In origine, come
testimonia lo Zingarelli, lo spiedo era un'arma fatta di un ferro acuto posto sulla cima
di un'asta e veniva usata per la caccia grossa.
I cacciatori si servivano dell'arma, al termine della battuta, per infilzarvi la
selvaggina ed arrostirla, all'aperto, al fuoco di legna. Così, col passare del tempo, lo
spiedo divenne solo un pacifico ed apprezzato strumento di cucina. Per completare il
discorso diremo che lo schidione è uno spiedo lungo e sottile e schidionata, termine
ancora oggi usato in alcune regioni, è quanta carne sia messa ad arrostire nello
schidione; il girarrosto, infine, è quell'arnese che fa girare sul fuoco la carne,
infilzata allo spiedo, per arrostirla da tutte le parti.
La cottura delle carni allo spiedo è, come appare, molto antica ma è anche il
sistema che sempre i buogustai richiedono per l'arrosto, con la regola immutabile che sia
la legna e non il carbone a fornire il fuoco.
Questo assolutismo richiede contorni ed ambienti particolari che difficilmente oggi
le donne di casa possono avere a disposizione e richiederebbe quindi di eliminare quasi
del tutto il sistema. Questo per sopravvivere ha subìto ed accettato cambiamenti tali che
gli hanno fatto assumere aspetti pratici e sbrigativi (fino alla creazione del moderno
girarrosto elettrico a raggi infrarossi), sebbene lo abbiano così allontanato dalle fogge
antiche, snaturando in un certo senso la sua essenza.
Per questa ricetta occorre una preparazione preliminare.
Il filetto di bue va innanzitutto lardellato. Per fare ciò si tagliano una decina
di pezzi di lardo, grossi come il dito mignolo e lunghi un paio di dita. Meglio ancora
sarebbe fare questi lardelli con pezzi di prosciutto grasso e magro. Si mettono sul
tagliere un pizzico di foglie di maggiorana, un pezzettino di aglio tritato, un pizzico di
sale e un po' di pepe, e vi stropicciano i lardelli. Si fanno con un coltellino delle
piccole incisioni nella carne, si allargano un po' col dito e in ognuna di esse si
introduce un lardello. Fatto ciò si lega la carne con un po' di spago per mantenerla in
forma. Successivamente il filetto va tenuto per un paio d'ore in una marinata composta di
olio, pepe e un po' di succo di limone. Trascorse le due ore, il filetto deve essere
infilzato allo spiedo e fatto cuocere per circa tre quarti d'ora con l'avvertenza di
ungere la carne di quando in quando con un pochino d'olio. Quando il filetto sarà quasi
cotto, salatelo e ultimatene la cottura.
Se non avete la rosticciera, cuocete il filetto nel forno: forno forte affinchè il
filetto possa ben rosolarsi all'esterno e rimanere roseo nell'interno.
|