOLI
PIGNOLO
Pignoli ha presenze in Lombardia, un ceppo a Parma e nel reggiano a Correggio e Reggio Emilia, un ceppo nel pescarese a Pescara e Cepagatti, ed un ceppo a Roma, Pignolo ha un ceppo piemontese, a Lozzolo nel vercellese, presenze in Veneto ed in Friuli ed un ceppo a Crotone, dovrebbero derivare da forme aferetiche dialettali di ipocoristici del nome Giuseppe.
PIGNONE Rarissimo, forse di origini liguri, dovrebbe derivare dal toponimo Pignone (SP).
PII
PIO
Pii è tipicamente toscano del senese e soprattutto del grossetano, a Grosseto, Arcidosso e Castel del Piano, Pio ha ceppi tra torinese e cuneese, in Liguria, nell'area che comprende il romano, il frusinate, l'aquilano e l'iserniese, nell'avellinese e nel foggiano, con presenze anche nel Salento ed in Calabria, dovrebbe derivare dal fatto che il capostipite si chiamasse Pius, già presente come cognomen in epoca latina, o direttamente Pio; personaggio di rilievo è stato il capitano di ventura Giberto Pio da Carpi, Signore di Carpi, Sassuolo, Casinalbo, Fiorano Modenese, Formigine, Spezzano, Soliera e Brandola,  Alberto III° Pio di Savoia (1472-1530).
integrazioni fornite da Andrea Manni
Il cognome Pii sembra decisamente toscano, diffuso nelle province di Siena e Grosseto.  Potrebbe derivare dal nome personale Pio, in particolare dalla forma latina del nome, Pius-Pii, che significa "colui che nutre profonda compassione per gli altri"; o anche "persona che manifesta grande religiosità". Come per altri cognomi presenti in Toscana e nell'Italia centrale (vedi per esempio Lucii che in Toscana per caduta della doppia i- ha generato il cognome Luci, o il cognome Patrizii presente a Roma da cui deriva il cognome Patrizi, molto diffuso nel Lazio, in Umbria e nella Marche) si tratta di una forma cognominale (un patronimico) conservativa della doppia -i- del genitivo latino. In molti casi, la -i- finale si trovava in passato sostituita dalla -j- .
PILAT
PILATI
PILATO
Pilat ha un ceppo nel trevisano, bellunese e pordenonese, in particolare a Follina, Miane, Tarzo nel trevisano, Pordenone e Belluno, ed uno triestino, Pilati ha un nucleo nell'area che comprende bresciano, trentino e vicentino,soprattutto nella zona di Tassullo (TN) e Lavis (TN), un ceppo bolognese ed uno trapanese, Pilato è tipico del sud con un nucleo principale in Sicilia, uno importante a Bisceglie (BA), Andria (BA) e ad Ischia (NA) ed uno non secondario a Guardavalle (CZ), dovrebbero derivare, direttamente o tramite troncature dialettali, dal cognomen latino Pilatus portato ad esempio dal famosissimo Ponzio Pilato che condannò Gesù Cristo. Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo ad esempio nel trentino con Carlo Antonio Pilati  (Tassullo -TN, 1733-1802) illustre scrittore di cultura giuridica.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pilati è un cognome abbastanza diffuso in Lombardia, nel Veneto, nell'Emilia e nel Lazio (solo nella provincia di Rieti). In Trentino, il cognome è originario della Val di Non ed è particolarmente comune a Tassullo. Fino ai primi decenni del secolo scorso, nella Valle dell'Adige era presente anche la forma, ora scomparsa, PILATTI (tipica della Val San Giacomo, in provincia di Sondrio). È ovviamente assai probabile che i vari ceppi regionali abbiano distinte e differenti etimologie. Per quanto riguarda il ceppo trentino, gli studiosi si trovano concordi nell'escludere una derivazione del cognome dal nome di persona Pilato, nome celebre per essere quello del procuratore romano (Ponzio Pilato) che sovrintese al processo di Gesù (Pilatus deriva da 'pilum' "giavellotto" e significa "munito di lancia"). Vengono invece proposte due possibili etimologie per il cognome. La prima ipotizza la derivazione da 'pelatus' = "pelato, calvo, senza capelli", come soprannome diventato in seguito nome personale. La seconda propende per considerare l'-ato finale come suffisso con valore diminutivo: Pilat / Pilato sarebbe dunque il diminutivo del nome medievale Pilo / Pilone, nome oggi scomparso e di incerto significato.
PILATTI Pilatti sembra specifico del sondriese, di Madesimo in particolare e di Dubino, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal vocabolo milanese pilatton (sciattone, sudicio, sporco), anche se non si può escludere una derivazione dal nome latino Pilatus.
PILECI Assolutamente raro, forse del crotonese, dovrebbe essere di origini croate, in Croazia Pileci (pollo) è un cognome abbastanza diffuso.
PILERI
PILLERI
Pileri ha un ceppo a Terni e nel ternano ed a Roma e nel romano, uno nel palermitano, a Palermo, Altofonte, Ficarazzi e Termini Imerese, ed uno nella Sardegna settentrionale, in particolare in Gallura ad Olbia ed Arzachena, con un ceppo anche a Sassari e nel sassarese, Pilleri è invece specifico del sud della Sardegna, di Quartu Sant'Elena, Cagliari, Sinnai, Settimo San Pietro, Soleminis e Selargius nel cagliaritano, di Villacidro nel Medio Campidano e di Carbonia.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PILERI; PILLERI: non conosciamo il significato dei due cognomi, che probabilmente hanno etimo diverso. Piléri potrebbe derivare dal latino pilus, nei suoi diversi significati. Pilléri invece dal sardo pilla o billa, nel significato di piega, ruga (lat. explicare o implicare). Qui da noi in Campidano, sa pilla è anche il denaro: pilléri = che ha molti soldi; probabilmente dall'espressione: tenit dinai a pillàdas, a pillàdas = ha una "pila" di soldi. Piléri potrebbe derivare dal francese "piler" = pestare, macinare, quindi potrebbe significare macinatore, mugnaio, molitore, etc.  Nella lingua sarda esiste inoltre il verbo pibiai/re, onomatopeico dal latino pipilare, nel significato di lamentarsi: pibîéri = piagnucolone. Di significato simile è il verbo piulare, che è proprio degli uccelli, pigolare; in campidanese anche piliare, quindi pilieri = che pigola come un uccellino. Per ora non sappiamo altro! Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388 figurano: Pilieri Ambrosius - de Aristanni, *** Aristanni: elenco dei nomi dei firmatari della PETIZIONE. Omnes cives mercatores et habitatores dicte civitatis.nisi pastores bestiaminum et quorum dificulter demorari non poterant.congregati. Porta la data : die XIIII mensis Januarii M°. CCC°. LXXXVIII° et etc ; Pilieri Leonardus - de Aristanni; Pilieri Masedu, ville de Sardara, ** SARDARA MONTIS REGALIS...11 GENNAIO 1388, et ego...Gadulesu Margiano habitator velle Sardara, sindicus actor et procurator universitatis Contrate Montis Regalis et villarum et etc. In posse Virde Andrea, Virde Joanne, de Civitate Sasseri, notarii publici, die XI Januarii 1388. Troviamo il cognome Pilieri anche nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, CSMB, XI, XIII secolo: Pilieri Petru (47), coinvolto in un acquisto di terre, da parte del priore della chiesa di Santa Maria (ego priore Iohanne de Bonarcato.): comporeili a Petru Pilieri terra in ariola de Pubusone.Attualmente il cognome Pilléri è presente in 52 Comuni italiani, di cui 21 in Sardegna: Quartu 144, Cagliari 78, Sinnai 76, Settimo 46, Villacidro 33, etc. Il cognome Piléri è presente in 168 Comuni italiani, di cui 34 in Sardegna: Olbia 213, Arzachena 140, Trinità d'Agultu 33, etc.
PILI
PILIA
PILIU
PILO
Pili è specifico della Sardegna ad eccezione del sassarese, Pilia è proprio del cagliaritano e basso nuorese, Piliu, molto raro sembrerebbe sassarese, Pilo, molto più diffuso, è tipico di Sassari con ceppi probabilmente secondari in Sicilia, dovrebbero derivare da forme dialettali del termine peloso, ma è pure possibile che derivino dal cognomen latino Pilo-Pilonis. Pili e Piliu possono anche derivare da contrazioni del nome sardo Pilimu (Priamo).  I Pilo furono conti di Capaci (PA).
informazioni fornite da Silvia Pili
i pili erano i centurioni armati, infatti una loro arma era il Pilo; in Spagna Pili è un nome proprio, in Grecia c'è una regione, un monte, ed una città chiamate Pili.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PILI: al momento non  conosciamo con certezza significato ed etimo della parola pili. Potrebbe derivare dal latino pilus = pelo, capello, al plurale; o, sempre dal latino, pilus, nel significato di manipolo di triari (il primo manipolo della legione romana, composta dai lanciatori di pilum = giavellotto - primi pili - - vedi il cognome Pilo). Il cognome Pili è presente negli antichi documenti della lingua e della storia della Sardegna. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, figurano: Pili Guantino, jurato ville Cerfallio* Cerfallio.odierno Zerfaliu. Campitani Majoris; Pili Molentinu, ville Laconi, ** Laconi.et Contrate Partis Alença et etc. seu Atara Barçolo, officiali Curatorie de Parte Alença. In posse Penna Ambrosii et filii Guiducii (Penna) notari...die XII januarii 1388.( nisi pastores bestiarium et etc.; Pili Suaqueso, ville Laconi. Attualmente il cognome Pili è presente in 409 Comuni italiani, di cui 145 in Sardegna: Cagliari 365, Sestu  136, Uta 132, Quartu 114, San Sperate 77, etc. Nella penisola è Roma, con 101, ad avere il numero più alto.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PILO; PILU: so pilo, su pilu, sos pilos, is pilus = capello, capelli, ma anche pelo, peli., pilosu, piludu, pilurtzu, pilutzu= peloso (Pilosu, Piludu, Pilutzu, Pilurzu, sono tutti cognomi) Dal latino pilus, pilosus, pilurcus. In alcune parti del Campidano è avvenuta la caduta della consonante intervocalica "l"(fenomeno abbastanza comune) e si ha "piu", su piu , is pius (vedi il cognome Piu). Da non confondere con pìllu, che significa strato, falda, sfoglia, corteccia, pellicola: a pillus a pillus, o a pillàdas a pillàdas = a strati etc.  Vedi il cognome Pillonca. Ma in latino pilus, oltre che pelo, significa anche manipolo di triarii (nella legione romana occupavano i primi posti, il primo manipolo: erano i lanciatori di giavellotto = pilum. Pilu e Pilo sono presenti come cognomi nelle carte medioevali. Tra i firmatari della Pace di Eleonora del 1388, figurano Pilu Arsòco, ville Sasseri, ** Sasseri.Sassari. Et nos Pugioni Anthonius et De Lacon Salatinus, cives Sasseri, sindici, actores et procuratores.Marringoni Arsòcus potestas ac capitanus civitatis Sasseri. Omnes cives congregatis in civitate Sasseri, apud ecclesiam Sancte Caterine.presentibus Corda Jacobo, Magnispesa Francisco, De Mascara Francisco. In die XIII mensis Januarii MCCCLXXXVIII - 1388; Pilu Bernardo - ville de Dosille, * Dosìlle.Osìdda (Contrate Montis Acuti - Ozieri); Pilu De Cau Gimigiano, ville Selluri, ** Selluri - Sedduri - Seddori: odierno Sanluri. Et ego Capula Marcus .sindicus, actor et procurator ville Selluri.seu a Petro De Castay, locuntenente capitanei et Margiano Costa, locuntenente potestatis terre Selluri et omnibus habitatoribus dicte terre, congregatis. X die januarii 1388; Pilu Gonnarius, ville Sasseri; Pilu Joannes, ville Sasseri; Pilu Joannes, ville Sasseri; Pilu Joannes, ville Sasseri; Pilu Parasonus, ville Sasseri. Dalle carte antiche sassaresi veniamo a sapere che un certo Pietro Pilo, nel 1320 fu mandato dal Comune di Sassari, quale ambasciatore e per conto del Consiglio Maggiore degli anziani, presso l'Infante della Corona d'Aragona Alfonso il Benigno, per trattare l'integrazione di Sassari nel Regno di Sardegna, in cambio del rispetto degli antichi privilegi. La sua missione ebbe buon fine. Nell'opera di Giovanni Francesco Fara, "De Rebus Sardois IV, (150)al capitolo Alfonsus rex (150/14) è ricordato Pietro Pilo  (diverso dal precedente) fu ambasciatore presso il re Alfonso II d'Aragona - il Magnanimo- insieme ad altri notabili sassaresi, per esporre al re, che si trovava ad Alghero(siamo nel mese di giugno - circa - del 1420)la volontà di amicizia, nei suoi confronti, del popolo sassaresi. Un altro Pietro Pilo lo troviamo sempre nel "De Rebus Sardois IV", al capitolo, Carolus Caesar Hispaniae et Sardiniae Rex (290/18) (si tratta di Carlo I, meglio conosciuto come Carlo V imperatore) - in seguito alla rivolta di Assanaga, nel 1541, ed ai danni da lui recati alle coste della Sicilia e della Sardegna, ed alle lagnanze dei sudditi, soprattutto sardi.Quare Carolus Caesar suorum subditorum querimoniis excitatus.(si decise a fare una spedizione in Sardegna, con 200 navi da guerra e con 3000 fanti.attraccò a Porto Conte, dove fu accolto da una imponente massa di sardi e condotto in trionfo ad Alghero, dove lo attendevano, tra gli altri, gli ambasciatori di Sassari. Carlo V ebbe l'appoggio incondizionato dei sardi, in truppe e vettovagliamenti. In cambio l'imperatore Carlo insignì del titolo di cavaliere e della cintura militare, Pietro Virde.Pietro Pilo, Giovanni de Sgrexo e Giovanni Galeasio.Sempre nel De Rebus.IV, al capitolo di Carlo V imperatore troviamo, Angelus Pilus(282/25).eodem anno(1529).et funesta pestis (si tratta probabilmente di peste nera)invasit Italiam et Sardiniam, prius in Gallura et Castro Genuensi.et magis quam in alia parte insulae saevit (infuriò) in urbe Sasseris, ubi ad 16.m (circa 16 mila) hominum interiere (morirono) et inter eos nobiles: Petrus Cariga, Ludovicus Castelvinus, Franciscus Ledo, Joannes Solinas, Joannes Valdemussa, Gavinus Canus, Angelus Pilus, Comita Contene, Petrus Marongius, Petrus Travall, et Joannes Antonius Milia.Il Milia morì senza discendenza e per il suo patrimonio, tra cui i villaggi di Sorso e di Sennori, ci fu una violenta lite tra Franciscus de Sena et Ioannes Pilus.Sempre nel De Rebus IV, al capitolo Ioannes rex II (Il re Giovanni II) .Anno 1463 7 Kal. Novembris (25 ottobre circa), ad Synodum provincialem Turritanam(urbem - Sassari) vocati convenerunt (parteciparono - segue l'elenco).Gonnarius Pilus canonicus Turritanus.
Nelle storia moderna ricordiamo: Pilo Boyl Vittorio, il più celebre della casato Pilo Boyl, e dei baroni di Putifigari (il primo barone di Putifigari fu Pietro Boyl: ricevette il titolo nobiliare da Pietro I d'Aragona, detto il Cerimonioso, nel 1364). Nacque a Sassari nel 1778, in periodo sabaudo del Regno di Sardegna. Seguì la carriera militare e si distinse per valore: gli fu conferito direttamente sul campo, l'Ordine Mauriziano. Nel 1799 seguì la corte a Cagliari e fu al seguito di Carlo Felice. In seguito da Carlo Alberto ebbe tutti gli onori militari, sino al grado di luogotenente generale del riformato Ordine Mauriziano. Morì nel 1834. Gli abitanti del Medio Campidano e dei paesi della diocesi di Ales ricordano con grande stima ed affetto la figura di fra' Giuseppe Maria Pilo( Sasseri 1716 - Villacidro 1786), vescovo di Ales dal 1761 al 1786. A lui si devono diverse opere di restauro di chiese della diocesi, ma si distinse, soprattutto durante il periodo del Riformismo Boginiano(vedi nel Web - Giuseppe Concas - almanacco - Ottobre; oppure - L'opera di mons. Giuseppe Maria Pilo.), si distinse per l'impegno rivolto a favore dei ceti rurali. Si prodigò per difendere la cultura ed aprì le porte delle scuole(allora erano i Seminari) a tutti, soprattutto ai poveri. Attualmente il cognome Pilo è presente in 129 Comuni italiani, di cui 44 in Sardigna: Sasseri 411, Sorso 100, Ploaghe 53, Ossi 40, etc. Il cognome Pilu è presente in 41 Comuni italiani, di cui 19 in Sardigna: Padru 40, Borore 27, Illorai 13, Sasseri 12, etc.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PILIA; PILIU: non sappiamo con certezza che cosa significano, né da dove derivano. Nella lingua sarda esistono le voci pibîa e pibîu, che significano lamento, deverbali da pibîare = lamentarsi, probabilmente dal latino pipilare > onomatopeico. Di uno che si lamenta continuamente si dice: "Ses una pibîa o pibîu", o anche, ses una pibinca"!  Non è neppure escluso che i due cognomi possano derivare dal verbo pidinàre = muoversi piano, piano, ma anche essere in ansia: pidìna e pidìnu, sempre come deverbali: > pilìna, pilìnu > pilîa, pilîu, = affanno, ansia (î nasale = fenomeno fonetico comune nella lingua sarda). Infine citiamo le voci pilìsa e pilìsu > pilìa e pilìu, che significano agitazione, tumulto; ad esempio a Bitti su pilìsu è il ramoscello o altro, con cui si agita il latte per togliere su pilu, la pellicola. Nelle carte antiche della lingua e della storia della Sardegna, troviamo traccia dei cognomi, anche se nelle loro varianti. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, figura: Pipia Comita, ville Forru, * Forru.Villanova Forru; Bidda Noa de Forru; Collinas. Partis de Montibus. Nel Condaghe di San Michele di Salvennor, CSMS, XI°, XIII° secolo, al paragrafo 135, troviamo Andria Pilio, come testimone in un acquisto: compre(è in lingua spagnola) de Pedro Sacargia y de Gavino  su ermano (il fratello) su Cannaveral de badu de Trotas(località nelle vicinanze del santuario). Testes: Gosantine Turdu y Andres Pilio. Attualmente il cognome Pilia è presente in 234 Comuni italiani, di cui 104 in Sardegna: Cagliari 384, San Sperate 103, Quartu 85, Ulassai 77, etc. Il cognome Piliu è presente in 25 Comuni italiani, di cui 17 in Sardegna: Sassari 32, Narcao 17, Ozieri 15, Iglesias 13, etc.
PILIALVU Pilialvu, quasi unico, ha qualche presenza nel sassarese (vedi PILLOSU).
PILITTU
PILLITTU
Pilittu, molto molto raro, è specifico di Villamassargia nell'iglesiente, Pillittu è tipico di San Sperate nel cagliaritano e di Serramanna nel Medio Campidano.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PILLITTU: il Wagner nel D.E.S. per la voce pilittu, mette: (centrale e logudorese) "solco vallivo scosceso e denso di alberi; termine geografico; etimologia? In latino troviamo pellitus = rivestito di pelli. Nelle storie di Polibio - libro III - 96 -7 e segg. E nelle storie di Tito Livio - ab Urbe condita - libri XXI e XXIII si parla degli avvenimenti sardi del 215 a.C. della rivolta del sardo punico Amsicora e dei Sardi Pelliti contro Roma e della gravissima sconfitta subita dai sardo punici. Gli storici latini dicono che la battaglia avvenne alla confluenza tra due fiumi e si tratta per certo del Rio Flumineddu e Rio Mannu ed esattamente tra i due centri attuali di San Sperate e Villasor. I sardi Pelliti, rivestiti di pelli, erano gli abitatori della montagna, secondo alcuni storici. Per noi i sardi Pelliti erano gli abitanti della piana del Campidano, allevatori di pecore e capre e rivestiti di pelli, di mastruca appunto = veste di pelle di pecora o di capra, che oggi in Campidano chiamiamo "sa 'est''e pèddi" = vestito di pelle. I pelliti erano quindi pastori del Campidano non della Barbagia. Amsicora, grosso proprietario terriero di Cagliari, sardo punico, intenzionato a difendere la Sardegna dagli assalti delle legioni romane, trovò i suoi alleati  tra gli agricoltori ed allevatori della Piana del Campidano, cioè degli abitanti dei centri abitati non lontani da Caralis. Ed è proprio in questi centri che oggi è presente il cognome Pillittu: San Sperate, Serramanna, Uta, Villasor, Villamassargia, Selargius, etc.  Il fatto che oggi nelle montagne della Barbagia si possano ancora vedere i pastori con la mastruca, sa est''e pèddi, non ci impedisce assolutamente di pensare che oltre 2000 anni fa, anche i pastori del Campidano avessero sa est''e pèddi. Addirittura alcuni pastori di Gonnosfanadiga, Arbus, Villacidro, Fluminimaggiore, Guspini etc. usano ancora sa est''e pèddi, la mastruca, il vestito di pelle di pecora o di capra. Crediamo quindi, che il cognome Pillittu derivi da Pellitus = ricoperto di pelli.
PILLA Tipico della zona che comprende le province di Foggia, Campobasso e Potenza, sembra avere anche un nucleo nel trevisano, sembra derivare dal nome medioevale Pilla presente nella zona tra Benevento e Foggia, ma assolutamente non usato altrove; un esempio dell'uso di questo nome si trova nel 1600 con un Pilla degli Alberti pittore.
integrazioni fornite da Fabio Paolucci
Dalla lettura dei Libri Baptizatorum della Chiesa arcipretale di San Giorgio Martire di Colle Sannita (BN) il cognome Pilla risulta tra i più antichi del luogo è infatti registrato fin dal 1588 e risulta tutt'oggi presente nel suddetto Comune.
PILLAI Pillai, tipico del cagliaritano, è abbastanza poco comune, dovrebbe derivare dal vocabolo dialettale sardo pillai (corteccia, buccia).
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PILLAI: non sappiamo che cosa significhi e da dove derivi il termine pillai. In logudorese abbiamo la voce pidza, che diventa in campidanese pigia, ma anche pilla o billa: il significato è di piega, ruga. L'espressione fai a pigias, a pigias o a pillas, a pillas o a billas, a billas, significa fare a pieghe, piegare (pillai?). Dal latino implicare? Oppure potrebbe derivare da pidzu, pillu, nel significato di impillai = fai a pillus, a pillus: si dice, ad esempio della pasta fresca, quando si preparano i ravioli. Per il compensato (falegnameria) diciamo: "Esti fattu a pillus, a pillus"! - a sfoglie! Non sappiamo altro! Il cognome è presente tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388: Pilai Petrus - de Aristanni, *** Oristano: elenco dei nomi dei firmatari della PETIZIONE. Omnes cives mercatores et habitatores dicte civitatis.nisi pastores bestiaminum et quorum dificulter demorari non poterant.congregati. Porta la data : die XIIII mensis Januarii M°. CCC°. LXXXVIII° et etc. Pillay (de) Stephano, ville Selluri, ** Selluri - Sedduri - Seddori: odierno Sanluri. Et ego Capula Marcus .sindicus, actor et procurator ville Selluri.seu a Petro De Castay, locuntenente capitanei et Margiano Costa, locuntenente potestatis terre Selluri et omnibus habitatoribus dicte terre, congregatis. X die januarii 1388. Attualmente il cognome Pillai è presente in 42 Comuni italiani, di cui 21 nella Sardegna: Quartu S. E. 211, Cagliari 51, Guspini 17, Selargius 12, etc.
PILLER Piller è specifico di Sappada nel bellunese.
integrazioni fornite da Pietro Bortolotti
Piller è un cognome tipico di Sappada (BL), oasi linguistica tedesca al confine col Friuli-Venezia Giulia. Significa abitante di Pill, una delle quindici borgate del paese.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Piller è un cognome presente solo a Sappada nel bellunese. Piller dovrebbe essere di origine germanica, dal nome personale 'Bilihar' composto da 'bil' = spada e 'hari' = esercito.
PILLICU Pillicu, tipicamente sardo, estremamente raro, caratteristico del cagliaritano, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine sardo dialettale pillicu (buffetto e per estensione fanciullo, bambino).
PILLON
PILON
Pillon è tipico veneto probabilmente originario del trevigiano, Pilon un pò più raro è sempre veneto, dovrebbero avere varie derivazioni, il ceppo altoaltesino dovrebbero derivare dal toponimo Campilli (BZ), gli altri potrebbero derivare da soprannomi legati al vocabolo latino pilum (lancia), così come è più che possibile che derivino dal cognomen latino Pilonicus, di cui abbiamo esempio in un'antica lapide romana: "Liberteis hisce fecere patrono Q(uintus) Ovi(us) Q(uinti) l(ibertus) Barg(ates)= Q(uintus) Nadiacus Q(uintus) Pilon(icus) Q(uintus) Ovi(us) C(ai) f(ilius) Freg(ellanus) hic sepult(us) = quod suis dedit apparet", o dal cognomen Pilo (Pilonis).
ipotesi fornite da Alessandra alepyll@tin.it
Pillon non è assolutamente un cognome tipicamente veneto come si potrebbe pensare, ma è un cognome di origine Normanna. (vedi sito documentato www.piloninternational.ca/international/earmoir.htm. Infatti, la più alta percentuale di questo cognome non è in Veneto, ma in Francia (Pillon) e in Canada (Pilon).
commento all'ipotesi
Nulla esclude che esistano dei Pillon di origine normanna tutt'altra cosa è sostenere che tutti i Pillon abbiano quell'origine. Il flusso migratorio normanno è ben lontano dall'area di massima diffusione dei Pillon veneti che dimostrano una concentrazione ed una distribuzione che difficilmente può non essere di una specie autoctona. A riprova di quanto sopra leggiamo in UOMINI, ZATTIERI E CRIMINALI NEL SEICENTO I PROCESSI DI CISON di Giancarlo Follador: "...Un ladro è invece Mattio del fu Zuanne Dal Pont, zattiere bellunese, condannato con sentenza del 18 aprile 1667, sempre dal Maleficio di Cison. La sera dell'8 marzo viene arrestato per essersi presentato all'osteria di Cison con una "Brachetta" considerata rubata al canonico Pilon..."
PILLONCA Pillonca, molto raro, è sardo dell'Ogliastra, con un ceppo, probabilmente secondario, a Roma, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale basato sul termine sardo pilloncu (cute, crosta, cotenna).
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PILLONCA: deriva da pidzu (in log.), pillu (in camp.) = strato, corteccia, involucro. A pillus, a pillus o a pillàdas, a pillàdas = a strati. Sa pillastra = pietra di forma rotondeggiante "schiacciata", che usavano bambini e ragazzi per giocare a biccus (birilli). Bogai a pillu portare in superficie, all'aria aperta, riesumare, ad esempio, una vecchia questione. Su pillu de su latti, è la panna del latte. Dal latino pilleus, nel significato di strato, involucro. Su pilloncu è anche la pelle (sa pèddi) riferito a persona o animale. Spilloncài = scorticare. Sa pillònca è in genere il pane carasàu, detto carta da musica. Qui in Medio Campidano, sa pillùnca è un pane tipico (di pasta dura), preparato con su "scettixéddu", che è la farina di colore bianco oscuro che si ottiene dalla seconda stacciatura del  grano (duro) macinato. Il cognome Pillonca è piuttosto raro, presente in 15 Comuni italiani, di cui 4 in Sardegna: Selargius, Lanusei, Tortolì, Osini, tutti con un solo nucleo familiare. Nella penisola è Roma con 10 ad avere il numero più alto.
PILLONE
PILLONI
Pillone, assolutamente rarissimo, è probabilmente dovuto ad errori di trascrizione di Pilloni, che è tipico del sud e del sudovest della Sardegna, diffuso nel cagliaritano, nel Campidano, nell'iglesiente e nell'oristanese.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
Pilloni significa uccello, dal tardo latino pullionis. In Logudorese abbiamo pudzone e puggione, puggioni. Is pilloneddus de Santa Luxìa sono le rondinelle. I pulcini (di gallina) sono, is pilloneddus de pudda. Su pilloni è anche il germoglio di un albero. Al femminile, sa pillona, è il membro virile. Pilloni è presente in molti proverbi sardi. L'espressione "tottu appillonau" significa impacciato, impedito. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, *LPDE del 1388, figura: Pilloni (de) Joanne - de Castri Januensis (Castelsardo). Attualmente il cognome è presente in 99 su 377 Comuni della Sardegna, con maggiore frequenza nel centro sud dell'isola. Nel territorio nazionale è presente in 299 Comuni. In Continente ha maggiore diffusione nel  centro nord.
PILLOSU
PILOSU
PILUDU
PILURZU
PILUTZU
Pillosu è tipico del cagliaritano, di Cagliari, Nuraminis e Pimentel, Pilosu è specifico di Torpè nel nuorese, questo potrebbe anche derivare da un soprannome originato dal vocabolo sardo logudorese pilòsu (fanciullo), Piludu è specifico di Cagliari e zone limitrofe, Pilurzu, molto molto raro, è di Cagliari, Pilutzu, assolutamente rarissimo, è tipico di Fluminimaggiore nel cagliaritano, dovrebbero derivare da soprannomi originati dall'essere il capostipite esageratamente peloso.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PIL(L)OSU;PILUDU; PILURZU; PILUTZU; PILIALVU: hanno tutti identico o simile significato > peloso,  e come base il latino pilus, nel significato di pelo. Li ritroviamo, nelle diverse uscite, nei documenti medioevali della lingua e della storia della Sardegna. Un discorso a parte merita Pilialvu (che significa dal pelo o capello bianco, canuto), presente nelle carte antiche, nella variante Pilialbu, oggi quasi del tutto scomparso: lo troviamo, in 4 Comuni della Sardegna: Sénnori, Sassari, Cargeghe e Cagliari, con pochissimi nuclei familiari. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPD del 1388, troviamo: Piludu Comita, ville Mahara, * Mahara - Barbaraquesa .Arbarei -  Villamar. Contrate Marmille, ** Contrate Marmille.et ego Ferrali Agustinus, sindicus etc. etc. .seu a Nicolao Longhu, castellano Contrate Marmille.habitatoribus, congregatis in dicta villa Mahara Barbaraquesa (Villamar) ante ecclesiam Sancti Saturnini (nisi pastores bestiarum) .in posse Virde Andrea, civitate Sasseri, Virde Joannis filii.die XII januarii 1388. Pilialbu Guantino - ville de Guluso, * Guluso?.distrutto?.Contrate Montis Acuti; Pilialbu Joanne, jurato ville Sedilo, * Sedilo.odierno Sedilo. Contrate Partis de Guilcier; Pilialbu Mariano, curie de Sacargia.  * Sac©argia-.villaggio distrutto, presso Codrongianus. Curadorìa di Figulina; Pilialbu Nicolao, jurato ville Putu Majore, * Putu - Majore.odierno Pozzomaggiore - Contrate Caputabas; Pilialbu Petro - ville de Guluso, * Guluso.distrutto.Contrate Montis Acuti. Nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, CSMB, XI, XIII secolo, abbiamo: Piludu Cipari(112), teste in uno scambio di servitù (tramùdu): tramudarus homines cun s'archiepiscopu Comida de Lacon: successor archiepiscopu Petrus; isse levei (prese) a Petru Musca ki stavat in Ortueri, servum  de Sanctu Augustinu d'Agustis; et Sancta Maria levedi (ha preso) a Gavine de Iacunu. Testes:.Cipare Piludu.Nella storia dell'età contemporanea ricordiamo Pillosu Evandro (Villanovafranca 1910 - Cagliari 1963). Studioso di storia sarda. Si occupò dei sistemi difensivi contro le incursioni barbaresche, nel libro "Le Torri litoranee in Sardegna"(1957). Attualmente il cognome Pillosu è presente in 19 Comuni italiani, di cui 14 in Sardegna: Cagliari 32, Nuraminis 31, Pimentel 21, etc. Pilosu è presente in 17 Comuni italiani, di cui 10 in Sardegna: Torpè 32, Ozieri 18, Uta 12, Villasor 9, etc. Piludu è presente in 92 Comuni italiani, di cui 32 in Sardegna: Quartu 202, Monserrato 160, Cagliari 146, selargius 58, Quartucciu 54, Tortolì 11, etc. Piludu è presente in un solo Comune: Tortolì con un solo nucleo familiare. Pilurzu, è presente in 6 Comuni italiani, di cui 5 in Sardegna: quartu 8, Guspini 5, Fluminimaggiore 5, etc. Pilutzu, è presente in 6 Comuni italiani, di cui 3 in Sardegna: Fluminimaggiore 14, Elmas 5, Carbonia 3. Pilialvu, come detto, è presente in soli 4 Comuni della Sardegna: Sénnori 10, Sassari 9, Cargeghe 2, Cagliari 2.
PILONE
PILONI
Pilone ha un ceppo torinese ed uno abruzzese e pugliese, Piloni dovrebbe essere specifico del cremonese, ma con un possibile ceppo secondario nelle Marche, una possibile origine è dal vocabolo latino pilus (giavellotto), Pili o Piloni erano detti i Legionari armati in modo pesante, erano le truppe corazzate di un tempo, potrebbe quindi riferirsi a veterani insediatisi in occasione di qualche centuriazione.
PILOTA
PILOTI
Pilota, assolutamente rarissimo parrebbe del centrosud Italia, Piloti se possibile ancora più raro sembrerebbe del nord.
integrazioni fornite da Da Fabio Paolucci (Salerno)
Pilota è estremamente raro, sembrerebbe tipico della zona costiera marchigiana al confine con l'Abruzzo. Dal punto di vista etimologico, data la assoluta rarità del cognome, posso solo formulare delle ipotesi, che andrebbero corroborate da mirate ricerche archivistiche.  Il pilota era nei secoli scorsi colui che dirigeva una navigazione anche senza esercitare il comando della nave: in tal senso il cognome deriverebbe dal mestiere esercitato dal capostipite (è possibile perchè l'area presa in analisi è della riviera adriatica). Altra interpretazione può essere proposta se consideriamo il termine latino Pileatus, a, um che significa che porta il pileo, il berretto frigio (tipico cappello a calotta terminante a punta). Ancora da considerare, ma a titolo solo di curiosità, è la probabile provenienza in tempi molto antichi da Pylos e Pylus, ossia Pilo, città della Messenia e dell'Elide.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pilota: quanto all'origine di questo cognome dal significato trasparente, si può aggiungere che nei Glossari annessi al Codice diplom. Padovano (1877-81) che vanno dal X all'XI secolo è presente il nome Piloto. Da esso si sono originati i cognomi PILOTTO e PILOTTI a Venezia, Vicenza e nel Cadore. D. Olivieri, 207.
PILOTTA
PILOTTI
PILOTTO
Pilotta è specifico della provincia di Enna, di Piazza Armerina e Barrafranca, Pilotti, non comune, è presente a macchia di leopardo al nord, ceppi possibili sono nel bresciano, in Liguria, nel ravennate e nel teramano, Pilotto è decisamente veneto, dovrebbero tutti derivare dal nome medioevale Pilottus di cui abbiamo un esempio nel Codice Diplomatico della Lombardia Medioevale in un Breve pignoris del 1133 a Milano: "...et posuit fideiussorem Pilottum, germanum suum. Et item dedit guadiam ipse Bonbellus eidem Rogerio, ut si suprascripte res sunt in alia parte aliquo modo obligate, quod eas liberare habet; fideiussor extitit exinde suprascriptus Pilottus, germanus suus...", potrebbero anche derivare in alcuni casi da modificazioni del termine pilota, tracce di queste cognominizzazioni si trovano a Venezia fin dal 1500, in un atto viene citato come parte venditrice un certo Paolo Pilotto quondam Federico.
PILTI Unico è probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione.
PILUTTI Pilutti è un cognome friulano dell'udinese, di Latisana, Rivignano ed Udine, con un piccolo ceppo anche aVenezia, dovrebbe trattarsi di una forma patronimica caratteristica friulana, dove il suffisso -utti sta per il figlio di, riferito ad un capostipite il cui padre si fosse chiamato Pilo, che a sua volta dovrebbe derivare dal cognomen latino Pilo,Pilonis.
PIN
PINA
PINALLI
PINELLA
PINELLI
PINELLO
PINI
PINO
Pin è molto diffuso nel travigiano e nella vicina provincia di Pordenone, con un ceppo anche a Gorizia, Pina è decisamente lombardo, di Canzo, Eupilio, Asso, Erba, Pusiano e Como nel comasco, di Albino nel bergamasco e di Pisogne e Pian Camuno nel bresciano, Pinalli, molto molto raro, è tipico della Lombardia settentrionale, di Berbenno di Valtellina in particolare, Pinella, assolutamente rarissimo, è dell'alto agrigentino, Pinelli è diffuso in Lombardia, Emilia, Liguria ed alta Toscana, ha un ceppo tra le province di Isernia, Caserta e Napoli ed uno tra palermitano ed agrigentino, Pinello è specifico del palermitano, Pini è molto diffuso in Lombardia, Emilia e Toscana, Pino, tipico meridionale, della Sicilia, Calabria, Salento e napoletano, derivano da modificazioni dell'aferesi di forme ipocoristiche di nomi come Iacopo, Filippo, Giuseppe.  Traccia di questo cognome la si trova ad esempio nel 1400 in Emilia; in un atto redatto a Cento (BO) nel 1404 si legge: "...praedicti praesentibus Petro quondam Ghirardi de Ghixignolis de Bergamo habitatore dicti Castri, Romanello quondam Gandulfi de Placentia, Antonio quondam Bertolomei de Bolsena, et Marco quondam Pini de Parma omnibus habitatoribus dicti Castri testibus ad predicta vocatis, et rogatis...."; in Valtellina troviamo questo cognome ad esempio nel 1600 fra le famiglie timorate di Dio in rappresentanza di una Confraternita di Carità.
integrazioni fornite da Giacomo Ganza / Villa di Tirano (SO)
PINI è uno dei cognomi tipici di Grosio (SO), però secondo lo studioso Gabriele Antonioli (uno degli archivisti più esperti della provincia di Sondrio) la lontana origine sarebbe comasca.
PINARD Pinard, assolutamente rarissimo è piemontese, dovrebbe essere di origini francesi e derivare dal cognome francese Pinard, a sua volta derivato da un soprannome, o da nomi di località contenenti la radice francese pin (albero di pino), forse indicanti la presenza di una pineta o di un particolare albero di pino nel luogo d'origine del capostipite.
PINARDI Pinardi ha un ceppo nella zona che comprende il bresciano, il cremonese, il mantovano ed il parmense, un ceppo nel bolognese ed uno tra viterbese, reatino e romano, il suffisso -ardi potrebbe essere semplicemente un indicatore di appartenenza e riferirsi quindi ai discendenti di un Pino (ipocoristico aferetico di Giuseppe) o di una Pina, ma potrebbe anche derivare dalla fusione del nome Pino con il suffisso germanico hart (hard, duro), ad indicare quindi il forte Giuseppe o qualcosa di simile.
PINASCO Pinasco è specifico del genovese, di Genova, Lavagna e Cogorno, dovrebbe derivare dal nome della frazione Pinasco di Sant'Olcese nel genovese.
PINATO Pinato è decisamente veneto, specifico del padovano, si dovrebbe trattare di una caratteristica forma patronimica veneta, dove il suffisso -ato sta per il figlio di, riferito a capostipiti i cui padri si fossero chiamati Pino, forma ipocoristica aferetica del nome Giuseppe.
PINAZZA
PINAZZI
PINAZZO
PINOTTI
PINOTTO
PINOZZI
Pinazza è decisamente veneto, con un ceppo a Domegge di Cadore nel bellunese ed uno a Portogruaro nel veneziano, Pinazzi ha un ceppo a Genova ed uno a Parma ed a Colorno nel parmense, Pinazzo, molto raro, parrebbe siciliano di Mazzarino nel nisseno, Pinotti sembra essere originario della zona che comprende il reggiano, il modenese ed il mantovano, Pinotto e Pinozzi sono praticamente unici, dovrebbero tutti derivare da forme dispregiative di ipocoristici dell'aferesi di nomi come Giuseppe, Iacopo, Lapo o altri simili.
PINCI
PINCIO
Pinci, molto raro, è tipico romano, Pincio ha un ceppo specifico di Cesena (FC) ed uno a Siracusa e Priolo Gargallo (SR), dovrebbero derivare dal nomen latino Pincius, troviamo un Pincius curatore di un proedium in Friuli che prendendo il suo nome diventerà Pinzano al Tagliamento (PN), in alcuni casi potrebbe anche derivare dalla località romana Pincio, tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Venezia alla fine del 1400 con un Philippus Pincius mantuanus a Venezia autore tra l'altro di  De vitis Pontificum Tridentinorum.
PINEIDER Pineider, molto molto raro, è tipico dell'Alto Adige, di Valdaora in provincia di Bolzano in particolare, dovrebbe stare ad indicare che il capostipite fosse originario della zona di Passo di Pinei sempre in Alto Adige o del paese di Pinei nell'agordino nel bellunese.
PINGUE
PINGUI
Pingue è specifico di Guardia Sanframondi nel beneventano, Pingui è praticamente unico e dovrebbe essere dovuto ad un'errata trascrizione del precedente, che dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine pingue (grasso).
PINIZZOTTO Pinizzotto è decisamente del messinese, di Messina, Monforte San Giorgio e Torregrotta, si dovrebbe trattare di forme ipocoristiche composite aferetiche di nomi come Iacopo, Filippo o, più probabilmente, Giuseppe.
PINNA Specifico sardo, di origini antiche, dovrebbe derivare da soprannomi legati al vocabolo dialettale pinna (penna). Si hanno tracce di questo cognome già dal 1500, presso l'Archivio di Stato di Cagliari si trova un atto relativo all'acquisto di una campana, rogato dal notaio Gerolamo Serpi: il 30 giugno 1598, il fonditore Broto, abitante a Cagliari nel quartiere di Lapola, si  impegna con Francesco Pinna, procuratore "della parrocchiale di San Vincenzo" di Siris, a fondere una campana del peso do 70 libbre: "...Francisco Pinna de Siris procurador de la parrochial de Sant Vincent...".
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
il vocabolo italiano penna, deriva dal latino pinna. In sardo pinna de pudda sono le penne di gallina; ispinniai significa spennare; cuccuru spinniau (calvo); sa pinna de sa domu (la parete o il muro della casa); pinne(t)ta  è la capanna tipica degli antichi pastori sardi, con pianta circolare o anche quadrata; costruita con muri in pietra generalmente senza malta sino ad altezza d'uomo e coperta con frasche, con sopra uno spesso strato di argilla. In siciliano la pinnata è la tettoia delle stalle. Pinna po iscrì(ri) è la penna per scrivere. Nell'oristanese sa pinna è anche il membro virile. È un cognome comune a tutta la Sardegna e presente in 267 Comuni su 377. Il cognome Pinna è presente in quasi tutte le carte antiche della Sardegna: sono ben 42 tra i firmatari della Pace di Eleonora del 1388 *LPDE, dei quali citiamo Pinna Joanne, majore ville Fodorachi (* Fodorachi.distrutto: villaggio del Meylogu. Contrate de Ardar et Meylogu); Pinna Margiano, majore ville de Sancto Gavino (San Gavino Monreale). Nel Condaghe di San Nicola di Trullas ( *CSNT XII° sec.) figura un certo Pinna Comita (202) teste in una vendita di vigna in Mularia o Molaria (termine che deriva da pietra molaria o pietra vulcanica usata per la fabbricazione di mole), l'attuale Mulargia, frazione di Bortigàli. Nel Condaghe di S. Pietro di Silki *CSPS  figurano 4 Pinna, tra cui Pinna Dorgotori in Canache, armentario de scu. Petru, teste in una spartizione di servi (parthizione de servis, 17°), e Pinna Susanna, priorissa de Scu. Petru de Silki,14°. Nel Condaghe di S.Maria di Bonarcado (*CSMB XII° sec.) sono presenti 7 Pinna, tra i quali citiamo: Basili Pinna (202), teste in una donazione, sostituto o delegato (binarius) del Giudice, e Pinna Buiakesu, curatore (funzionario regio) de Sedilo(24). È opportuno ricordare che, nelle carte antiche il cognome Pinna veniva spesso riportato nei registi anagrafici con Penna; infatti nel *LPDE oltre ai tanti Pinna figurano, tra i firmatari, ben 87 Penna, dei quali citiamo: Penna Joanne, majore (sindaco) ville de Ala (Alà dei Sardi - Contrate Montis Acuti); Penna Joanne, majore ville Palmas. Majore (Palmas Arborea - Contrate Campitani Simagis); Penna Laurencio, majore ville Aricu (odierno Aritzo - Barbagia di Belvì o Mandrolisay); Penna Nicolao, majore ville Nuracogoma (Noracugume - Curatorìa de Marghine de Gocìano); Penna Petro, major ville de Usulufe;  (villaggio distrutto - Contrate Montis Acuti); Penna Petro, majore ville Doliana (d'Oliana, l'attuale Oliena);  Penna Torbino, majore ville Lecy (odierno Lei - Curatorìa de Marghine de Gocìano). Nella storia della Sardegna ricordiamo Pinna Pietro di Pozzomaggiore (1891-1966): pluridecorato nella 1^ Guerra Mondiale; generale di brigata aerea, durante la 2^ Guerra Mondiale; Alto Commissario della Sardegna (dal 1944 al 1949); durante tale incarico si impegnò con tutte le sue forze per risollevare le sorti della Sardegna e nella lotta alla malaria.
PINOLI Rarissimo, probabilmente originario del comasco, dovrebbe derivare dall'aferesi di nomi come Giuseppino, Iacopino ecc.
PINONI Estremamente raro, probabilmente di origine cremonese, dovrebbe derivare dall'aferesi di nomi come Giuseppino, Iacopino ecc.
PINTACORONA Rarissimo, forse dell'agrigentino, dovrebbe derivare da un soprannome legato al vocabolo tardo latino pinctus (dipinto), e starebbe ad indicare quelli della corona dipinta.
PINTALDI
PINTAUDI
PINTAUTI
Pintaldi è siciliano, di Noto e Siracusa nel siracusano, di Palermo e di Catania, Pintaudi è un cognome tipico del messinese, in particolare di Sant`Angelo di Brolo, Brolo, Acquedolci, Piraino e Messina, Pintauti, praticamente unico, è probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione del precedente, potrebbero derivare da una modificazione del cognomen latino Pinta, ma molto più probabilmente derivano da soprannomi originati da termini medioevali di origine spagnola come pintardo (maldipinto) o, meno probabilmente, da nomi di località, stanti ad indicare la provenienza da zone scoscese, come ad esempio i francesi Pendaries o Pendarios.
PINTI
PINTO
PINTUCCI
Pinti è diffuso nella fascia che comprende Abruzzo e Lazio, soprattutto a Roma e nel teatino a Schiavi di Abruzzo e Chieti, Pinto è molto diffuso in tutto il sud peninsulare, Pintucci ha un ceppo a Firenze e nel fiorentino, uno a Recanati (MC) , uno a Roma ed uno a Bari, dovrebbero derivare, direttamente o tramite ipocoristici, da soprannomi originati dalla tinta scura della carnagione, dal latino pinctus (tinto, colorito), ma in molti casi sono di origine iberica e, in alcuni, ebraico portoghese.
PINTOMARRO Assolutamente rarissimo.
integrazioni fornite da Giacomo Ganza / Villa di Tirano (SO)
Cognome estremamente raro, dovrebbe essere originario del foggiano e derivare da soprannomi legati ai vocaboli pinto (scuro) e marro che starebbe ad indicare il mestiere dell'agricoltore, marraiolo (bracciante agricolo). Questa cognominizzazione la troviamo a Cerignola (FG) fin dal 1800.
PINTON Specifico del padovano, deriva da un soprannome legato al vocabolo tardo latino pinctus (dipinto). 
PINTOR Pintor, abbastanza raro, è tipicamente sardo, di Cagliari e Capoterra nel cagliaritano, di Nuoro e di Alghero nel sassarese, è un cognome di origine spagnola, derivato dal vocabolo catalano pintor (pittore), ed è proprio di alcune famiglie nobiliari di origine spagnola.
PINTORE
PINTORI
Pintore decisamente sardo, è tipico di Sassari e del sassarese, di Bonorva, Porto Torres ed Alghero, con ceppi anche a Iglesias e Domusnovas nell'iglesiente, a Cagliari, a Nuoro, ed a Bosa nell'oristanese, presenta un piccolo ceppo anche a Napoli, Pintori è anch'esso tipicamente sardo, con un grosso ceppo a Nuoro, ma con presenze significative anche a Cagliari, Sassari, e Tuili e Segariu nel Medio Campidano, dovrebbe derivare dal termine sardo pintore (pittore), termine derivato dal termine catalano pintor, con il medesimo significato.
PINTUS Pintus è specifico della Sardegna, diffuso al sud, al nord e sul lato occidentale dell'isola.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
Per il cognome Pintus ci si deve richiamare ai termini: Pintu in sardo significa dipinto, da pintai (dipingere). Nel tardo latino abbiamo pinctare. Pintu significa anche screziato, picchiettato; su sturru pintu è lo stornello; lintu e pintu significa uguale, identico. Sa pinta è la fisionomia; sa pinta de su tiau(lu) è la figura del diavolo. Portat sa pinta de su babbu significa è identico al padre. Il cognome è presente nelle carte antiche. Tra i firmatari della Pace di Eleonora (*LPDE 1388) vi sono 5 Pintus:  Pintus Francisco, ville Ecclesiarum( Villa di Chiesa - Iglesias); Pintus Guantino, ville Ecclesiarum; Pintus Juliano, ville Ecclesiarum; Pintus Petro, ville Ecclesiarum; Pintus Xpoforo, ville Montis Leonis(Monteleone Roccadoria - Caputabas). Nel Condaghe di S. Nicola di Trullas (*CSNT XI° _XII° sec.), sono citati due Pintu: Gosantine (85), teste in una donazione di terra; Pintu Janne (134), in una permuta di terra: (ego  Maria de Serra.tramutai cun Janne Pintu terra pro terra.). Nella storia della Sardegna ricordiamo Pintus Cesare (Cagliari 1901 - 1948), antifascista del Movimento di Giustizia e Libertà. Poco dopo la Laurea in Giurisprudenza, nel 1930, fu arrestato con l'accusa di cospirazione contro il Fascismo. Condannato a 10 anni di reclusione, ne scontò 6, perché affetto da una grave forma di tubercolosi. Rientrò a Cagliari, dove subì un'operazione, che lo portò alla riabilitazione, ma mai completa. Sino alla fine del Fascismo fu tenuto sotto rigida sorveglianza e, per la condanna subita, fu estromesso dall'albo degli avvocati! Dopo la Liberazione si occupò della Stampa Sarda e resse il Comune di Cagliari sino alla nomina del primo sindaco del dopoguerra. Ricordiamo inoltre Pintus Sebastiano, sacerdote di Iglesias (1876 - 1909), studioso di Teologia e autore di uno studio sulle Diocesi Sarde, ancora oggi valido. Purtroppo morì ancora giovane all'età di soli 33 anni. Attualmente il cognome Pintus è presente in 171 su 377 Comuni dell'isola, omogeneamente distribuiti nel territorio. Nel territorio nazionale è presente in 474 Comuni. Nel Continente la maggiore frequenza si registra nel centro nord. In USA lo troviamo in 12 Stati, per lo più della costa occidentale, a parte la California, con un solo nucleo familiare.
PINZA Cognome tipico di Ravenna, dovrebbe derivare da un soprannome, ma è anche possibile una derivazione dal nome medioevale Pintius, tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Bagnoregio (VT) agli inizi del 1600 con il notaio Plinio Pinza.
PINZANI Decisamente specifico della provincia fiorentina, dovrebbe derivare dal nome di località Pinzano, un sobborgo di Firenze, è pure possibile che la derivazione possa addiritura risalire al nomen latino Plantius che si suppone all'origine del toponimo stesso.
PINZANO Decisamente specifico friulano, dovrebbe derivare dal toponimo Pinzano al Tagliamento (PN), tracce di questa cognominizzazione si trovano nel 1150 con un certo Ermanno dei Pinzano che erige il locale Castello.
PINZAUTI Pinzauti è tipico di Firenze e del fiorentino, di Pontassieve, Bagno a Ripoli, Scandicci ed Impruneta, potrebbe derivare da una modificazione dei cognomi francesi Pinchard, Pinchart, Pinchaud, Pinsard, Pinsart o Pinzard.
PINZON
PINZONE
PINZONI
Sono entrambi molto rari, Pinzone sembra specifico della Sicilia orientale, Pinzoni ha un ceppo veneto ed uno bresciano, Pinzon e assolutamente veneziano, dovrebbe essere di origini spagnole, e derivare dal nome e cognome spagnolo Pinzon, ricordiamo a titolo di esempio il compagno di Cristoforo Colombo Martín Alonso Pinzón comandante della Pinta, nel suo viaggio alla scoperta delle Indie occidentali, traccia di questa cognominizzazione la troviamo a Venezia nel 1600 con il padre carmelitano Bonaventura Pinzoni.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pinzone è cognome siciliano che viene dal termine dialettale 'pinsuni' = fringuello. Rohlfs 149.
PIOLETTI Pioletti, molto molto raro, è tipico dell'alta provincia di Verbania, potrebbe derivare da una forma ipocoristica del nome medioevale francese Pioline o dal nome occitano Piolet.
PIOLA
PIOLI
PIOLINI
PIOLINO
PIOLO
Piola è tipicamente settentrionale, con un ceppo piemontese a Torino, Carignano, Carmagnola e Nichelino nel torinese, ad Invorio nel novarese, a Villafalletto nel cuneese ed a Montecrestese nel verbanese, un ceppo a Milano ed a Porto Mantovano nel mantovano, un ceppo nel rovigoto a Stienta, Costa di Rovigo, Lendinara e Rovigo, Pioli è diffuso in Liguria a Genova ed a La Spezia, in Emilia, a Parma e Corniglio nel parmense, a Reggio Emilia, Bibbiano, Montecchio Emilia e Cavriago nel reggiano, in Toscana, a Castiglione di Garfagnana, Castelnuovo di Garfagnana e Lucca nel lucchese, a Buti e Pisa nel pisano ed a Cecina nel livornese, nelle Marche a Sanseverino Marche nel maceratese, in Umbria, a Trevi e Foligno nel perugino ed a Narni nel ternano, ed a Roma, Piolini e Piolino, estremamente rari, sembrerebbero originari del verbanese, Piolo ha qualche presenza nel bellunese, nel maceratese ed a Roma, potrebbero derivare, direttamente o tramite  ipocoristici, dal nome Piolus, Piola forme ipocoristiche del nome Pius, Pia, ma è molto probabile anche una derivazione da nomi di paesi come Piola nel novarese o Piolo nel reggiano.
PIOLTELLI Specifico del milanese, deriva dal toponimo Pioltello (MI).
PIOMBI
PIOMBO
Piombi, molto molto raro, ha un ceppo emiliano nel bolognese appenninico ed uno a Ronciglione nel viterbese, Piombo, molto meno raro, ha un ceppo ligure nell'imperiese, savonese e, soprattutto, genovese, un ceppo nel rovigoto, uno nel palermitano ed uno nel nisseno, potrebbero derivare da soprannomi originati dal mestiere di estrattore o fonditore di piombo svolto dai capostipiti, o anche dal fatto di utilizzare quel metallo per tubature o per la pesca.
PIONA Tipicamente lombardo è assolutamente rarissimo, dovrebbe derivare dall'essere stato il capostipite un contadino sottoposto al priorato cluniacense di Piona sulla sponda lecchese del lago di Como o un suo membro.
PIORA Assolutamente rarissimo, dovrebbe derivare dal nome della Val Piora (TI) in Svizzera. 
PIOVAN
PIOVANELLI
PIOVANI
PIOVANO
Piovan è tipico veneto, del padovano in particolare, Piovanelli ha un ceppo nel bresciano ed uno nel fiorentino, Piovani sembrerebbe lombardo, del bresciano in particolare, mentre Piovano è molto diffuso nel Piemonte centrooccidentale, dovrebbero indicare una provenienza da una pieve o unità locale ecclesiastica, ma, più probabilmente, dalla famiglia di un prete responsabile della Pieve, indicato in antico come Piovano, come si evince da questo testamento veneziano del 1547: "...siano dispensati ducati vinti per lanima mia tra li poveri vergognosi de questa contra de Sancto moyse tamen con lo intervento dil piovano o vero di altro che sia della pre dicta chiesia: per lanima mia..."ma è pure possibile una derivazione dall'etnico del toponimo Piove di Sacco (PD). o di Piovà Massaia o di Piovani (CN).
PIOVESAN Tipico veneto, del trevisano in particolare, dovrebbe derivare dal termine dialettale piovesan (della pieve o unità locale ecclesiastica), ma è pure possibile una derivazione dal toponimo Piovesano nell'attuale Slovenia.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Piovesan cognome soprattutto trevigiano, etnico = 'di Piove di Sacco (PD).
PIPERIS Cognome tipico pugliese, di Bitonto in particolare, ha un ceppo anche a Crotone in Calabria, potrebbe derivare da un soprannome originato dal vocabolo latino piper/piperis (pepe) e riferirsi quindi al mestiere di produttore di pepe, tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nel Codice diplomatico normanno di Aversa nel 1266: "...Mattheus de S. Laurentio iuravit et interrogatus dixit idem per omnia quod primum et addidit quod Petrus Sabbatinus, ... , Petrus Piperis, Albericus Piperis, Marcus Piperis, Stephanus Splenia, Benedictus ... sunt homines et vassalli monasterii nominati in causa scientie dixit quod ipse testis vidit predictos cogi in curia monasterii supradicti, et ipse etiam cogit ..."
PIPERNO Sembra avere due ceppi, uno nel Lazio ed uno in provincia di Vibo Valentia, deriva dal cognomen latino Pipernus, originato dal nome della città volscia Pipernum a sud di Roma, di cui si ha memoria ad esempio nel 1100: "...et baro capite truncatus est, uxorque illius et filii expositi, quia interfecerant apud Pipernum Crescentium comitem domni papae.."potrebbe anche discendere da un soprannome legato al vocabolo piperno, sorta di tufo (pietra di origine vulcanica).  Tracce di questa cognominizzazione le troviamo con il frate Dominico Iohannis de Piperno nel 1300 e a Benevento nel 1600 con il noto medico e scrittore Pietro Piperno.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Piperno: i nuclei maggiori di questo cognome si registrano oggi nelle province di Roma e di Vibo Valentia. È un toponimo e corrisponde al precedente nome di Priverno (LT). E' un cognome israelitico.
PIPIA
PIPPIA
Pipia ha ceppi sardi a Sassari e Cagliari e siciliani a Palermo ed Agrigento, il ceppo sardo potrebbe derivare dal termine sardo pipia (piccola, pupa) così come Pippia che è invece molto più diffuso in tutta la Sardegna, il ceppo siciliano ha probabilmente origini analoghe anche se potrebbe invece derivare dal nome longobardo Pipia.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PIPIA; PIPPIA: hanno etimologia e valore semantico identici. Derivano dal latino pupa, nel significato di bimba, fanciulla, o anche bambola. Pup(p)ìa in logudorese, pip(p)ìa in campidanese. Al maschile è pupus e quindi dà pup(p)ìu in log. pip(p)ìu in camp. Per indicare la pupilla dell’occhio si dice comunemente “sa pippìa de s’ogu” in camp. e  “sa puppìa de s’ocru  o de s’ogu” in centro e in log. In sardo col termine pupa o puba si designa inoltre un oggetto o animale o persona lontana o nella penombra, non ben distinguibile. “Appubai” quindi ha il significato di scorgere, intravedere da lontano o nella penombra, la “sagoma”di una cosa, un animale o una persona. Il cognome è senz’altro antico, perché lo ritroviamo nei documenti medioevali della storia della Sardegna. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, figura un certo Pipia Comita, ville Forru, * Forru; oggi Collinas. Partis de Montibus. Attualmente il cognome Pipia è presente in 59 Comuni italiani, di cui 14 in Sardegna: Cagliari 24, Sassari 23, Calasetta 7, etc. Nel resto d’Italia registrano una certa presenza del cognome le province di Palermo e di Agrigento. Il cognome Pippia è presente in 87 Comuni italiani, di cui 35 in Sardegna: Oristano 68, Bonarcado 48, Sassari 47, Seneghe 19, etc. Nella penisola è Genova, con 15 ad avere il numero più alto.
PIPINI
PIPINO
Pipini è rarissimo, sembrerebbe del frusinate, Pipino è presente a macchia di leopardo al sud peninsulare, con ceppi probabilmente secondari nel torinese e nel genovese, derivano dal nome franco Pipinus ricordiamo che questo era il nome del padre di Carlomagno: "...Ad hunc vero predictum regem Pipinus suum parvulum filium nomine Karolum direxit, ut ei iuxta more ex capibillis totoderet et fieret ei pater spiritualis...".
PIPITONE
PIPITONI
Pipitone è decisamente siciliano, del trapanese, soprattutto di Marsala, ma anche di Alcamo, Petrosino, Mazara del Vallo, Trapani, Castellammare del Golfo, Erice, Salemi e Castelvetrano, e di Palermo  in particolare, e del palermitano, di Altofonte, Torretta e Misilmeri, Pipitoni, praticamente unico, dovrebbe essere dovuto ad un errore di trascrizione del precedente, potrebbe derivare da un soprannome originato dal termine greco πίπτω (pipto), che significa cadere, tracce di questa cognominizzazione le troviamo in un atto di vendita del 1309 a Carini nel palermitano leggiamo: "...dua tenimenta terrarum quorum unum dicitur casale Calidum et alterum Tirrasinum sita in territoriis Carini et Chinnisi iuxta tenimenta terrarum Chinnisi qua tenet heres domini Mattei Pipitoni et secus tenimenta terrarum Carini et iuxta tenimentum terrarum quod dicitur Munchilebi et secus nemus Partinici via publica mediante...", in un atto del 1512 nel trapanese un tale Laurencius de Pipitone di Marsala vende la sua produzione di arance e cannamele, nel 1600 un certo Sebastiano Pipitone viene citato a Trapani come teste in un atto.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pipitone è cognome siciliano, calabrese e napoletano. Viene dalla voce dialettale siciliana 'pipituni' = upupa. Rohlfs 149.
PIPOLI
PIPOLO
PIPPOLI
PIPPOLO
Pipoli è tipicamente pugliese, ha un ceppo importante a Foggia e nel barese a Monopoli e Putignano, Pipolo invece è campano di Napoli, con presenze significative anche a Giugliano in Campania, sempre nel napoletano, ed a Laurino, Salerno, Piaggine ed Albanella nel salernitano, Pippoli e Pippolo, quasi unici, dovrebbero essere forme alterate dei precedenti, dovrebbero derivare da soprannomi, in lingua greca, stanti ad indicare nel capostipite la caratteristica di non avere caratteristiche, ne vediamo l'uso in Plauto: ".. Consimile his, quod legitur apud eundem Plautum, citante Festo: Non ego istud verbum empsitem titivillitio. Nam hoc verbo Latinos nihili rem significare solitos, quemadmodum et Graeci dicunt, pipolo. ..", ma è pure possibile invece che derivino da forme ipocoristiche di modificazioni familiari dell'aferesi del nome Filippo, prima Pippo e poi Pippolo o Pipolo.
PIPPA
PIPPI
PIPPO
Pippa ha un ceppo nel veronese ed uno, molto piccolo, nell'area tra salernitano e potentinoè tipicamente triestino, Pippi ha un ceppo nella fascia centrale, in particolare nel lucchese e pistoiese, nel grossetano e nel perugino, Pippo ha un piccolo ceppo nel basso pordenonese, uno a Genova e nel savonese, ad Albenga e Savona, ed uno a Villanova del Battista nell'avellinese, dovrebbero tutti derivare da una forma aferetica ed ipocoristica del nome Filippo, o Filippa.
PIPPAN Pippan, molto molto raro, è tipicamente triestino, dovrebbe derivare da una forma aferetica ed ipocoristica slovena del nome Filippo.
PIRACCINI Specifico del forlivese deriva da una variazione del nome Piero.
PIRAINO
PIRAJNO
Piraino è tipico dell'area siculo calabrese, Pirajno, molto raro, sembrerebbe specifico di Palermo, dovrebbe derivare dal toponimo Piraino (ME) o anche da soprannomi originati da località caratterizzate dalla presenza di peri selvatici dal vocabolo dialettale pirajno che li identifica.
PIRALI Molto raro è tipico del varesotto e nord milanese, dovrebbe derivare dal nome latino Piralis, si ricorda una Piralis amante del famoso imperatore romano Caligola.
PIRAN
PIRANA
PIRANI
PIRANO
Piran è specifico del padovano con un ceppo anche nel goriziano, Pirana, molto molto raro, è specifico del veronese, Pirani è molto diffuso tra bolognese e ferrarese, nel rovigoto, nelle Marche e nel Lazio, Pirano sembrerebbe unico, tutti questi cognomi dovrebbero derivare dal nome medioevale Piranus, Pirana, portato evidentemente dai capostipiti, nome di cui abbiamo un esempio d'uso in un atto dell'anno 1356 a Venezia: "..Igitur nos Iohannes Gradonico Dei Gracia Venecie Dalmacie atque Croacie dux cum in nostro palacio dessideremus cum nostris iudicibus Examinadoris.. ..Venerunt ante nostram et nostrorum iudicum Examinadoris presentiam nobiles viri Symon, Engelfredus et Piranus Contareno fratres de confinio Sanctorum Apostolorum..." .
PIRANDA Quasi unico, sembrerebbe originario della provincia di Verbania.
ipotesi fornite da Andrea Ferreri - Milano
PIRANDELLI
PIRANDELLO
Sia Pirandelli che Pirandello sono assolutamente rarissimi e specifici siciliani, difficile individuarne l'origine, si potrebbe ipotizzare una connessione con il nome latino di origine greca Pirans, di cui abbiamo un esempio nelle Georgiche di Virgilio: "...eo et femina Iunonis Argivae sacris praeerat primaque Sacerdotiô functa dicitur filia Pirantis..."
integrazioni fornite da Andrea Ferreri - Milano
Pirandello è raro, presente soprattutto a Roma e nella provincia di Messina. L'origine dovrebbe essere siciliana, potrebbe derivare dal nome personale Pirro.  Pirandelli molto raro è presente nella provincia di Palermo.
Personaggio di estremo rilievo è Luigi Pirandello, che nasce a Villaseta di Girgenti (oggi Agrigento) il 28 Giugno 1867 e muore a Roma il 10 Dicembre 1936. Appartenne ad una famiglia di tradizione antiborbonica e di condizione agiata. Nel 1894 sposa Antonietta Portulano. Il successo di pubblico e di critica arriva nel 1904 con il romanzo "Il fu Mattia Pascal". Premio Nobel per la Letteratura nel 1934.
PIRA
PIRAS
Pira ha un ceppo in Sardegna nel nuorese, a Dorgali, Gavoi, Orgosolo, Nuoro, Macomer, Orosei, Bitti e Sarule, un ceppo ad Olbia, a Cagliari ed a Sassari, ed un ceppo in Sicilia, a Licata nell'agrigentino ed a San Giuseppe Jato nel palermitano, Piras, specifico sardo, è diffusissimo in tutta la Sardegna, derivano da un soprannome legato al vocabolo sardo, ma anche siciliano pira o dal plurale sardo piras (pera, pere).
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PIRA; PIRAS: Deriva dal latino pirus o pirum. Pirus è l'albero e pirum il frutto. Per indicare l'albero in sardo diciamo sa matta de sa pira, per indicare il frutto, sa pira, che corrisponde al latino pira (le pere). In genere quando diciamo is piras, indichiamo gli alberi. Pira e Piras sono toponimi comuni a tutta la Sardegna Inoltre, col nome PIRA e PIRAS abbiamo due centri abitati scomparsi: 1) >Pira Domestica, oggi scomparso: era ubicato in agro di Ozieri; il paese medioevale è attestato per la prima volta nel XII secolo; appartenne alla Curadorìa di Nughedu, nel regno giudicale di Torres. Fu possedimento privato dei Doria. Nel 1324 entrò a far parte del Regno catalano aragonese di Sardegna. In seguito il suo territorio fu conteso tra il regno giudicale di Arborea ed il Regno di Sardegna. Probabilmente per le continue guerre tra i due contendenti il villaggio fu abbandonato, verosimilmente verso la fine del XIV secolo, per il fatto che nel 1388 i suoi rappresentanti parteciparono alla famosa “Petizione” della Pace di Eleonora, ma nei documenti del XV secolo il nome del villaggio non compare più. 2) > Piras, paese scomparso; era  ubicato nei pressi dell'omonimo Nuraghe, in agro di Giba; in periodo medioevale appartenne alla Curadorìa di Sulci, nel Regno giudicale di Càrali, ma dal 1258 divenne possedimento signorile dei Pisani “Gherardesca”, sino al 1355, allorquando il territorio fu attaccato e conquistato dalle truppe arborensi; poi fu abbandonato, verso la fine del secolo verosimilmente per le continue guerre tra Arborea  e i catalano aragonesi. I cognomi Pira e Piras sono abbondantemente presenti nelle carte medioevali della lingua e della storia della Sardegna sono sempre e comunque preceduti dalla preposizione”de” ad indicare la provenienza da un luogo. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, troviamo: Pira (de) Guantino, majore ville Busache., * Busache…odierno Busachi. Contrate Partis Varicati; Pira (de) Joanne, jurato ville Sorrai, * Sorrai…distrutto. Contrate Partis Varicati – Barigadu; Pira (de) Joanne, ville Macumerii, ** MACUMERII et Curatorie de Marghine de Gociano…Macomer etc.  In posse Chelis Simonis, notarii publici...die XII Januarii 1388 ; Pira (de) Matheo, ville Nuruci, * Nuruci...odierno Nureci (Laconi…Contrate Partis Alença); Pira (de) Petro, ville Loddu, * Loddu…distrutto. Contrate Partis Varicati – Barigadu; Pira (de) Salvatore, ville Mahara, * Mahara – Barbaraquesa …Arbarei -  Villamar. Contrate Marmille; Pira Arsoco, ville Gorare; Pira Barsòlo, jurato ville Sii Majore; Pira Comita, jurato ville Cerfallio, * Cerfallio…odierno Zerfaliu. Campitani Majoris; Pira Francisco, ville Sorradili, * Sorradili…odierno Sorradile. Contrate Partis Varicati – Barigadu; Pira Joanne, jurato ville Culleri, ** CULLERI…(attuale Cuglieri) CASTRI MONTIS DE VERRO…in posse Salari Arsocho, notarii publici et etc. die X januario 1388. nisi bestiaris pastores…congregatis in villa de Guilciochor …in posse Salari Arsoci, habitatoris Bose …notarii publici et etc. die X januari 1388; Pira Joanne, ville Layrru, * Layrru...odierno Laerru. Contrate de Anglona- Chiaramonte; Pira Lasio, jurato(guardia giurata, collaboratore del majore) ville Nurapulia, * Nurapulia...odierno Narbolia(Contrate Partis de Milis) ; Pira Leonardo, ville Culleri; Pira Parasonus, ville Sasseri, *** Sasseri…Sassari. Et nos Pugioni Anthonius et De Lacon Salatinus, cives Sasseri, sindici, actores et procuratores- Marringoni Arsòcus potestas ac capitanus civitatis Sasseri. Omnes cives congregatis in civitate Sasseri, apud ecclesiam Sancte Caterine…presentibus Corda Jacobo, Magnispesa Francisco, De Mascara Francisco. In die XIII mensis Januarii MCCCLXXXVIII – 1388; Pira Petro, ville Macumerii (vedi più su); Pira Petro, ville Muores. * Muores...odierno Mores(Meylogu). Contrate de Ardar et Meylogu ; Pira(de) Chirico – de Bosa, ** Bosa: omnibus civibus et habitatoribus civitatis Bose…nisi pastores…congregatis intus Ecclesiam Beate Marie Virginis …die XV Januarii 1388 ; Pira(de) Comita, jurato ville Silano. * SILANO....distrutto – Curatorie de Marghine de Gociano. (da non confondere con l’odierno Silanus); Piras (de) Guantino, ville Ecclesiarum, *** Villa Ecclesiarum…odierno Iglesias. Et ego De Nelli Pelipaparius Ludovicus, civis et habitator terre et Ville Ecclesiarum…sindicus, procurator universitatis Ville Ecclesiarum…seu a Formenyino Joanne, capitano, camerlengo Ville Ecclesiarum di Sigerro. Omnibus habitatoribus dicte terre Ville Ecclesiarum, congregatis in Curia Magna…in posse Virde Andree, quondam Virde Joannis de Civitate Sasseri…nona die januarii 1388; Piras (de) Lusurgio, ville Ecclesiarum; Piras (de) Petro, majore (sindaco, amministratore di giustizia) ville Curie, * Curie…distrutto. Contrate Campitani Simagis; Piras(de) Manfroni, ville Cicalmo, * Cicalmo…distrutto. Contrate Marmille. Nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, CSMB XI, XIII secolo, ai capp. 20, 21, 22, 23, 97, 102, 103, 104, nei quali è sempre Gregorius Priore di Bonarcadu, etc. è citato Pira Comida come teste in scambi di servi, acquisti di terre e donazioni. Al cap. 97 è citato anche Pira Furatu, probabilmente fratello di Comida e sempre come teste. Al cap. 159 è citato de Pira Symione, teste in una donazione di terre del donnu Mariane d’Uta al convento di Santa Maria: Ego Mariane d’Uta ki ponio ad Sancta Maria …segue l’elenco delle terre. Al cap. 186 troviamo de Piras Petru: teste in una donazione di terre: donaitimi Petru de Siy puru sa parzone ki aviat (la parte che aveva) tenendo (confinante con)Barbara de Urri etc. …Al cap. 28: uno scambio di servi tra la chiesa di San Giorgio di Calcaria e quella di San Gregorio di Bauladu, è citato come teste, de Piras Torbini, maiore de scolca (era il comandante del contingente militare di guardia ai confini)… Nel Condaghe di San Pietro di Silki, CSPS, XI, XIII secolo, troviamo: al capitolo 98, Pira Gosantine, in una lite per una serva(kertu de ancilla): Ego prebiteru Ithoccor de Fravile ki ponio in ecustu condake ca mi levait Juanne Cane a llarga a Justa Calfone e deitila a Gosantine Pira ki fuit servu suo…etc. (segue la lite perché il Juanne Cane afferma di avere avuto regolarmente la serva Justa dalla badessa Massimilla, per unirla al suo servo etc. etc. Al capitolo 15, sempre del CSPS, troviamo Piras Comita, marito di Furata Melone ed i loro figli, Piras Petru, Piras Prethiosa e Piras Susanna, in una “parthizione de servis” (spartizione di servi): Ego Susanna Pinna, priorissa de scu. Petru de Silchi(sic) et Ogulinu dessa Rocha priore de Silchi, parthivimus (abbiamo diviso) cun donnu Juvanne de Baluasi abbate de Padule(probabilmente si tratta di “Padules de baccas”, località in Campo Giavesu, in agro di Giave – SS -)…et partuimus sos fiios de Furata Melone et de Comita de Piras…segue la divisione, etc. Nel condaghe di San Nicola di Trullas, CSNT, XI, XIII secolo, sono menzionati diverse persone col cognome Pira, tra cui, al capitolo 164, Furata Pira, serva in Mularia (Mulargia) figlia di Istefane Pira e sorella di Helene e Maria: sono citate in una spartizione di servi tra il convento di San Nicola e donna Muscu de Athen. Al capitolo 251 è citato Symione Pira in un atto d’acquisto di servitù (si tratta del priore Iohannes di S. Nicola): comporaili a Symione Pira .I. die (un giorno di servizio – la settimana) in Serrakina Littera; e deivili .XII. moios de orju (12 moggi di orzo = circa 6 quintali). Testes…Al capitolo 203 sempre del CSNT, è citato Istefane Pira, in una donazione (postura): Ego Istefane Pira ki ponio (in ecustu condake) su latus (la metà) dessa corte ube ò pesatu su “vestare” de Sanctu Nichola (dove è costruita la “domo”): su latus (la metà) a Sanctu Nichola prossa anima mea e de muliere mea, et issu latus(l’altra metà) mi at comporatu(mela ha acquistata). Testes…Nel Condaghe di San Michele di Salvennor(si tratta di una traduzione spagnola di un testo sardo oggi perduto) CSMS, XI, XIII secolo è presente il cognome Pire: al capitolo 21 è citato Furatu Pira, teste in un acquisto: Comprè de Garule de Yana tomando seme  a su cargo en todo por su hermano lo que tenia en Justa Murta un dia del mes(?) (un giorno al mese- di servizio s’intende) y yo le di 1 bisante (in cambio gli diedi un bisante).Testes …Furadu Pira…etc. Al capitolo 173/326 abbiamo un altro Pira: Donasion (donazione)de Dorgotori Pira: Yo Dorgotori Pira doi a San Miguel por mi alma(dono a san Michele per la mia anima) mi parte de la Corte. De tres partes una de Salto y de higueras (dei fichi)con voluntat mia y de mi muier (con volontà mia e di mia moglie…). Inoltre ai capp. 9 e 210 sono citati, Gosantine Pira e Maria Pira. Attualmente il cognome Pira è presente in 185 Comuni italiani, di cui 50 in Sardegna: Dorgali 165, Gavoi 77, Orgosolo 54, Nuoro 50, Macomer 29, etc. Nella penisola è Roma ad avere il numero più alto con 25. in Sicilia il cognome è diffuso soprattutto nella provincia di Agrigento, con Licata, che ne conta 121. Il cognome Piras è presente in ben 1023 Comuni d’Italia, di cui 298/377 in Sardegna(dopo Sanna è il più diffuso nell’isola); in Italia è tra i cento cognomi più diffusi): Cagliari 1439, Sassari 1025, Alghero 766, Quartu 699, Villacidro 410, Nuoro 381, Oristano 358, Carbonia 347, Selargius 336, Assemini 207, Mogoro 204, Cabras 202, Gonnosfanadiga199, etc.  Nella penisola Roma ne conta 652, Milano 203, Genova 231, etc. Il cognome Piras è presente in 14 Stati USA.
PIRASTRU
PIRASTU
Entrambi tipicamente sardi, Pirastru sembrerebbe specifico del sassarese, di Sassari, Ploaghe, Porto Torres ed Ozieri, con piccoli ceppi ad Iglesias e ad Assemini nel cagliaritano, Pirastu è di Cagliari, Oristano, Santa Giusta, Siamanna e Zeddiani nell'oristanese, di Sanluri nel Medio Campidano e di Sindia nel nuorese, dovrebbero derivare da un soprannome originato dal termine sardo logodurese e campidanese pirastu (perastro, pero selvatico), forse mettendo in dubbio la purezza dell'origine del capostipite.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PIRASTRU; PIRASTU: hanno etimologia e significato identici: perastro, pero selvatico; la base latina è pirus = pero. L’unica differenza sta nel fatto che su pirastru è proprio della variante logudorese, su pirastu di quella campidanese. Ambedue sono attestati nei documenti antichi della lingua e della storia della Sardegna, come toponimi e come cognomi. Esempio, nel Condaghe di San Nicola di Trullas, CSNT, XI, XIII secolo, al capitolo 315 (tramutu – scambio di terra): (Ego priore Iacobo de Trullas…) tramutai cun Mariane de Tori Bardeiu terra pro terra: ego deili sa terra de su Kerkiu(della quercia), et issa de su Pirastru ( e quella del Perastro: si tratta forse di due località vicine, site in agro di Semestene); et isse deitimi etc. Nel Condaghe di San Pietro di Silki, CSPS, XI, XIII secolo, al capitolo 145(un acquisto di terre – comporu) – in Montes de Ogosilo (Osilo): comporaili a Mariane de Thori Grassu, fiiu de Gosantine de Thori, su latus (la metà) dessu saltu de Sediles et ego deindeli (gli ho dato, in cambio).III. libras d’argentu e mesa; et es termen de su saltu (i confini del salto): aue su monticlu dessu ferulaiu (dalla collina delle ferule), a fundu dess’elike (giù in basso, sino al leccio), assu monticlu dessu pirastru(alla collina del pero selvatico); etc. Al capitolo 192, sempre del CSPS, in una donazione: positinke Mariane de Thori pross’anima dessa mama, sa domo sua de Salvennor; corte et terras et binias et Homines et saltos et omnia cantu vi aveat…termen dessu saltu…(continua la descrizione dei confini)…a derettu assu tamarike dess’ena (al tamerice del ruscello)e benit assu pirastru dess’ena(e giunge al perastro – pero selvatico del ruscello)…etc. Nei toponimi del Monte Linas è frequente la voce Su Pirastu: S’Enna de su Pirastu(il passo del…); sa matta de su Pirastu(la pianta del …), etc. Tutte le montagne sarde hanno luoghi denominati con la voce Su Pirastu (in Campidano); Su Pirastru (in Centro e Logudoro). Nelle carte antiche la voce è presente anche come cognome. Nel Condaghe di San Pietro di  Silki, già citato, troviamo, al capitolo 108: Pirastru Jorgi: Ego Ithoccor de Fravile (prebiteru- prete-, priore di San Pietro). Tenni mecu corona Petru de Carbia(donnu)…pro Jorgi Pirastru et pro fiios suos, ca: “ Progitteu los aet scu. Petru (li ha San Pietro), ca furun meos peculiares”? (“Perché celi ha San Pietro, mentre erano proprio di mia proprietà”?). etc. Nella storia contemporanea citiamo Giovanni Pirastu (Bonorva 1883 – Cagliari 1978) vescovo di Iglesias dal 1930  al 1970, allorquando si ritirò per limiti di età. Altro personaggio del XX secolo è Ignazio Pirastru (Tortolì 1921 - ?), esponente del Partito Comunista Italiano, deputato al Parlamento e Senatore della Repubblica, giornalista pubblicista. Autore del volume “Il banditismo in Sardegna”, pubblicato nel 1973. Attualmente il cognome Pirastru è presente in 51 Comuni italiani, di cui 17 in Sardegna: Sassari 95, Ploaghe 25, P. Torres 17, Ozieri 17, etc. Pirastu è presente in 79 Comuni d’Italia, di cui 49 in Sardegna: Cagliari 65, Oristano 41, Sanluri 23, etc.
PIRCHER Tipico altoaltesino.
integrazioni fornite da Giacomo Ganza / Villa di Tirano (Sondrio)
Cognome largamente diffuso in provincia di Bolzano, presente in provincia di Sondrio e molto sporadico in altre parti di Italia. Pircher è  la variante regionale tirolese del cognome tedesco Birker, parola che a sua volta deriva da Birk, betulla. Il cognome indicava in origine qualcuno che abitava nei pressi di località in cui i boschi di betulle erano prevalenti. Pertanto il cognome è di origine toponomastica.
(informazioni fornite dal museo di Innsbruck)
PIREDDA
PIRREDDA
Piredda è estremamente diffuso in tutta la Sardegna, Pirredda, molto raro, è tipico di Arzachena, Luogosanto ed Olbia, derivano da soprannomi originati dal diminutivo del vocabolo sardo pira (pera), tracce di questi cognomi si trovano nel nord dell'isola fin dalla fine del 1500.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PIREDDA; PIREDDU; PIRREDDA; PIRELLA: probabilmente alla base dei tre cognomi c’è il latino “pira”, neutro plurale da pirum = pera (frutto). Potrebbero voler dire piccola pera, perina > pirixèdda, piringìnu. Is pireddas de is origas sono gli orecchini, is orecchinus, in campidanese antico, is arraccàdas. Piredda o pireddu o anche piritta è la peretta di formaggio. Una piredda o pireddu o pirredda è inoltre la “pernacchia”: in questo caso la base non è “pira”, bensì piru o pidu = scorreggia! Crediamo che il cognome abbia come base il latino “pira”, frutto del pero. Anticamente era senz’altro Pirella: nella lingua sarda, ma anche in quasi tutti i dialetti meridionali, si assiste al passaggio della doppia “l” latina alla doppia “d” > occlusiva.  Sollum > soddu (soldo); valle o balle > badde (valle); villa > bidda (villaggio); pupillum per pubiddu(marito, padrone); cavallu > ca(va)ddu (cavallo); Pirella > Piredda (piccola pera?); etc. Quando sia avvenuto questo passaggio è difficile dirlo. Nel testo del Condaghe di San Nicola di Trullas, XI, XIII secolo troviamo: balle/s, kaballu/os, sollu/os, villa o tuttalpiù billa (betacismo)etc. Nella Carta de Logu (1384 circa) si trovano caballu e cavallu, villa/s, pupillos, ma troviamo soddos per sollos! Non si può parlare quindi di tempi molto recenti. Intanto i cognomi Piredda e Pireddu, in tutte la carte medioevali, li troviamo nelle varianti antiche, Pirella, Pirellu e Pirillo/u. Abbiamo tantissimi altri esempi: per i cognomi Pedde e Peddis (vedi Pedde e Peddis), nelle carte medioevali troviamo Pelle e Pellis, etc.  Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, ci sono: Pirella Anthonio, ville Macumerii, ** MACUMERII et Curatorie de Marghine de Gociano…Macomer etc.  In posse Chelis Simonis, notarii publici...die XII Januarii 1388 ; Pirella G. ville Macumerii; Pirella Guiducio, jurato ville Baugadi, * Baugadi…Bangadi – Bauyadi…villaggio distrutto? (Contrate Partis Milis) ; Pirella Higuito, ville Macumerii; Pirella Joanne, majore(amministratore dio giustizia, sindaco) ville Ersorra, * Ersorra… Erjorra o ersorra Riola Sardo. Campitani Majoris; Pirellu Joanne, ville Sune, * Sune = odierno Suni – Curadorìa di Planargia, nel regno giudicale di Torres. Nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, CSMB, XI, XIII secolo, troviamo (al capitolo 166): de Serra Pirella Comita e de Serra Pirella Petru(due fratelli di rango nobiliare, infatti i loro nomi sono preceduti dal titolo donnu) > campaniemi cun donnu Comida de Serra Pirella (Ego priore Iohanne de Sancta Maria…). Coivarus .I. serbu de Sancta Maria, Goantine Celle, cum Speciosa Marqui ankilla de Comida Pirella (di comune accordo abbiamo unito in matrimonio Goantine Celle con Speciosa Marqui)…i figli nati li prese Comida Pirella, ma poi venne a Bonarcado e ridiede una delle ragazze che aveva generato il suo servo con la mia serva, etc. etc. Fra i testes c’è donnu Petru de Serra Pirella, il fratello – su frade. Nel Condaghe di San Nicola di Trullas, CSNT, XI, XIII secolo, al capitolo121, è citato Pirella Petru, servo: Ego Iohannes prior, tramutai (spartizione di servi) homines cun Petru de Athen…segue l’elenco, nel quale viene citato…et .III. pedes ( tre quarti, del servizio) de Peru Pirella et .III. pedes dessa fiia (della figlia). Nel Condaghe di San Michele di Salvennor, CSMS, XI, XIII, ( ai capitoli 5 e 14, è citato Comida de Serra Pirella, che è lo stesso personaggio del CSNT. come testimone in un acquisto da parte del Convento di Salvennor: comprè de Clerigo Cebrian Locco, clerigo de San Pedro Durveque…fra i testes c’è Donnu Comida de Serra Pirella, que era procurator de Fiolinas (amministratore della “incontrada” di Fiolinas)…è l’antica Figulina, oggi Florinas (un piccolo centro di 1500 abitanti non lontano da Sassari – vedi nel Web). Sempre nel CSMS al capitolo 258 è citato Gosantine Pirillu, chierico( in una donazione alla chiesa): Donasion de Juan de Jana – Dio (dono) a San Nicolas, Juan de Jana por su alma ( per la salvezza dell’anima); fra i testes c’è donnu Gosantin Pirillo clerigo… Nel Condaghe di San Pietro di Silki, CSPS, XI, XIII secolo, al capitolo 98, troviamo Pirella Janne, testis (testimone in una lite – kertu – per il possesso della servitù): Ego prebiteru  Ithoccor de Fravile ki ponio in ecustu condake ca mi la levait Juanne Cane a llarga (mi ha rubato) a Iusta Calfone e deitili ( e l’ha data) a Gosantine Pira ki fuit servu suo. Et…Testes…e Juvanne Pirella…
Nella Storia Moderna ricordiamo Pirella Melchiorre – vescovo della diocesi di Bosa dal 1631 al 1635, in periodo spagnole del Regno di Sardegna. Nacque a Cagliari, ma da famiglia nuorese. Dopo gli studi fu per lungo tempo canonico della Cattedrale, sino alla nomina a vescovo. Partecipò al sinodo di Sassari per l’applicazione( a tutta l’isola) dei decreti tridentini. Nel 1635 lasciò la cattedra di Bosa per quella di Ales e Terralba, dove rimase sino alla morte, nel 1638. Attualmente il cognome Piredda è presente in 352 Comuni italiani, di cui 155/377 in Sardegna: Sassari 336, Nuoro 193, Cagliari 178, Olbia 148, etc. Nella penisola è Roma con 151 ad avere il numero più alto; seguono Torino con 41, Milano con 32, Genova con 27, etc. il cognome Pireddu è presente in 139 Comuni d’Italia: Cagliari 130, Assemini 93, Capoterra 83, Elmas 49, etc. Nella penisola Roma ne conta 40, Milano 11, Genova 11, etc. Pirredda è presente in 30 Comuni italiani, di cui 13 in Sardegna: Arzachena 35, Olbia 15, Tempio 14, etc. Nella penisola Roma ne conta 10, etc. Il cognome Pirella è presente in 9 Comuni italiani, di cui 2 in Sardegna: Mandas con 5, Cagliari con un solo nucleo familiare. Nella penisola è Milano ad avere il numero più alto con 13.
PIREDDU Tipico del cagliaritano e del nuorese.
integrazioni fornite da Salvatore Pireddu
Il cognome Pireddu deriva dal sardo piccolo albero di pere, e pare una variante di Pira o Piras (pera), con tutta probabilità, gli avi degli odierni Pireddu furono agricoltori o falegnami.
PIRELLA Molto molto raro dovrebbe essere di origine spagnola trapiantato in Sardegna nel 1600, anche se oggi è presente solo un ceppo probabilmente secondario nel milanese, che potrebbe anche essere stato originato da un errore di trascrizione del cognome Pirelli.  Tracce di questo casato nobile si hanno a Nuoro, dove nel 1655 un Pirella è Giudice della reale Udienza e a Cagliari nel 1690 con un certo nobiluomo Melchior Pirella.
PIRELLI Sembrerebbe avere più ceppi, nel Salento, nel napoletano e nel milanese, dovrebbe derivare da una modificazione dialettale del nome Piero.  Tracce di questa cognominizzazione si hanno nel Salento già nel 1600 con Vincenso Pirelli, primo barone di Neviano (LE).
Giacomo Ganza di Villa Di Tirano (SO) aggiunge:
Secondo Vittorio Adamoli i Pirelli sono già presenti nella zona di Varenna, come risulta da documenti, all'inizio del 1500. in realtà la famiglia deriverebbe dal ceppo degli Arrigoni, infatti in documenti antichi i due cognomi sono attribuiti ad una stessa persona. Giambattista Pirelli, fondatore dell'omonima industria, è nato nel dicembre 1848 a Varenna, figlio di Santino e Rosa Riva.
PIRI Piri è specifico del leccese, di Poggiardo in particolare, dovrebbe derivare dal nome turco Piri, ricordiamo con questo nome Piri Rais, l'ammiraglio turco, che partecipò alla battaglia di Lepanto e la cui famosissima carta geografica, risalente al 1513, riportava già i territori dell'Antartide scoperta solo più di  tre secoli dopo.
PIRINA Pirina è tipico della Gallura, di Arzachena, Olbia, Telti, Tempio Pausania e Luogosanto, si dovrebbe trattare di una forma ipocoristica dialettale del nome Piera, probabilmente portato dalla capostipite.
PIRINI Pirini è specifico dell'area che comprende il bolognese, il ravennate, il forlivese ed il riminiese, si dovrebbe trattare di una forma ipocoristica dialettale del nome Piero, probabilmente portato dal capostipite, di quest'uso abbiamo un esempio a Vignola (MO) nel 1583 in un: "Bando per la denuncia dei malfattori che hanno arrecato danni all'orto di Pirino dal Sasso posto nelle fosse del castello e contiguo alle mura.".
PIRISI Pirisi è tipicamente sardo, ben diffuso in tutta l'isola, potrebbe derivare dal cognome catalano Piris.
ipotesi fornita da Gavina Tomasina Pirisi
pare che provenga dalla Spagna e precisamente dalla Catalogna, in lingua catalana antica pirisi significa epifania.
PIRNACI Pirnaci è specifico di San Cataldo nel nisseno, dovrebbe derivare dall'italianizzazione del cognome greco Pirounakis.
PIRODDA
PIRODDI
PIRODDU
Pirodda, abbastanza raro, sembrerebbe specifico del sassarese, della zona di Trinita' d' Agultu in particolare, Piroddi è tipico sardo, del cagliaritano e nuorese soprattutto, Piroddu, più raro, è dell'area di Sassari e Sennori, dovrebbero tutti derivare da un soprannome legato al vocabolo sardo per indicare un piccolo albero di pere.
PIROLA
PIROLI
PIROLLA
PIROLLI
PIROLLO
PIROLO
Pirola è specifico dell'area milanese, basso comasco e varesotto, Piroli ha un ceppo nel milanese, uno nel piacentino e parmense, ed uno laziale tra viterbese, romano e frusinate soprattutto, latinense ed aquilano, Pirolla, quasi unico, parrebbe del napoletano, Pirolli è diffuso nell'area che comprende il romano, il frusinate, l'iserniese, il casertano ed il napoletano, con particolare concentrazione a Roma, a Cassino e Sant'Elia Fiumerapido nel frusinate, a Pozzilli nell'iserniese, ed a Napoli ed Aversa nel casertano, Pirollo, molto raro, ha un piccolo ceppo veneto, uno tra frusinate, iserniese e casertano ed uno nel salernitano, Pirolo ha un ceppo veneto soprattutto nel padovano e veneziano, ed uno meridionale nell'area napoletano, avellinese, salernitana, un piccolo ceppo nel potentino ed uno nel barese, dovrebbero tutti derivare da soprannomi legati al vocabolo tardo latino pirolus (albero di pere).
PIROMALLI
PIROMALLO
Piromalli è tipico del reggino, di Gioia Tauro, Cittanova e Rosarno, Piromallo, assolutamente rarissimo, ha un piccolo ceppo nel napoletano ed uno nel cosentino, derivano da un soprannome originato dal termine greco per rosso di capelli, dai capelli di fuoco, ad indicare evidentemente questa caratteristica fisica del capostipite.
PIRON Specifico padovano dovrebbe derivare da un soprannome originato dal vocabolo dialettale piron (forchetta), ma è pure possibile una derivazione dal nome Piero (Pierone - Pieron - Piron).
PIRONE Specifico del napoletano e casertano, può derivare dal nome greco antico Pyrrhus, o anche da una variazione dialettale del nome Pietro.
PIROPO Piropo, quasi unico, è presente oggi solo nell'imperiese, potrebbe derivare da un soprannome basato sul termine piropo, il cristallo di granato color rosso rubino usato anticamente come gemma, i cui migliori esemplari si trovano nel cuneese.
PIROSCIA Estremamente raro è tipico di Grottaglie in provincia di Taranto, dovrebbe derivare da un soprannome non meglio identificato, di cui abbiamo una traccia ad esempio a Falconara Albanese (CS) nella seconda metà del 1500 con un certo Lazaro Candreva detto Pirosci.
PIROSO Piroso è tipico di Badolato nel catanzarese, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine greco piros (fuoco) ad intendere o una persona rossa di capelli o che il capostipite si infiammava facilmente, cioè che era facile all'ira.
PIROSU Pirosu è tipico della Sardegna meridionale, del carboniense in particolare, di Sant`Anna Arresi, Santadi, Villamassargia e Giba, dovrebbe derivare da soprannomi originati dal termine sardo piròsu (peloso), forse per una particolare esuberanza di peli del capostipite.
ipotesi fornite da Maria Pinella Etzi
Pirosu dovrebbe derivare da pira: fuoco... focoso.
PIROTTA
PIROTTI
PIROTTO
Pirotta è specifico lombardo, della zona che comprende milanese, bergamasco e comasco, Pirotti ha un ceppo nel savonese ed uno nel bolognese, Pirotto, molto raro, è tipico del savonese, dovrebbero derivare da modificazioni del nome Pietro.
PIROVANI
PIROVANO
PIROVINI
Pirovano è tipico del milanese, varesotto e comasco, Pirovani e Pirovini, quasi unici sono probabilmente dovuti a errori di trascrizione del precedente, derivano da un toponimo ora scomparso, già nel 1160 i Pirovano erano una famiglia nobile, durante la lotta fra Milano ed il Barbarossa, troviamo l'arcivescovo di Milano Oberto da Pirovano impegnato a contrastare l'imperatore. Nel 1277 nell'elenco delle 200 famiglie nobili di Milano e campagna fatto redigere dall'arcivescovo Ottone Visconti, troviamo la Famiglia Pirovano, nella prima metà del 1400, nel contado bergamasco, troviamo atti del notaio Pirovano Maffeo.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pirovano è cognome lombardo dal toponimo omonimo in provincia di Como. Secondo Lurati viene da 'petrabilis' = zona dove si cavavano pietre.
PIROZZI
PIROZZO
Pirozzi è tipico del napoletano e casertano, con ceppi anche nella fascia costiera dell'Abruzzo, Pirozzo assolutamente rarissimo sembrerebbe calabrese o siciliano, dovrebbero derivare da modificazioni dialettali del nome Piero. Tracce di questa cognominizzazione le abbiamo a Bisignano (CS) nel 1500 con il cosiddetto frate Umile al secolo Lucantonio Pirozzo nato il 26 agosto 1582 da un certo Giovanni Pirozzo.
PIRRELLO Tipico siciliano e della zona calabrese dello stretto, dovrebbe derivare dal nome greco Pyrrhos o anche dal vocabolo pyrrhos, cioè rosso di capelli. Tracce di questa cognominizzazione si trova a Bagheria (PA) nel 1700, dove su di una lapide si può leggere: "Mastru Giuseppi Pirrello vassallo del Principe di Cattolica e Pretore di Palermo".
PIRRERA Pirrera è tipicamente siciliano, dell'area che comprende l'ennese, il nisseno, il palermitano e soprattutto l'agrigentino, potrebbe derivare dal nome del paese di Pirrera sull'isola di Lipari, ma è più probabile una derivazione da un soprannome grecanico basato sul vocabolo greco antico πυρά   pyra (rogo, fuoco), forse ad identificare il mestiere del capostipite.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pirrera è cognome siciliano dal toponimo omonimo a Lipari. In siciliano 'pirrera' significa 'cava di pietre' dall'antico francese 'perrière'. Rohlfs 149.
PIRRETTA
PIRROTTA
Pirretta è praticamente unico e si tratta probabilmente di un errore di trascrizione di Pirrotta, Pirrotta è specifico del palermitano e del reggino con un ceppo in Campania, dovrebbe derivare da una modificazione dialettale del nome Pietro.
PIRRI
PIRRO
Pirri sembra avere più nuclei, nel messinese, nel cosentino, nel sassarese e nel Lazio, Pirro oltre ad un ceppo principale nel foggiano sembrerebbe averne anche uno nel napoletano, uno nell'agro romano ed uno nel maceratese, dovrebbero derivare dal nome romano Pyrrhus o dal nome greco Pyrrhos, esempio di questo nome si trova ad Acerra nel napoletano nel 1400 con il Conte di Acerra Pyrrus de Baucio e in provincia di Roma nella seconda metà del 1500 con un tal Pyrrhus de Untis un Pyrrus Choellius e molti altri, ma può anche essere che i ceppi calabresi derivino da soprannomi originati dal vocabolo dialettale pirru (pettirosso).
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PIRRI: il cognome sardo Pirri si discosta assolutamente dal corrispondente del resto d’Italia, a meno che non si tratti di immigrati sardi in continente.  Pirri non ha niente a che vedere con Pirro, re dell’Epiro e la storia di Roma, tuttalpiù con l’arrivo dei primi greci in Sardegna. L’arrivo dei primi greci in Sardegna coincide con l’arrivo dei fenici: erano mercanti, gli uni e gli altri. Pirri è un centro abitato vicinissimo a Cagliari, anzi era frazione del Capoluogo sino a poco tempo fa.  Pirri potrebbe essere voce greca oppure semitica: i resti archeologici giacenti nel territorio ne potrebbero essere i testimoni. Possiamo contare, sinora, soltanto sulla ipotesi dello studioso dell’Ottocento, canonico Giovanni Spano, che tante volte abbiamo citato in questa nostra ricerca sui cognomi sardi. Egli fa derivare la voce Pirri o dal greco πύρ (pir), fuoco, nel significato di luogo abitato, oppure dal fenicio pir = frutto, luogo coltivato con alberi da frutto, giardino: sia la prima che la seconda ipotesi sono valide. Nelle carte antiche è presente il cognome Pirri ed è sempre preceduto dalla preposizione “de” ad indicare la provenienza, senza alcun dubbio, da Pirri centro abitato. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, troviamo: Pirri (de) Anthonio, ville Ecclesiarum; Pirri (de)Cipario, ville Ecclesiarum, *** Villa Ecclesiarum…odierno Iglesias. Et ego De Nelli Pelipaparius Ludovicus, civis et habitator terre et Ville Ecclesiarum…sindicus, procurator universitatis Ville Ecclesiarum…seu a Formenyino Joanne, capitano, camerlengo Ville Ecclesiarum di Sigerro. Omnibus habitatoribus dicte terre Ville Ecclesiarum, congregatis in Curia Magna…in posse Virde Andree, quondam Virde Joannis de Civitate Sasseri…nona die januarii 1388; Pirri (de)Mariano, jurato ville Simagis de Josso, * Simagis de Josso…distrutto: Simaxis di giù. Contrate Campitani Simagis. Attualmente il cognome Pirri è presente in 247 Comuni italiani, di cui 6 in Sardegna: Sassari 20, Cagliari 13, Ardauli 11, Alghero 5, Santa Giusta e Selargius con un solo nucleo familiare. Pirri nel resto d’Italia (crediamo, come anzidetto, che non abbia niente a che fare, per significato ed etimologia col “Pirri”sardo) conta la sua maggior frequenza in provincia di Messina, col numero più alto in Barcellona 278; nella penisola Roma ne conta 141, Milano 38, etc.
PIRRONE
PIRRONI
Pirrone è tipicamente meridionale, con un piccolo ceppo nel salernitano, uno nel potentino e materano, presenze nel cosentino, un ceppo nel catanzarese e nel reggino, ma il nucleo più consistente è in Sicilia, nella parte settentrionale dell'isola, nel trapanese, nel palermitano e nel messinese, con ottime presenze anche nel catanese e nell'agrigentino, Pirroni è tipico del cagliaritano, di Quartu Sant'Elena e Sestu, dovrebbero derivare da un soprannome originato da una forma accrescitiva del termine greco pyrròs (del colore del fuoco, rosso sottinteso di capelli), probabilmente originato dal colore rosso dei capelli dei capostipiti, grossi di corporatura in considerazione dell'accrescitivo, potrebbero però anche derivare dal nome romano Pyrrhus o dal nome greco Pyrrhos.
PISA Pisa ha più ceppi, nell'alessandrino, in Emilia, nel basso Lazio, nel napoletano, ed in Sicilia, derivano dal toponimo Pisa, pur essendo un nome di città non risulta nell'elenco delle famiglie safardite in Italia.
PISACRETA Pisacreta, abbastanza raro, è specifico dell'avellinese, di Santo Stefano del Sole, Santa Lucia di Serino, Volturara Irpina e di Scafati nel salernitano.
PISANA
PISANELLI
PISANELLO
PISANI
PISANO
PISANU
Pisana è tipico della Sicilia meridionale, del ragusano in particolare, di Modica, Scicli ed Ispica, ma ha ceppi anche nell'ennese a Piazza Armerina, nel nisseno a Riesi, a Pachino e Siracusa nel siracusano, Pisanelli ha un ceppo salentino, uno tra romano e latinense ed uno tra napoletano, casertano, beneventano e foggiano, Pisanello è decisamente salentino, di Sannicola, Gallipoli, Tuglie, Taviano, Melissano, Alezio, Parabita e Lecce, Pisani è panitaliano, Pisano è tipico del sud e della Sardegna, Pisanu è specifico della Sardegna, dove è diffusissimo, derivano tutti, direttamente o tramite ipocoristici, dall'etnico della città di Pisa. Tracce di questo cognome le troviamo a Riva del Garda (TN) in un atto del 1382: "... Liber bonorum immobilium ommnium civium terre Rippe factus sub magnifico domino Paulo Pisano, dignissimo provisore Rippe in MCCCLXXXII indictione XVa existentibus syndicis ser Joanne Antonio Thyla notario et ser Petro Moscardini...".
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PISANA; PISANI; PISANO; PISANU: Pisani e Pisano sono cognomi diffusi in tutta Italia; Pisana è proprio delle province di Ragusa e Siracusa,  Pisanu è specifico della Sardegna, anche se lo ritroviamo in circa 100 Comuni della penisola, con maggior frequenza nel centro nord. Pisana, Pisani, Pisano e Pisanu significano provenienti da Pisa. La cosiddetta dominazione pisana in Sardegna (Di. Sto. Sa. di F. C. Casula), limitata al territorio della Sardegna meridionale e alla Gallura, durò in tutto 66 anni, dal 1258 al 1324: comprendeva ben 89 Comuni sardi, della Sardegna meridionale, tra i quali i più importanti erano: Cagliari, Domusnovas, Iglesias, Lanusei, Mandas, Sanluri, Senorbì, Tortolì, Villacidro, Villasor, etc. e 30 Comuni del centro nord dell’isola, tra cui i più importanti erano: Arzachena, Dorgali, Olbia. Oliena, Orosei, Palau, Santa Teresa, Siniscola, etc. Il Comune di Pisa incassava dai suoi possedimenti sardi 90 mila fiorini d’oro l’anno * : 70 mila dall’area Cagliaritana, 20 mila dall’area gallurese. Il cognome è copiosamente presente nelle carte antiche della lingua e della storia della Sardegna. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE, del 1388, figurano : Pisani Joanne – de Bosa, ** Bosa: omnibus civibus et habitatoribus civitatis Bose…nisipastores…congregatis intus Ecclesiam Beate Marie Virginis …die XV Januarii 1388; Pisano Barono, majore ville Masudas, * Masudas…odierno Masullas; Masuddas. Partis de Montibus; Pisano Franciscus – de Aristanni. *** Aristanni: elenco dei nomi dei firmatari della PETIZIONE. Omnes cives mercatores et habitatores dicte civitatis…nisi pastores bestiaminum et quorum dificulter demorari non poterant…congregati. Porta la data : die XIIII mensis Januarii M°. CCC°. LXXXVIII° et etc ; Pisano Joanne, jurato ville Layrru, * Layrru...odierno Laerru - Contrate de Anglona- Chiaramonte; Pisano Petro, jurato ville Chelemale, * Chelemale…odierno Cheremule. Contrate Caputabas; Pisano Petro, jurato ville Sarule, * Sarule…odierna Sarule. Curatorie Dore; Pisano Petro, ville Nuruci, * Nuruci...odierno Nureci (Laconi…Contrate Partis Alença); Pisano Salvatore, jurato ville Sarule; Pisanu – De Suergiu Petro, ville Ecclesiarum, *** Villa Ecclesiarum…odierno Iglesias. Et ego De Nelli Pelipaparius Ludovicus, civis et habitator terre et Ville Ecclesiarum…sindicus, procurator universitatis Ville Ecclesiarum…seu a Formenyino Joanne, capitano, camerlengo Ville Ecclesiarum di Sigerro. Omnibus habitatoribus dicte terre Ville Ecclesiarum, congregatis in Curia Magna…in posse Virde Andree, quondam Virde Joannis de Civitate Sasseri…nona die januarii 1388; Pisanu Antiocho, ville Selluri, *** Selluri – Sedduri – Seddori: odierno Sanluri. Et ego Capula Marcus …sindicus, actor et procurator ville Selluri…seu a Petro De Castay, locuntenente capitanei et Margiano Costa, locuntenente potestatis terre Selluri et omnibus habitatoribus dicte terre, congregatis. X die januarii 1388; Pisanu Baldo, ville Ecclesiarum; Pisanu Joanne, jurato ville Orani, * Orani...odierna Orani. Curatorie Dore; Pisanu Joanne, ville Illorai, * Illorai...villaggio attuale. Curatorie de Anella; Pisanu Joannes, ville Sasseri, *** Sasseri…Sassari. Et nos Pugioni Anthonius et De Lacon Salatinus, cives Sasseri, sindici, actores et procuratores…Marringoni Arsòcus potestas ac capitanus civitatis Sasseri. Omnes cives congregatis in civitate Sasseri, apud ecclesiam Sancte Caterine…presentibus Corda Jacobo, Magnispesa Francisco, De Mascara Francisco. In die XIII mensis Januarii MCCCLXXXVIII – 1388; Pisanu Laurencius, ville Sasseri; Pisanu Marchiono, ville Ecclesiarum; Pisanu Petro, ville Ecclesiarum. Nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, CSMB, XI, XIII secolo, sono citate 8 persone con tale cognome, tra le quali ricordiamo: Pisana Elena, al capitolo 29, in uno scambio di servi: Cambiarus custos serbos in pare cun donnu Iohanne, priore de Bauladu (lo scambio di servi è tra il monastero di Santa Maria e quello di Bauladu)…et Alene Pisana, ki est ankilla de sanctu Georgii intrea (interamente)et etc. Pisanu Petru, più volte citato(ai capp. 9, 28, 96, 120, 172, 216 – per lo più come testimone di liti – kertu - o di scambi di servitù – cambiarus-), mandatore de clesia ( rappresentante giudiziale della chiesa). Pisanu Petru, mandatore de rennu (incaricato delle ambasciate e delle citazioni regie), è citato  ai capitoli 28 e 120. al 120, come testimone in una donazione alla chiesa: Posit (ha donato) Goantine Mellone sa binia(la vigna) ad Sancta Maria de Bonarcadu…pro s’anima sua et issa ki appit de fundamentu et issa ki appit de comporu cun sa muiere Camerina(quella sua e quella comprata con la moglie Caterina) ad boluntade bona de pare( per volontà di tutti e due). Fra i testes c’è Pisanu Petru, mandatore de rennu. Al capitolo 72, sempre del CSMB, c’è Vera Pisana, serva “latus, latus”, metà della chiesa di S. Maria, metà del giudice (supponiamo si tratti di Barisone I re di Arborea – seconda metà del XII secolo, poiché al cap. 71 è citata donna Algabursa regina di Arborea e moglie di Barisone I, ma non ne abbiamo la certezza poiché non sempre i capitoli dei Condaghi sono messi in ordine cronologico). Nel Condaghe di San Nicola di Trullas, CSNT, XI, XIII secolo, sono citati: al capitolo Pisana …serva nella “domo” di Olvesa (in una spartizione di servi): levatine Gosantine d’Athen sa parçone dessa connàta (la parte spettante alla cognata)…et remanserun in comune…et duas dies (due giorni di servizio la settimana)de Pisana…Ai capitoli 65  e80 è citato un certo Pisanu, maiore d’escolca (comandante del corpo di guardia dei confini), teste in una donazione di terra, da parte del giudice Gunnari alla chiesa di San Nicola( si tratta di Gunnari iudice di Torres dal 1127 al 1147, anno in cui recandosi in terra santa, in pellegrinaggio, lasciava il giudicato al figlio Barusone (CSNT – a cura di prof. Paolo Merci : …Ego torrainde verbu a iudice Gunnari, cando andavat a Ierusale (cap. 270.). Al capitolo 153, sempre del CSNT, sono citati sos Pisanos: Ego Petrus prior ponio intu condace …li las derunt sas terras prossa larga ki fecerunt assos Pisanos…(“non si capisce bene se si tratti in questo caso di un etnico o di un cognome, cioè della famiglia dei Pisani – il CSNT – a cura di P. Merci). Sempre della storia medioevale a Dolianova (prov. di Cagliari) è sepolta, nella chiesa di San Pantaleo, cattedrale della diocesi di Dolia nel regno giudicale di Càlari, Pisana Maria (forse una Visconti), morta nel 1170 all’età di 16 anni e 3 mesi (sic). Quello che appare chiaramente è che i Pisana, Pisano, Pisanu, Pisanos etc. erano presenti in Sardegna, almeno come cognomi, molto prima dell’inizio della Dominazione Pisana in Sardegna(Di.Sto.Sa. di G. C. Casula). Nel presente citiamo Pisanu Giuseppe, noto Bebbe, politico. Deputato al Parlamento col gruppo Forza Italia. Nato a Ittiri nel 1937 e laureato in Scienze Agrarie. Ha iniziato la sua carriera politica tra le fila della Democrazia Cristiana (DC). Fu eletto deputato per la prima volta nel 1972. Nei successivi governi, Zaccagnini, Forlani, Spadolini, Fanfani, Goria e poi nei governi di Berlusconi, ha sempre ricoperto e ricopre attualmente (30 gennaio 2010 ) incarichi di rilievo. Attualmente il cognome Pisana è presente in 90 Comuni Italiani, di cui solo 1 in Sardegna: Cagliari, con un solo nucleo familiare. Nel resto d’Italia sono le province di Ragusa e di Siracusa ad vere la frequenza più alta. Il cognome Pisano è presente in 1143 Comuni d’Italia, di cui 152 in Sardegna: Cagliari 739, Quartu 223, Selargius 168, Sassari 143, etc. Il cognome Pisanu è presente in 307 Comini italiani, di cui 156 in Sardegna: Sassari 137, Cagliari 135, Ittiri 125, Sindia 108, Nuoro 104, etc. Il cognome Pisani è presente in 994 Comuni italiani, di cui solo 4 in Sardegna: Loiri San Paolo 5, Sinnai, Capoterra ed Arzachena, con un solo nucleo familiare.
*  E’ difficile dare oggi un giusto valore al fiorino d’oro del XIII e XIV secolo, ma possiamo tentare un confronto con la lira sarda medioevale, più volte citata nella Carta de Logu di Arborea, documento del 1384. Il confronto è possibile poiché molti studiosi danno al fiorino lo stesso valore della lira sarda medioevale. Al capitolo XCI (91) della Carta de Logu – dessos lieros de cavallu chi sunt tenudos a sa Corti, chi deppiant tenni Cavallos maschios, chi bagiant dae liras deghi ‘nsusu…(segue)  - dei cavalieri “volontari” che sono tenuti alla Corte, che debbano avere cavalli maschi, che valgano da lire dieci in su… - e totu armatura chi bisongiat ad homini de cavallu assa Sardisca …- e tutta l’armatura che serve al cavaliere armato alla maniera sarda. Da dieci lire in su, quindi era valutato un buon cavallo maschio addestrato alla guerra. A detta degli esperti allevatori di cavalli, questa cifra potrebbe essere tradotta oggi in circa 5 mila Euro, cioè 10 milioni di vecchie lire. Era quindi la somma  di  45 milioni di EURO (90 miliardi di vecchie lire) che gli 89 Comuni del cagliaritano ed i 30 Comuni del centro nord Sardegna,  versavano annualmente alle casse del Comune di Pisa: e questo per ben 66 anni! Arrivarono poi gli spagnoli, che dominarono la Sardegna per 381 anni. Il primo sovrano del Regno catalano aragonese di Sardegna, fu Giacomo II “il Giusto”, 1° re di Sardegna, dal 1324; l’ultimo re (spagnolo) di Sardegna(15°), fu Filippo IV, dal 1701 al 1705. Per definire la “magnanimità” dei re spagnoli nei confronti del Popolo Sardo, non ci bastano i numeri!!!
PISAPIA Pisapia è specifico del salernitano, di Cava de' Tirreni in particolare, ma ben diffuso anche a Salerno, Nocera Superiore e Pontecagnano Faiano, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale.
PISARONI Rarissimo è specifico piacentino, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale.
PISARRI
PISARRO
PIZARRO
Pisarri, assolutamente rarissimo, è probabilmente dovuto ad errate trascrizioni del cognome Pisarro, che è tipicamente calabrese del cosentino ed in particolare di Bisignano, Pizarro, quasi unico sembrerebbe dell'area triveneta, dovrebbero derivare, direttamente o tramite alterazioni, dal cognome spagnolo Pizarro, ricordiamo Francisco Pizarro (1475 - 1541), un condottiero spagnolo che conquistò l'Impero Inca.
PISASALE Pisasale, tipicamente siciliano del siracusano, di Ferla, Carlentini, Siracusa, Lentini e Francofonte, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal mestiere di addetto alle pesate del sale nelle saline locali, svolto probabilmente dai capostipiti.
PISATI Tipico del milanese, pavese e lodigiano.  Abbiamo notizie di questo cognome nel 1440, quando  Giovanni Pisato traccia una carta militare della Lombardia.
PISCEDDA
PISCHEDDA
PISCHEDDU
Piscedda è tipico del cagliaritano, con un ceppo anche ad Oristano,  Pischedda è diffuso in tutta la Sardegna, Pischeddu è assolutamente rarissimo e dovrebbe trattarsi di un errore di trascrizione del precedente, potrebbero derivare da soprannomi originati dall'essere il capostipite un produttore di formaggi e sarebbe legato al vocabolo protosardo pischedha (forma per formaggi).
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PISCHEDDA; PISCEDDA; PISCHEDDU: pischèdda in logudorese, piscèdda in campidanese, assume diversi, ma simili significati. Si dice una pischèdda o piscèdda de casu per definire una forma di formaggio o di ricotta. In tutti i casi il nome prende origine dal latino fiscella, che a sua volta è il diminutivo di fiscina = che significa corbello, canestro intessuto di giunchi, vimini, sparto ed altro. Quindi fiscella ed il corrispettivo sardo pischèdda o piscèdda (pischéddu a Nuoro), significano esattamente piccolo corbello e la cosiddetta forma di formaggio o di ricotta prende il nome dal contenitore che viene usano come forma: “forma ubi casei exprimuntur”. In alcune parti della Sardegna viene chiamato pischèdda anche un simile contenitore di ceramica. Pischèdda a Oliena è detto anche il cesto rotondo di canne, intrecciato con rami di olivastro, che qui in Campidano chiamiamo cadìnu, per trasportare l’uva nelle vigne, dai filari al tino. Nell’uso più comune, come già detto, pischèdda o piscèdda de casu significa forma di formaggio. Una pisceddèdda de casu è una piccola forma di formaggio. Il cognome, nelle sue varianti è presente nelle carte antiche della lingua e della storia della Sardegna: Pischela Muredo, ville Seercela, * Seercela…distrutto. Sarcela – Serzele. Partis de Montibus; Pischella Bonosso – de Castri Januensis, ** Castri Januensis Civitas (Castel Genovese – Castel Sardo). Omnibus habitantibus …in ville de Coginas ... die undecima januarii …1388, in posse De Valle Anthoni filii ; Pischella Francisco, ville Montis Leonis, * Montis Leonis…odierno Monteleone Roccadoria. Caputabas; Pischella Franciscus, ville Sasseri, *** Sasseri…Sassari. Et nos Pugioni Anthonius et De Lacon Salatinus, cives Sasseri, sindici, actores et procuratores…Marringoni Arsòcus potestas ac capitanus civitatis Sasseri. Omnes cives congregatis in civitate Sasseri, apud ecclesiam Sancte Caterine…presentibus Corda Jacobo, Magnispesa Francisco, De Mascara Francisco. In die XIII mensis Januarii MCCCLXXXVIII – 1388; Pischella Joanne – ville de Dolefa (Onnifai – Montis Acuti) ; Pischella Joannes, ville Sasseri; Pischella Juliano –ville de Batife, * Batife…distrutto (Contrate Montis Acuti); Pischella Petrus, ville Sasseri; Pischella Samauri, jurato ville Bonorbe, * Bonorbe...odierno Bonorva. Curatorie de Costa de Valls ; Pischella Simeone, majore ville Chelemale, * Chelemale…odierno Cheremule. Contrate Caputabas; Pisquella (de) Raynerio, milite castri Callari, *** Castri Callari…Cagliari - Joveri Marcus et Roig Franciscus, sindici ac procuratores Castri Callari… testibus Bertran Natale de Callari et Iacobo De Maiolica…et Mironi Petro, De Osona Bartholomeus, crolli Arnaldo. In die XVIII mensis decembris, anno MCCCLXXXVII (1387); convenerunt et interfuerunt venerabiles ( omnes jurati et habitatores Castri Callari); Pisquella Guantino, ville Ecclesiarum, *** Villa Ecclesiarum…odierno Iglesias. Et ego De Nelli Pelipaparius Ludovicus, civis et habitator terre et Ville Ecclesiarum…sindicus, procurator universitatis Ville Ecclesiarum…seu a Formenyino Joanne, capitano, camerlengo Ville Ecclesiarum di Sigerro. Omnibus habitatoribus dicte terre Ville Ecclesiarum, congregatis in Curia Magna…in posse Virde Andree, quondam Virde Joannis de Civitate Sasseri…nona die januarii 1388; Pisquella Joanne – de Bosa, ** Bosa: omnibus civibus et habitatoribus civitatis Bose…nisipastores…congregatis intus Ecclesiam Beate Marie Virginis …die XV Januarii 1388; Pisquella Joanne, potestate terre loci Zaramonte sive officiali Contrate de Anglona; Pisquella Matheo, ville Sune, * Sune = odierno Suni – Curadorìa di Planargia, nel regno giudicale di Torres. Sempre del periodo medioevale ricordiamo Pischèdda Antonio, nativo di Sassari, vissuto in periodo catalano aragonese del Regna di Sardegna: nel 1436 contribuì all’assedio del Castello di Monteleone, difeso da Nicolò Doria; pertanto Alfonso II, il Magnanimo, lo insignì, successivamente, del titolo di Cavaliere(Di. Sto. Sa. di F. C. Casula). Lo stesso è citato dal G. F. Fara nel “De Rebus Sardois”, al capitolo dedicato ad Alfonso il Magnanimo – Alfonsus rex – relativamente agli avvenimenti del 1436 e successivi anni…- …anno deinde 1440 Franciscus Saba, Stephanus Fara et Gonnarius Gambella sassarensium legati, et etc….( dopo l’elenco dei doni riservati ai collaboratori del re), segue…eodem Stephano (Fara) et Antonio Pisquedda cingulo militari et generositatis privilegio decoratis (il titolo nobiliare ed il privilegio di cingere la spada). Nel testo del Fara, al capitolo Ioannes Rex, relativamente agli avvenimenti del 1388 (le trattative di pace – la cosiddetta Pace di Eleonora - tra il re aragonese Giovanni e la Giudicessa d’Arborea Eleonora), è citato Pisquedda Raynerio: Ea pax a Ioanne rege 6 Idus Aprilis (8 aprile del 1388)iureiurando firmatur atque ita Petrus de Arenoso Prorex, triginta acceptis a Leonora pacis  obsidibus et cum illis Galcerando Villanova, Roderico Lanzolo, Ioanne Auria et Ioanneto Brancaleonis filio, Castrum Fabae Comitae Panciae et Salvae Terrae Raynerio Pisquedda viris  Arborensibus  foederis pignore tradidit et Brancaleonem , e custodia eductum ( è il momento della scarcerazione di Brancaleone Doria, marito di Eleonora, e del figlioletto), in Arborensem agrum tutu ea convenzione dimisit et etc….(mentre i castelli, della Fava e di Salvaterra, furono consegnati rispettivamente nelle mani di Comita Pancia e di Raniero Pischèdda), et etc. Attualmente il cognome Piscèdda è presente in 73 Comuni d’Itali, di cui 35 in Sardegna: Capoterra 65, Cagliari 40, Domusnovas 33, Decimoputzu 30, etc. Il cognome Pischèdda è presente in 302 Comuni italiani, di cui 118 in Sardegna: Sassari 256, Cagliari 135, Barisardo 98, Bosa 87, etc. Il cognome Pischéddu è presente in 2 Comuni italiani di cui uno in Sardegna, Valledoria, con un solo nucleo familiare.
PISCHE
PISCHI
Pische è tipicamente sardo, di Santu Lussurgiu nell'oristanese, di Oliena nel nuorese e di Olbia e Tempio Pausania in Gallura, Pischi, quasi unico, anch'esso sardo, ha un piccolissimo ceppo a Zeddiani nell'oristanese,dovrebbero derivare da un soprannome basato sul termine sardo logodurese pische (pesce), probabilmente attribuito ad un pescivendolo o ad un pescatore.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PISCHE; PISCHI; PISCI: hanno in comune significato ed etimologia: pesce e derivano dal latino piscis. Piscare, piscai, logudorese e campidanese per pescare. In Campidano: piscai s’aqua de funtana = pescare, attingere l’acqua dal pozzo. Piscadòre/i = pescatore. Piskèra = peschiera. Il cognome è presente, nelle sue varianti, nelle carte antiche della lingua e della storia della Sardegna. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE, del 1388, figurano: Pischas Arsoco, jurato ville Oniferi, * Oniferi… odierna Oniferi. Curatorie Dore; Pische Anthonio, jurato ville Nurgillo, * Nurgillo – Norghiddo - .odierno Norbello. Contrate Partis de Guilcier; Pische Sisinnio, jurato ville Monte Santo, * Monte Santo…distrutto. Contrate Partis Varicati – Barigadu;  Piscis Margiano, ville de Sardara, ** SARDARA MONTIS REGALIS...11 GENNAIO 1388, et ego...Gadulesu Margiano habitator velle Sardara, sindicus actor et procurator universitatis Contrate Montis Regalis et villarum et etc. In posse Virde Andrea, Virde Joanne, de Civitate Sasseri, notarii publici, die XI Januarii 1388; Piscisedu Joanne, ville Simala, * Simala…odierno Simala: Partis de Montibus. Nel condaghe di San Michele di Salvennor, CSMS,XI, XIII secolo, al capitolo 7 troviamo, Juanne Piske(servo di S. Michele): …y mi embiò el siervo de S. Miguel a Juan Pisque por arar la parte dessa huerta: y arò la mitad ( mi prestò il servo di San Michele, Giovanni Pische, per arare l’orto: e mi arò solo la metà). Al capitolo 98, paragrafo 249, sempre del CSMS, troviamo Giorgia Piske, in una partizione di servi: Partimos con la abadeça de Silqui donna Teodora (abbiamo diviso con la badessa di Silki, donna Teodora), los hijos de Georgia Pisque, que era mi esclava(i figli di Giorgia Piske, che era serva mia)…et etc. Attualmente il cognome Pische è presente in 37 Comuni d’Italia, di cui 20 in Sardegna: S. Lussurgiu 22, Oliena 21, Olbia 12, etc. Il cognome Pischi è presente in 6 Comuni italiani, di cui 4 in Sardegna: Zeddiani 11, Sassari, Monti e Baratili con un solo nucleo familiare. Il cognome Pisci è presente in 41 Comuni italiani, di cui 21 in Sardegna: Sanluri 38, Isili 25, Cabras 24, Cagliari 18, etc.
PISCHIUTA
PISCHIUTI
PISCHIUTTA
PISCHIUTTI
Pischiuta e Pischiuti, quasi unici, dovrebbero essere forme alterate dei cognomi :Pischiutta, che è specifico di San Daniele del Friuli nell'udinese, e Pischiutti, che, decisamente più raro, è invece specifico di Gemona del Friuli, questi cognomi dovrebbero essere l'italianizzazione del cognome dialettale Pischiut, di cui abbiamo tracce nella seconda metà del 1500 ed inizi del 1600, in una registrazione di matrimonio del 1602 possiamo leggere: "1602, Die 2 Novembris Jo:Bapta Pischiut contraxit matrimonium cum Helenam filia Sebastiani Patat coram R.do  presb. Petro à Lepore, testibus Jacobo Caldera, ac Jacobo Pascutino.", cognome che non dovrebbe essere altro che la forma dialettale friulana del nome medioevale italiano Pascutus (Pasciuto).
PISCI Pisci è tipicamente sardo, di Sanluri nel Medio Campidano, di Isili e Cagliari nel cagliaritano, di Cabras nell'oristanese e di Lanusei nell'Ogliastra, dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine sardo pisci (pesce), forse ad indicare che i capostipiti facessero di mestiere il pescatore.
PISCIAVINO Assolutamente rarissimo sembrerebbe umbro o del viterbese ai confini con l'Umbria, potrebbe derivare da un soprannome o da un nome di contrada.
PISCICELLI Piscicelli ha un ceppo nel teatino a San Salvo, Vasto e Casalbordino, ed un ceppo nel napoletano a Pomigliano d'Arco e Napoli, l'origine etimologica è oscura, troviamo tracce di questa cognominizzazione fin dalla seconda metà del 1200, con Vitous Piscicellus, poi con Niccolò Piscicello fatto Arcivescovo di Acerenza da Papa Innocenzo VII° nel 1407, e con Raynaldus Piscicellus fatto Arcivescovo di Napoli da Papa Callisto III° nel 1456, verso la fine del 1400 (1484) fu feudatario di Massafra nel tarantino il barone Antonio Piscicello, il casato detenne anche in Molise i feudi di Castelbottaccio, Duronia, Fossalto e Mafalda.
PISCINA Piscina è tipico del parmense, di Borgo Val di Taro in particolare, dovrebbe derivare da un nome di località.
PISCIONIERI Piscionieri, molto molto raro, è tipicamente calabrese, del catanzarese e del reggino, potrebbe derivare da un soprannome basato sul termine francese arcaico peissonnier (pescivendolo).
PISCIOTTA
PISCIOTTI
PISCIOTTO
Pisciotta ha un nucleo nel palermitano e trapanese ed un ceppo probabile nel materano e barese, Pisciotti, assolutamente rarissimo, ha un piccolissimo ceppo nel napoletano ed uno nel cosentino, Pisciotto, molto molto raro, ha un ceppo ad Agrigento e nell'agrigentino, hanno diverse derivazioni, dal toponimo Pisciotta nel salernitano per il ceppo campolucano, a soprannomi legati al vocabolo dialettale pisci (pesce) con riferimento al mestiere di pescatore, ma è anche possibile un soprannome dispregiativo.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pisciotta è cognome della Sicilia occidentale, ma frequente in tutto il Sud e presente nel Nord. Viene dal toponimo Pisciotta (SA). Sembra vi sia un riferimento al 'Pyxuntum oppidum' citato da Strabone, luogo che venne devastato dai saraceni agli inizi del X secolo, e i cui abitanti fondarono il nuovo centro residenziale che denominarono Pixuntum riferendosi, con suffisso diminutivo alla loro patria di origine. Nel XII secolo i trascrittori citano il paese come Pissocta, da cui l'attuale denominazione. Tra le diverse ipotesi circa l'origine remota del toponimo, sembra attendibile quella che si riferisce alla voce greco 'pyxus' e latino 'buxus', nome di un albero molto pregiato, il bosso.
PISCITELLI
PISCITELLO
Piscitelli è diffuso in tutta l'Italia centromeridionale peninsulare, nel romano, nel casertano e napoletano, nel barese e nel crotonese in particolare, Piscitello è tipicamente siciliano, della parte settentrionale dell'isola, del palermitano e del messinese, dovrebbero derivare da soprannomi dialettali legati alla pesca, o comunque al pesce, troviamo tracce illustri di questa cognominizzazione nel 1500 con Ettore Piscitelli arcivescovo di Lanciano nel teatino dal 1568 al 1569.
PISCO
PISCOPELLO
PISCOPIELLO
PISCOPO
Pisco, molto raro, è napoletano, Piscopo è anch'esso tipico del napoletano, ma con ceppi anche nel barese ed in Sicilia, Piscopello e Piscopiello sono pugliesi, della penisola salentina in particolare, derivano tutti da soprannomi originati dal termine greco episkopos (vescovo, soprintendente) carica non necessariamente religiosa riservata a quanti avessero responsabilità di comando nella comunità. Tracce di questa cognominizzazione le troviamo in una lettera d'indulto di Roberto D'Angiò datata 12/06/1340: "...Principalis clemencia dum censure iuris per lenitatis intuytum se amabiliter obicit rigorem iusticie cum moderamine librate provisionis emollit nec solum leves excessus abolet sed interdum graves culpas mitigat et in facinoribus manifestis lenitive dispensat... ...Guillelmus de Majnardo, Petrus Piscopus, Nicolaus Piscopus, Guillelmus de Bonofilio...".
integrazioni fornite da Giovanni Grimaldi
Piscopo è un cognome diffusissimo in Campania, ma diffuso anche in Puglia, Sicilia e Lazio, così come presente anche nel nord Italia. Questo cognome deriva dall'aferesi del termine Episcopo che in greco designava un'ispettore e che nella terminologia ecclesiastica era riferito al Vescovo di una diocesi. A tal proposito possiamo dunque supporre che essi discendessero da un Vescovo (giacchè alcuni di essi nei secoli bui dell'alto medioevo ebbero figli) o che provenissero da una zona sede di un Vescovado (l'Episcopium). Il cognome appare comunque in vari atti già nei secoli XII-XIII in Puglia ed in Campania. Possiamo comunque notare che nel XII sec. esisteva in Capua (sede vescovile) una famiglia De Episcopo e nel XIII sec. esisteva in Aversa (altra sede vescovile) la nobile famiglia De Episcopo e De Archiepiscopo, mentre abbiamo notizie in Napoli nel XIII sec. di un'altra famiglia Piscopo (in Piazza S. Maria Maggiore), a cui probabilmente apparteneva Pandolfello Piscopo Alopo (+1416), Gran Camerlengo di Giovanna II. Ma una famiglia Piscopo era attestata fin dal XIII sec. anche in Arzano (Na), dove tutt'ora Piscopo è il cognome più diffuso.
PISEDDU
PISU
Entrambi tipici sardi, Piseddu ha nuclei a Laconi e Genoni (OR), a Orroli, Senorbì e Quartucciu (CA), Pisu è specifico della Sardegna del sud, di Quartucciu (CA), Cagliari, Settimo San Pietro (CA), Scano Di Montiferro (OR) e Laconi (OR) in particolare, derivano direttamente o tramite diminutivo da soprannomi originati dal vocabolo sardo pisu (pisello). derivato dal vocabolo latino pisus (seme).
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PISEDDU: piccolo seme, dal latino pisum (pisello o cicerchia). Non ritrovandolo nei documenti antichi del sardo, lo riteniamo un cognome abbastanza giovane. Tra i più famosi, citiamo Piseddu Antioco (Senorbì 1936), vescovo della Diocesi di Lanusei dal 1981. Attualmente il cognome Piseddu è presente in 41 dei 377 Comuni della Sardegna, per un totale di 476. Nella penisola è presente in 9 Comuni del Lazio (Roma 13), 7 della Liguria (Quiliano 5), della Lombardia ( Milano 11), del Piemonte (Torino 9). Non è presente in USA.
PISU: seme, dal latino pisum. Pisufà è la cicerchia; pisu(d)ruci, è il pisello; pisu de croccoriga, è il seme di zucca; su pisu de sa pruna, de sa nespula, de su piricoccu = il nocciolo della susina, della nespola, dell'albicoccaSu pisu è detto anche il pavimento della chiesa: dallo spagnolo piso = suelo de una habitaciòn = pavimento di una casa. È presente nelle carte antiche. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, *LPDE del 1388, sono citati 4 Pisu:  Pisu Findeo, jurato ville Sorrai (villaggio distrutto - Contrate Partis Varicati - Barigadu); Pisu Gantino, ville Selluri (Sanluri - Seddori); Pisu Gunnario,  ville de Sardara; Pisu Margiano, majore ville Nuragus (Contrate Partis Alença); Pisu Petro, ville Nuragus. Attualmente il cognome è presente in 282 Comuni del territorio nazionale, di cui 118/377 in Sardegna. Nel continente la maggiore diffusione si registra nel centro nord. Negli USA è presente in California e in Pennsylvania, con 1 nucleo familiare ciascuno. Nei 118 Comuni sardi, i Pisu, sono distribuiti per lo più nella parte meridionale dell'isola, per un totale di 2546 (*2007).
PISELLI
PISI
PISO
Piselli è tipico dell'Umbria e Lazio, Pisi è tipicamente emiliano del parmense e del reggiano soprattutto, Piso è assolutamente rarissimo, derivano tutti o da soprannomi legati al vocabolo latino pisum (pisello) o dal nomen latino Piso (Pisonis) di cui abbiamo un esempio nel Libro XXXIV° della Naturalis Historiae di Plinio: "...monopodia Cneum Manlium Asia devicta primum invexisse triumpho suo, quem duxit anno urbis DLXVII, Lucius Piso auctor est, Antias quidem heredes...".
PISERI Assolutamente rarissimo, forse lombardo, deriva probabilmente da un soprannome originato dal vocabolo latino pisum (pisello).  Troviamo nel 1700 nell'anconetano un Pasquale Piseri compositore di musiche sacr, di cui non si conosce la provenienza..
PISMATARO Pismataro è cognome quasi unico, dovrebbe essere di origini bulgare e derivare da un soprannome basato sul termine bulgaro pismata (lettera), giunto probabilmente in Italia fuggendo dalla Bulgaria a seguito dell'invasione islamica dell'Europa orientale ad opera degli invasori ottomani.
PISONE
PISONI
Pisone è assolutamente rarissimo, Pisoni è tipico della fascia che dal trentino arriva al varesotto, con particolare concentrazione nel milanese e nel bergamasco, esiste anche un ceppo completamente autonomo nel sassarese, dovrebbero derivare dal cognomen latino Piso (Pisonis) di cui abbiamo un esempio nel proconsole Cneus Calpurnius Piso: "...S(enatus) c(onsultum) de Cn(aeo) Pisone patre propositum N(umerio) Vibio Sereno proco(n)s(ule)...".
PISSAVINI Rarissimo, dovrebbe essere milanese, dovrebbe derivare da unj soprannome dialettale.
PISSETTI Assolutamente rarissimo, tipico del milanese, dovrebbe derivare da una modificazione dialettale del cognome Pizzetti.
PISTELLI
PISTELLO
PISTILLI
PISTILLO
Pistelli ha un ceppo nell'alta Toscana tra lucchese, pisano e fiorentino, un ceppo tra anconetano, maceratese ed Umbria ed uno a Roma, Pistello, molto raro, è tipico del veneziano, di Campolongo Maggiore in particolare, con un piccolo ceppo ache in Umbria, Pistilli è tipico delle Marche e del teramano, del romano, del frusinate e del latinense, del campobassano, del foggiano e del barese, Pistillo ha un ceppo nel romano e latinense, nella Campania litoranea, nel campobassano, nel foggiano e soprattutto nel barese, dovrebbero derivare da nomi di località come quella citata in quest'atto del 1223: "In nomine Domini quartodecimo anno principatus domni nostri Gisulphi gloriosi Principis, mense februario, nona indictione. Ante me Romualdum iudicem coniuncti sunt Ursus et Iohannes Gastaldi filii ... ...et est ibidem per latitudo passi duodecim, et ab ipsis triginta quattuor passibus vadit in parte orientis usque in pistillum de monte ipsius Ursi Gastaldi. A parte orientis est finis ipsum pistillum, et passi quinque....", ma è pure possibile che derivino da un soprannome originato dal termine latino pistillum (pestello), forse perchè il capostipite nel suo mestiere utilizzava un pestello, magari per pestare nel mortaio le erbe a mò di erborista.
PISTIDDA Pistidda è tipicamente sardo, di Sassari e del sassarese, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine sardo logodurese pistidda (esclamazione tipica di quando si viene punti da un insetto o ci si scotta).
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PISTIDDA: e pistìddu sono voci non ben chiare. I linguisti tutti evidenziano incertezza. Qui da noi in Campidano la voce pistiddu designa la nuca, l’occipite (dura/o come la pietra?); spistiddàre/ài (riferito ad animale o persona) significa rompere la nuca (con un sasso?). Il termine dovrebbe derivare dal latino pistillum, che significa pestello ( sasso, pietra). Sos pistiddos a Orune sono le pietre che segnano i confini di un podere, che qui in Campidano chiamiamo “mulonis”.. Qui da noi pistiddu è inoltre usato per designare una persona dalla testa dura, sinonimo di “conca de arrocca” , testa dura come la pietra. E qui il termine rispecchia il significato latino. Non sappiamo altro! Non si trova nei documenti antichi da noi consultati. Attualmente il cognome pistidda si trova in 46 Comuni italiani, di cui 18 in Sardegna: Sassari 125, Quartucciu 18, P. Torres 17, etc.
PISTIS Pistis è tipico del centro e del sud della Sardegna, in particolare di Villasor, Cagliari, Assemini ed Elmas nel cagliaritano, di Lanusei e Loceri nell'Ogliastra, di Oristano ed Ales nell'oristanese, di Tonara nel nuorese e di Sardara nel medio Campidano, dovrebbe derivare dal nome della località di Pistis in Costa Verde, nella costa sudoccidentale dell'isola, ma esiste anche la possibilità che il cognome sia di origine greca e che derivi dal termine πίστις (pistis) che significa fede.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PISTIS: non sapendo con esattezza che cosa significhi  e da dove il termine pistis derivi, possiamo fare solo supposizioni. In lingua sarda esiste la voce pistu, deverbale da pistare/ai = pestare, battere, dal latino pistare. Pistu propriamente in campidanese significa anche preoccupazione, apprensione. Verosimilmente può derivare dalla voce greca πίστις (pìstis) = fiducia, fede, sicurezza, etc. Nella Costa Verde (sud occidentale sarda) c’è un bellissimo tratto di costa e relativa spiaggia con questo nome. La spiaggia di Pistis termina con una insenatura, S’Enna de s’Arca, che è il migliore e più “sicuro” rifugio che una imbarcazione possa trovare con un mare in tempesta. Del resto, molti nomi di luogo della Sardegna hanno derivazione greca o bizantina. Per quanto concerne il cognome potrebbe valere lo stesso ragionamento: pistis = persona di fiducia o anche consacrata con la fede. Non sappiamo altro. Il cognome è presente nelle carte medioevali della lingua e della storia della Sardegna. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, figura un certo Pistis Petro, majore( amministratore di giustizia, sindaco) ville Alary, * Alary… villaggio distrutto. Contrate Partis Varicati – Barigadu. Il cognome è presente inoltre nel Condaghe di San Michele di Salvennor, CSMS, XI, XIII secolo: al paragrafo 181 figura Pistis Maria: in un lascito(donazione di servi) alla chiesa di San Nicola di Donna Nikella Elena (de Tori ?):…y a Maria Pistis entera. Attualmente il cognome Pistis è presente in 174 Comuni italiani, di cui 90 in Sardegna: Villasor 135, Lanusei 88, Cagliari 84, Assemini 48, etc. Nella penisola è Torino ad avere il numero più alto con 22; segue Roma con 17, etc.
PISTOIA Pistoia potrebbe essere un cognome ebraico, ha ceppi nel pavese, tra pisano e livornese, nel Lazio, in Puglia, in Calabria ed in Sicilia, prende il nome dal toponimo toscano omonimo.
PISTOLA Pistola ha un ceppo marchigiano a Jesi, Falconara Marittima, Fabriano ed Ancona nell'anconetano, uno laziale a Roma e Civitavecchia (RM) e nel viterbese a Civita Castellana ed un ceppo a Napoli, dovrebbe derivare da soprannomi legati forse ad episodi cruenti.
PISTOLESE
PISTOLESI
Pistolese ha un ceppo romano ed uno, molto piccolo, napoletano, Pistolesi è molto diffuso in tutta la Toscana, soprattutto nel fiorentino, pisano, livornese e senese, con un ceppo anche tra maceratese e Piceno e tra romano e frusinate, dovrebbero derivare da una forma alterata in pistolensis dell'etnico di Pistoia pistoiensis, uso prodotto dal fenomeno della sostituzione eufonica della -l- alla -i-, un esempio d'uso di questa forma la troviamo in una lapide posta nel 1708: "Franciscus Frosini Pistolensis S. R. I. C. - Archiepiscopus Pisanus - Fontem faciendum curavit - Et super fontem - Statuam divini legumlatoris Moisis - Cujus nomen ex aqua ortum sonat, - Et cujus virga e petra mirabiliter elicuit aquam effluentem, - Merito jussit collocari. - Anno Dom. MDCCVIII. posuit.".
PISTONE
PISTONI
Pistone è un cognome abbastanza diffuso, sembra avere due ceppi, uno nella Sicilia meridionale ed uno in Piemonte e Liguria, ma si individua pure un piccolo nucleo in Campania, che dovrebbe derivare dal nome o del fiume Pistone o del monte omonimo situato nel salernitano, Pistoni ha un ceppo tra bresciano, mantovano e modenese, uno marchigiano ed uno nel viterbese e nel romano. La derivazione di questi cognomi è controversa, si può supporre che abbia origine da un soprannome legato al vocabolo rinascimentale pistone (specie di moschetto) e sottintenderebbe il mestiere di soldato o di brigante, un'altra ipotesi lo farebbe derivare da un nome di località come ne esistono molte in tutt'Italia, ma non si può escludere che possa trattarsi di una forma indiretta del nome medioevale Pisto, Pistonis. Personaggi degni di nota sono stati nel nel 1400 a Caltagirone (CT) il notaio Matteo Pistone che redisse un atto di vendita di un dipinto del famoso pittore Antonello da Messina (1430-1479), nel  1600 Francesco Pistone notaio in Genova, Carlo Giuseppe Pistone di Montalto (1739-1795), che fu vescovo di Alessandria.
PISTORE
PISTORELLI
PISTORELLO
PISTORI
PISTORINO
PISTORIO
Pistore è del padovano, Pistori, molto raro è veronese, Pistorio, più diffuso, è catanese, Pistorello ha un ceppo spezzino ed uno veneto, Pistorelli, assolutamente rarissimo, sicuramente veneto, è provavilmente dovuto ad errori di trascrizione, Pistorino, molto raro, è del messinese, dovrebbero derivare dal cognomen di epoca medioevale Pistoris, di cui abbiamo un esempio nel Codice Diplomatico della Lombardia Medioevale sotto l'anno 1156 a Vimercate (MI): "...a sero Iohanis Sertoris, a monte Ismaelli; a mane parte case est Algisi Pistoris, a meridie heredum Ambroxii Orrici..." o anche nel 1213 a Lucca dove in uno scritto si legge: "...Rugerius comiti Guidonis filius cognatus Marchionis predicti, comes Gerardus di Pian di Porto. Lanfrancus Lazari de Pistorio, Mussus de Pistorio et Guittoncinus Sighiboldi, et alii VI de nobilioribus dicti Pistorii...", il cognome Pistoris, dovrebbe derivare dal vocabolo latino pistor (colui che pesta il grano nel mortaio), un equivalente del termine mugnaio.
PISTRITTO Pistritto è decisamente siciliano, del siracusano in particolare, di Floridia, Siracusa e Carlentini e di Gela nel nisseno, dovrebbe derivare da una forma ipocoristica dialettale siciliana derivata dal termine latino pistor (fornaio, panettiere), probabilmente ad indicare sia l'attività del capostipite, sia la sua corporatura minuta.
PITACCO Pitacco è un cognome specifico di Trieste, potrebbe trattarsi di una forma ipocoristica dialettale dell'antico nome sloveno Pit o Pitie, o dal corrispondente latino Pitius, forma aferetica del più comune Sulpitius, con l'aggiunta del suffisso -acco, il suffisso di origine celtica -acco, come quello latino -acus, indica appartenenza o proprietà, per cui è anche possibile che il cognome possa derivare da un nome di località identificabile come proprietà di un tale Pit o Pitius.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Il cognome Pitacco, detto in origine Pitacho / Phitaco / Pitaccho, deriva attraverso una forma originaria Pietracco / Pitracco, poi ridottasi per caduta di -r- a Pitacco, dall'agionimo Pietro, in cui il suffisso -aco/acco comune a tutta l'Italia settentrionale assieme ad -ago forma il diminutivo o derivativo. Pertanto Pitacco è in pratica una forma ridotta di Pietracco. M. Bonifacio, Cognomi triestini, p. 211.
PITARI
PITARO
PITERA
PITTERA
Sia Pitari che Pitaro, molto rari, sono tipici della zona di Catanzaro, probabilmente di Borgia (CZ), Pitera è quasi unico, Pittera, abbastanza raro, è specifico di Acireale, Catania e Trecastagni nel catanese, dovrebbero derivare, direttamente o tramite alterazioni dialettali, da un soprannome originato dal termine greco πίτυρα, pityra (crusca), forse perchè il capostipite ne era produttore o venditore. Personaggio famoso di queste famiglie fu Antonio Pitaro, illustre letterato e accademico, docente in medicina all'università di Salerno e di Napoli, nonchè alla Sorbona di Parigi fu medico dei Buonaparte.
PITASI Pitasi è specifico del reggino, di Roccaforte del Greco, Bagnara Calabra e Cardeto, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine greco πετασος  petasos (una sorta di cappello da viaggio  a larghe falde).
PITILLI
PITILLO
Pitilli è quasi unico, Pitillo, molto molto raro, è specifico del potentino, di Castelluccio Inferiore e Superiore, dovrebbero derivare dal nome di una località, la Sorgente Pitillo di Castelluccio Superiore nel potentino.
PITITO
PITITTO
Pitito, praticamente unico, è probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione di Pititto, che ha un ceppo calabrese nel valentiano a Mileto e San Calogero ed a Laureana del Borrello nel reggino, ed uno a Pietraperzia nell'ennese.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
L'origine di questi cognomi va ricercata nel soprannome o nome medievale Pititto (forma dialettale di Petitto), termine che, in italiano antico, significa letteralmente piccolo, piccolino (vedi Petit e Pettiti): in questo contesto, per la precisione, va ricordato che l'aggettivo petito o petitto (da cui il dialettale pititto) è un antico prestito del francese petit (piccolo), caduto in disuso nell'italiano moderno - anche se, nel sud Italia, l'aggettivo tito conserva ancora il significato di piccolo, trattandosi forse di un aferesi dell'originale petito. In conclusione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni dei soprannomi o dei nomi personali dei capostipiti.
PITOCCHI
PITOCCO
Pitocchi ha un ceppo a Concordia sulla Secchia nel modenese, uno nel perugino ad Umbertide, Citerna e Città di Castello, uno a Roma ed uno a Calvi Risorta nel casertano, Pitocco è tipico del centro Italia, con un ceppo a Pescara, uno a Roma e Genazzano nel romano e nel frusinate ad Alatri, Trivigliano e Vico nel Lazio, uno molto piccolo nell'iserniese ed uno a Letino nel vicino casertano, questi cognomi dovrebbero derivare da un soprannome originato dal termine medioevale pitochus, a sua volta derivato dal greco πτωχός  ptocos (mendicante, accattone), probabilmente attribuito anticamente per alcune caratteristiche comportamentali dei capostipiti.
PITTA' Pittà, tipicamente siciliano, dell'ennese, di Enna ed Aidone e di Catania, potrebbe derivare da una forma dialettale contratta del termine greco petalàs (maniscalco) probabile mestiere del capostipite. (vedi PITTALA)
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pittà è un cognome siciliano derivato dal cognome greco Pittás che significa all'incirca 'pizzaiolo', poiché in greco 'pítta' = pizza, sorta di focaccia. Rohlfs, Cognomi nella Sicilia orientale, p. 150.
PITTALA
PITTALA'
Pittala è sicuramente siciliano, dovrebbe essere dovuto ad un errore di trascrizione di Pittalà, che ha un ceppo a San Teodoro nel messinese, a Catania, a Paternò ed Adrano nel catanese ed uno nell'ennese a Leonforte e Nicosia, dovrebbero derivare dal termine greco petalàs (maniscalco) probabile mestiere del capostipite.
PITTALIS
PITZALIS
Tipico della Sardegna centrosettentrionale Pittalis, della Sardegna centromeridionale Pitzalis, derivano dal vocabolo dialettale campidanese pitzali che significa cima.   Tracce di queste cognominizzazioni si hanno a Sanluri (CA) fin dal 1500, vi troviamo un certo Antioco Pitzalis vassallo degli Aymerich, nobile famiglia di origini catalane.
PITTALUGA Tipico genovese, deriva da un soprannome dialettale originato da pità l'uga (beccare l'uva).
PITTAMIGLIO Molto molto raro è sicuramente ligure, parrebbe del savonese, potrebbe derivare da un soprannome dialettale originato da pità miglio (beccare il miglio) nel senso di rubare il miglio.
PITTARI
PITTARO
Pittari sembrerebbe originario della Sicilia sudorientale, Pittaro parrebbe avere 3 ceppi, uno nell'alto potentino, uno tra Venezia e Padova ed uno nell'udinese, dovrebbero avere origini da diversi soprannomi dialettali, legati all'allevamento o custodia dei tacchini quelli veneti e da soprannomi legati al mestiere di imbianchino quelli meridionali.
PITTARELLA
PITTARELLO
Molto rari specifici veneziano, potrebbe derivare da un soprannome legato al mestiere di imbianchino.
PITTAU Cognome tipico del sud della Sardegna.
integrazioni fornite da Stanislao Piu
molto probabilmente si tratta del diminutivo di Sebastiano che in sardo si dice Pittanu e in campidanese stretto si pronuncia appunto Pittau con l'ultima sillaba -au molto nasale. E' tipico del campidanese non pronunciare le -n- leggere e trasformarle in suoni tipicamente nasali, ad esempio: tegame, in cagliaritano si dice Tiànu, in campidanese Tiàu con l'-au nasale.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PITTAU: deriva da Pittanu > Pittâu: in lingua sarda è frequente la caduta intervocalica della “enne”, come angiôi, sirbôi, marjâi, etc. che mantengono comunque la nasale nella pronuncia. In alcune parti della Sardegna centrale Pittànu è ipocoristico di Sebastiano, che qui da noi in Medio Campidano diventa comunemente Bastiànu. Il fatto che a Villacidro sia particolarmente diffuso il cognome Pittâu, ci porta a due ipotesi, o che il vezzeggiativo di Sebastiano fosse un tempo Pittanu anche a Villacidro, nel Medio Campidano, o che il capostipite dei Pittâu, avesse origini barbaricine, come tantissimi altri, generalmente allevatori di pecore e di capre, dei centri abitati del territorio del monte Linas,  provenienti dalla Sardegna centrale: spesso si trattava di transumanti che sceglievano la residenza definitiva nei nuovi pascoli della montagna del Linas. C’è pure un’altra considerazione da fare: San Sebastiano a Villacidro, insieme a Sant’Efisio e Sant’Antonio Abate era uno dei Santi protettori del centro e tra i più festeggiati. Non sappiamo neppure se a Villacidro il cognome Pittâu fosse presente in periodo medioevale. Pur disponendo del documento “preziosissimo”, che noi abbiamo siglato LPDE, La Pace di Eleonora, del 1388, contenente gli elenchi di tutti i firmatari - rappresentanti, “villa” per “villa”, della pace richiesta dal re aragonese alla regina di Arborea, in cambio della restituzione del marito Brancaleone e del figlio Mariano, tenuti prigionieri a Cagliari, i firmatari di Villacidro non ci sono. Tale centro era però incluso, dal 1324, nei possedimenti del Regno catalano aragonese di Sardegna. Dal 1326,  al 1409,  allorquando “Villaxidro” rientra definitivamente nel Regno catalano aragonese di Sardegna, la documentazione storica non è ben chiara. Villacidro nel 1326 fu assegnato al Comune di Pisa. Ma sappiamo che dal 1365 al 1409, gli Arborensi ripresero di fatto, ma non di diritto, tutta la ex Curadorìa di Gippi, di cui il centro faceva parte. Sta di fatto che i firmatari della LPDE, di quella “villa”, non figurano. Tra i quali firmatari figura invece, Pittau Petro, ville Selluri, ** Selluri – Sedduri – Seddori: odierno Sanluri. Et ego Capula Marcus …sindicus, actor et procurator ville Selluri…seu a Petro De Castay, locuntenente capitanei et Margiano Costa, locuntenente potestatis terre Selluri et omnibus habitatoribus dicte terre, congregatis. X die januarii 1388. Ricordiamo con il nome Pittanu (non cognome), il poeta sardo Sebastiano Moretti, conosciuto come “Pittanu”, di Tresnuraghes (1868 – 1932), che io ho soprannominato il Pindaro della Letteratura Sarda, per la eccezionale varietà stilistica e formale dei suoi canti in lingua sarda (vedi nel Web – Sebastiano Moretti Pittanu –). Nella storia contemporanea citiamo Monsignor Giuseppe Pittâu di Villacidro, scelto da papa G.  Paolo II, in data 26 settembre 1998, quale segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica. (vedi nel Web – maioba: un gesuita di Villacidro alla conquista del Giappone). Attualmente il cognome Pittau è presente in 109 Comuni d’Italia, di cui 47 in Sardegna: Villacidro 282, Cagliari 89, Sanluri 68, Samassi 57, etc.
PITTELLA
PITTELLI
PITTELLO
Pittella ha un ceppo a Lauria nel potentino, uno ad Isola di Capo Rizzuto nel crotonese ed uno molto piccolo a Messina ed a Catania, Pittelli è decisamente calabrese, con un ceppo nel catanzarese a Davoli, Soverato, Catanzaro e Satriano, ed uno nel cosentino a Castrovillari, San Lorenzo Bellizzi e Civita, Pittello, sempre calabrese, è quasi unico, dovrebbero derivare da soprannomi basati sul termine greco arcaico petalàs (maniscalco) probabile mestiere del capostipite.
PITTER
PITTERI
Pitter, estremamente raro è veneto, Pitteri è specifico veneziano, troviamo tracce di questa cognominizzazione a Venezia nella prima metà del 1700 con il libraio stampatore Francesco Pitteri.
integrazioni fornite da Luigino Mondini
potrebbe derivare da un soprannome, in dialetto veneziano i piteri sono i vasi da fiori.
PITTO Cognome tipico del genovese, dovrebbe derivare da un soprannome probabilmente originato da una caratteristica fisica il vocabolo genovese pitto (becco o naso) si potrebbe riferire ad una persona con un naso particolarmente imponente.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pitto è cognome diffuso nel Levante ma concentrato soprattutto a Genova. Riprende verosimilmente un soprannome basato sull'agg. pictus o un deverbale da pittâ (cfr. Pittaluga).
PITTON Pitton ha un ceppo veneto a Portogruaro (VE) ed a Meduna di Livenza e Motta di Livenza nel trevigiano, ma il ceppo principale è friulano tra Cordenons e Pordenone e tra Teor e Palazzolo dello Stella nell'udinese, dovrebbe derivare da soprannomi originati dal vocabolo dialettale friulano pitton (tacchino) forse per l'atteggiamento o per un comportamento particolarmente altezzoso del capostipite.
PITTORA
PITTORRA
PITTORRU
PITTURRO
PITTURRU
Tipici del Gallurese, Pittorra e tipico di San Teodoro (OT), Pittorru è tipico di Sant`Antonio Di Gallura (OT), Pitturru è tipico di Arzachena e Luogosanto (OT), Pittora e Pitturro sono chiaramente dovuti ad errori di trascrizione, dovrebbero tutti derivare da soprannomi originati dal vocabolo sardo pittorra (petto) forse motivati dall'essere il capostipite un tipo pettoruto e aitante.
PITTORINO Assolutamente rarissimo parrebbe dell'isola di Salina nelle Eolie.
PITZIANTI
PIZZIANTI
Pitzianti è specifico del cagliaritano, di Cagliari, Dolianova e Sestu, Pizzianti, praticamente unico, sempre sardo, è una forma italianizzata del precedente, che dovrebbe derivare da un soprannome sardo originato dal termine pitzianti (ortica, la pianta urticante), forse ad indicare un carattere particolarmente scorbutico del capostipite.
PITZOLO
PITZOLU
PIZZOLU
Tutti decisamente sardi, Pitzolo, praticamente unico, è del sassarese, Pitzolu ha un ceppo a Macomer nel nuorese ed a Nuoro, ed uno a Santu Lussurgiu nell'oristanese ed a Cagliari, Pizzolu, quasi unico ha qualche presenza nel cagliaritano e nel sassarese.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PITZOLU; PIZZOLU; PITZOLO: c'è una distinzione da fare: pìtzolu ha un significato ben preciso, pitzòlu ne ha un altro, del tutto diverso. Pìtzolu infatti ha il significato di picciolo, piccolo: denaro spicciolo e deriva dal toscano antico picciolo = moneta fiorentina, che era la quarta parte del denaro; o può derivare anche dall'italiano spicciolo, col significato di moneta di poco valore. Pitzòlu invece è il diminutivo di pitzu = strato, falda etc. ed ha il significato di strato sottile, come ad esempio la pelle del corpo o il guscio dell'uovo, che in Campidano chiamiamo inoltre, pilloncu o cròxu. Quindi il significato dipende dall'accento tonico e dalla pronuncia. Intanto il cognome, indipendentemente dalla pronuncia e dal significato e nelle sue varianti, è presente nelle carte medioevali e moderne della lingua e della storia della Sardegna. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE, del 1388, abbiamo: Piciolu Molenteddu, ville de Sardara, ** SARDARA MONTIS REGALIS...11 GENNAIO 1388, et ego...Gadulesu Margiano habitator velle Sardara, sindicus actor et procurator universitatis Contrate Montis Regalis et villarum et etc. In posse Virde Andrea, Virde Joanne, de Civitate Sasseri, notarii publici, die XI Januarii 1388; Piçòlu Joanne, ville Ecclesiarum. ** Villa Ecclesiarum.odierno Iglesias. Et ego De Nelli Pelipaparius Ludovicus, civis et habitator terre et Ville Ecclesiarum.sindicus, procurator universitatis Ville Ecclesiarum.seu a Formenyino Joanne, capitano, camerlengo Ville Ecclesiarum di Sigerro. Omnibus habitatoribus dicte terre Ville Ecclesiarum, congregatis in Curia Magna.in posse Virde Andree, quondam Virde Joannis de Civitate Sasseri.nona die januarii 1388. Sempre nella storia medioevale, ricordiamo Pitzolu Giovanni, cittadino di Villa di Chiesa (Iglesias), che, durante la ripresa della guerra tra il Giudicato d'Arborea e il ragno catalano aragonese di Sardegna, al momento dell'assalto delle truppe giudicali alla città, il 3 ottobre 1391, salvò il vessillo regio (aragonese), nascondendolo in casa sua. Nei documenti medioevali è più volte citato inoltre Pizzolo Guantino, che fu vescovo della diocesi di Dolia, oggi scomparsa, del regno giudicale di Càlari, dal 1206 al 1226. Della Età Moderna ricordiamo Pitzolo Girolamo, avvocato, intendente generale delle finanze del regno di Sardegna, in periodo sabaudo(Cagliari 1747 - 1795). Fu a capo delle truppe che nel 1793 resistettero all'assalto della flotta francese alla città di Cagliari. Durante la rivolta di Cagliari - Castello del 1795, il Pitzolo, coinvolto in una macchinazione ordita dai suoi avversari politici, fu ucciso a colpi di pistola. Attualmente il cognome Pitzolu è presente in 33 Comuni italiani, di cui 18 in Sardegna: Macomer 33, Santu Lussurgiu 13, Nuoro 11, etc. Il cognome Pizzolu è presente in3 Comuni sardi: Sestu, Cagliari e Tresnuraghes, tutti con un solo nucleo familiare. Il cognome Pitzolo è presente in due soli Comuni: Sassari 6, Alghero 2.
PIU Diffusissimo in tutta la Sardegna, dovrebbe derivare dal nome sardo Piu (Pio).
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PIU: piu in lingua sarda significa pelo, capello e sta per pilu o pilo. (vedi il cognome Pilo). Da non sottovalutare la voce latina pius (aggettivo), che significa pio, onesto, religioso, virtuoso, etc. Non avendolo trovato nelle carte antiche della lingua e della storia della Sardegna, supponiamo si tratti di un cognome moderno. Per avere la certezza bisognerebbe prendere in osservazione i registri anagrafici degli archivi storici municipali o parrocchiali o diocesani: un lavoro che si potrà fare solo con la collaborazione delle persone che portano questo cognome, che siano interessate a saperne di più sul proprio passato genealogico e che siano interessate a comunicare alla direzione di questo sito il risultato delle proprie ricerche. Attualmente il cognome Piu è presente in 238 Comuni italiani, di cui 94 in Sardegna: Sassari 318, Cagliari 132, Pozzomaggiore 81, Nuoro 59, etc.
PIUMA
PIUMI
Piuma è assolutamente rarissimo, probabilmente del nord Italia, Piumi sembra tipico emiliano, della zona tra Reggio e Bologna, potrebbero derivare dal nome di paesi come toponimi come Piuma nel goriziano.
PIUMAZZI Piumazzi, molto molto raro, ha presenze nel pavese e nel bolognese, dovrebbe derivare dal nome del paese di Piumazzo nel modenese, il cui nome dovrebbe derivare dall'antico nome medioevale Castrum Plumacium, cioè cittadella delle piume o piumosa, grazie ai semi piumosi dei pioppi che abbondano in quell'area.
PIUNTI Piunti ha un ceppo nel Piceno a San Benedetto del Tronto, Monteprandone, Grottammare, Acquaviva Picena, Spinetoli ed Ascoli Piceno, che si estende anche nel teramano a Martinsicuro ed Ancarano, l'origine etimologica è oscura.
PIVA Diffuso in tutto il nord, dovrebbe derivare da un soprannome legato al vocabolo piva (strumento a fiato), probabilmente come suonatore di piva, ma bisogna considerare anche la possibilità che il soprannome sia legato ad aspetti del comportamento del capostipite, fare la piva è un modo dialettale per tenere il broncio, essere una piva, richiamando il suono lamentoso dello strumento, significa ad esempio lagnarsi spesso.
PIVETTA
PIVETTI
PIVI
Pivetta è specifico dell'area che comprende le province di Treviso, Venezia e Pordenone, Pivetti parrebbe specifico del modenese, di Modena e Carpi e del modenese, con un ceppo forse non secondario nell'area milanese e bergamasca, Pivi ha un ceppo a Rimini e Sant'Arcangelo di Romagna, a Novi di Modena e Cesena, dovrebbero derivare, direttamente o tramite ipocoristici, dal termine piva o pivo che hanno sia il significato di strumento musicale a fiato, la radice etimologica è la stessa di pipa che, derivando dal termine alto tedesco pfifa (fischio, zufolo, piffero), significò inizialmente proprio strumento a fiato, sia ragazza o ragazzo da cui ad esempio il vocabolo pivello, un'altra possibile origine e da soprannomi legati al termine pivetto (piviere, uccello trampoliere palustre).  Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nella seconda metà del 1500 a Bergamo in un atto giudiziario dove si legge: "...certo acquisto fatto dalla città l'anno 1587 li 16 marzo da donna Cattarina moglie relitta del quondam Cristoforo Trevini de Pivetti molinaro di una casa posta in borgo San Leonardo della contrata di Broseta chiamata la casa del Trevini per la magnifica città di Bergamo ...".
PIVIDOR
PIVIDORE
PIVIDORI
Pividor, abbastanza raro, è tipico dell'udinese, Pividore, quasi unico, è sempre dell'udinese, Pividori, il più comune è friulanodell'udinese, di Tarcento, Reana del Rojale, Pagnacco, Tricesimo, Udine, Nimis e Dignano, con un ceppo anche a Trieste, dovrebbero derivare da un soprannome dialettale originato dal termine friulano arcaico pividor (piviere, un tipo di uccello palustre commestibile molto buono).
PIVIERE
PIVIERI
Piviere è quasi unico, Pivieri, assolutamente rarissimo, parrebbe ligure, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine piviere (uccello trampoliere) originato dal provenzale pluvier, potrebbe anche essere possibile una derivazione dal termine medioevale piviere (Pieve o ripartizione territoriale).
PIZZABALLA Pizzaballa è decisamente lombardo, specifico del bergamasco, di Verdellino, Spirano, Urgnano, Dalmine, Osio Sotto e Caravaggio, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale originato da un termine dialettale lombardo arcaico per uno logorroico o anche che accende le discussioni, un attaccabrighe.
PIZZALA Assolutamente rarissimo, sembrerebbe tipico dell'alto comasco, sull'origine di questo strano cognome si possono solo fare delle ipotesi, potrebbe essere possibile che derivi da un soprannome dialettale originato dal vocabolo piz zalà (nell'alto comasco e nel Canton Ticino è comune la sostituzione della s con la z) con il significato di pesce salato.
integrazioni fornite da Giambattista Pizzala
da mie ricerche risulta che il cognome Pizzala sia una deformazione di Pitz taller, ossia provenienti della valle del Pitz [n.d.r. tal in tedesco significa valle e taller in ladino è il valligiano], (il Pitz è un torrente che percorre l'omonima valle austriaca, si veda Sankt Leonard im Pitztall). Il cognome è stato poi trasformato in Pitztal dagli svizzeri, in seguito italianizzato in Pizzala, quando i miei Avi paterni si sono trasferiti definitivamente in Italia, precisamente in quel di Civello di Villa Guardia, in provincia di Como.
PIZZARDO Tipico di Rovigo, deriva dal cognome medioevale Pizardus di origini spagnole ( ricordiamo uno dei famosi Conquistadores Francisco Pizarro), cognome di cui abbiamo un esempio nel Codice Diplomatico della Lombardia medievale dove sotto l'anno 1144 in un atto di vendita è citato un certo Martinus Pizardus in qualità di fattore di una proprietà terriera appartenente al monastero di Morimondo (MI).
PIZZATI
PIZZATO
PIZZATTI
Pizzati sembrerebbe lombardo, Pizzato è decisamente veneto, Pizzatti, assolutamente rarissimo, potrebbe essere di origini toscane.  Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo in Lunigiana a Pontremoli dove in un rogito del 2 gennaio del 1471 si cita un Pizzato del fu Battista olim Luchino Pizzati.
PIZZEGHELLA
PIZZEGHELLO
PIZZIGHELLA
PIZZIGHELLI
PIZZIGHELLO
Pizzeghella è specifico di Verona, Pizzeghello è del padovano, di Padova, Albignasego, Saccolongo, Piove di Sacco e Pontelongo, e di Camisano Vicentino nel vicentino, Pizzighella è tipico del veronese gardesano, di Castelnuovo del Garda e Mezzane di Sotto, e di Verona, Pizzighelli, quasi unico, sembrerebbe laziale, e potrebbe essere l'esito dell'emigrazione veneta in occasione della bonifica Pontina, Pizzighello, molto molto raro, ha presenze in Piemonte ed in Veneto, dovrebbero derivare da soprannomi basati sul termine dialettale veneto antico pizzegar (mordicchiare, spiluccare, spizzicare), da un arcaico piccegar, forse a sottolineare un particolare comportamento dei capostipiti.
PIZZETTI Sembrerebbe avere tre ceppi, nel nord milanese, nel reggiano e nel senese, dovrebbe derivare dal nome medioevale germanico Pizzo, o anche dall'aferesi del nome medioevale italiano Opizzo. Tracce di questo cognome si hanno nel milanese fin dal 1600, a Sondrio troviamo atti redatti dal notaio Maffeo fu Giacomo Antonio Pizzetti di Mazzo (SO).
PIZZI
PIZZO
Pizzi è diffuso a macchia di leopardo in tutt'Italia, Pizzo sembra essere tipico siciliano, con un possibile ceppo nel Veneto, dovrebbero derivare dall'aferesi del nome medioevale italiano Opizzo, ma in alcuni casi possono derivare da nomi di località.
PIZZICA
PIZZICHELLA
PIZZICHELLI
PIZZICHELLO
PIZZICHETTA
PIZZICHETTI
PIZZICHI
PIZZICHINI
PIZZICHINO
PIZZICO
PIZZICON
PIZZICONI
PIZZICOTTI
PIZZICOTTO
Pizzica sembra specifico di Ripa Teatina e della provincia di Chieti, Pizzichi, molto raro, è del senese, Pizzico è quasi unico, Pizzichella, Pizzichelli e Pizzichello sono molto rari è dovrebbero essere del centro Italia, Pizzichetta parrebbe del foggiano, Pizzichetti ha un ceppo nel viterbese ed uno nel foggiano, Pizzichini ha un ceppo marchigiano ed uno romano, Pizzichino, rarissimo, sembrerebbe della zona tra beneventano ed avellinese, Pizzicone è probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione di Pizziconi che è tipico della provincia di Roma, Pizzicotti sembra specifico dell'anconetano, Pizzicotto è quasi unico.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Pizzica ha un nucleo principale nel chietino, Pizzichi è tipicamente toscano, con ceppi maggiori nel senese e nel fiorentino, Pizzico, rarissimo, sembra essere originario del chietino, Pizzichella e Pizzichello, unici, si riscontrano rispettivamente a Roma e a Novate Milanese (MI), Pizzichelli, molto raro, è tipico per lo più del centro Italia, dove si trova maggiormente nel romano e nel perugino, Pizzichetta, rarissimo, sembra essere originario del foggiano, Pizzichetti ha ceppi maggiori nel viterbese e nel foggiano, Pizzichini, presente per lo più fra il nord e il centro nord del paese, ha il suo epicentro fra l'anconetano e il maceratese e un ceppo minore nel perugino, Pizzichino, rarissimo, sembra avere un ceppo nel ravennate e uno nell'avellinese, Pizzicone, quasi unico, dovrebbe essere abruzzese, Pizziconi ha un nucleo principale nel romano, Pizzicotti è specifico dell'anconetano, Pizzicotto, quasi unico, si riscontra soltanto nel modenese e nel savonese, tutti questi cognomi derivano dal nome medievale Pizzico, nato come variante (o forse come forma ipocoristica) del nome Pizzo o Piccio, che in italiano antico significa piccolo, piccolino (da intendersi probabilmente in senso affettivo, come avviene nei nomi medievali Piccolo, Piccino, Piccirillo, etc); in alcuni casi, tuttavia, non si può escludere una derivazione dallo stesso termine pizzico, ad indicare particolari caratteristiche fisiche o comportamentali. In conclusione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni o dei nomi personali dei capostipiti o di soprannomi loro attribuiti.
PIZZICAROLA
PIZZICAROLI
Pizzicarola. rarissimo, è specifico del frusinate, Pizzicaroli un pò meno raro è romano, derivano da soprannomi originati dal vocabolo dialettale pizzicarolo (salumiere).
integrazioni fornite da Antonino Pizzicaroli
Pizzicaroli derivato da Pizzicarola, si trovava a Strangolagalli (FR) sin dal 1500. Risiedono a Pofi, Priverno e Sezze, oltre che in Canada ed in USA. Esiste un'altro ceppo di Pizzicaroli originario di Cerreto Laziale (Roma).
PIZZIGONI Molto raro sembrerebbe specifico del milanese.
PIZZINAT
PIZZINATI
PIZZINATO
Pizzinat, molto raro, è del trevisano, di Cordignano e Sarmede in particolare, Pizzinati è quasi unico, Pizzinato è molto diffuso in tutta l'area che comprende il vicentino, il padovano, il trevisano, il veneziano, il pordenonese e l'udinese, in particolare nel padovano a Padova, Cadoneghe e Vigonza, nel trevisano a Conegliano e Santa Lucia di Piave, e nel pordenonese a Porcia, Sacile, Pordenone e Caneva, si dovrebbe trattare di forme patronimiche tipicamente venete in -ato e varianti, riferite ad un capostipite il cui padre si chiamasse Pizzo, che attraverso una forma ipocoristica sia diventato Pizzino (vedi PIZZINI e PIZZI).
PIZZINI
PIZZINO
Pizzini dovrebbe essere proprio dell'areale coperto dalle province di Sondrio, Brescia, Verona e Trento, si trova inoltre un probabile ceppo nel cosentino, Pizzino ha un ceppo nel bresciano, uno nel cosentino ed uno nel messinese, l'origine più probabile è da una forma ipocoristica del nome medioevale germanico Pizzo, ma non è da escludere per i  rami calabresi e siciliani, una derivazione da toponimi come Pizzo (VV). Del cognome Pezzini si hanno tracce in un atto del 16 maggio 1653, in Sondrio "in aula inferiori pallatii iuris", dove "...Costantino Artaria di Postalesio, curatore nell'escussione dei beni di Pietro Pizzini, assegna ai sindici della comunità di Fusine, case, terreni e beni vari. Notaio di Castione, Giovanni Pietro Perari fu Giacomo di Castione.". 
PIZZIRUSSO Pizzirusso è specifico di Sant'Angelo dei Lombardi e di Lioni nell'avellinese, dovrebbe derivare originariamente da un soprannome ed in seguito da un nome di località, infatti possono coesistere le due ipotesi: di una derivazione dal nome della contrada Pizzi Russi del comune di Ceppaloni nel beneventano, distante una quarantina di chilometri dalla zona attuale di insediamento del cognome, e che deriva il suo nome da quello di un certo Nicola Fumo detto Pizzirusso abitante di quella contrada, cui diede il nome in epoca rinascimentale, o di una derivazione diretta da un soprannome.
PIZZIUTI Pizziuti, estremamente raro, è specifico di Venezia, dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine dialettale marinaresco veneziano arcaico pizziuto (un
PIZZOCCHERO
PIZZOCHERA
PIZZOCHERO
PIZZOCRI
Pizzocchero è rarissimo, dovrebbe essere lombardo, Pizzochera è assolutamente raro e tipico del lodigiano, Pizzochero rarissimo è specifico del sudmilano, Pizzocri è raro e specifico del sudmilano. Tutti questi cognomi hanno una radice comune, le variazioni sono dovute alle diverse trascrizioni fatte dagli addetti alla registrazione, dovrebbero derivare da un soprannome originato dal vocabolo arcaico pizzochero o bizzochero (di colui che pur essendo laico veste abiti talari, baciapile).
PIZZOFERRATO Pizzoferrato ha un grosso ceppo a Pratola Peligna in provincia dell'Aquila, ed un ceppo più piccolo a Roma, dovrebbe derivare dal nome del paese teatino di Pizzoferrato, probabile luogo d'origine dei capostipiti.
PIZZOL
PIZZUL
Pizzol è specifico del trevigiano, Pizzul, assolutamente rarissimo, è goriziano, dovrebbero derivare da un soprannome originato dalla piccola statura del capostipite, troviamo traccia di questo uso nel Trentino nel 1300 in un atto dove viene citato un certo Pizzol da Serravalle.
PIZZOLATI
PIZZOLATO
Pizzolati è quasi unico, Pizzolato sembrerebbe specifico veneto della zona che comprende le province di Vicenza, Venezia e Treviso, è presente un ceppo primario anche in Sicilia nel trapanese, il ceppo veneto probabilmente deriva da un soprannome originato dalla piccola statura del capostipite, il ceppo siciliano è più difficile da indagare.
PIZZOLITTO Pizzolitto è tipico di San Michele al Tagliamento nel veneziano al confine con l'udinese, con qualche presenza anche a Concordia Sagittaria e Portogruaro sempre nel veneziano viciniore e nell'udinese a Latisana e Ronchis, ed a San Vito al Tagliamento nel pordenonese, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale con il significato di piccolino, probabilmente a sottolineare la piccola corporatura del capostipite.
PIZZOLONGO Pizzolongo, ormai quasi scomparso, sembrerebbe tipicamente molisano di Larino (CB) in particolare, potrebbe derivare da un nome di località, come ad esempio Pizzolongo di Capri (il luogo dove viveva Curzio Malaparte), ma non si può escludere un'origine da un soprannome.
PIZZOLOTTI
PIZZOLOTTO
Pizzolotti, quasi unico, dovrebbe essere dovuto ad errate trascrizioni di Pizzolotto, che è specifico del trevisano, di Valdobbiadene e Morgano, dovrebbero derivare da una forma ipocoristica di un soprannome dialettale originato dalla piccola statura del capostipite, equivarrebbe all'italiano piccoletto.
PIZZONE
PIZZONI
Pizzone è molto raro, ha un ceppo nel chietino ed uno nel catanese, Pizzoni ha un nucleo originario nel perugino ed uno nella Lombardia centro orientale, sembra inoltre avere un ceppo nella zona orientale dell'udinese, potrebbero derivare da toponimi come Capizzone (BG), Pizzone (IS) ecc.  Tracce di questa cognominizzazione le troviamo in Friuli nel 1600, in un atto troviamo infatti la cessione del Paluduzzo Pizzoni, una vasta proprietà terriera situata non lontano da Muzzana del Turgnano (UD) dall'Illustre Signor Adamo Pizzoni al Conte Domenico Novelli.
PIZZORNI
PIZZORNO
Pizzorni è soprattutto dell'alessandrino e genovese, con un ceppo anche a Mentana nel romano, Pizzorno è caratteristico dell'area che comprende l'alessandrino, il savonese ed il genovese, potrebbero derivare dal nome del paese di Pizzorno, una località di Isola Santa nel lucchese in alta Garfagnana, o anche dal nome di Pizzorne, una frazione di Villa Basilica, sempre nel lucchese, ma l'origine più probabile è dall'antico nome germanico Pietzhorn . I Pizzorno furono nella seconda metà del 1600 una famiglia di imprenditori ferrieri di Rossoglione nel genovese.
PIZZORUSSO Pizzorusso è specifico del casertano, di Lusciano, di Trentola-Ducenta e di Aversa, dovrebbe derivare dal nome originato dalla forma aferetica del nome Opizzo con aggiunto il termine russo, probabilmente motivato dal fatto di essere il capostipite rosso di capelli e di chiamarsi Opizzo.
PIZZULLI
PIZZULLO
PIZZULO
Pizzulli sembrerebbe specifico del tarentino e del vicino barese, in particolare di Ginosa nel tarentino, Pizzulo è specifico di Vallesaccarda e Trevico nell'avellinese, Pizzullo ha un ceppo a Vallesaccarda ed uno a Palermo, dovrebbero tutti derivare da un soprannome originato dal termine dialettale pizzulu (pizzico), probabilmente motivato dall'esilità e bassa statura dei capostipiti, ma non si può trascurare la possibilità che derivi invece da un soprannome originato da caratteristiche presenti nel luogo di abitazione della famiglia, dove era forse presente un pizulus o pizulo (muretto a scarpata addossato a una parete), come possiamo leggere in questo documento dell'anno 1086: "... non inbeni fundamentum a pars meridie ad faciendum pizulo in eadem casa que ad lavorandum incipi solummodo ipso pariete de ipso pizulo de ipso casile ... et dimitteret me lavorare ipso proprio eorum pizulo . iusta eodem pizulo a parte mea et super eodem trave ponere ...".
PIZZURRO Pizzurro è tipicamente siciliano, con un ceppo nel palermitano a Montelepre, uno a San Filippo del Mela nel messinese ed uno a Calatafimi nel trapanese, dovrebbe derivare da un soprannome originato da un termine dialettale arcaico per focacciaro, probabile mestiere del capostipite.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pizzurro è cognome siciliano e calabrese, viene dal termine dialettale calabrese 'pizzurru' = precipizio. Rohlfs 150.
PIZZUTI
PIZZUTO
Pizzuti sembra avere oltre al nucleo principale nel Lazio, anche un ceppo tra napoletano e salernitano ed uno nel cosentino, Pizzuto ha un ceppo nel Molise che dovrebbe derivare dal toponimo Castelpizzuto (IS), uno in Puglia ed uno in Sicilia, questi cognomi dovrebbero derivare da nomi di località legati al vocabolo pizzo (cima) e starebbe ad indicare la provenienza da una località montana come ad esempio Monte Pizzuto nel reatino.
PLACANICA Placanica è tipicamente calabrese di Catanzaro e di Roccella Ionica e Caulonia nel reggino, dovrebbe derivare dal toponimo Placanica (RC).
PLACIDO Presente a macchia di leopardo in tutt'Italia, sembrerebbe più probabilmente di origini meridionali, ha un ceppo a Rionero In Vulture (PZ) e a Foggia, deriva dal nomen latino Placidus di cui abbiamo un esempio nei Carmina di Sidonius Apollinaris  : "...Aetium Placidus mactavit semivir amens, vixque tuo impositum capiti diadema, Petroni...".
PLATANE'
PLATANI
PLATANI'
PLATANO
Platanè e Platanì, praticamente unici, sono siciliani, Platani, assolutamente rarissimo, ha presenze in Emilia e qua e là nel centro Italia, Platano, abbastanza raro, ha un piccolo ceppo a Fumane nel veronese, uno a Roma, uno piccolo a Napoli ed uno ancora più piccolo a Montelepre nel palermitano, potrebbero derivare dal nome di paesicome Aci Platani nel catanese, Acquaviva Platani nel nisseno, San Biagio Platani nell'agrigentino, o altri toponimi o località caratterizzate dalla presenza di boschi di platani.
PLATANIA Platania sembrerebbe tipicamente siciliano di Catania e del catanese, di Misterbianco, Paternò, Gravina di Catania, Mascalucia,   San Giovanni La Punta e tanti altri piccoli comuni, con ceppi anche a Siracusa e nel siracusano, dovrebbe derivare o dal toponimo calabrese Platania (CZ) o dal vocabolo neogreco platania (plataneto o bosco di platani) ad identificare forse una caratteristica dell'abitazione del capostipite situata in prossimità di un plataneto.
PLATAROTI
PLATEROTI
Plataroti è assolutamente rarissimo, Plateroti, comunque molto raro, è tipico di Gioia Tauro (RC), dovrebbero derivare dal toponimo Plati' (RC).
PLATI Molto raro sembrerebbe avere un nucleo nella bergamasca ed uno nel materano, potrebbe derivare dal nomen latino Platorius, mentre quello meridionale potrebbe derivare dal toponimo Plati' (RC).
PLATINETTI
PLATINI
Platini è abbastanza raro, Platinetti lo è decisamente di più, sono entrambi specifici del novarese, potrebbero derivare dal nome medioevale Platinus, nome di cui si hanno tracce ad esempio nel 1480 in una lettera di Leonardo da Vinci leggiamo: "...Platinus Joanni Thomae, Plato patruo S. D. Tetrastichon meum his litteris inclusum..."
integrazioni fornite da Giacomo Ganza / Villa di Tirano (SO)
Platìni (accentazione piana) è probabilmente originario di  Fontaneto d'Agogna, paese nei pressi di Novara. Qui ancora oggi esiste il nucleo più forte di questa famiglia.  Già nel 1600 i Platini risultano nello stato delle anime della parrocchia di Fontaneto d'Agogna. Il cognome verrebbe da un soprannome del dialetto arcaico "plat", col significato di calvo, etimologia già accertata da Ottavio Lurati (studioso ticinese) per il cognome ticinese Piattini, da "piat" calvo. Platinetti, diffuso nella stessa zona geografica di Platìni, meno frequente del cognome precedente, è un diminuitivo.
PLATONE
PLATONI
Platone ha un ceppo a Napoli, Platoni ha un piccolo ceppo nel parmense a Borgo Val di Taro, ed uno più consistente a Perugia e Deruta nel perugino, dovrebbero derivare dal nome greco Platone, il nome del famosissimo filosofo greco Πλάτων, Plàton, probabilmente portato dai capostipiti, il celebre filosofo che diede avvio tra l'altro al mito di Atlantide citandola nei suoi dialoghi Timeo e Crizia.
PLATTI
PLATTO
Platti ha un ceppo nel lecchese a Pasturo, ed un ceppo nel viterbese a Capranica, Platto è tipico del bresciano, di Castrezzato, Castelcovati, Brescia e Chiari, dovrebbero derivare da un soprannome originato dal termine latino plattus (piatto) o anche da una forma alterata derivata dal nomen latino Plautus, un principio di questa cognominizzazione lo troviamo a Milano in una Carta venditionis dell'anno 1184: "...Et inde estiterunt fideiussores omni tempore, ita ut quisque insolidum possit conveniri, Guilielmus qui dicitur de la Porta et Rogerius Tinctor et Burrus qui dicitur Plattus atque Ambroxius qui dicitur de Bollate , de suprascripta civitate...", altre tracce di queste cognominizzazioni le troviamo ad esempio nella prima metà del 1700 nel sondriese a Fusine, dove opera il notaio Matteo Plattus fu Giovanni, nella seconda metà del 1700 a Caprino Bergamasco troviamo, in qualità di commissario della Valle San Martino, un certo Venantius Plattus.
PLESCIA Plescia ha un ceppo ad Ururi nel campobassano, con presenze significative anche a Termoli ed a Palata, sempre nel campobassano, ed un ceppo nel palermitano a Piana degli Albanesi, Palermo e Villafrati, cognome di origini albanesi, dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine albanese plesht (pulce), forse motivato dalla ridotta statura dei capostipiti.
PLINI
PLINIO
Plini ha un ceppo a Spoleto nel perugino ed a Penna in Teverina e Terni nel ternano, ed un ceppo molto consistente a Roma ed uno ad Amatrice nel reatino, Plinio ha un piccolissimo ceppo a Roma ed uno a Termoli nel campobassao, dovrebbero derivare dal nomen latino Plinius, il nome gentilizio della Gens Plinia, ricordiamo i due Plinii: Gaio Plinio Secondo, conosciuto come Plinio il Vecchio, autore della Naturalis Historia, che morì durante l'eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei, e Gaio Plinio Cecilio Secondo, conosciuto come Plinio il Giovane, scrittore latino nipote del precedente, che descrisse in una delle sue epistole l'eruzione del Vesuvio durante la quale morì suo zio.
PLOTEGHER Plotegher è tipico del trentino, di Folgaria, Rovereto, Trento e Calliano, con un ceppo anche a Bolzano, ed uno piccolissimo a Pescantina nel veronese, potrebbe derivare dal termine dialettale medioevale germanico plota (lastra di pietra) e riferirsi forse all'attività di estrattore di lastre di pietra da usarsi come tegole.
PLUCHINO Pluchino è tipico della Sicilia meridionale, del ragusano in particolare e di Ragusa e Modica soprattutto, ma anche di Vittoria e Scicli, di Catania e di Avola, Siracusa e Pachino nel siracusano, potrebbe derivare dall'italianizzazione del cognome medioevale francese Ploukin, che sembrerebbe derivare dal termine medioevale francese pluquer (beccare), usato particolarmente in Picardia, regione a nord di Parigi, ricordiamo Philippus Ploukin che divenne Procuratore Generale a Parigi nel 1372.
PLUDA Pluda è specifico del bresciano, di Borgosatollo in particolare, di Brescia, Lonato, Castenedolo, Montirone e Botticino, dovrebbe derivare dal nome di Pluda, una frazione di Leno, paese bresciano posto tra Manerbio e Ghedi, probabile luogo d'origine dei capostipiti.
PLUTINO Specifico di Reggio Calabria, deriva dal nome greco bizantino Plutinus di cui abbiamo traccia nel XI° secolo a Bagnara Calabra (RC): "...et Girardo monacho ipsius monasterii et Relia abbate sancti Helie de Spileo et Leone de Melicocca et presbitero Plutino et presbitero Anania et Nichiforo fratre eius...".
POCHETTINO Molto raro è tipico della provincia piemontese, dovrebbe derivare da un nome di località.
POCCI
POCCIA
POCE
POCI
Pocci ha un ceppo toscano nel senese a Sovicille, Siena e Colle di Val d'Elsa, con un piccolo ceppo a Piteglio nel pistoiese, ed uno laziale a Roma e Velletri, Poccia è specifico della zona tra latinense e casertano, di Minturno, Formia e Spigno Saturnia nel latinense e Sessa Aurunca e Mondragone nel casertano, Poce ha un ceppo laziale, a Roma e Colleferro nel romano, a Ferentino ed Anagni nel frusinate ed a Prossedi nel latinense, ed uno molisano a Campobasso e Riccia nel campobassano, Poci è salentino, di Mesagne nel brindisino e di Squinzano e Campi Salentino nel leccese, questi cognomi, di lontana origine ebraica, dovrebbero derivare da soprannomi dialettali dispregiativi basati su alterazione medioevali del termine latino pulex (pulce).
POCOVAZ Pocovaz, quasi unico, è probabilmente di origine giuliana, potrebbe derivare da un soprannome sloveno originato dal termine pokovec (ragazzino molto vivace, che letteralmente salta qua e là come un capretto).
PODA
DE PODA
Poda è un cognome specifico di Flavon (TN), De Poda, assolutamente rarissimo, è una variazione dal precedente.
ipotesi fornite da Aldo Piglia, Milano
Il  cognome  Poda è attestato a Flavon (TN) sin dal XVI° secolo. Ci sono almeno tre rami di Poda: i Poda dall'Olio, i Poda dei Gianpodi, ed i Poda de Neuhaus. Quest'ultimo ramo trasse la seconda parte del suo cognome dall'attribuzione del 22 aprile 1701 di un titolo nobiliare ad Antonio Poda (1650-1720) da parte dell'Imperatore Leopoldo I° di Germania. Attualmente, questo ramo è conosciuto semplicemente con il cognome de Poda.  (Informazioni tratte da http://www.trentinoheritage.com/flavon.htm)
La diffusione di questi cognomi è ancora ristretta ai comuni di Cunevo e Flavon in Val di Non, salvo la dispersione originata dal fenomeno dell'emigrazione che ha interessato questa zona dalla fine dell'Ottocento fino ad almeno gli anni Settanta. Di alcuni Poda che vivono in provincia di Bolzano o a Milano è verificato che sono nati o hanno avuto genitori nati a Flavon.
PODDA
PODDI
PODDIE
PODDO
PODDU
Podda è molto diffuso in tutta la Sardegna, soprattutto al centrosud, Poddi ha un ceppo principale a Scano Di Montiferro e Cabras (OR), ma è ben presente anche a Oristano ed a Cagliari, e sembrerebbe esserci un piccolo ceppo anche nel ternano a Terni e Narni, Poddie è specifico del nuorese di Belvì e Tonara, Poddo e Poddu sono quasi unici, potrebbero derivare da un soprannome originato dal vocabolo sardo podha (farina) forse attribuito a famiglie di mugnai o di panettieri.
integrazione fornita da Giuseppe Concas
PODDA: gallina, polla. Da podda deriva poddine/i, che è la crusca per le galline (in latino pollinis). È presente anche nelle carte antiche della Sardegna: tra i firmatari della Pace di Eleonora del 1388:   Podda Masulino, jurato ville Petra Veurra (* Petra Veurra.distrutto. Campitani Majoris); Podda Anthonio, jurato ville Nuraci Niello(Nuraxinieddu); Podda Barcolo, ville de Sardara; Podda Petro, ville Stolo (*Stolo.o Stolu.villaggio distrutto .. Laconi et Contrate Partis Alença). Nella variante più antica: Polla Comita, ville Solgono(odierno Sorgono: Mandrolisay e Barbagia di Belvì), Polla Guantino, jurato ville Nurau Albu (* Nurau Albu.distrutto. Campitani Majoris); Polla Michele, ville Mahara (Villamar); Polla Porcu Leonardo, majore (sindaco, amministratore) ville Forru Ville Noa(Villanovaforru). Nel Condaghe di San Nicola di Trullas, *CSNT XI°, XII° sec., troviamo: Polla Gosantine, teste in una compera: "comporaili a Nigellio Serpio, su de Bonorçoli, terra in Funtana de Caballos in Andronice, tenende a ssa ki li comporai a Gabini de Puçolu, et abe s'atera parte sa ki li copmporai a fiios de Gosantine Bacca. Et deibili III berbeces in tremisse, et V moios d'oriu, et IIII de tridicu: puspare li feci sollo, a boluntade de pare (ho comperato da Nigellio Serpio, quello di Bonorzoli, un terreno in Fontana dei cavalli, in Andronice (località tra Semestene e Cossoine), confinante con quella che comprai da Gavino de Puçòlu e dall'altra parte con quella  che comprai dai figli di Costantino Bacca. E gli diedi 3 pecore per (del valore) un terzo di soldo, e 5 moggi (moggio equivale a 40 litri: per le misure delle granaglie, come anche delle terre, si usava il litro) d'orzo, e 4 di grano, in tutto del valore di un soldo, d'accordo entrambi (il valore del soldo aureo era equivalente a 10 pecore o 9 capre: un buon giogo di buoi aveva il valore di 8 soldi - iugu in VIII sollos. Nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, *CSMB XI°, XII° sec., troviamo con il cognome Polla un'intera famiglia, in una partizione di servi: Elene, Iorgi, Orzoco, Zipari (partirus fiios de Zipari Polla.levait clesia (di Santa Maria) ad Elene et a Iorgi su patre .et Orzoco remansit a comune.= divisi i figli di Zipari Polla.la chiesa prese Elene e Giorgio il padre. e Orzoco rimase in comune.). Attualmente è un cognome diffuso in 359 Comuni d'Italia di cui 146 della Sardegna: nell'isola la distribuzione è abbastanza omogenea. Ritroviamo il cognome Podda anche in USA, i due Stati, California e New York, con un nucleo familiare ciascuno.
PODDINE Poddine, abbastanza raro, è tipico di Sassari e del sassarese e di Assemini (CA) e del cagliaritano, con un ceppo anche a Genova.
integrazione fornita da Giuseppe Concas
PODDINE è la crusca per i polli, dal latino pollinis. Attualmente è presente in Italia in 21 Comuni, di cui 7 della Sardegna.
PODENZANI Rarissimo, dovrebbe essere specifico del sud milanese, dovrebbe derivare dal toponimo Podenzano (PC).
PODESTA'
POTESTA'
Podestà è specifico del genovese, con un ceppo forse secondario in provincia di Roma, Potestà, molto più raro sembra più romano che ligure, si potrebbe comunque trattare di una variazione da un ceppo primario comunque ligure, derivano dalla carica di podestà, massimo livello amministrativo dell'Italia medioevale, con funzioni di reggitore della città e giudice.
PODETTI Tipico della zona di Commezzadura e Malè nel trentino, potrebbe derivare da un soprannome originato dal vocabolo dialettale podetto (sorta di coltellaccio).
PODORIESZACH Podorieszach, assolutamente rarissimo, è specifico dellarea orientale dell'udinese, dovrebbe derivare dalla forma etnica slovena con suffisso -szak, che sta per cittadino di, del toponimo Podoriehi, il nome slavo di un'antica frazione di Savorgna nell'udinese.
PODRECCA
PODREKA
Podrecca è decisamente friulano, di Cividale del Friuli, Ronchis, Udine e Trieste, Podreka, estremamente raro, è triestino, potrebbero derivare da modificazioni dialettali del toponimo Podresca di Prepotto nell'udinese, ma, molto più probabilmente, dovrebbero derivare da modificazioni dialettali sloveno friulane del termine Patriarca (nome della massima carica religiosa nelle Venezie), il termine Podreka identificava quanti al servizio del  Patriarca di Aquileia lavoravano nelle sue proprietá o le amministravano.
POERIO Ha un nucleo campano tra Napoli e Pozzuoli ed uno nel crotonese, le radici calabre risalgono almeno al 1200, nel 1601 si legge: "...Nocte luna exoritura prorex Henrico Poerio mandat ut octo signa veteranorum educeret, et ad occiduam castrorum partem aciem instrueret....", dal 1715 i Poerio furono Baroni di Belcastro (CZ).
POFFA Poffa ha un piccolo ceppo a Carmagnola nel torinese ed uno  nel bresciano, a Brescia e Ghedi, dovrebbe derivare da antichi nomi di località basati sul termine dialettale medioevale poffa (concavità, avvallamento del terreno), come a solo titolo d'esempio quella chiamata poffa lovera o pofa luera nella zona di Quinzano d'Oglio nel bresciano.
POGGELLI
POGGETTI
POGGETTO
Poggelli, assolutamente rarissimo, sembrerebbe toscano, forse del lucchese,  Poggetti è specifico della Toscana, con massima concentrazione nel pisano, a Pontedera e Castelfranco di Sotto ed a Piombino nel livornese, ha buone presenze anche nel viterbese ed a Roma, Poggetto, quasi unico, potrebbe essere dovuto ad errori di trascrizione del precedente,  questi cognomi dovrebbero derivare da soprannomi originati da una forma ipocoristica del luogo di provenienza dei capostipiti, come ad esempio Castelpoggio nel carrarese, Poggio di Camporgiano nel lucchese, Poggio di Marciana nel livornese o altri simili.
POGGI
POGGIATO
POGGIO
Poggi dovrebbe avere due grossi nuclei, uno tra il milanese, il pavese, l'alessandrino e piacentino e la Liguria, Poggiato è assolutamente raro, dovrebbe essere della zona veronese, Poggio ha un nucleo nell'alessandrino, astigiano, savonese e genovese, dovrebbero derivare o da soprannomi legate a caratteristiche della zona, o da toponimi come Poggio d'Asti (AT) e Poggio di San Remo (IM).
POGGIANTE
POGGIANTI
Poggiante, quasi unico, è del napoletano, Poggianti è toscano, di Livorno e Piombino nel livornese, di Cascina e Pontedera nel pisano e di Lastra a Signa e Castel Fiorentino nel fiorentino, potrebbero derivare da soprannomi arcaici basati sul fatto che i capostipiti provenissero da una zona collinare (da un poggio o collina).
POGGIOLI
POGGIOLO
Poggioli è tipico dell'Emilia e Romagna, con ceppi nel piacentino, nel modenese, nel bolognese,nel ferrarese, nel ravennate, forlivese e riminese e nel pesarese, Poggiolo sembra essere unico ed è probabilmente un errore di trascrizione del precedente, potrebbe derivare da toponimi come Poggioli nel modenese o Poggiolo nel pavese, ma è pure possibile si tratti di forme ipocoristiche originate in forma patronimica da padri di capostipiti chiamati Poggio o Poggi di soprannome o cognome.
POGGIONI Abbastanza raro dovrebbe essere specifico della zona tra le province di Arezzo, di Pistoia e quella di Perugia, dovrebbe derivare da un nome di località, come ad esempio il Castello dei Poggioni nel cortonese, o Poggioni nel pistoiese o la località Poggione (SI).
POGLIAGHI
POGLIANI
POIAGHI
POIAGO
Pogliaghi è molto raro è tipico del milanese, così come Pogliani che è però molto più diffuso, Poiaghi, assolutamente rarissimo, sembrerebbe del sudmilanese, Poiago è quasi unico, dovrebbero derivare dal toponimo Pogliano Milanese (MI) o da toponimi scomparsi come Polliago di cui abbiamo traccia in un Breve consignationis feudi ad Arcagnago (MI) (nei pressi di San Giuliano Milanese) del 1199: "...a mane de Zendatariis, a meridie Morandi, a sero Sancti Ambrosii, a monte illorum del Polliago, campus dicitur Gera de Burgo...".
POGLIANO Tipico del torinese, dovrebbe derivare da nomi di località come ad esempio Pogliano di Moncucco Torinese (TO) il toponimo Pogliano è abbastanza diffuso in nord Italia, derivando dal latino Publi Agmina cioè i campi (accampamenti) di Publio.
POGNA
POGNI
Pogna, molto raro, è tipico di Sellero (BS) in Valcamonica, Pogni, ancora più raro, sembrerebbe del vicentino, potrebbero derivare dal cognomen latino Apponius, ma più probabilmente derivano da soprannomi come sembra suggerire una sentenza del 1624 a Bergamo dove viene citato un certo: "...Santo Tosino, detto il Pogna, daziere di Calcio...".
POGNANI Assolutamente rarissimo, tipico del mantovano, dovrebbe derivare dal toponimo Pognano (BG).